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Paolo Borsellino, i PIGS e la facile Macelleria degli interessi della stragrande maggioranza degli italiani e degli europei, gli editorialisti alla Antonio Polito. Morale: quando il popolo è bue o asino, le belve feroci ne fanno scempio senza troppa fatica, che si tratti di stragi impunite o di devastazione socio-economica. Riflessione estiva a cura di Democrazia Radical Popolare

 

 

 

 

Onoriamo (con il concorso dei Fratelli Massoni di Grande Oriente Democratico) il ventesimo anniversario dell’omicidio di Paolo Borsellino (19 gennaio 1940- 19 luglio 1992).
E constatiamo che c’è un comune denominatore tra le mistificazioni di stato a proposito di chi e perché abbia ucciso il Giudice siciliano e le mistificazioni tecnocratiche e politico-mediatiche riguardanti quello che sta accadendo ai popoli europei grazie a questa crisi economica indotta, artificiosa e criminale.
Ma oltre ai mistificatori, ci sono anche i minchioni in buona fede.
Minchioni ben pagati, s’intende, e che sono tali (cioè minchioni) non perché non abbiano le eventuali risorse intellettuali per ampliare spirito critico e visione storico-economica, ma semplicemente perché è più comodo ripetere pensieri pre-confezionati e frasi fatte, orecchiate (male) da questo o da quello, piuttosto che aggiornare un cervello da troppo tempo arrugginito e indolente.
Si tratta di dandy del giornalismo, mercenari della penna, magari falliti come direttori (là dove c’è da prendersi serie responsabilità di leadership e di organizzazione editoriale di un prodotto sul libero mercato) e come politici (là dove c’è da proporre qualcosa di utile alla collettività o almeno da mostrare qualche abilità nel drenare consenso), ma evergreen come editorialisti ed opinionisti da strapazzo.
Uno di tali tipici figuri è il buon Antonio Polito, già senatore della Margherita e direttore de “Il Riformista” (che in tale veste ha almeno il merito di aver consentito a qualche suo giornalista di scrivere buoni articoli sui Massoni di Grande Oriente Democratico), la cui traiettoria ideologica è coerentemente passata dall’adesione giovanile al gruppo maoista “Unione dei comunisti italiani” al perfetto allineamento a quella teologia dogmatica neoliberista che appare simpatetica e alleata, a livello globale, con le strategie produttive (neo-schiavili) e commerciali dell’oligarchia burocratica fascio-comunista ai vertici del regime cinese. Ci riferiamo all’ oligarchia costituita dal Partito Comunista cinese, erede diretta e conclamata di quel Mao Tze-tung per il quale il giovane militante Polito provava evidentemente grande simpatia.
Tra l’altro, maoisti e neoliberisti possono rivendicare entrambi, legittimamente (in base ai propri presupposti elitari e antidemocratici), una profonda idiosincrasia per le dottrine keynesiane: cioè una profonda avversione per il socialismo liberale e per una libera economia di mercato fondata sul primato dell’industria sulla finanza (utilissima, ma che deve rimanere al servizio della produzione o almeno ad essa non ostile, né deve essere piegata a finalità eversive su scala sovra-nazionale), entrambe integrate da norme precise di giustizia sociale e redistribuzione economica, in una cornice istituzionale di stato di diritto e democrazia liberale. Ciò, non soltanto per criteri nobili di armonia ed equilibrio fra le classi e i ceti, ma anche per sostenere la prosperità complessiva del sistema capitalistico, là dove, come hanno dimostrato Keynes e un’esperienza decennale di disastri economici planetari ispirati al “Washington/Chicago Consensus”, se viene meno la capacità di consumo delle classi medie e basse, è tutta l’economia a risentirne in termini catastrofici.
Polito, dunque, da buon ex maoista divenuto neoliberista, si cimenta in articoli-spazzatura come

“Le risorse immaginarie”, articolo del 18 luglio 2012 by Antonio Polito per IL CORRIERE DELLA SERA (clicca sopra per leggere).

Una risposta garbata, ma anche molto puntuale e perentoria nel confutare gli allegri paralogismi sostenuti e le sesquipedali insipienze dimostrare da Polito nella sua patetica articolessa del 18 luglio, l’hanno fornita gli eccellenti curatori di KEYNES BLOG, Guido Iodice e Daniela Palma, in

“Il Corriere sbaglia, l’Italia non è keynesiana”, articolo del 19 luglio 2012 by Guido Iodice e Daniela Palma per KEYNES BLOG (clicca sopra per leggere),

articolo pubblicato anche su www.greenreport.it  e www.linkiesta.it .

Purtroppo, anche questa elegante e scientifica confutazione, servirà a poco.
Mentre soltanto relativamente pochi individui liberi e di buoni costumi leggeranno e sapranno apprezzare l’onestà intellettuale, il rigore esplicativo e la veridicità logica e storica del pezzo di Iodice e Palma, l’articolo di Polito andrà ad ingrossare il patrimonio immaginativo bovino, pecorone e asinino del “comune senso dell’economia italico”, quel calderone mainstream di frasi fatte, pensieri imbalsamati, pregiudizi mummificati che alimentano tuttavia il consenso passivo e rassegnato alla macelleria sociale di cui si fa interprete in Italia Mario Monti, in Spagna Mariano Rajoy, e altrove altri simili masnadieri. Il tutto sotto la supervisione attenta dei vari Draghi, Van Rompuy, Merkel, Schaeuble, etc.

Non vale forse lo stesso principio per le vicende stragiste che videro vittime Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?
Qui, il calderone mainstream ci ha raccontato per anni una verità di comodo.
Falsa, come è emerso di recente, specie con riguardo alla morte di Paolo Borsellino.
Analogamente, è falso tutto quello che raccontano i vari Polito, Scacciavillani, Ostellino, Vaciago, Alesina, Giavazzi e una pletora di pennivendoli e mezzibusti in buona e mala fede, a proposito della crisi economica italiana ed europea.
Ma, come nel caso delle morti di Borsellino e Falcone, quanto fosse falsa la narrazione del perché l’Occidente è in crisi e del come uscirne, il popolo bue ed asino lo capirà con enorme ritardo.
Intanto, molti saranno stati “divorati” dai “predatori” che confidavano appunto in questa natura bovina e asinina delle masse (e per masse o volgo, non intendiamo i ceti economicamente più disagiati o socialmente meno rilevanti, ma tutti coloro- di qualunque estrazione socio-culturale- i quali, gettando il cervello all’ammasso, si contentano di ripetere mantra capziosi e truffaldini del tipo: “ci salverà il rigore unito alla crescita”, “bisogna frenare gli sprechi e licenziare i pelandroni che lavorano nel settore statale”, “bisogna tagliare la spesa pubblica”, “a morte gli evasori”, “la colpa è del debito pubblico”, “abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi”, etc.).

Per costoro, per tutti questi buoi ed asini, l’essere divorati dalle fiere scatenate da Bruxelles, Francoforte e Berlino sarà una nemesi beffarda ma meritata.
In moltissimi, si accorgeranno che aver plaudito o passivamente accettato le ricette “lacrime e sangue” di distruzione del welfare state e di contrazione significativa degli investimenti pubblici- ricette spacciate per necessarie e/o risolutive per uscire dalla crisi- avrà effetti direttamente o indirettamente nefasti sulle proprie vite e su quelle dei propri cari, in un modo o nell’altro.
Molti saranno i fallimenti, molti i posti di lavoro persi, molte le disillusioni, sia per industriali e operai, che per commercianti  e liberi professionisti o impiegati.
Molte le vite rovinate o mai sviluppate in modo dignitoso.
Qual’era l’alternativa?
Senz’altro neo-keynesiana (gli stolti come Polito si vadano a studiare cosa significhi esattamente, invece di parlare e scrivere a vanvera).
Dopo di che, Noi di DRP abbiamo un debole per la Modern Money Theory (MMT), ma per cominciare, se la cosa vi sembrasse troppo avanguardistica, originale e risolutiva (un po’ di sado-masochismo latente impedisce generalmente a collettività ed individui di apprezzare facilmente, immediatamente e senza conflitti interiori, vie troppo dirette per ritrovare benessere e serenità costruttiva…), quantomeno si dia un po’ di ascolto a quello che da mesi affermano –inascoltati- premi nobel per l’economia come Paul Krugman e Joseph Stiglitz, keynesiani moderati.

Insomma, o gli attuali “sudditi” italiani ed europei trovano il coraggio di pensarsi come citoyens, latori di diritti inalienabili al lavoro, alla sicurezza, al benessere, alla felicità e alla sovranità e imboccano la via suggerita in

4 luglio 1776-4 luglio 2012. La drammatica assenza di una coscienza patriottica europea che, al pari di quella massonica statunitense di fine Settecento, proclami una Dichiarazione di Indipendenza dagli Avvoltoi che stanno lacerando e macellando il Vecchio Continente, fingendo di volerlo salvare (clicca sopra per leggere)

e in

14 luglio 1789: Rivoluzione Francese/ 14 luglio 2012: La Piovra Oligarchica che espande i suoi tentacoli globalizzati / 14 luglio 20XX: Rivoluzione Democratica anti-tecnocratica e anti-oligarchica (clicca sopra per leggere),

oppure nessuno si pianga più addosso e si stracci le vesti perché non è riuscito a conoscere la verità sulle stragi di Falcone e Borsellino o perché la sua vita professionale, economica e sociale va a rotoli.
Se non si è citoyen e non si sanno compilare corretti cahiers de doléances (ma invece si invocano le soluzioni suggerite da Antonio Polito o Fabio Scacciavillani o Enrico Letta o Perferdinando Casini e altri simili cortigiani dei padroni del vapore), allora è giusto che si rimanga sudditi.
Ed è altrettanto giusto che i neo-aristocratici appartenenti ad elites spirituali e finanziarie sovra-nazionali facciano scempio di voi e della vostra asinità colpevole e proterva.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 20 luglio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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