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Un nuovo paradigma politico-economico per i progressisti italiani ed europei. Parte 3 (a cura di Democrazia Radical Popolare)

 

 

 

 

Ci ricolleghiamo a quanto scritto in

Un nuovo paradigma politico-economico per i progressisti italiani ed europei. Parte I (a cura di Democrazia Radical Popolare) (clicca per leggere)

Un nuovo paradigma politico-economico per i progressisti italiani ed europei. Parte 2 (a cura di Democrazia Radical Popolare) (clicca per leggere).

A che serve dibattere se sia più opportuno cancellare l’IMU o riformarlo?
Alleggerire gli italiani del peso dell’IMU o di un ulteriore aumento dell’IVA?
Fare qualche piccolo investimento farlocco per l’occupazione giovanile (e quella non giovanile?) tagliando la spesa pubblica (e dunque contraendo ulteriormente servizi e forniture di aziende e professionisti già martoriati dalla crisi), o non tagliare la spesa pubblica, e dunque non potersi permettere questi fantomatici investimenti?
La coperta è troppo corta, in ogni caso.
In ogni tempo, ma soprattutto in periodi di recessione/depressione, non si dà un rilancio del sistema economico a saldi invariati del bilancio dello Stato, in assenza di significativi investimenti privati.
Ma i grandi investimenti privati di carattere industriale in Italia latitano, sia perché il capitalismo italiano non ha mai avuto grandissimi mezzi a disposizione, sia perché esso non è più assistito adeguatamente dal sistema bancario.
Lungo la Penisola, con la stretta creditizia che penalizza piccole, medie e grandi imprese (oltre alle famiglie), resistono solo quelle manifatture strategiche in grado di autofinanziarsi attraverso consistenti profitti derivanti dalle esportazioni, visto che il mercato interno dei consumi è in forte contrazione.
E’ naturale, pertanto, che, in una simile situazione, chiunque voglia determinare una situazione di de-industrializzazione del nostro Paese e/o compiere una sorta di shopping al ribasso di aziende pubbliche o private, si trovi nella condizione ideale per agire.
Anche perché, in Europa e nel Mondo, con un costo del denaro piuttosto basso, di liquidità ne circola parecchia. Ed essa viene utilizzata per macro-speculazioni finanziarie o per rilevare interi comparti dell’economia manifatturiera o terziaria in stato di fallimento delle nazioni sottoposte a “rieducazione-destrutturazione” politico-socio-economica, come Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna, Italia, etc., ormai trattate a livello di paesi del terzo mondo da predare e vampirizzare.
Come che sia, soldi privati per il rilancio dell’economia reale non ne arrivano.
Gli unici soldi privati che arriveranno saranno destinati alla predazione a basso costo di aziende e rami d’azienda privati, di imprese pubbliche e private, di beni statali e di servizi essenziali di interesse pubblico, i cui costi saranno sempre più alti per i cittadini.
I soldi pubblici non ci sono.
Irrilevanti le pantomime contabili dell’esecutivo Letta, con pochi bruscolini da erogare qua e là, togliendo l’equivalente ad altri comparti economici per mezzo di tagli alla spesa.
Ma, mentre in una libera economia di mercato non si può e non si deve sindacare sull’uso che i privati fanno del loro denaro, la scelta di “non avere soldi pubblici” è qualcosa di eminentemente politico e volontaristico.
Dipende, cioè, da un paradigma politico-economico che si auto-imponga una narrazione specifica di cosa possa fare o non fare un’entità statuale sovrana.
Il paradigma attuale vigente in Italia e in Europa è un connubio bizzarro tra le peggiori istanze della teologia dogmatica neoliberista (Stato minimo, eliminazione del deficit di bilancio, demonizzazione pseudo-scientifica del debito pubblico, privatizzazione di servizi di pubblico interesse presentata come panacea di ogni male, etc.), le massime nefandezze del sistema sovietico (gestione del potere da parte di una casta di tecnocrati e burocrati che non rispondono delle loro azioni e decisioni né al popolo direttamente né ai loro rappresentanti), le maleodoranti costumanze di certe sedicenti sinistre e destre ammuffite e malamente stataliste (tasse, tasse, molte tasse, vuoi per ridurre deficit e debito pubblico, vuoi per “punire i ricchi” e per finanziare gli investimenti e la spesa corrente dello Stato…).
Il paradigma attuale sta fallendo miseramente.
Il paradigma attuale è garantito dai vigenti trattati che istituiscono il funzionamento di un’Europa matrigna e divoratrice dei propri figli a uso e consumo di interessi privati sovra-nazionali.
Noi ne proponiamo e ne continueremo a proporre un altro, radicalmente diverso, che definiamo socialista-liberale o liberal-socialista per il XXI secolo.
E cioè: invece di impiccarsi a mettere in discussione l’eurozona, la UE e la BCE in quanto tali, per poi ritrovarsi magari con una nuova lira e con un’ Italietta nuovamente dotata di sovranità monetaria ma schiava di pregiudizi ancora tutti interni all’attuale paradigma (mercatisti integralisti contro anticapitalisti ottusi, l’austerità interiorizzata a destra come a sinistra quale necessaria risposta alla presunta problematica del debito pubblico), cambiamo Weltanschauung.
Facciamo un durissimo braccio di ferro con le attuali istituzioni europee e con le altre nazioni UE sia come Stato italiano che come Fronte progressista europeo, onde riformare i trattati vigenti.
Se non si riesce ad ottenere nulla (ma siamo proprio sicuri che i Paesi del Nord Europa, Germania in testa, possano permettersi la frana dell’euro e la concorrenza sulla produzione/esportazione di Italia e altri paesi tornati sovrani a casa propria?), allora usciamo dall’eurozona.
Ma se invece si imbocca la strada giusta, allora avremo un nuovo paradigma di prosperità, equilibrio e giustizia sociale per tutti e per ciascuno dei contraenti europei.
Si abbandoni l’isteria sul debito pubblico e sul deficit di bilancio, si crei un esecutivo politico europeo vincolato alle votazioni di un Parlamento di Strasburgo rappresentante effettivo del Popolo Sovrano e si vincoli la stessa BCE allo stesso potere politico europeo sottoposto a vaglio parlamentare e popolare.
Si investa in infrastrutture modernizzanti, in opere grandi, medie e piccole, attuando un titanico piano di investimenti pubblici europei che possano rianimare tutti i settori privati; si abbattano drasticamente tutte le aliquote fiscali, riservandosi di utilizzare la leva delle tasse soltanto come contingente regolatore dell’inflazione, e non come fonte per finanziare la spesa pubblica.
A questo punto, l’uomo medio, schiavo del paradigma nefasto attualmente vigente, si domanderà: ma dove si prendono i soldi per abbassare le aliquote fiscali e per realizzare questo NEW DEAL di investimenti pubblici europei?
A costui risponderemo ora e sempre: 1) La capacità di battere moneta è cosa che appartiene alle entità statuali in rappresentanza del Popolo Sovrano che esse rappresentano. La valuta non cresce in natura e non è soggetta a penuria per via di un cattivo raccolto… E’ piuttosto vincolata ad un rapporto dialettico con il sistema economico nel suo complesso, in termini tali che deve esserci equilibrio e armonia tra i beni e i servizi prodotti e la liquidità circolante, al fine di scongiurare fenomeni perniciosi come l’inflazione e la deflazione. 2) Dopo la salutare cessazione del gold standard e delle garanzie di convertibilità del dollaro in oro, la nuova “moneta fiat” o “moneta a corso legale”, pertanto, non ha altri limiti alla sua producibilità che non siano la salute economica complessiva del sistema in cui sia vigente. 3) Naturalmente, al contrario di ciò che pensano alcuni interpreti della MMT (Modern Money Theory),  non tutte le entità statuali a moneta sovrana si possono indebitare indefinitamente e indefinitamente pagare interessi sul proprio debito pubblico. Un qualsiasi Paese del Terzo o Quarto Mondo, privo di adeguate ricchezze naturali e/o di strutture produttrici di beni e servizi e bisognoso di importarne dall’esterno, infatti, non potrebbe. Nessun referente straniero, cioè, accetterebbe di offrire prodotti materiali o immateriali in cambio di una valuta priva di qualsivoglia valore al di fuori di quel determinato sistema statuale terzo o quartomondista.
4) Perché la valuta “fiat” di un determinato sistema statuale abbia valore, occorre che a fondamento di tale moneta sussista un adeguato apparato produttivo e/o un’ingente dotazione di ricchezze naturali e patrimoniali.

L’Italia possiede un simile apparato e una tale dotazione?
E l’Europa nel suo insieme?
In entrambi i casi la risposta è affermativa.
Dunque, sia l’Italia autonomamente che eventuali Stati Uniti d’Europa potrebbero tranquillamente gestire indefinitamente la propria spesa pubblica a deficit positivo per alimentare spesa corrente e investimenti, con l’unico vincolo di creare armonia ed equilibrio tra beni e servizi prodotti/consumati e valuta complessiva.
Altro che limite del 60, 100 o 300% nel rapporto Debito/PIL o del 3% nel rapporto Deficit/PIL, altro che pareggio di bilancio costituzionale.
Altre che tassare famiglie, imprese e costo del lavoro, deprimendo consumi e produttività.
Basta una piccola rivoluzione copernicana nella mente di tutti.
Un cambio di paradigma politico-economico.
Con la sovranità politica e monetaria restituita al Popolo e sottratta all’appropriazione indebita di tecnocrati e oligarchie private, con una informazione onesta e scientificamente orientata sulla vera natura della moneta, del debito pubblico (un equivoco terminologico e concettuale, se venga equiparato al debito privato) e della funzione delle tasse.
Le tasse, lo ripeteremo fino allo sfinimento, non sono il mezzo attraverso il quale finanziare la spesa pubblica.
La spesa pubblica si finanzia con emissione di valuta da parte di una entità statuale sovrana, e le tasse servono sia ad obbligare all’uso unificante di una determinata valuta (quella con cui si esige il prelievo fiscale), sia a controllare le spinte inflattive.
Quindi, quando vi venga detto che il livello di tassazione non si può diminuire a causa delle troppe spese dello Stato, vi stanno mentendo.
E quando vi dicono che non si sa dove trovare i soldi per finanziare la scuola, la sanità, la modernizzazione delle infrastrutture, piccole, medie e grandi opere (che danno occupazione), vi stanno mentendo.
Una entità statuale dotata di valuta sovrana i soldi li trova sempre.
Perciò, per trovare i soldi che servono a rilanciare il sistema economico italiano ed europeo, cari Progressisti del Vecchio Continente, basta un mutamento di paradigma.
O rivediamo i trattati europei vigenti e ne scriviamo di altri nello spirito illustrato sopra ( Stati Uniti d’Europa soggetti a controllo democratico sull’emissione di moneta e su tutte le sue altre funzioni), oppure torniamo alla sovranità monetaria nazionale di ciascun Paese, abbandonando il letto di Procuste dell’attuale eurozona.
Tertium non datur.
E’ questione di paradigmi.
Se la Terra è al centro dell’Universo e ogni potere legittimo viene solo da Dio e dalle caste sacerdotali, regali e aristocratiche che ne interpretano il volere, non c’è spazio per il Popolo Sovrano, per la libertà dal dogma imposto con autoritarismo, per la democrazia…
Se la Terra è un pianeta straordinario ma comunque inserito in un Universo costituito da infinite galassie, se non si governa per Diritto Divino ma per legittimazione democratica, se il dubbio critico e la libertà di pensiero sono da preferirsi alla violenza ottusa del dogma, allora non c’è spazio per i trattati europei cosi come sono stati concepiti e interpretati finora…

 

LE CITTADINE  E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 6-10 luglio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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