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PierGiorgio Gawronski intorno a BCE e crisi democratica italiana

 

 

 

 

Presentiamo alla lettura

“Bce, un’altra prova di inadeguatezza”, articolo del 4 aprile 2014 by PierGiorgio Gawronski per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere)

“Crisi economica, crisi democratica, e il ‘giogo’ sugl’italiani”, articolo del 10 aprile 2014 by PierGiorgio Gawronski per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere).

E mentre condividiamo parola per parola i contenuti del secondo pezzo presentato (quello del 10 aprile), ci permettiamo di fare una piccola chiosa a proposito del primo, quello concernente la BCE.
Anche qui, quasi tutto condivisibile nell’impostazione generale e per quel che concerne molte osservazioni particolari.
Tuttavia, ribadiamo ancora una volta che c’è del metodo nella apparente follia e incoerenza della BCE di Mario Draghi.
Non che Gawronski non prenda in considerazione questa chiave di lettura, ma tende a sottolinearla poco, così ci sembra utile intervenire al riguardo…
Ogni fase del suo operato dal 2011 ad oggi finisce con il confluire proprio nella costruzione di quel “giogo anti-democratico” di cui giustamente Gawronski lamenta la sussistenza nell’articolo del 10 aprile.
Prima occorreva imporre governi tecnocratici o politicamente cortigiani rispetto alla famigerata TROIKA (UE, BCE, FMI) a mezza Europa, per raffreddare lo spread e placare i mercati (dall’autunno 2011 in poi: ma perché Draghi, se era in buona fede, non intervenne subito con il Quantitative easing? ); quindi bisognava che tali esecutivi praticassero l’austerità espansiva; infine, sceso lo spread nel 2013 e nel 2014 (con gli stessi strumenti di semplice moral suasion verso gli speculatori che la BCE avrebbe potuto utilizzare nel 2011) e accantonato il refrain ormai impopolare dell’austerità, la si continua comunque a implementare de facto, cianciando però sulla chimera che, oltre al rigore, si aneli anche alla crescita
Ma, d’altra parte, c’è il mostro del Debito Pubblico (salito grazie alle politiche di austerità…) che grava sulle spalle dei nostri figli, come amano cianciare in coro personaggi alla Paolo Mieli, Matteo Renzi, Giorgio Napolitano…e lo stesso Mario Draghi…. E dunque, per miserabili 80 euro che ti metto in busta paga, te ne tolgo altrettanti con nuove tasse e mi appresto a dismettere beni e aziende pubbliche (anche le municipalizzate, grazie alla provvidenziale riforma del Titolo V della Costituzione), per non parlare di nuovi e recessivi tagli indiscriminati alla spesa pubblica e ai servizi relativi che non saranno più erogati, e per non menzionare quelle aziende, quei professionisti, artigiani e lavoratori che vivevano proprio grazie alla domanda pubblica di quei beni e servizi che non verranno più richiesti in quanto tagliati.
E’ così, del resto, che si diventa uomini ricchi e famosi, ingraziandosi potentati privati che mirino alla contrazione di tutto ciò che sia pubblico (welfare, ma anche la democrazia liberale tout-court) e lucrando tangenti e/o benefici (contratti di consulenza, poltrone, etc.) sulle privatizzazioni e sulle dismissioni di assets pubblici a favore di amici e amici degli amici (si tratta di affari miliardari, non di bruscolini).
Insomma, c’è assolutamente del metodo nella follia con la quale la BCE dice e si contraddice, mentre becchini della democrazia e della prosperità socio-economica peninsulare come Monti, Letta e Renzi si avvicendano nella carica di CEO liquidatori della Ditta Italia…

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 29 marzo-16 aprile 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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