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Editoriale del 7 marzo 2011: “Sulla Libia, l’Europa si dia una regolata, le democrazie occidentali una mossa, Obama e Hillary Clinton un po’ di coraggio e Robert Gates sia all’altezza del Pentagono”

di Gioele Magaldi

 

 

 

 

Sarò molto sintetico e chiaro.
In queste ore drammatiche per la situazione umanitaria in Libia e per i decisivi esiti della rivoluzione adversus Gheddafi, il primo pensiero, per un convinto “europeista” come me, non può che andare ai non lontanissimi anni ‘90 della cosiddetta guerra civile in Jugoslavia.
Massacri, genocidi, stupri etnici, atrocità quali l’Europa non aveva più conosciuto dai tempi della barbarica occupazione nazi-fascista.
Eppure, in quegli anni, le democrazie europee stettero a guardare con viltà e volontaria indifferenza la tragedia che si andava consumando a due passi dalle proprie pacifiche e opulente città.
E altrettanta indifferenza/colpevole impotenza gli stati europei avrebbero conservato nel 1999 se, su impulso degli USA targati Bill Clinton, la NATO non li avesse costretti in qualche modo ad “intervenire”(ma indirettamente, appunto attraverso la NATO) rispetto all’ennesima aggressione militare della Serbia del Tiranno Milosevic (pace all’anima sua), questa volta ai danni del Kossovo di etnia albanese.
In questi giorni la “storia” si ripete. In Libia, nel vicinissimo Mediterraneo.
In Libia, dove il Macellaio Gheddafi (quello cui il Fratello Massone Contro-Iniziato Berlusconi baciava la mano) afferma, senza vergogna e con ferocia inaudita che: “prima di cadere Egli è disposto anche al Genocidio del suo popolo…”.
L’Europa, anni dopo la sua vergognosa condotta sui fatti jugoslavi, continua a comportarsi con l’indolenza, l’irresolutezza e la pavida mediocrità di sempre.
Chiacchiere molte, fatti zero, se non piccole e verminose azioni di micro-intelligence tanto miserabili quanto sconclusionate… e chi deve capire capisca…
Uniche eccezioni positive la dichiarata disponibilità della Gran Bretagna ad un rapido intervento militare di qualche genere (del tipo no-fly zone sui cieli libici, così da impedire l’uso criminale dell’aviazione ai danni anche dei civili da parte di Gheddafi) e la prontezza della NATO a recepire la consapevolezza che occorra intervenire subito e con risolutezza (così come da Noi di Grande Oriente Democratico auspicato giorni fa in Ben Ali, Mubarak, Gheddafi, l'insostenibile leggerezza del Fratello Berlusconi, l'appello di Grande Oriente Democratico affinché Nato, Usa, Europa e Onu intervengano subito in difesa dei diritti umani...e le solite ciance sui "Simboli della Massoneria Tradizionale" ).
Grazie agli inglesi, dunque, (la cui ferma disponibilità ad un deciso intervento merita una lode incondizionata) e grazie ai vertici NATO, sulla cui intelligenza strategica non avevamo dubbi.
Non ci stupisce, ma ci addolora, la sempiterna inconsistenza politica dell’Unione Europea in quanto tale, neanche stavolta in grado di assumere un’iniziativa politico-militare-logistico-economica adeguata alla gravissima situazione che si sta delineando e in tutela degli stessi interessi dei Paesi aderenti.
Gravi, in questo senso, l’atteggiamento dilatorio e i “freni” sinora espressi dalla Francia. Patetico, grottesco e miserabile il contegno italiano, articolato tra il velleitarismo inconcludente del Ministro La Russa, il balbettio incoerente e imbarazzato del Ministro Frattini e il silenzio in mala fede e con grande coda di paglia dell’ineffabile Premier Silvio Berlusconi.
Ma delle contemporanee miserie europee e italiche, purtroppo, si hanno prove provate ogni giorno, sia quando si tratta di risoluzioni economiche unitarie e risolutive per fronteggiare la crisi scoppiata nel 2008 e chissà quando destinata a terminare, sia quando si tratta di esprimere posizioni politiche degne delle grandi potenzialità dei popoli europei, oggi malamente governati da tecnocrati e politicanti raramente (salvo qualche eccezione) all’altezza delle situazioni correnti.
L’Europa si dia una regolata, se vuole candidarsi a gestire da protagonista (o almeno co-protagonista) la nuova centralità geopolitica ed economica dell’area Mediterranea e Medio-Orientale. Altrimenti saranno problemi seri e l’ennesima occasione perduta per un serio rilancio europeo, così come per uno sviluppo democratico, liberale e laico dei Paesi del Maghreb.
Quanto al Presidente USA Barack Obama, sa bene quale sia la cosa giusta da fare e, con un po’ di coraggio in più, ascoltando con attenzione chi è in grado di ben consigliarlo, sicuramente agirà per il meglio: cioè in favore del popolo libico oppresso e in difesa dello stato di diritto e della libertà per tutte le nazioni della Terra; mostrando a tutta l’ecumene planetaria quanto gli Stati Uniti siano più che mai pronti a difendere e sviluppare ovunque i germi della democrazia.
Analogo ragionamento vale anche per la combattiva e competente Hillary Clinton.
Alla quale consigliamo di lasciar perdere i dubbi amletici sul “dopo Gheddafi”, sulla paura di “influenze integraliste islamiche” o sul rischio di “un’altra Somalia…”.
Questi rischi e pericoli si scongiurano appunto intervenendo con una no-fly zone nei cieli prima possibile, con l’incremento di intelligence operativa a terra e con l’invio di robusti contingenti armati per ristabilire l’ordine pubblico e la convivenza civile, di concerto con l’ONU, in tutta l’area. Occorre un’opera decisa e lungimirante di supporto al progetto strategico di Nation-Building, non solo in Libia, bensì lungo tutto il Nord-Africa, riducendo e “riconvertendo” le cosiddette “influenze tribali”.
Inoltre, si dovrà investire, anche in Libia (Egitto docet) sulla formazione di vertici e quadri militari e civili di ispirazione laica, liberale e filo-democratica (dunque filo-occidentale): qualcosa di molto diverso dal laicismo “terzomondista e social-nazionalista” di cui si fregiavano i vari Saddam Hussein, Mubarak e Gheddafi.
A Robert Gates, attuale Segretario alla Difesa USA pro-tempore… che alquanto improvvidamente si era collocato nei giorni scorsi tra coloro che sconsigliavano il Presidente Obama dal coinvolgere gli USA in un diretto intervento militare in Libia, consiglierei di riflettere bene su quando e come è opportuno tacere o parlare.
Di certo, nei giorni scorsi avrebbe fatto bene a tacere, invece di fare affermazioni prive di senno politico e strategico.
Colgo anche l’occasione per ricordargli che, così come si diventa in un baleno Ex-Direttori CIA, così ci si può ritrovare in un batter d’occhio come Ex-Segretari alla Difesa.
Piuttosto, il buon Gates si preoccupi di essere all’altezza del “comune sentire” di gran parte dei migliori vertici e quadri del Pentagono, impazienti di dire meglio la loro nel Mediterraneo, sia sullo scacchiere libico che su altri scenari. Naturalmente, con ben altra sagacia e lungimiranza ideale e politica di quella dimostrata dalle sciamannate amministrazioni Bush (il Figlio peggio del Padre, comunque).
Sat prata bibere…

GIOELE MAGALDI.

(NDR: Si confrontino le parole chiare, nette e scevre da qualsiasi ambiguità e cerchiobottismo di questo Editoriale del Fratello Gioele Magaldi con il comunicato del 4 marzo c.m.-peraltro tardivo ogni oltre limite- dell’abusivo Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi. Con tale comunicato- per leggerlo vai su www.grandeoriente.it – il Gran Camerata ravennate ha saputo come al solito dire tutto e il contrario di tutto sulla questione libica, in perfetto stile tartufesco, senza alcuna precisa presa di posizione o indicazione di prospettiva, senza andare oltre quel deleterio “così… ma anche coli” che riduce al non-senso qualunque forma di comunicazione. Ciò, in evidente spregio dei destinatari del messaggio, ai quali non si ha il coraggio di consegnare un pensiero univoco, da accogliere o rigettare, ma invece si propina un calderone onnicomprensivo ricco solo di parole vane e inconsistenti, palesemente senz’anima e prive di qualsivoglia onestà intellettuale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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