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Stefano Fassina, ineffabile mercante di poltrone, che minaccia dimissioni solo per stare al centro dell’attenzione e contesta l’ Europa conservatrice a chiacchiere, ma non con i fatti

 

 

 

 

Facciamo grande mea culpa per aver in passato, talora, in pubblico o in privato, giudicato positivamente la figura politica di Stefano Fassina.
In realtà, dopo aver scritto nell’autunno 2011:

In Difesa di Stefano Fassina, autentico uomo di sinistra (clicca per leggere),

eravamo stati già molto più cauti, circospetti e anzi piuttosto critici in contributi come

Bersani, Fassina, D’Alema Progressisti per interposta persona (Hollande) (clicca per leggere)

DRP: Stefano Fassina si dia una svegliata e Giuseppe Fioroni raggiunga Paola Binetti nell’UDC (clicca per leggere),

e in altri di simile tenore, recuperabili alla lettura cliccando “Stefano Fassina” nella Sezione CERCA IN DRP (clicca per accedere) del nostro Sito www.democraziaradicalpopolare.it.

Ma, ad oggi, possiamo senz’altro affermare di essere approdati alle stesse conclusioni sferzanti sul ragazzotto (invecchiato male) provinciale ambizioso e vacuo, che avevano espresso i Massoni di Grande Oriente Democratico in

Stefano Fassina, Panorama, Grande Oriente Democratico e le varie anime della Massoneria (clicca per leggere).

Ma non si vergogna, l’ineffabile Stefano Fassina, a inscenare ignobili e surreali sceneggiate dinanzi alla pubblica opinione, soltanto per guadagnare un po’ di spazio sui media e mercanteggiare più considerazione per il suo pennacchio di vice-ministro nell’ambito del governicchio Letta?
Questo mercante della politica di piccolo cabotaggio (almeno quanto Silvio Berlusconi è un mercante in grande stile) prima minaccia le dimissioni urbi et orbi con la duplice motivazione che 1) la legge di cosiddetta “stabilità” (la ex finanziaria, che in realtà stabilizza solo la decadenza della società e dell’economia italiana…) contiene pochi provvedimenti in favore del rilancio dell’occupazione e dello sgravio del costo del lavoro, 2) lui non è stato coinvolto nelle riunioni decisionali decisive del Ministero dell’Economia; poi, dopo aver ottenuto qualche attenzione dai media e dal presidente del consiglio Enrico Letta per il suo sfogo ed aver altresì conquistato la narcisistica e vacua investitura come speaker ufficiale dell’attuale esecutivo dinanzi al Parlamento, onde illustrare le linee della stessa legge di stabilità che prima aveva criticato, ritira le dimissioni e riprende a scodinzolare sulla sua poltrona (vice) ministeriale.
E il bello è che questo pallone (s)gonfiato di Fassina riesce anche a tradirsi in pubblico sulla sconcia filosofia politica che anima i suoi ambiziosi passi da politicante senz’anima né principi.
Sentito in collegamento con la trasmissione “La Gabbia” condotta su La7 dal bravo Pierluigi Paragone, Fassina dice pressappoco che “è inutile che lo tengono al governo se poi non si tiene conto del fatto che lui rappresenta una certa componente del PD avversa all’Europa dell’austerità e del rigore, e che a questa componente va data il giusto riconoscimento” (sic!).
Tradotto in parole povere: Stefano Fassina non si è messo di traverso all’attuale esecutivo, in rappresentanza della sedicente sinistra PD, con il fine di evitare lo sconcio appecoronamento della legge di stabilità 2013 alle direttive suicide del Fiscal Compact. Non ha minacciato e poi dato seguito alle dimissioni (come avrebbe fatto una persona seria e onesta intellettualmente) dopo aver constatato che il governicchio Letta non sta facendo altro che vuote chiacchiere sul problema del costo del lavoro e del rilancio dell’occupazione. No, ha minacciato le dimissioni utilizzando pretestuosamente e strumentalmente un problema di rilevanza politica collettiva, e poi le ha ritirate, nel momento stesso in cui, come un cane cui si dia l’agognato osso da rosicchiare, è stato gratificato dai media e da Enrico Letta di un po’ di attenzione, ottenendo l’inutile soddisfazione di illustrare lui stesso come e perché (nella sostanza) questo governo non faccia nulla né per le imprese né per i lavoratori…
Ma la faccia di bronzo (per non dire di peggio) di Stefano Fassina non finisce qui.
Senza alcuna vergogna, l’ineffabile vice-ministro nonché sedicente esponente dell’ala progressista e anti-conservatrice del PD ha dichiarato che egli è un prode combattente contro l’egemonia sulla UE dei partiti conservatori europei, che tanti errori hanno commesso sin qui, bla, bla, bla.
Domandiamo Noi: è in che modo si estrinseca questo combattimento, questa avversione del prode Fassina contro i cattivoni che hanno sin qui egemonizzato le altre cancellerie europee e le sedi di Bruxelles e Francoforte (Strasburgo, cioè il Parlamento europeo, non conta nulla)?
Se Fassina dice si, obbedisco, a tutte le imposizioni del Fiscal Compact, invece di chiederne la ri-discussione e la revisione, in che si differenzia la sua posizione da quella di un Francesco Boccia, di un Enrico Letta, di un Fabrizio Saccomanni?
Non l’avete capito?
Con le chiacchiere e i “moti dell’animo”…
Il massimo della grande politica, del grande impegno progressista, per cialtroni dello stampo di Fassina consiste nell’esprimere auspici futuribili, sommesse speranze e preghiere, commosse perorazioni senza costrutto, vaniloqui generici e privi di qualsivoglia concretezza.
La Troika (BCE, UE, FMI) e la Merkel alla guida della Germania nazione kapò dell’Europa ti impongono il limite suicida del 3% nel rapporto deficit/pil e poi il pareggio di bilancio costituzionale, aggravato dall’obbligo di portare gradualmente al 60% del PIL il Debito Pubblico, e dunque costringendoti – specie in tempi di recessione/depressione – a de-industrializzare e a devastare l’economia italiana?
Ebbene, Tu Fassina obbedisci pedissequamente, ma esprimi un “sincero moto dell’animo avverso a quella cattivona della Merkel e a quei cattivoni conservatori che dirigono la UE e la BCE”…
E poi aggiungi, sempre Tu Fassina, che bisogna pazientare, aspettare, avere fede, perché un giorno questa Europa cambierà…ma intanto non si possono prendere scorciatoie… (e dunque bisogna continuare a farsi macellare senza reagire se non con vuote chiacchiere stucchevoli?)
Complimenti!
In realtà, esimio vice-ministro spaventapasseri Stefano Fassina, se davvero si vuole cambiare il trend politico-economico dell’Europa, senza uscire dall’euro e dall’UE (e Noi di Democrazia Radical Popolare lo vogliamo, perché siamo europeisti convinti e sinceramente/concretamente a favore di Stati Uniti d’Europa democraticamente funzionanti), occorre avere i giusti attributi (quelli che Tu non hai) e ingaggiare un lungo e sofferto braccio di ferro con gli apologeti italiani ed europei del Fiscal Compact.
Come?
Intanto servirebbe un Governo diverso dall’attuale, che è composto da cortigiani vari di sedicente destra, centro e sinistra, ominicchi e quacquaracquà ostaggio dell’attendente di Mario Draghi, il funesto Fabrizio Saccomanni.
Poi servirebbe un presidente del consiglio autenticamente e disinteressatamente sollecito dell’interesse del popolo italiano ed europeo, il che esclude a priori personaggi come il paramassone Enrico Letta, inquadrato perfettamente in

Enrico Letta, un Para-Massone diligente, mediocre, subalterno e servizievole, all’Obbedienza dei circuiti massonici sovranazionali più reazionari e antidemocratici (clicca per leggere).

Dopo di che, con un governo adeguato alla bisogna (poco importa se di larghe intese o fondato su una maggioranza più normale e coesa), si dovrebbe andare a tutti i tavoli europei e dire: “Noi siamo l’Italia, membro fondatore della UE e terza economia della zona euro, uno dei Paesi del G8. Noi vogliamo riformare le regole politiche ed economiche dell’Europa in direzione assolutamente diversa da quella prefigurata nel Fiscal Compact e in atri trattati europei. Noi vogliamo che siano i cittadini europei (in quanto popolo sovrano) a decidere del proprio futuro, e non dei tecnocrati non eletti o i cancellieri di un paio di nazioni con pretese egemoniche sull’intero continente. Se ci state, iniziamo a ragionare della cosa e coinvolgiamo nelle decisioni sia il Parlamento europeo che i popoli delle singole nazioni aderenti all’UE e all’euro. Se invece non volete alcuna riforma e a tutto viene risposto “nein, bisogna applicare tagli, rigore e dismissioni, abolizione del welfare, licenziamenti di massa… che poi porteranno nel Regno dei Cieli…e alla crescita… per virtù dello Spirito Santo e dell’Austerità Espansiva tanto cara a Draghi, Alesina, Giavazzi, Monti, Merkel, Schaeuble, Rehn, Van Rompuy, etc., allora siamo anche disposti ad uscire dall’eurozona. Vedete voi se la cosa vi conviene….”

Ma per assumere una simile posizione politica ci vuole una nitida visione progressista e riformatrice della Res Publica europea.
E ci vogliono gli attributi.
E ci vuole coerenza progettuale e salda ideologica democratica, noncuranza rispetto alle poltrone e alle prebende, sprezzo del pericolo, indifferenza alle minacce, alle blandizie e ai titillamenti del proprio narcisismo.
Tutte qualità/caratteristiche di cui Stefano Fassina è drammaticamente privo.
Fassina è un ometto, un oscuro politicante preoccupato soltanto del proprio particulare.
Perciò si goda la poltrona di vice-ministro (finché rimane attaccata al suo deretano), perché i libri di storia non lo ricorderanno che come un oscuro e mediocre epifenomeno di una squallida e miserevole stagione della politica italiota.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 24-25 ottobre 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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