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Roberto Hechich espone le sue prime istanze programmatiche per il “Partito che serve all’Italia” (PSAI) in vista del prossimo incontro nazionale il 25 aprile e in vista dell’Assemblea Costituente del 14 luglio 2019 a Roma

 

 

 

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Nino Galloni espone le sue prime proposte programmatiche per il Partito che serve all’Italia (PSAI), in vista dell’incontro di domenica 10 febbraio 2019, ore 9, al Teatro Petrolini di Via Rubattino 5, Roma, zona Testaccio

Mauro Grimolizzi espone le sue prime istanze programmatiche per il “Partito che serve all’Italia” (PSAI), in vista dell’incontro di domenica 10 febbraio, ore 9, al Teatro Petrolini di Via Rubattino 5, Roma, zona Testaccio
Marco Moiso espone le sue prime istanze programmatiche per “Il Partito che serve all’Italia”, in vista dell’incontro di domenica 10 febbraio, ore 9, al Teatro Petrolini di Via Rubattino 5, Roma, zona Testaccio
Claudio Quaranta esprime le sue prime istanze programmatiche per “Il Partito che serve all’Italia” (PSAI) in vista del prossimo, importante incontro nazionale il 25 aprile a Roma e in vista della probabile Assemblea Costituente del 14 luglio 2019

Sottoponiamo alla pubblica valutazione le seguenti, prime istanze programmatiche proposte da ROBERTO HECHICH, tra gli iscritti all’Assemblea Costituente del “Partito che serve all’Italia” (PSAI: https://www.ilpartitocheserveallitalia.it/), con l’osservazione preliminare che ogni membro costituente del PSAI ha titolo - nella stessa misura di Nino Galloni, Mauro Grimolizzi, Marco Moiso, Claudio Quaranta, Roberto Hechich o altri - a proporre analoghe o differenti suggestioni progettuali e programmatiche, ma il vaglio e la deliberazione di quali proposte verranno accolte effettivamente (e quali no) nel primo Programma del PSAI spetteranno soltanto all’Assemblea Costituente del “Partito che serve all’Italia”, dove democraticamente ogni testa e ogni cuore avrà un voto valido per scegliere e votare (sia sui Programmi che sullo Statuto e la Dirigenza del PSAI).
Di ciò e di altre istanze programmatiche che ogni iscritto all’Assemblea Costituente del PSAI potrà formulare e far mettere a verbale, si parlerà nel prossimo, importante e strategico incontro di giovedì 25 APRILE 2019, a Roma, dalle ore 15 alle 20, presso l’Istituto Sant’Orsola di Via Livorno 50/a, zona Piazza Bologna.

Vi sarà comunque un servizio d’ordine e non potranno partecipare all’incontro giornalisti o semplici curiosi/simpatizzanti.

Saranno ammessi ad entrare solo coloro che si siano debitamente iscritti all’Assemblea Costituente del “Partito che serve all’Italia” (PSAI), appuntamento decisivo il cui svolgimento sarà sempre a Roma, in data domenica 14 luglio 2019, a partire dalle ore 9, presso l’Istituto Sant’Orsola di Via Livorno 50/a, zona Piazza Bologna.

Come iscriversi all’Assemblea Costituente del Partito che serve all’Italia (PSAI)?

Facilissimo!

Basta seguire le semplici istruzioni illustrate in: https://www.ilpartitocheserveallitalia.it/#iscrizioni e Iscrizione all'assemblea costituente del Partito che serve all'Italia - Il Partito che serve all'Italia.

Ecco comunque il testo delle prime proposte di Roberto Hechich:

 

 Il Partito che Serve all’Italia
Un mezzo, non il fine.

Stiamo facendo i primi passi per formare il partito che serve all’Italia, ognuno di noi porta il proprio bagaglio culturale, di idee e di ideali, di speranze e di certezze, ognuno di noi spingerà su un aspetto piuttosto che un altro. Si parlerà di politiche postkeynesiane in contrapposizione a quelle neoliberiste, di sovranismo monetario, dei vari aspetti che può assumere una democrazia, di cariche e incarichi, di statuti, di iniziative, di diritti fondamentali. Tutte cose necessarie e utili, anzi, fondamentali per la nostra identità, come appunto le politiche postkeynesiane e il ritorno a una vera partecipazione democratica (e non solo)


         Non possiamo, non dobbiamo però dimenticare che tutti questi non sono altro che strumenti, per quanto sofisticati e nobili, non il fine del nostro agire in generale e del nostro contributo politico in particolare. Dobbiamo sempre porci la domanda, e anteporre il dubbio: a cosa serve tutto questo? Altrimenti diventa semplicemente un palcoscenico per dar sfogo ai propri ego e per confondere il dito con la luna. Ed è quello che fanno gli altri partiti, ed è per quello che invariabilmente inaridiscono fino a disseccarsi in percentuali da prefisso telefonico. Ognuno ha portato avanti mezzi, strumenti, o peggio, li ha svenduti al servizio di poteri più occulti, e li ha confusi con i fini. Alla gente non gliene può fregar di meno se vince la corrente di Tizio o di Caio o se si è riusciti ad aumentare il PIL dello 0,5% invece dello 0,43, nemmeno al limite se ci definiamo postkeynesiani piuttosto che neocatecumenali, se non spieghiamo a che gli serve.  Viviamo in un mondo che confonde tutto questo con il fine, come è diventato infatti il denaro e la finanza in generale, fini a se stessi, e a certe concezioni appunto, non mezzi potenti.  Ma per fare cosa? Per realizzare cosa? Per cui l’aumento della spesa pubblica, le politiche postkeynesiane, ad esempio, la riforma del mondo del lavoro sono mirabili strumenti, indispensabili strumenti, ma per ottenere cosa? E qui che si gioca il nostro futuro, non dobbiamo soffermarci su un minimo comun denominatore al ribasso, dobbiamo volare alto, osare. M.L. King diceva “Ho un sogno”. Da quanto tempo non sentiamo un politico pronunciare discorsi che si avvicinino almeno minimamente ai suoi, oppure a quelli di Robert Kennedy ad esempio sul significato di PIL? Da quanto tempo non circolano ideali che si possono confrontare con quelli di Olaf Palme?  Dobbiamo averlo anche noi, un sogno ben concreto e radicato in una possibile, futura realtà, pensare a un nuovo Rinascimento dell’Italia, rinascimento culturale, civico, etico, innanzitutto, ed economico, industriale, ecologico, di saper vivere. L’Italia ha, insite, tutte le potenzialità per far questo, potenzialità che sono state bistrattate da decenni di politica vissuta appunto come una panoplia di mezzi, senza nemmeno un fine che li giustificasse, se non quello di sopravvivere alle prossime elezioni. Abbiamo le potenzialità per divenire un esempio nel mondo, una pietra di paragone, un primo granello che ne aggregherà via via altri, naturalmente e senza alcuna imposizione. Possiamo diventare, come popolo, un faro e un elemento di equilibrio e di dialogo e di crescita civile in un mondo che li sta perdendo, o li ha già persi; riempire il vuoto che meschine politiche utilitaristiche, di costi/benefici e do ut des (per chi poi?) hanno prodotto.


Voliamo alto.  Per realizzare un qualcosa che non resti una mera utopia dobbiamo essere terribilmente concreti, dobbiamo già sapere dove vogliamo arrivare, e già iniziare a pensare come se dovessimo andare a governare il giorno dopo. E se accadrà, e se agiremo così accadrà, dobbiamo già sapere esattamente cosa fare, trovare, acquisire, produrre, cosa trasformare cosa mantenere, cosa realizzare, come aggregare vere competenze e passioni, non perderci in estenuanti e lunghissimi tiramolla di velleitarismi che dalla montagna promessa producono invariabilmente un topolino, anche perché, appunto, si sono confusi i mezzi con il fine. Non dobbiamo mai perdere di vista il fine, l’ideale, la migliore concezione che riusciamo a immaginare. Le leggi devono già essere pronte nel cassetto, lo ripeto, il giorno dopo, anzi, il giorno prima e con questa prospettiva. Voliamo alto, non guardiamo le singole nostre dita ma la luna comune. Voliamo alto, per realizzare la migliore immagine che abbiamo del Paese che vogliamo e, quindi, anche di noi stessi.

(ROBERTO HECHICH)

 

 

 

 

LE SORELLE E I FRATELLI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 14 febbraio 2019 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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