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Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo

 

 

 

 

“Democrazia Radical Popolare” è un Movimento d’opinione fondato da Gioele Magaldi con il concorso di Massoni “di centro-sinistra” e di cittadine/i non massoni che hanno visto e vedono in esso uno strumento opportuno e adeguato al rilancio politico, civile e culturale della Nazione italiana.
A differenza del Movimento d’opinione “Grande Oriente Democratico” (www.grandeoriente-democratico.com ), dunque, che è nato alcuni mesi fa raccogliendo innanzitutto adesioni e simpatie tra Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani (e da un po’ di tempo anche da parte di Sorelle e Fratelli di altre Comunioni massoniche italiane), D.R.P. è aperto a tutte le concittadine e a tutti i concittadini della Penisola, senza distinzione di sesso, orientamento sessuale, razza, religione, censo, classe sociale o ispirazione “filosofica” in senso lato.
Senza distinzioni inessenziali, quindi, ma con il comune intento di contribuire a rifondare e rigenerare l’identità politica dei partiti che si riconoscano in una prospettiva riformatrice, libertaria, liberal-socialista e socialista-liberale, “laica” (soprattutto se si è cattolici e/o cristiani e/o comunque religiosamente orientati in senso forte), insomma in una prospettiva “innovatrice” e autenticamente di “Centro-Sinistra”, oltre le mediocrità velleitarie e le ambiguità infeconde che hanno caratterizzato la recente (e anche meno recente) storia di questa famiglia politica. Sui fondamenti ideologici auspicabili per coloro che sono chiamati a sconfiggere i mille moderatismi, conservatorismi, clericalismi, illiberalismi e berlusconismi degli ultimi decenni, vedi: Oltre le Destre, i Centri e le Sinistre del XX secolo: un Nuovo Centro-Sinistra per l’Italia del XXI secolo.

Certo, come appare evidente anche dalla Sezione Comunicazioni dei lettori/visitatori del Sito ufficiale di G.O.D. (www.grandeoriente-democratico.com ), esiste ormai un vastissimo seguito, presso la società civile dei “non massoni”, rispetto alle iniziative, alle analisi e ai pronunciamenti di Grande Oriente Democratico, sempre più percepito quale insostituibile e necessario player della vita etica e sociale di una nazione che aspiri ad avere natura di democrazia liberale e laica.
G.O.D., insomma, gode di una crescente considerazione e stima da parte dell’opinione pubblica, che dovrebbe essere (è invece purtroppo non è) appannaggio della Libera Muratoria tutta. Massoneria che, invece, nelle sue componenti “ufficiali e istituzionalizzate” sembra essere da diversi anni, non soltanto in Italia, preoccupata prevalentemente di affari, intrallazzi e occulti giochi di potere e piuttosto imbalsamata, afasica e sterile di buone opere per la convivenza civile e per l’elevazione etica e spirituale di popoli e individui.
Tanto più in Italia, priva ormai di solidi e credibili punti di riferimento etici e culturali (la Chiesa Cattolica, per poter recuperare credibilità avrebbe bisogno di “grandi riforme”, sia nella teoria che nella prassi quotidiana; degli pseudo-partiti politici attuali meglio non parlare; degli intellettuali nostrani, per lo più “cortigiani” salvo rare eccezioni, c’è poco da emulare), un Movimento massonico serio, rigoroso, coraggioso e lungimirante come Grande Oriente Democratico raccoglie simpatie e interesse da parte di sempre più cittadini/e, che crescono di numero in progressione geometrica, di ora in ora.
Ma, appunto, G.O.D. è l’embrione combattivo e “ideologicamente” coerente di quello che dovrà diventare il Grande Oriente d’Italia e la Massoneria italiana tutta, un giorno finalmente ricompattata in confederazione unitaria, nel rispetto di eventuali differenze e articolazioni reciprocamente complementari. Quindi, G.O.D. deve raccogliere nel suo seno Massoni che possano riconoscersi in tutti i partiti del cosidetto “arco costituzionale”: da destra a sinistra, passando per il centro. A patto, però, che non si sia disposti a compromessi con il clericalismo, il dispotismo “asiatico” in stile democratura, l’antidemocraticità e l’illiberalismo consustanziali ai vari partiti-azienda che la fantasia del Fratello Silvio Berlusconi e/o dei suoi discendenti saranno in grado di partorire.

Quei Fratelli di G.O.D. che hanno già voluto (o che vorranno in futuro) aderire a “Democrazia Radical Popolare” saranno benvenuti, ma con la rigorosa distinzione che deve permanere tra un Movimento d’opinione massonico (che si deve occupare di vita della Polis, cioè della Politica, ma in senso meta-politico e meta-partitico, al di sopra delle differenziazioni in pur legittime fazioni) e un Movimento d’opinione civile e “profano” come appunto D.R.P., che ha come mission una proposta di rigenerazione e rilancio di una specifica Parte dello schieramento politico nostrano.
Sulle precise e invalicabili distinzioni tra i due Movimenti citati (apparentati dalla comune leadership di Gioele Magaldi e dalla comune militanza di alcuni Liberi Muratori di centro-sinistra), rimandiamo anche all’icastico Editoriale del 23 settembre 2010 "Massoneria, Politica e il Grande Oriente Democratico", apparso sul Sito www.grandeoriente-democratico.com .
Del resto, in tutte le democrazie liberali, è naturale (e persino auspicabile) che cittadini che appartengano ad Associazioni tradizionalmente impegnate sul piano spirituale, filosofico, culturale, civile (come le Massonerie o, ad esempio in Italia e altrove, svariate associazioni di ispirazione cattolica, dall’Azione Cattolica a Comunione e Liberazione e all’Opus Dei, etc.), abbiano contemporaneamente anche un’appartenenza o una adesione in senso forte a questo o a quel partito dell’arco costituzionale.

 

In conclusione, all’importante domanda Chi siamo? rispondiamo con fermezza:

Siamo quelle donne e quegli uomini, quelle persone di fede laica, gnostica, agnostica, cristiana (cattolica e/o riformata) ebraica, musulmana, buddhista, indù e/o di qualsivoglia ispirazione spirituale e filosofica, che vogliono assumersi il compito gravoso ma entusiasmante di ri-costruire il tessuto civile, sociale, economico e  culturale dell’Italia.
Siamo e vogliamo essere coloro che riprenderanno la conduzione di una Grande Opera: THE NATION BUILDING IN/OF ITALY.
Siamo coloro che, riallacciandosi all’esperienza pre-fascista, prima che il Ventennio devastasse moralmente e culturalmente il tessuto di una Nazione da poco pervenuta all’Unità (con l’ostilità feroce da parte del Vaticano, da secoli anti-unitario), vorrebbero superare quell’esperienza, insieme anche a quella dei massimalismi e delle mediocrità corrotte e corruttive della seconda metà del XX°secolo, consegnando ai nostri figli e nipoti un’Italia orgogliosa di se stessa, fiera delle proprie realizzazioni, solida, prospera e ricca di prospettive di sviluppo economico, scientifico e culturale oltre che, finalmente, fondata su un radicato e indefettibile ethos pubblico e privato.
Parliamo di ethos, non di moralismo ipocrita a buon mercato.
Parliano di ethos, non di vaneggiamenti costruiti sulla sabbia della “doppia morale”, che da secoli corrompe la coscienza degli abitanti della Penisola, lacerati dal senso di colpa e/o vergogna per presunti “peccati” privati e abituati ad una sciamannata interpretazione della propria dimensione pubblica.

Dinanzi alla domanda Da dove veniamo? ribadiamo ancora una volta:

Veniamo da lontano. Veniamo da quello spirito popolare e radical-socialista che ha animato la creazione pittorica di Giuseppe Pellizza da Volpedo, il cui dipinto, IL QUARTO STATO, del 1901, campeggia al centro della Home Page del nostro Sito ufficiale www.democraziaradicalpopolare.it .
Il QUARTO STATO (il cui primitivo titolo era IL CAMMINO DEI LAVORATORI)  rappresentava, ad inizio XX° secolo, il monito a non sottovalutare le legittime esigenze di ceti proletari sottopagati, sfruttati e brutalizzati da un processo di capitalismo industriale ancora non disciplinato da alcuna adeguata tutela sindacale o principio di welfare.
Oggi, a distanza di più di un secolo, quel monito risuona ancora più attuale.
Soprattutto verso coloro che intendono la globalizzazione solo come opportunità per una delocalizzazione rapace a detrimento dei diritti dei lavoratori e a vantaggio di profitti sempre più astronomici.
Quel monito va gridato con fermezza, oggi più di “ieri”, nei riguardi di chi fa finta di non voler capire che qualunque progetto di sfruttamento becero della manodopera di paesi sotto-sviluppati (o in via di sviluppo), privi di veri diritti sindacali e oggetto di inumano “neo-schiavismo”, congiunto con il programma di ri-proletarizzazione delle classi operaie occidentali, è qualcosa di economicamente devastante per i consumi e dagli esiti pericolosi e imprevedibili per l’armonia e la pace sociale.
Globalizzazione, per Noi, deve essere qualcosa di organico: dunque globalizzazione di capitali, merci, industrie, commerci ma, evidentemente, anche di idee, garanzie, democrazia, libertà, laicità, welfare, diritti e doveri sul piano economico, civile e politico.
Altrimenti si vuol giocare con carte truccate, senza pensare alle esplosive conseguenze sociali di questo progetto da apprendisti stregoni dell’era globalizzata.
Viva il QUARTO STATO, quindi, e la difesa, sempre e comunque, delle classi più disagiate, sul cui apporto, tuttavia (unito ai talenti e all’ingegno di altre forme di lavoro più intellettuale e creativo) poggia il benessere di Tutta la Società.
Ma, dopotutto, Noi veniamo ancora da più lontano di quelle sacrosante battaglie socialiste e sindacali di fine ‘800 e primi ‘900.
Discendiamo da quei patrioti della prima Repubblica Democratica al mondo, gli Stati Uniti d’America, che, 110 anni dopo la propria Indipendenza dalla monarchica Gran Bretagna (proclamata il 4 luglio 1776), il 28 ottobre 1886 vollero testimoniare al mondo quale fosse il proprio principale nume tutelare: la LIBERTA’, la cui STATUA (realizzata dall’ingegnere francese Gustav Eiffel) posero come monito imperituro per tutti coloro che fossero venuti dall’oceano atlantico sino a New York, cuore pulsante degli USA.
Noi siamo fieramente italiani e orgogliosamente seguaci ed estimatori di quel patriota italiano che a New York fu acclamato come uno dei più grandi eroi della sua epoca e di tutti i tempi: il Massone Generale Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia.
Costui, sbarcando negli USA che gli resero più volte omaggio, vide davanti a sé l’imponente STATUA DELLA LIBERTA’, personificazione di un ideale per cui aveva rischiato la vita e sofferto la morte di persone molto care.
Analogamente, Noi di Democrazia Radical Popolare, poniamo esteriormente, sulla sinistra della Home Page del nostro Sito, un’immagine di questa DEA (LA LIBERTA’) che ci è tanto cara.
 Interiormente, la consideriamo compagna irrinunciabile di tutte le nostre iniziative, ricordando che qualunque battaglia in favore dei più deboli e oppressi non può tramutarsi in massimalismo autoritario, o peggio ancora totalitario, neanche provvisoriamente o parzialmente.
Socialisti si, ma anche e sempre democratici, liberali e libertari.
E inoltre, il diritto alla LIBERTA’, all’AUTODETERMINAZIONE di popoli e individui, al LIBERO ARBITRIO della persona umana ci sembrano, per chi confida in LUI, il principale dono che il Creatore/Dio/Grande Architetto abbia fatto ad ogni creatura, fatta a sua immagine e somiglianza.
Eppure i nostri Antenati, a ben vedere, sono ancora più antichi.
Come non onorare, ponendolo alla destra della Home Page del nostro Sito ufficiale, il grande Pericle ateniese (V° secolo A.C.), colui che, anche letteralmente, ha reso celebre nell’antichità il termine DEMOCRAZIA, creando una forma (seppure ancora aurorale e imperfetta rispetto alle ulteriori conquiste della modernità) assolutamente inedita ed originale di governo delle comunità umane, in contrasto con il potere arbitrario, tirannico e/o monarchico e/o oligarchico che ovunque caratterizzava le società contemporanee alla sua Atene?
Ci è sembrato giusto, perciò, a ricongiungere “cose antiche e moderne”, inscrivere il busto di Pericle nella bandiera europea.
Ciò, a prospettare che l’orizzonte di molte speranze, per gli ideali democratici e liberali del XXI° secolo, si staglia nel cielo di una (speriamo) sempre più “politica” e sempre meno tecnocratica Unione Europea, altra colonna portante, insieme agli USA, di ogni possibile progresso civile dell’ecumene globalizzata.

Rispetto alla domanda Dove andiamo? affermiamo con semplicità:

Verso un Centro-Sinistra che sappia proporsi come bussola incomparabile ed efficace per una rigenerazione etica, economica e culturale della società italiana.
Verso un Centro-Sinistra che voglia e sappia spiegare con chiarezza agli italiani i suoi inediti ed originali fondamenti ideologici, esprimendo proposte schiette, nitide e non ambigue o balbettanti (come invece è accaduto in questi primi 11 anni del XXI° secolo…).
Verso Un Centro-Sinistra che non si addormenti su se stesso, masturbandosi sulle presunte indegnità morali di Berlusconi e Camerati, ma che sappia invece presentare un progetto di governo pluriennale deciso e coraggioso, benché inter-classista, e capace di far confluire armoniosamente aspettative di studenti e operai con quelle di artigiani, commercianti, ricercatori e docenti, professionisti e imprenditori, manager e funzionari pubblici e privati.
Un Centro-Sinistra che metta fine con severità agli infiniti sprechi (e infami corruttele) della Pubblica amministrazione centrale, regionale, provinciale, comunale, municipale, ma non per una tautologica, auto-referenziale e sterile quanto generica riduzione “della spesa pubblica”(pure necessaria, ma non primaria in un momento storico che reclama un “NEW DEAL” in stile semi-roosveltiano), bensì per destinare risorse a tutti quei settori, pubblici e privati, che possano contribuire al Rilancio del Sistema Italia, restituendo così, anche alle finanze dello Stato, maggior gettito di entrate.
Dove andiamo e dove vogliamo andare?
Verso un’Italia che sia capace di un miracolo non soltanto economico, ma anche civile, etico e spirituale, per onorare chi secoli fa si è fatto bruciare vivo piuttosto che abiurare ad un’idea alta, nobile, originale, feconda, di un HOMO NOVUS per una NOVA SOCIETAS, tanto per gli italiani che per tutti gli altri popoli.
Per onorare quel Martire di una Modernità complessa ed esaltante (non banalmente positivista, materialista, nichilista), la cui Statua fu eretta orgogliosamente dai Massoni italiani a Roma, in Campo dei Fiori, “nell’anno del Signore” 1889.
Chissà se, dopo aver esportato in tutto il mondo molte cose buone (il Diritto Romano, la Cultura Rinascimentale, la Moda, etc.) e altre pessime (il Fascismo, con copyright nostrano tra 1919 e 1922), l’Italia non sia in grado di proporsi come modello di Rinascita economico-sociale dopo le gravi crisi politico-economiche mondiali di questo primo decennio del Secolo.
In fondo, non scordiamolo mai, questo è un piccolo Grande Paese…e i suoi abitanti, sin da secoli remoti, sono abituati a grandi crisi e decadenze ma anche a grandi processi di Rinascimento e Risorgimento.

Naturalmente, come è già stato detto altrove, sempre sarà ribadito ed è chiaramente indicato in Statuto aperto e potenziale di “DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE”, il nostro è un Movimento d’opinione, non un’Associazione formalmente costituita (almeno per ora e forse non vorrà esserlo mai) e soprattutto non è un Partito.
Non sentiamo nessun bisogno, né per Noi né per altri che avessero mai accarezzato simili velleità, di nuovi partitini che si disputino chiassosamente una fetta/fettina della “torta italica”.
Noi vogliamo che tutti i nostri aderenti e/o simpatizzanti rimangano o vadano tra le file dei partiti dell’attuale (agonizzante) centro-sinistra, proprio per rivitalizzarli, fino alla Rigenerazione finale.
Vogliamo degli “untori” angelici e positivi, che, aderendo idealmente al Movimento d’opinione DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE, contaminino PD, Sinistra Ecologia e Libertà, Italia dei Valori, Radicali italiani e altri con nuove idee e proposte lungimiranti, vincenti e ricche di appeal non solo per una prossima vittoria elettorale in competizione e in alternativa rispetto a “Partito della Nazione” e “Popolo delle Libertà+Lega” (in stato di decadenza berlusconizzante), ma soprattutto in vista del governo del Paese.
Un governo futuro che sia saldo, autorevole, coraggioso, riformatore.
E siccome non ci piace la semplice enunciazione di principi, metteremo subito on-line un testo che potrà essere un punto di riferimento preciso e concreto per un Programma del Centro-Sinistra immediato, sia di battaglia (fintanto che sussiste l’agonizzante e incapace governo berlusconiano), sia di governo della RES PUBLICA, non appena il corpo elettorale sarà chiamato ad eleggere un nuovo Parlamento: 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio).
Al Nuovo Centro-Sinistra (tutto da costruire), comunque, oltre all’opera “interna” di nostri simpatizzanti e oltre a Proposte Palesi da inserire nel suo Programma ufficiale (da far conoscere sin da ora, agli italiani, e non solo quando sarà il momento della nuova competizione elettorale), cercheremo anche di fornire un corposo traghettamento di consensi da parte di ambienti sociali e notabili locali che nel passato remoto esprimevano voti e candidati per alcuni partiti del cosiddetto Pentapartito (DC in parte, ma soprattutto PSI, PSDI, PRI, PLI) e nel passato recente (illudendosi) hanno creduto nelle iniziative politiche del Massone Silvio Berlusconi da Arcore.
Alcuni di costoro li abbiamo già “recuperati”, rispetto alla propria illusione berlusconiana, altri ne recuperemo, soprattutto se il PD saprà essere all’altezza del compito storico di diventare (al momento, con le Binetti di poco tempo fa e con i Fioroni e i Lupo del presente non lo è affatto!) il principale punto di riferimento del socialismo democratico e liberale italiano.
Tanto, quegli ex Margherita ed ex DC di sinistra più intelligenti e lungimiranti comprenderanno bene che un Nuovo Centro-Sinistra il cui architrave sia il PD non può che avere posizioni forti e alternative rispetto al clericalismo berlusconiano, per fare un esempio.
Mettersi ad inseguire Berlusconi, PDL e Lega sul piano della devozione e della schiena piegata non già dinanzi ai sacrosanti principi più nobili del Cristianesimo e della Cattolicità, bensì di fronte alle pretese confessionali e neo-integraliste della Curia Vaticana è sia un disonore che un suicidio politico.
La Curia, per quanti bunga-bunga, orge scalmanate o riti più riservati di magia sessuale pagana possa organizzare il Fratello Massone Silvio Berlusconi, preferirà sempre PDL, Lega e/o Casini anche ad uno scodinzolante PD, la cui abdicazione ad una forte identità “laica” gli varrà solo l’epiteto di “cornuto e mazziato”.
Perciò, tra i vari consigli di D.R.P. c’è anche questo, rivolto a tutti i sedicenti cattolici del PD, ma anche a quelli che cattolici non sono: del Cristianesimo cattolico promuovete i concetti di solidarietà, integrazione dei diversi, compassione, mitezza e moderazione, amore e filantropia universale etc..
Rinunciate a genuflessioni verso CEI e CURIA.
Forse perderete la benevolenza astratta del Magistero Curiale (che comunque votava e faceva votare Berlusconi e Camerati), ma guadagnerete i voti dei tanti cattolici/cristiani autentici, liberali e socialisti (che magari, disgustati dalla debolezza della politica, alle elezioni di questi ultimi anni hanno ingrossato le file degli astenuti ) forti di una fede adulta e di una matura consapevolezza della distinzione laica tra Diritto canonico, Teologia dogmatica e Leggi dello Stato.
E per coloro che sono ostaggio dei diktat vescovili o cardinalizi e non vogliono fare uno sforzo per migliorare la qualità della propria fede cristiana (magari preferendo la lettura del teologo Hans Kung a quella del teologo Joseph Ratzinger, un tempo amico del primo e assai meno reazionario e conservatore di ora), Ci facciano il piacere (e soprattutto lo facciano alle possibilità di espansione del PD e del Centro-Sinistra) di lasciare il Partito Democratico e di andare a raggiungere personaggi come la Binetti, Buttiglione, Volonté, Giovanardi, Roccella, Quagliariello, Pera, Ferrara, etc., tutti devoti di lungo corso e/o atei devoti di corso più recente, comunque accomunati dall’appartenenza ad una lobby clerical-confessionale che rende l’Italia, per molti aspetti, un Paese del Maghreb piuttosto che dell’Occidente laico e moderno.
Il Centro-Sinistra, per battere PDL e Lega (e/o altri Poli), ha bisogno di modelli culturali forti, compatti, ideologicamente coerenti, battaglieri.
Il Centro-Sinistra ha bisogno di richiamarsi a personaggi come Giuseppe Garibaldi e i garibaldini (e non a caso, nelle pagine secondarie del Sito www.democraziaradicalpopolare.it abbiamo messo come sovrastante un’immagine delle “giubbe rosse”, bellissima e carica di dinamicità, della tela di Renato Guttuso, La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio, 1951-52), a Giuseppe Mazzini, a Gaetano Salvemini, Piero Gobetti, Giacomo Matteotti, Carlo e Nello Rosselli, a Mario Pannunzio, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi.. etc.
Il Nuovo Centro-Sinistra non può e non deve richiamarsi a Gramsci o a Togliatti, ma nemmeno a De Gasperi (meglio di tanti altri, comunque) o, peggio ancora, a Pio IX, Luigi Giussani o Escriva’ de Balaguer, tanto per capirci.
Se di modelli ecclesiastici vogliamo parlare, si prendano piuttosto alcuni spunti di Giovanni XXIII (Angelo Roncalli), di Pedro Arrupe, di Don Giuseppe Dossetti e, tra i viventi, di Carlo Maria Martini, di alcuni sacerdoti della Comunità di S.Egidio o di personaggi ancora più coraggiosi e d’avanguardia come Don Luigi Ciotti e Don Andrea Gallo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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