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Editoriale del 21 dicembre 2010: “Apprendisti stregoni, dilettanti allo sbaraglio, molto rumore per nulla, l’inizio della fine per il Fratello Silvio Berlusconi”

di Gioele Magaldi

 

 

 

 

 

 

Possiamo fare qualche bilancio consuntivo pre-natalizio, benché parziale e provvisorio: infatti è prevedibile che diversi attori della politica nostrana, anche prima della fatidica data del 25 dicembre, dicano o facciano ulteriori sciocchezze, com’è costume generale da un bel po’ di tempo a questa parte.
E come è stato largamente dimostrato dagli eventi più recenti.
Grazie all’insipienza e alle carenze strategiche di alcuni, c’era persino il rischio che il Presidente del Popolo delle Illibertà (alias Fratello Silvio da Arcore) venisse sfiduciato e potesse dedicarsi al suo sport preferito: “chiagnere e fottere”.
Ma come, dirà qualcuno, ma se Re Silvio sembra così contento dell’esito del voto del 14 dicembre?
Eh, già.
Continuate a non capire un c…, cari amici della (dis) informazione italiota e di un’opposizione inetta, tanto garrula quanto cacofonica e sterile.
Continuate a cianciare di cose inesistenti, mentre da 17 anni il Gran Sultano brianzolo vi fa vedere i sorci verdi e vi prende per il naso.
Il Fratello Berlusconi è non soltanto un Maestro Massone (di una massoneria contro-iniziatica), ma anche (proprio in virtù del primo tipo di maestria) un Maestro di rappresentazioni, illusioni, abili fantasmagorie.
Che sa far fronte ad ogni scenario con piglio deciso, volitivo, ottimista.
E soprattutto con grande abilità tattica (la strategia no, quella ormai manca anche a Lui, ecco perché siamo all’inizio della Sua fine…).
Sua Emittenza è, piuttosto, lieto dell’andazzo complessivo di quest’ ultimo attacco infecondo, mosso da truppe senza validi condottieri e senza cognizione di cosa ottenere e come ottenerlo.
Berlusconi ha deciso da tempo di abbandonare strategie di lungo periodo.
Perché?
Perché, pur di sembrare ciò che non è (uno statista che abbia a cuore il bene pubblico) “si è venduto l’anima”… e come ogni contro-iniziato vive ormai solo di Maya (Illusione) e non anche di Shakti (la Sapienza che crea incessantemente anche Maya, ma sa ben discriminare tra Realtà e Apparenza).
Così, Lui non si cura più di tentare di conciliare la sua grandiosa capacità manipolatoria con lo scenario della effettiva realtà con cui, prima o poi, dovrà fare i conti.
Drammaticamente, dopo aver illuso gli altri con mille furbizie, ora, nell’angoscia dell’imminente redde rationem con la Storia e con il proprio destino, auto-illude se stesso, in un onirico delirio auto-referenziale che è l’anticamera della fine.
Ma nel frattempo, vista l’inettitudine dei suoi oppositori di destra e di sinistra (se la cavano un po’ meglio quelli di centro), riesce ancora a parare i colpi e a navigare a vista, destreggiandosi con impareggiabili tatticismi.
Fratello Silvio aveva già vinto e superato quest’ ultima crisi (dal punto di vista meramente tattico-contingente) quando il voto di sfiducia era stato calendarizzato con troppo anticipo e con il Parlamento (tatticamente) chiuso nei giorni immediatamente precedenti.
Di ciò, del resto, avevamo profeticamente parlato nell’ Editoriale del 12 dicembre 2010: “Il Fratello Berlusconi sfiduciato dall’Italia, dall’Europa e dagli USA, il Centro-Sinistra (che ancora non esiste), Fini il precipitoso e l’imminente Vittoria/Sconfitta di Pirro in Parlamento”.
Tra l’altro, prendiamo atto con soddisfazione che, solo in seguito alla pubblicazione del suddetto Editoriale (caspita quanti politici che visitano quotidianamente il Sito www.grandeoriente-democratico.com , peraltro linkato da innumerevoli altri blog, siti e testate on-line su tutto il web), il termine “vittoria di Pirro” per descrivere ciò che è successo è stato adoperato da diversi parlamentari, tra cui Benedetto Della Vedova, Piero Fassino ed altri piddini e finiani, fino al suo conclusivo utilizzo da parte di Pierluigi Bersani.
Paradossalmente, meno male che c’è stata questa “stentata e aritmetica” vittoria.
Anche il perché di questa affermazione è stato ampiamente spiegato nel summenzionato Editoriale di qualche giorno fa.
Altrimenti, oggi Berlusconi avrebbe perso sul piano tattico ma, suo malgrado, nonostante la sfiducia parlamentare, avrebbe vinto sul piano strategico.
FLI e le opposizioni di sinistra avrebbero festeggiato il loro stesso “scacco”: un Berlusconi sfiduciato, tempo di riprendersi dalla botta/delusione per il suo narcisismo, avrebbe chiesto e ottenuto in tempi rapidi nuove elezioni.
A meno che le opposizioni non avessero saputo mettere in piedi un esecutivo alternativo.
Ma, al di là delle altre considerazioni strategiche di prospettiva (sempre contenute nel citato Editoriale del 12 dicembre), come potevano delle opposizioni che non sono nemmeno in grado di far cadere con un colpo secco questo traballante e decadente governo berlusconiano, concordare sul programma, sulla composizione e sulla tempistica di un esecutivo di Unità nazionale?
Occorre ricordare il mandato a Franco Marini nel 2008, con il quale costui non riuscì ad aggregare il sostegno sufficiente a formare un nuovo governo, nonostante l’alternativa per il centro-sinistra fosse una prevedibile disfatta elettorale?
Come sagacemente osservava martedì scorso (14 dicembre) Paolo Mieli a Ballarò, interrogando in proposito Rosy Bindi, “ma che cosa avreste proposto, Voi, e per fare che e con chi, qualora fosse caduto il governo Berlusconi?”.
Avete sentito una risposta, voi, cari lettori, dall’attuale Presidentessa del PD?
Io ho sentito solo l’imbarazzato scantonare di una Bindi che non sapeva che pesci prendere e che risposte dare su una questione così importante.
C’è di peggio.
Continuamente sollecitata da Mieli, dal conduttore Floris e da altri interlocutori in trasmissione, l’unica cosa concreta che la Presidentessa PD sapeva contrapporre come elemento qualificante una proposta politica di centro-sinistra era la presunta inferiorità morale di Silvio Belusconi.
Inferiorità morale rispetto a che e rispetto a chi?
Rispetto a quali fulgidi esempi di etica pubblica o privata?
A noi sembra che, guardando a 360° del panorama politico e civile nostrano attuale, da destra a sinistra, passando per i vari centri, siano davvero pochissimi quelli che possano vantare un ethos al di sopra del basso standard cui tutti sembrano attenersi.
Com’è noto, il sottoscritto e i suoi amici di G.O.D. non fanno sconti al Fratello Silvio, da nessun punto di vista.
Ma non ci permettiamo però di metterla su un piano banalmente e presuntuosamente moralistico, quasi a rievocare uno stantio leit-motiv della presunta superiorità morale della sinistra.
Questo, se era un argomento fiacco, pretestuoso e storicamente infondato trent’anni fa, adesso non fa più nemmeno ridere.
Fa piuttosto piangere e compiangere.
Gli stessi sentimenti ispirati da un PD che non trova di meglio, poche ore dopo la sconfitta parlamentare del 13-14 dicembre, che inviare una ubiqua e affaticata Presidentessa, da Otto e Mezzo a Ballarò, a ripetere le stesse, grigie, banali e stantie lagne di sempre.
Come stupirsi, poi, se molti italiani incerti elettoralmente e alieni da pregiudizi politici di natura “tribale”, preferiscono i toni smart e solari del Grande Illusionista Berlusconi al grigiore moralistico e povero di riflessioni chiare e convincenti della Bindi, della Finocchiaro (inviata lo stesso 14 dicembre a Porta a Porta) della Sereni e/o di altre sbiadite “eroine” dell’avanguardia piddina?
Per carità, riteniamo Rosy Bindi, Anna Finocchiaro e Marina Sereni delle intelligenti e preparate esponenti del PD, che possono dare un valido contributo politico.
Deve trattarsi per forza di un contributo televisivo?
Esistono molti modi per aiutare una buona causa (la riscossa del Centro-Sinistra, ad esempio), ma ciascuno deve farlo tenendo conto delle sue specifiche qualità e prerogative.
Inutile affidare responsabilità organizzativo-amministrative a chi non ne sia capace e, per converso, appare controproducente ostinarsi a proporre via etere personalità inadatte alla specificità del linguaggio televisivo.
Ma senza dilungarmi troppo in questa sede e rimandando più analitiche considerazioni sull’attuale PD all’imminente Lettera Aperta n.1 ai Dirigenti e alla Base del Centro-Sinistra italiano e ad altri materiali di prossima pubblicazione sul Sito ufficiale del Movimento d’opinione “Democrazia Radical Popolare” (www.democraziaradicalpopolare.it ), vorrei brevemente esplicare i precisi temi evocati dal titolo di questo Editoriale.

Apprendisti Stregoni. Chi?
Tutti quelli che danzano sul vulcano del disastro italiano (disastro economico, sociale, civile e culturale, dopo anni di decadenza che coincidono con il famigerato ventennio berlusconiano) e, invece di pensare al bene nazionale, aprono crisi che non sanno padroneggiare; coloro che cavalcano un generico anti-berlusconismo di maniera senza proposte alternative per il governo della res publica o, sull’altro versante, difendono acriticamente un “Piccolo Cesare” che, novello Nerone, canta a squarciagola il proprio narcisismo decadente mentre la civitas è in fiamme.
Quindi, tanto per parlare chiaro, apprendisti stregoni sono quei politici che organizzano crisi parlamentari sterili e infeconde, ricevendo un contraccolpo negativo alla propria strategia di lungo periodo, che dovrebbe consistere, piuttosto, nella lenta ma inesorabile creazione di un nuovo centro-destra e di un nuovo centro-sinistra.
Ancora più apprendisti stregoni quei pretoriani del Gran Maestro di Palazzo Grazioli che si arrabattano a difendere una maggioranza politica e un governo palesemente inetti a fronteggiare non solo la crisi economica degli ultimi anni, ma anche l’ordinaria gestione della macchina pubblica.
Apprendisti stregoni quei settori della Curia vaticana che ancora osano puntellare le macerie dell’ultimo governo Berlusconi e che, nonostante il moralismo bigotto che quotidianamente propinano alla nazione pur di osteggiare qualunque evoluzione autenticamente liberale e laica dello stato italiano, al Satiro di Arcore perdonano tutto.
A Lui gli apprendisti stregoni di Curia sono apparentati dalla più coltivata delle “virtù” italiote: Sua Santità l’IPOCRISIA.
Secondo costoro, in nome dell’Ipocrisia (come un tempo IN NOME DEL PAPA RE), il popolo bue deve genuflettersi dinanzi alle severissime proibizioni del magistero ecclesiastico, che pretende anche di condizionare (e sempre più condiziona, in questi ultimi anni berlusconiani di revival clericale) l’operato legislativo delle camere parlamentari; mentre ai potenti (laici o chierici) tutto è permesso, anche di stuprare qualunque barlume di ethos cristiano.
E non mi riferisco ai catechismi moralistici che pretendono di imbrigliare il libero arbitrio umano, anche sessuale, ma a quel patrimonio spirituale che emana dai migliori insegnamenti del Maestro di Nazareth.
Apprendisti stregoni, in definitiva, tutti coloro che, senza essere in possesso di adeguata maestria, ma armati soltanto della presunzione velleitaria tipica dei cattivi apprendisti, siimprovvisano governanti, statisti, amministratori, legislatori e/o antagonisti di legislazioni altrui, conducendo alla rovina il nostro infelice Paese con la goliardica e maligna noncuranza dei cattivi compagni che, secondo la leggenda massonica di Hiram, mandarono in rovina la costruzione del Tempio di Salomone (metafora, fra le altre cose, di ogni edificazione politica, civile e sociale, oltre che spirituale).

Dilettanti allo sbaraglio. Chi?
Di certo, questa categoria si sovrappone a quella degli apprendisti stregoni che hanno malamente tentato la via di una (prematura) sfiducia al malridotto governo Berlusconi.
Però risaltano, per singolare vocazione auto-distruttiva, i dilettantismi compiuti da alcuni massimi esponenti del PD negli ultimi giorni.
Mai abbastanza sazi di cupio dissolvi, i soliti noti post-democristiani e post-margheritini piddini, non appena costituitosi il “Partito della Nazione”, si affrettano a scodinzolare le proprie sgangherate proposte di apparentamento, alleanza, con-fusione, per mezzo di un corteggiamento maldestro, affannato e-quel che è peggio- subito respinto al mittente…
Ma, cari compagni del PD, lo volete capire una volta per tutte che il Partito della Nazione (FLI+ UDC+ API + MPA + Liberal-Democratici vari), per essere forte e credibile deve essere, in sede programmatica ed elettorale, altro ed alternativo sia al centro-destra berlusconian-bossiano (PDL + LEGA) sia al centro-sinistra?
Altrimenti, se si apparenta con VOI, rischia di non agganciare i voti  di alcuni settori già berlusconiani in libera uscita.
Lo volete capire, cari compagni del PD, che il centro-sinistra deve trovare autonomamente la propria quadratura del cerchio, la propria coesione programmatica, il proprio (rinnovato) slancio ideologico, il proprio progetto per il governo del Paese?
Lo volete capire che, se rompete i ponti con l’associazionismo civile alla vostra sinistra, con l’Italia dei Valori e con Sinistra, Ecologia e Libertà e, nel contempo, andate a “mendicare” qualche attenzione da parte di Casini, Fini & Company, perderete voti sia in favore degli uni che degli altri?
Infatti, un elettore (attuale o potenziale) del PD, notando queste patetiche prospezioni neo-centriste, sarà legittimato a chiedersi, se più “sinistrorso”: “ma allora meglio se voto Vendola o Di Pietro” e se più orientato al centro: “se la mettete così, tanto vale che voti il Partito della Nazione, che è pure nuovo di zecca”.
Si tratta, insomma, con incredibile dilettantismo, di erodere ulteriormente l’appeal specifico del PD.
Perché questa condotta auto-lesionista?
Forse qualcuno (Giuseppe Fioroni in testa) si prepara a seguire Rutelli e la Binetti, ma per gli altri, perché questa vocazione all’auto-massacro?
Non capite, cari compagni che, invece, il grande spazio politico del PD sta nel farsi massimo artefice e regista di un’ epica ri-aggregazione di tutte le forze alla sua sinistra (da gestire e guidare, non da subire) e, magari, anche di un rinnovato Partito Socialista alla sua “destra”?
Immaginiamo che l’attuale Segretario del PD, Pierluigi Bersani, metta fine alla penosa bagarre sulle primarie, indicendole il prima possibile e chiamandosi fuori dalla mischia.
Anzi, indicando e “incoronando” lui stesso un Suo candidato, magari proprio quel Nichi Vendola che appare come il più gettonato dalla base stessa del centro-sinistra italiano, sondaggi seri alla mano.
Immaginiamo che, dopo aver indetto (subito, senza indugi) delle primarie in cui i singoli candidati e i loro programmi siano in grado di occupare il centro della scena mediatica (oscurando le bischerate sugli starnuti, i bisticci e le conquiste sessuali del Sultano di Arcore), lo stesso PD riesca a fare patti programmatici di governo (futuro) seri e blindati (e ampiamente discussi e proposti alla pubblica opinione) con tutti gli attori politici dell’area sinistrorsa.
Immaginiamo che, finalmente, sanando una frattura che ha attraversato decenni del secolo scorso (culminando con i traumi del 1992-93), i post-PCI, post-PDS e post-DS rivolgano un invito fraterno e amichevole ai migliori ex-socialisti dispersi in tanti lidi a seguito della diaspora post-Tangentopoli.
Immaginiamo che analogo invito all’ Unità per Riformare il Paese sia rivolto anche ai radicali (anche a quelli di non stretta ortodossia pannelliana), ai repubblicani, ai liberali, ai socialdemocratici che non hanno mai trovato una “nuova casa” dagli anni novanta o che si sono trovati male a casa del Despota Berlusconi.
Immaginiamo che non si voglia regalare questo tipo di elettorato al Partito della Nazione, ma che lo si voglia attrarre verso il “centro” del Nuovo Centro-Sinistra. O dentro il PD o federato con esso, con adeguata dignità, come non a torto chiedevano i socialisti dello SDI al Veltroni del 2008, che preferì affossarli e regalare al Parlamento personaggi come Massimo Calearo e a Silvio Berlusconi una vittoria senza eguali.
Se immaginiamo tutti questi passaggi, con ogni probabilità, una volta costituito un Centro-Sinistra così ricco di storie politiche distinte ma affini, diverse ma confluenti in un Nuovo Progetto per il Futuro, allora questa Coalizione potrà confrontarsi (in prevedibile posizione di superiorità) con gli altri due “Poli”: PDL+Lega e Partito della Nazione.
Solo dopo la competizione elettorale tra questi tre “soggetti”, qualora nessuno di essi ottenga l’autosufficienza per governare (ma agli elettori bisogna chiederla a gran voce questa auto-sufficienza, proprio per il Nuovo Progetto del Centro-Sinistra), si potrà valutare una qualche alleanza con il neonato “Terzo Polo”.
Farlo ora, a bocce ferme, significa essere sciagurati dilettanti allo sbaraglio che, non sapendo valorizzare l’unico leader carismatico partorito nella propria “casa” (Vendola) e non sapendo sintetizzare una proposta politica autonoma, vanno a mendicare a casa altrui (Fini, Casini + il transfuga Rutelli: allora costui ha fatto bene a trasmigrare?), portando in dono copiose fette del proprio elettorato e condannandosi sempre di più alla minorità e alla subalternità politico-culturale.
Di tutto questo e di molto altro ancora, comunque, parleremo meglio nella imminente Lettera Aperta n.1 ai Dirigenti e alla Base del Centro-Sinistra italiano e soprattutto negli sfiziosi contenuti che presto appariranno su www.democraziaradicalpopolare.it .

Tutto sommato, però, quello che è accaduto in questi ultimi giorni è davvero molto rumore per nulla.
Certo, Gianfranco Fini e FLI avrebbero fatto meglio a regolarsi con prudenza e circospezione, evitando una gestione così maldestra e grossolana del voto di sfiducia.
Il PD poteva risparmiarsi tante ciance inutili e velleitarie, prima e dopo il voto parlamentare di metà dicembre.
Ma, a consuntivo, che cosa è successo di così sostanziale?
La pseudo-maggioranza bruscoliniana, pardon berlusconiana, era e rimane appesa a un filo.
Un filo che, nessuno se lo scordi, può essere tagliato di netto e in modo perentorio in qualsiasi momento…
Perciò, caro Fratello Silvio, sforzati pure di mostrarti ringalluzzito e gustati quest’ultimo panettone da Presidente del Consiglio…ma, in foro interiore, sai bene come sei malridotto e “precario”…quasi più delle nuove generazioni cui i tuoi governi sono stati incapaci di proporre una prospettiva di lavoro e benessere.
Questo è solo l’inizio della fine, caro Fratello Berlusconi.
E la fine verrà, rapida e chirurgica, quando meno te l’aspetti e con il minimo di conseguenze negative per il governo transitorio della res publica, in attesa di nuovi, veri governanti, per questo infelice Paese.

GIOELE MAGALDI.

 

 

 

 

 

 

 

 

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