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Riforma Elettorale al più presto e basta con le inconcludenti sceneggiate leghiste e le blandizie alla Lega da parte di centrodestra berlusconiano e centrosinistra confusionario

 

 

 

 

Presto pubblicheremo la Quarta Serie ( “A favore di un Federalismo Possibile e per il definitivo Riequilibrio socio-economico, culturale e civile tra Nord e Sud”) delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio), di cui finora sono state diffuse le prime tre serie.
Ma lo faremo dopo questa ennesima buffonata del raduno di Pontida 2011, visto che il tema “federalismo” fa parte del core-business della Lega Nord. Ci piacerà sapere quale sia l’ultima parola dei sedicenti celti nostrani, in realtà un po’ longobardi, un po’ ostrogoti, un po’ bizantini, un po’ latini, un po’ di altre etnie, come tutti gli abitanti del Bel Paese.

Intanto, vorremmo diffidare - in nome di tutte quelle italiane e quegli italiani che amano l’Unità nazionale e i valori risorgimentali - chiunque voglia rigenerare tanto il centrodestra che il centrosinistra, dal reiterare quegli ambigui atteggiamenti di blandizie nei confronti della Lega che non poco hanno contribuito a determinarne i successi elettorali degli ultimi 15 anni.
Prima l’idea della Lega quale costola della sinistra, poi il continuo corteggiamento degli uni e degli altri, fino al matrimonio con Berlusconi, infine questi recenti ammiccamenti di alcuni leaders del centrosinistra, affinché Bossi e i suoi si convincano ad abbandonare l’alleanza con il decadente Ducetto di Arcore.
Sbagliato, cari Bersani, Letta (Enrico), etc.
Non serve (né alla Nazione né al Nuovo Centrosinistra in fieri) che la Lega molli l’attuale PDL, per tentare di rifarsi una verginità politica.
Al contrario, occorre che i due inconcludenti e bolliti vegliardi, Berlusconi e Bossi, insieme a non pochi dei propri cortigiani più servili e compromessi, affondino insieme in quel baratro che essi stessi hanno spalancato con il proprio cinismo e la propria incapacità di governare un complesso paese industriale come l’Italia.
Lasciategli terminare la legislatura insieme (o dichiarare insieme il proprio fallimento politico) e si volti veramente pagina solo nel 2013, quando questi arroganti dilettanti in camicia verde e camicia quasi-nera avranno conseguito la definitiva bancarotta.
E quando l’attuale “centro-sinistrina” si sarà trasmutato in una Coalizione degna di questo nome.
Tra l’altro, se il Fratello Piduista, Pitreista e Piquattrista Silvio Berlusconi è quello che è, in termini di fallimento governativo, vorremmo rammentare agli stessi elettori leghisti in buona fede (alla base popolare, cioè) che i vari Bossi, Maroni, Castelli, Calderoli, etc. si sono dimostrati - nonostante le pesantissime poltrone occupate in Consiglio dei Ministri e dintorni - incapaci di risolvere il problema immigrazione, incapaci di determinare abbattimenti della pressione fiscale, incapaci di rilanciare il sistema economico, incapaci di riformare il sistema giudiziario, incapaci di risolvere i tanti problemi di ordine pubblico o di scongiurare l’infiltrazione mafiosa al Nord e la sua persistenza al Sud, incapaci di offrire prospettive soddisfacenti per le famiglie di nuova generazione e per i tanti giovani in cerca di un futuro e di una identità esistenziale e professionale.
E così via: INCAPACITA’, RETORICA e VELLEITARISMO sono le parole chiave per descrivere la SOSTANZA dell’insulsa gestione del potere governativo da parte degli stati maggiori leghisti.
Potrà ancora Umberto Bossi, con una ulteriore sceneggiata pseudo-celtica e folkloristica in quel di Pontida, soddisfare le legittime istanze di quel popolo che gli ha dato fiducia?
E’ lecito dubitarne.
Fa anche un po’ tenerezza questo patetico tentativo (da parte di Roberto Maroni in primo luogo) di accreditare il mistero e l’attesa trepidante di quanto dovrà accadere nella imminente kermesse leghista del 19 giugno 2011.
Che succederà?
Proprio un bel niente.
Bossi & Camerati in camicia verde faranno ammuina, come si dice a Napoli.
Ma tra un’ammuina e l’altra, intanto, il nefasto peso politico della Lega ha determinato, proprio nella metropoli partenopea, un aggravarsi del problema rifiuti (è notizia di ieri ed è cosa denunciata anche dal governatore PDL della Regione Campania, Stefano Caldoro).
Fuori dall’Italia, le prese di posizione leghiste si scontrano con gli impegni assunti dall’Italia in sede NATO e cercano (cinicamente e spregevolmente) di sfruttare la guerra intestina al Congresso USA - nel quale alcuni squallidi soggetti bipartisan si sono messi in testa di ostacolare la promettente politica estera di Barack Obama e Hillary Clinton - al fine di agevolare il grande amico delle camicie verdi, il Dittatore di Tripoli Muammar Gheddafi.
Ecco perché, in futuro, sia al centrodestra de-berlusconizzato sia al Nuovo Centro-Sinistra, raccomandiamo di non foraggiare l’avventuristica armata di cartapesta della Lega con nuovi ammiccamenti o alleanze machiavelliche e strumentali: si lascino morire di consunzione politica questi incapaci demagoghi, senza offrirgli altre chances di rinascita.

Piuttosto, con o senza la Lega (se le interessa, bene, altrimenti poco importa, si troveranno larghe intese trasversali), prima della fine della legislatura 2008-2013, si metta mano almeno ad una nuova Legge Elettorale.
Se i consensi dell’attuale Parlamento vanno ancora al maggioritario, si opti per un doppio turno di collegio uninominale: in astratto un sistema semplice, schietto e tale da consentire un’ equilibrata rappresentazione di diverse forze politiche, in vista dei decisivi ballottaggi del secondo turno, che richiedono accordi vasti e di ampio respiro tra i partiti politici coagulati all’interno di coalizioni antagoniste

In realtà, sempre di più, Noi di Democrazia Radical Popolare riteniamo che l’Italia, in questo periodo storico, abbia bisogno di un ritorno ad un sistema elettorale proporzionale.
Intendiamoci: secondo Noi non esiste un sistema migliore in assoluto.
Secondo Noi, in determinate stagioni politiche e culturali, occorre adeguare il modo in cui si vota alle esigenze di breve o medio termine della collettività e alle sue istanze di partecipazione civile e politica.
Insistere con sistemi di tipo maggioritario in un momento di grave crisi sociale ed economica, di lacerazioni istituzionali e di tensioni extra-parlamentari, può essere inopportuno e rischioso.
Meglio consentire una larga rappresentazione parlamentare degli umori politici del Paese e favorire una ripresa della partecipazione dei cittadini ai singoli partiti, anche non grandi e tuttavia in grado di coinvolgere emotivamente e culturalmente tanti cittadini altrimenti disgustati dall’assenza di democrazia interna e pluralismo in seno a macro-partiti di cartapesta, grossi comitati elettorali senz’anima e senza vero radicamento popolare.
Noi di D.R.P., perciò, proponiamo come opzione principale un sistema elettorale proporzionale (con voto popolare a preferenze multiple) con una soglia minima di sbarramento al 2% di consensi su base nazionale.
Ogni partito dovrà esprimere preventivamente un’ indicazione in favore di un determinato futuro Presidente del Consiglio, necessariamente condivisa da almeno altri due partiti (per esprimere tale indicazione, non servirà né il consenso del diretto interessato, né quello degli altri due partiti che appoggiano tale candidato a Palazzo Chigi).
Una volta costituitesi le nuove Camere, i parlamentari, senza alcun vincolo assoluto rispetto ad indicazioni pre-elettorali di candidati Premier che non fossero ritenuti in grado di ottenere un consenso maggioritario, si costituiranno in coalizione di maggioranza ed eleggeranno un determinato Presidente del Consiglio, che a sua volta designerà i singoli Ministri.
Come principio di salvaguardia per la stabilità dell’esecutivo così eletto, vigerà la norma che, per poter sfiduciare un esecutivo senza dover poi sciogliere immediatamente le Camere e indire nuove elezioni, bisognerà che il nuovo esecutivo proposto ottenga almeno il 4% in più (rispetto all’esecutivo precedentemente sfiduciato) dei voti di maggioranza, ad ogni voto di formale fiducia.
In questo modo (la norma del 4% in più) ovviamente si scoraggia l’instabilità politica delle maggioranze e degli esecutivi e si consente un turn-over del Consiglio dei Ministri durante una singola legislatura solo in presenza di un rafforzamento della maggioranza che lo sostiene.
Si eviterà così uno degli aspetti negativi del sistema proporzionale della cosiddetta Prima Repubblica (eccessiva volatilità e instabilità degli esecutivi).
D’altronde, dal 1945 al 1992, il sistema proporzionale ha comunque accompagnato, pur fra alti e bassi, luci e ombre, una stagione di costante crescita del benessere italiano.
Risolto il problema instabilità con la norma del 4% in più (per nuovi esecutivi da legittimare dopo il primo votato in una legislatura) appena illustrata, si può agevolmente osservare che, nel 2011, non vige più un altro handicap del proporzionale della Prima Repubblica: per quasi mezzo secolo, il principale partito d’opposizione non era un partito social-democratico (come in altre democrazie occidentali), bensì un partito comunista fortemente legato all’Unione Sovietica.
Questo, nel clima della guerra fredda e secondo la logica di Yalta, non consentiva (senza creare il timore di una dittatura comunista e/o di una guerra civile e di una conseguente balcanizzazione dell’Italia) una benefica alternanza di maggioranze di centro-destra e centro-sinistra.
Ora, questi problemi non ci sono più.
Perciò, anche nel caso di un ritorno al proporzionale, vi sarebbe, di legislatura in legislatura, una potenziale (e salutare) alternanza fra coalizioni di centro-destra e centro-sinistra.

Naturalmente, questa suggestione relativa ad una Riforma Elettorale da realizzarsi nei prossimi mesi è una soluzione contingente e non rappresenta la complessiva PROPOSTA di RIFORMA della GOVERNANCE ISTITUZIONALE che Democrazia Radical Popolare intende supportare in futuro, quando vi saranno nuove maggioranze parlamentari, e che verrà illustrata quanto prima all’interno delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio)

Per concludere con un lazzo in rime baciate:

A Pontida, una sola grida:
Bossi e Berlusconi
Fora dai Maroni!

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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