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Editoriale del 30 marzo 2011: “Massoneria Libertaria e Vento di Democrazia nel Terzo Mondo e in Oriente, Medio ed Estremo…”

di Gioele Magaldi

 

 

 

 

Lo so.
C’è grande aspettativa, ormai da settimane, relativamente alle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio).
Ci stiamo lavorando, ogni giorno aggiungendo un piccolo tassello e cercando di distillare il meglio delle comuni riflessioni del gruppo dirigente di “Democrazia Radical Popolare”, assai attento a recepire oggi i suggerimenti discreti di alcuni settori della (migliore) società politica di centro-sinistra, domani le suggestioni più popolari e maggioritarie che verranno da tutta la società civile: a partire dalle tantissime concittadine e concittadini che ci seguono quotidianamente.
D’altra parte, i due Movimenti che mi onoro di presiedere e di cui mi sforzo di farmi portavoce fedele e rigoroso (D.R.P. e G.O.D.) raccolgono “simpatie e collegamenti” non solo in Italia.
Anzi, c’è un benefico ribollire di energie culturali, civili e politiche (non banalmente “partitiche”) che attraversa l’Atlantico su entrambi i versanti e che, se nella Penisola italiana si incarna in iniziative piuttosto inedite e inusuali come quelle di “Grande Oriente Democratico” e “Democrazia Radical Popolare”, altrove (in Paesi di più solida presenza massonica e para-massonica e più avanzato funzionamento democratico dello Stato) si caratterizza per un progetto riformatore intrinseco a strutture istituzionali o pseudo-istituzionali già consolidate.
Naturalmente, sia che si tratti di Italia (dove, sulle macerie, occorre ricostruire valori sociali, culturali ed etici, nonché prospettive economiche e politiche di un qualche respiro, in una Nazione devastata da circa vent’anni di berlusconismo e quasi tredici di raffismo), sia che si parli di USA, Francia, Gran Bretagna o dell’eterea e aleatoria Unione Europea, le forze della conservazione che remano contro non sono poche e non sono affatto rassegnate a cedere il passo.
La lotta sarà dura e dall’esito incerto, perciò.
Tuttavia, potrebbero esserci molte sorprendenti accelerazioni
Le stesse cui stiamo assistendo da qualche mese nel Maghreb e, ora, anche nel Medio Oriente.
Qual è il Motore Primo di queste accelerazioni, capaci di interpretare il desiderio di libertà, democrazia e modernità di tante nuove generazioni “terzomondiste”, globalizzate nelle aspirazioni e nella complessiva Weltanschauung dall’utilissima opera di internet, facebook, twitter ed altri social networks?
Mettiamola così: spiegare come nascano movimenti di massa “rivoluzionari” in epoca post-moderna e post 11 settembre 2001 è cosa molto complessa. Di certo richiederebbe lo spazio di uno o più capitoli di un libro, risultando insufficiente quello di un modesto editoriale.
In questa sede, però, vorrei anticipare qualche nozione utile.
C’è un indubbio “Vento di Democrazia” che soffia dove vuole
Ieri ha soffiato in Tunisia ed Egitto, oggi in Libia, Siria ed altri paesi medio-orientali (ma qui siamo solo all’inizio…e ne vedremo delle belle…), domani dove continuerà a soffiare, spingendosi sempre più a Oriente?
Sarebbe il caso che se ne preoccupino tutti i grandi stati, come ad esempio Russia e Cina, i quali, per diverse ragioni (pur in condizioni diverse), hanno l’occasione di auto-riformarsi in senso democratico dall’interno e senza strappi rivoluzionari troppo violenti.
Qualora queste antiche e grandi nazioni accettino la sfida ineludibile della libertà, della democrazia, dello stato di diritto, del pluralismo economico e mediatico, della riduzione della corruzione e del potere incivile delle varie “mafie” e “oligarchie” di apparato, esse avranno la possibilità di non subire rivolgimenti violenti da parte delle proprie popolazioni.
Discorso diverso riguarda Paesi irriformabili come l’Iran o come altri Stati di natura confessionale e/o, autoritaria o semi-totalitaria, dall’Africa al Medio-Oriente.
Alla Russia e alla Cina, approdate a strutturazioni sociali ed economiche sempre più moderne e avanzate, “democrazia e libertà”, gradualmente realizzate e perfezionate, possono apportare enormi benefici di sistema: e di questo si potranno agevolmente convincere diversi autorevoli membri delle classi dirigenti.
Persino l’arcaica, confessionale ed oligarchica Arabia Saudita, in virtù delle sue amicizie statunitensi ed occidentali, potrebbe facilmente evolvere politicamente con un processo soft di riformismo civile, sociale e culturale laicizzatore pacifico e graduale.
In Paesi come l’Iran, la Corea del Nord, diversi Stati africani, etc., invece, per cambiare, per dare voce alle istanze “risorgimentali” di popoli oppressi e privi di prospettive “laiche e libertarie”, il “Vento di Democrazia” di cui sopra non potrà spirare senza eventi rivoluzionari supportati dalla solidarietà delle grandi democrazie occidentali (in assenza di una capacità d’iniziativa efficace dell’ONU).
E che c’entra la “Massoneria Libertaria” in tutto questo?
Cosa c’entrano, con questo “Vento di Democrazia” che soffia da Occidente ad Oriente, da Oriente a Occidente, alcuni settori massonici o para-massonici di alcuni grandi paesi democratici, intenzionati a re-inverare i fasti rivoluzionari sette-ottocenteschi della Libera Muratoria?
Cosa c’entrano, con la lotta ai moderni dispotismi, alle dittature e persino alle “democrature”, alcuni moderni epigoni trans-nazionali di massoni rivoluzionari come Washington, Bolivar, La Fayette e Garibaldi, che, come audaci avanguardie, seppero coinvolgere nelle proprie azioni rivoluzionarie anche masse popolari?
C’entrano, c’entrano, e anche molto.
Di questo, però, si parlerà altrove, magari in MASSONI. SOCIETA’ A RESPONSABILITA’ ILLIMITATA, CHIARELETTERE Editore, in uscita nel prossimo autunno, quando gli eventi internazionali (e anche quelli italici…) avranno compiuto nuove accelerazioni, interessanti da decodificare e spiegare a molti lettori e cittadini, ignari abitatori dell’ecumene italica e internazionale (il libro sarà immancabilmente tradotto in diverse lingue e pubblicato in diversi paesi).

Intanto, vorrei esprimere l’ennesima attestazione di disistima al governicchio Berlusconi, umiliato platealmente (e giustamente) da USA, Gran Bretagna e Francia che, nell’incontro con la Germania, hanno voluto escludere non l’ITALIA in quanto tale, bensì l’infida e insieme grottesca politica diplomatica del duo cabarettistico Berlusconi-Frattini, squalificati e poco credibili interlocutori per la gestione “politica” della crisi libica.
Di certo, a squalificare la già modestissima credibilità del non-governo Berlusconi (e, purtroppo, anche dell’ITALIA TUTTA per conseguenza) ci hanno pensato anche le ambigue e semi-demenziali trasmissioni televisive in cui vescovi cattolici tripolitani sfrontati e impudenti, pseudo-esperti di geo-politica e strategie militari, improvvisati para-guru e santoni laici da circo, insieme ai tanti cialtroni del pacifismo che si indigna e mobilita contro la guerra, ma omette di farlo contro la repressione militare del dissenso di sudditi che vorrebbero diventare cittadini, TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE ci spiegano la natura “interessata” degli interventi di questo o quel Paese occidentale nella crisi libica.
Perché invece l’Italietta berlusconiana (e prima ancora ulivista o democristiana) omaggiava e/o baciava le mani del Macellaio di Tripoli in nome di alti valori e principi filosofici?
Meglio un deciso intervento militare che può abbattere una tirannia e affermare nuove libertà civili e politiche avendo anche (ma non solo) come movente qualche interesse economico-strategico, che non l’apatia opportunistica dei governi italici che in più di quarant’anni hanno ingrassato la dittatura di Gheddafi soltanto in nome di pseudo-interessi economici, peraltro di dubbia condivisione da parte dell’intera nazione e di certo vantaggio solo per alcuni politici e per determinate aziende pubbliche o private al loro seguito clientelare.
La Lega Nord, ad oggi, è molto dispiaciuta del rovesciamento del Macellaio di Tripoli proprio perché fino a qualche settimana fa- come decenni orsono per alcuni notabili e per alcune correnti partitiche della Prima Repubblica- la Libia di Gheddafi costituiva un buon affare e un’ottima occasione per arricchire se stessi e i propri clientes.
Interessi nazionali dell’Italia?
Prima occorre che l’Italia divenga una Nazione unita, forte, autorevole, rispettabile e rispettata dalle altre democrazie occidentali, poi ci porremo il problema di competere con chi ha ben altra credibilità e strumenti politici, diplomatici e militari per affermare tali interessi.
Ad esempio: per conservare una certa “egemonia” politico-economica in Libia, avrebbe dovuto essere l’Italia e non la Francia ad intervenire tempestivamente contro le truppe di Gheddafi che assediavano Bengasi, pronte a scatenare una strage inaudita.
Ce l’ha avuta, l’Italia, una tale capacità strategica e tattica nel prendere iniziative coerenti con le proprie velleità?
Non l’ha avuta e non avrebbe potuto averla, viste le compromissioni personali e l’incapacità strutturale di SUA VANITA’ VELLEITARIA il Fratello Massone Silvio Berlusconi, la cui politica estera delle “pacche sulle spalle” si è trasmutata nella politica estera dei “calci nel culo” al suo governicchio.
Calci nel culo gentilmente offerti dai Paesi europei che contano, oltre che dagli USA, i quali, a partire dall’ affaire “WikiLeaks” e dalle indiscrezioni filtrate sul Premier brianzolo e sul suo Fattorino della Farnesina, non hanno smesso di colpire il grasso e flaccido deretano del Gran Papi di Arcore.
Ma l’inconsistente centro-sinistra attuale, diviso, afasico e incoerente su tutto tranne che su facili e opportunistici mantra anti-berlusconiani non si esalti. Senza acquisire presto e bene “munizioni rigeneratrici e lungimiranti” come quelle contenute in 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (o altre simili, se qualcuno è in grado di partorirle), dovrà rassegnarsi sempre e comunque all’egemonia signorile di Casa Berlusconi, poco importa se ne sarà portavoce Silvio oppure Marina o qualcun altro ancora.

 

GIOELE MAGALDI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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