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Oltre le Destre, i Centri e le Sinistre del XX secolo: un Nuovo Centro-Sinistra per l'Italia del XXI secolo

 

 

 

In questa Sezione del nostro Sito, cercheremo soprattutto di ospitare interventi (brevi o di più ampio respiro) di nostri aderenti/simpatizzanti che vogliano contribuire ad analizzare, proporre e definire i fondamenti ideologici di un Nuovo Centro-Sinistra per l’Italia (e per l’Europa) del XXI secolo.
Per inviarci le vostre riflessioni, i vostri articoli o saggi, che saremo lieti di valutare ed eventualmente pubblicare, scrivete a:

info@democraziaradicalpopolare.it

 

D’altra parte, iniziamo Noi della Redazione di Democrazia Radical Popolare a fornire alcuni LANDMARKS che dovranno caratterizzare una Nuova Coalizione che voglia proporsi come magnete catalizzatore della parte maggioritaria del corpo elettorale italiano ed europeo.
Non a caso abbiamo scritto che bisogna andare oltre le Destre, i Centri e le Sinistre del XX secolo.
Miriamo ad accogliere come compagni di strada per questa nuova “costruzione” non soltanto coloro che, venti o trent’anni fa, votarono (o avrebbero votato, essendo oggi ventenni o trentenni) PCI, PSI, PSDI, PRI o PR, ma anche quelli che votarono o avrebbero votato altri partiti allora collocabili più a destra.
Non tutti, certo, solo quelli che non erano e non sono irrimediabilmente incancreniti in una prospettiva anacronistica e conservatrice.
Negli anni, abbiamo incontrato tante persone che avevano fatto scelte politiche istintive e poco consapevoli, oppure dettate da ragioni affettive verso questo o quel parente, verso questo o quel mito dell’infanzia o dell’adolescenza, salvo poi non esserne soddisfatti.
Noi vi proponiamo di aderire ad una nuova Ideologia: qualcosa in cui confidare con i propri sentimenti più autentici e indipendenti da condizionamenti familiari o culturali; qualcosa da intuire immediatamente come “buono e giusto”; qualcosa da condividere con la ragione, dopo aver riflettuto con serietà e maturità civile.
Ci rivolgiamo poi soprattutto ai giovani, poco importa se fino all’altro ieri impegnati per la destra, per il centro o per la sinistra, intesi ancora in termini novecenteschi.
Non è vero che non abbia più senso essere di “centro-sinistra” o di “centro-destra”.
Il punto è che, nel 2011 e per gli anni a venire, i presupposti ideologici di queste identità vanno rifondati.
Con rigore e onestà intellettuale, senza ambiguità e confusioni, ma certo non in base ad anacronistiche pulsioni “tribali”. Le stesse che, poi, videro un rapido passaggio di tanti personaggi, negli anni Venti del XX secolo (in Italia), dal Partito Socialista e da quello Comunista al Regime Fascista e, per converso, vent’anni dopo, dal Partito Fascista a quello Comunista, nell’imminenza o all’indomani della Liberazione.
Perché questo rigore?
Perché la Politica è una cosa seria, appassionante, bellissima.
Ma solo a patto di mettere d’accordo il “cuore e la mente”.
Nel XXI secolo,  non ci si possono più permettere simpatie per il Fascismo o per Il Comunismo quali si configurarono storicamente nel secolo passato.
Non dopo la barbarie nazi-fascista della Seconda Guerra Mondiale, non dopo i crimini staliniani e l’ossessione totalitaria/autoritaria di tutti i regimi in cui i comunisti abbiano preso in mano un potere dittatoriale.
Non è la prassi che è stata sbagliata, lo era proprio la teoria, tanto quella nazi-fascista che quella comunista, con la comune negazione del valore della libertà, tanto individuale che collettiva.
La presunta “Verità” (sia essa politica o religiosa) che un Gruppo autoritario cerca di imporre alla maggioranza di un popolo è una contraddizione in termini.
Perché?
Perché il miglior sinonimo di verità è proprio libertà. Licenza di dialogare, discutere, criticare, contrapporsi civilmente e pacificamente ad ogni potere costituito (democratico e liberale) e violentemente ad ogni regime tirannico, teocratico e totalitario.
Dopo di che, è ben vero che il “Comunismo” del PCI, dal 1945 in poi ha avuto sempre natura democratica, ma ciò a spese della sua coerenza programmatica, lacerata tra una prassi contingente inserita in uno Stato di diritto di una democrazia liberale (pur con tutti i limiti clericali e conservatori dell’Italietta del Secondo Dopoguerra) e una teoria che auspicava l’avvento escatologico della lotta di classe e della dittatura del proletariato.
Ed è altrettanto vero che talune analisi economico-sociali di Karl Marx restano insuperate e forse insuperabili ma, appunto, bisogna saper distinguere tra il Marx raffinato filosofo ed esegeta della società industriale del suo tempo e il Marx pessimo profeta politico, imbevuto di cattivo hegelismo (anche su G.W.F. Hegel il discorso sarebbe complesso) e di una concezione della dialettica storica meccanicistica e irrazionale, a dispetto della sua pretesa di aver fondato un “socialismo scientifico”.

Perciò, l’Ideologia che vorremmo proporre all’adesione maggioritaria dei nostri compatrioti è quella democratica, declinata in tutte le sue valenze più radicali: potere legittimato frequentemente dalla base, partecipazione di tutte le classi sociali alle decisioni più importanti della collettività.
Un’ Ideologia declinata in senso vigorosamente popolare, contro ogni elitarismo occulto, tendente alla conservazione di privilegi di casta e all’immobilità sociale e corporativistica.
Per questo abbiamo chiamato il nostro/vostro Movimento d’opinione “Democrazia Radical Popolare”.
Tra le proposte politiche che a breve renderemo ufficiali e pubbliche in 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio), non potrà mancare l’idea che, attraverso periodici referendum (abrogativi e soprattutto propositivi, senza quorum, così da mobilitare alla partecipazione di tutti i cittadini e di tutte le forze politiche, invece che all’astensione) il Popolo Sovrano si riprenda alcune delle sue “regali” prerogative, pur nell’alveo di un sistema politico parlamentare.
Ci piacerebbe che, attraverso il potere di legiferare direttamente (referendum propositivi- debitamente regolati per evitarne un uso plebiscitario-populista- in luogo delle leggi di iniziativa popolare, sottoposte poi alle forche caudine parlamentari) la società civile fosse capace di stimolare anche l’attività legislativa del Parlamento, così restio, negli ultimi anni, a promulgare leggi profondamente riformatrici.
E dunque, se per quanto riguarda alcuni personaggi storici che riconosciamo come “precursori/ispiratori” di talune nostre convinzioni politico-sociali, rimandiamo a Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, sottolineiamo con fermezza che l’Ideologia democratica radicale e popolare non è una filosofia politica del passato (non ha mai trovato attuazione effettiva), bensì del futuro.
Si tratta di un’Ideologia giovane (sebbene antica quanto l’uomo, in quanto si richiama pienamente al libero arbitrio e alla potenziale sovranità sul proprio destino che gli furono conferiti dalla Natura- o da Dio, per chi ci crede), per spiriti vigorosi, al di là dell’età anagrafica.
Si tratta dell’’unica Ideologia credibile per il Secolo che è appena iniziato.
Si tratta di un’ideologia che, in Italia, contesta e intende combattere strenuamente il blocco politico e pseudo-culturale conservatore che, da troppi anni, ha favorito la Santa Alleanza tra Silvio Berlusconi (e i suoi vari partiti-azienda: Forza Italia, PDL), Lega e i settori più retrivi, anti-moderni, clericali e illiberali della Curia Vaticana.
Si tratta di un’Ideologia che intende vivificare e ridare orgoglio, coraggio e capacità propositiva ad un partito “spento e confuso” come il PD, facendone il solido architrave di un Centro-Sinistra che raccolga non solo Sinistra, Ecologia e Libertà, Italia dei Valori, Radicali italiani, ma anche la migliore eredità del socialismo e del liberalismo italiano, un tempo rappresentati da alcuni partiti radicati saldamente sul territorio e oggi ancora in cerca di un riscatto, dopo la controversa stagione di tangentopoli.
Di certo, non si penserà che l’Italia, dopo aver sopportato a caro prezzo il Ventennio fascista e Mussolini; dopo il bi-partitismo bloccato e taroccato tra DC e PCI; possa tollerare ancora per molto, in pieno XXI secolo, un “Caudillo” in stile repubblica delle banane (il Grande Fratello di Arcore) garante di una cultura politica primitiva, rudimentale, illiberale, oligarchica, elitaria, anti-legalitaria, anti-costituzionale e clericale ma niente affatto autenticamente cattolica o cristiana.

Ad anticipare il riscontro ad alcune domande di lettori desiderosi di capire come possa essere applicata questa Ideologia ad alcuni problemi contemporanei, riportiamo la nostra recente risposta ad alcune mails di un concittadino:

 

Caro Cesare, rispondiamo ora, con un po’ di ritardo, alle tre mails che ci hai inviato.
Innanzitutto grazie per le tue attestazioni di stima e per averci individuati come possibili interlocutori delle tue riflessioni.
Certo, sarai consapevole di porre questioni molto complesse, che in questa sede non possiamo e non vogliamo affrontare in maniera esaustiva, nei termini che meriterebbero.
Però vogliamo darti almeno qualche risposta, rispetto alle domande più dirette che poni.
Come aveva ben individuato Karl Marx, grande filosofo/analista dei processi economici almeno quanto sgangherato vate di irrealizzati sogni politico-sociali, presto trasformati in incubi dai suoi (peraltro cattivi) epigoni, la ricerca del denaro e del profitto è un movente fondamentale delle lotte di potere tra gli uomini, sia negli orizzonti regionali e nazionali che in quelli internazionali.
E' quindi indubbio che, specie dopo l'affermazione del capitalismo moderno, grandi lobbies politico-finanziarie si disputino un potere sovra-nazionale, spesso in conflitto con gli interessi di singoli stati nazionali o di intere popolazioni.
E' altrettanto indubbio però (e qui il grande Marx avrebbe concordato con Noi) che nelle società (locali o globali non fa differenza) esiste una dialettica tra diversi interessi e che nessun potere, per quanto "forte e pervasivo", è in grado di organizzare una regia univoca degli svolgimenti storici delle civiltà.
Perciò, pur condividendo alcune tue pessimistiche analisi su alcuni interessi sovranazionali privati che spesso tentano (talora con successo) di sostituirsi all'interesse pubblico di popoli e cittadini inermi, non le condividiamo tutte e non condividiamo l'ingenuo meccanicismo della sociologia del potere che proponi.
Esistono "forze della luce" che combattono contro interessi "tenebrosi"; ed esistono interessi di gruppi contrapposti ("grigi", senza particolari lucori o ombre) dal cui scontro prende corpo la storia delle società umane, oggi, come secoli fa.
L'Unione Europea? Ci piacerebbe che fosse anzitutto unione politica, civile ed etica di popoli e individui.
E ci piacerebbe fondare su ben altri presupposti anche la necessaria integrazione economica, legandola a forme di democrazia politica sostanziale ( e partecipata "dal basso") e non a regie oligarchiche che rischiano di far naufragare il grande progetto europeo, in vantaggio di interessi di pochi e spregiudicati gruppi di potere.
Però vorremmo rassicurarti: vedi "fantasmi" e "mostri" anche dove non ci sono e trascuri la "presenza" benefica di persone che lottano per ideali spiritualmente e politicamente nobili. Persone che non faranno prevalere le avidità di pochi in pregiudizio dell'interesse generale.
Per l'Italia, bisognerà partire da "ciò che esiste" e riunire le persone meno irrimediabilmente "corrotte": inutile urlare alla luna la mediocrità o indegnità di tutti e di ciascuno. Una prospettiva così nichilista ci condannerebbe all'inazione, alla disperazione, all'ignavia e al trionfo dei "peggiori": cioè esattamente quello che abbiamo oggi.

Non piace neanche a Noi l'involuzione della condizione operaia in Occidente negli ultimi anni (dopo, però, la conquista di sempre maggiori e sacrosanti diritti e miglioramenti salariali, maturati nel corso delle lotte sindacali del XX secolo: il che dimostra che, anche in questo caso, vi è stata una dialettica tra chi lottava per la causa dei "lavoratori" e chi avrebbe preferito mantenerli in una condizione di minorità sociale ed economica), così come non ci piace che la globalizzazione, oltre a favorire il libero circolare di capitali, merci, idee e viaggiatori, non favorisca anche la tutela di alcuni irrinunciabili landmarks nell'ambito del "diritto del lavoro". Ma la soluzione non ci sembra la riproposizione (logora, stantia e anacronistica) di una novella lotta di classe tra "candidi" proletari e perversi capitalisti. Il profitto industriale e commerciale è figlio tanto della fatica delle mani di chi compie un lavoro in fabbrica, quanto dello sforzo creativo e organizzativo di chi trova i mezzi finanziari per avviare la produzione e attivare il collocamento di determinate "merci". Il benessere è frutto di una collaborazione inter-classista. Nel corso del XX secolo la "lotta di classe" ha prodotto solo miseria, morte e desolazione: perciò non evochiamo sterili fantasmi del passato.
La vera frontiera, per chi voglia proporre "politiche di sinistra", è immaginare che i grandi players dell'economia e della finanza mondiale, invece di procedere indisturbati e/o indifferenti nella propria cieca ricerca del profitto, siano ragionevolmente controllabili da istituzioni politiche sovranazionali (gestite con criteri democratici non solo formali) che concilino la libertà degli investimenti con il diritto al benessere pubblico di popoli e individui.
Sarà una strada lunga e faticosa, ma questa è l'unica strada per una sinistra efficace nel XXI secolo: un socialismo rigorosamente liberale; un liberalismo assolutamente socialista.

[…]

Ti salutiamo, con grande amicizia e simpatia.
La Redazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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