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Sergio Di Cori Modigliani, Lenin, Putin e la crisi russa del 2014

 

 

 

 

Rilanciamo le interessanti suggestioni contenute in

“Ma Putin è il buono o il cattivo? In margine alla crisi russa”, articolo del 17 dicembre 2014 by Sergio Di Cori Modigliani per Libero Pensiero (clicca per leggere),

osservando tuttavia quanto segue.
Allorché il bravo Sergio Di Cori Modigliani avrà studiato e metabolizzato con più attenzione i contenuti del primo volume della trilogia di “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges”, Chiarelettere Editore, si renderà conto che sono parzialmente errate e fuorvianti le riflessioni seguenti:

 

“Nell'aprile del 1920, Vladimir Lenin (tra i pochissimi al mondo che negli ultimi 200 anni la rivoluzione l'ha fatta per davvero, nella realtà e non solo a parole) pubblicava un piccolo saggio fondamentale che già dal titolo annunciava la grande sfida che attendeva le forze progressiste planetarie "L'estremismo malattia infantile del comunismo".
Questo testo delizioso preannunciava la furibonda lotta che, di lì a quattro anni (dopo la sua morte) si sarebbe scatenata tra Josif Stalin e Lev Trotzky.”

 

Infatti, la vera Rivoluzione russa che avrebbe potuto trasformare in senso democratico, pluralistico, egualitario, parlamentare e liberal-socialista la Russia l’avevano fatta il massone progressista Aleksandr Fëdorovič Kerenskij (1881-1970) e i suoi fraterni compagni del febbraio 1917, alleata con la maggioranza del popolo russo (contadini e ceti medio-bassi).
Viceversa, la pseudo-rivoluzione (in realtà contro-rivoluzione) bolscevica dell’ottobre 1917 capeggiata dal massone oligarchico ed elitario Lenin (non per caso co-fondatore anni prima, in Svizzera, di una Ur-Lodge, la “Joseph de Maistre”, che si richiamava al nome di un pensatore illiberale e antidemocratico come il massone savoiardo integralista cattolico) con il supporto dei massoni Stalin e Trotzky destinati poi a scannarsi l’un l’altro all’interno di una prospettiva ideologica comunque liberticida e totalitaria - pur con diverse sfumature strutturali dall’uno all’altro - riconsegnò per diversi decenni la Russia ad una nuova dominazione dei pochi (le elites comuniste al posto dell’aristocrazia zarista) sui pochi (gli ex sudditi dello zar e delle aristocrazie d’Ancien Régime profane e religiose, di stampo ortodosso, ora divenute masse di proletari asserviti alle nomenklature atee del Pcus, con al vertice la figura neo-monarchica del segretario generale del Partito comunista).

Al contrario di quel che crede Di Cori Modigliani, dunque, Lenin non fu un vero rivoluzionario e non fece una vera rivoluzione (le vere rivoluzioni le fecero i massoni progressisti inglesi, americani, francesi, europei e latinoamericani  tra XVII e XIX secolo, di cui semmai era epigono Kerenskij, non certo Lenin, Stalin o Trotzky): il suo compito storico fu piuttosto quello di mascherare una gigantesca contro-rivoluzione oligarchica con gli orpelli intellettuali dell’elitarismo comunista spacciato per vera democrazia e vera liberazione dei popoli.
E su questo punto, comunque, come su altre osservazioni di Di Cori Modigliani degne di nota e commento, ci soffermeremo meglio con altri contributi che pubblicheremo presto.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 15-18 dicembre 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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