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Democrazia Radical Popolare, Grande Oriente Democratico, Paolo Barnard e "Il Più Grande Crimine". La crisi economica occidentale, europea e italiana, i Poteri sovranazionali e il Massone Deludente e Asservito Mario Monti

Sottotitolo

Cioè a proposito di diverse questioni fra loro intrecciate, tra cui un grottesco malinteso relativo alle intenzioni e alla natura umana e politica di Silvio Berlusconi, cui un confuso  Barnard rivolgeva tempo fa l’accorato e ingenuo grido: “Presidente Berlusconi, per il bene dell’Italia, NON SI DIMETTA”. E a proposito di alcune eccellenti analisi sull’economia contemporanea del suddetto Paolo Barnard, accompagnate però da insufficienti cognizioni sui poteri sovranazionali e da poco convincenti proposte risolutive per scongiurare il regresso economico dei popoli e l’involuzione oligarchica dei regimi occidentali. Occorre un’Europa dei popoli, non dei tecnocrati, governata con sistemi democratici e rappresentativi. Accanto alla mondializzazione dei capitali e delle merci, urge una Globalizzazione dei diritti (civili, politici, sindacali, lavorativi), e una governance politica del pianeta che assicuri piena occupazione, tutele, sviluppo e diritto alla felicità per tutti e per ciascuno. Viceversa, il ritorno agli Stati-Nazione (come finisce per proporre Barnard in un’ottica anti-europeista e anti-globalizzazione), è un’idea che non ha futuro. In Europa, trasformando l’EURO in moneta sovrana, costituendo gli EUROBOND e gli Stati Uniti d’Europa che ne siano garanti;  rendendo la BCE  Banca prestatrice di ultima istanza e in grado di realizzare “Spesa a Deficit Positiva” per lo sviluppo, si otterranno davvero quei risultati che Barnard anacronisticamente pensa possano in futuro garantire le singole nazioni, in uno scenario geo-politico e macro-economico che le ha invece ormai rese insufficienti alla bisogna.

 

 

 

 

Chi è Paolo Barnard?
In proposito si legga quanto racconta lui stesso di sé nella Sezione Chi è Paolo Barnard (clicca sopra per leggere) del suo sito www.paolobarnard.info (che appare e scompare dal web nel corso del tempo. Caro Barnard, lascialo in rete in modo stabile e continuativo, invece di subordinarlo ai tuoi umori un po’ melancholici).
Oppure si vada alla voce Paolo Barnard su Wikipedia, l’Enciclopedia Libera di internet.
Per quanto riguarda Noi di Democrazia Radical Popolare (www.democraziaradicalpopolare.it), l’esistenza di Barnard ci è stata segnalata direttamente dai Fratelli di Grande Oriente Democratico (www.grandeoriente-democratico.com), cui raramente sfugge la notizia o la nozione di personaggi interessanti - ancorché discutibili - e fuori dal consueto coro mediatico conformistico o inautenticamente anti-conformistico.
Per Noi, al netto del suo passato come giornalista, al presente Paolo Barnard è un Libero Pensatore, i cui pensieri non tutti condividiamo ma che, con autentico spirito volterriano, gradiremmo fossero meno censurati, rimossi o negletti dal circuito mediatico italiota più ufficiale.
Sul web, tuttavia, e persino tra la gente comune, Barnard gode da tempo di una grande popolarità. E gli stessi giornalisti e burocrati dell’informazione che ne censurano il contributo culturale, sociologico e politologico sui propri santuari informativi dell’etere o della carta stampata, ben conoscono la portata rilevante e suggestiva delle sue analisi sulla natura del potere contemporaneo, con particolare riguardo alla crisi economica in corso in Occidente a partire dal biennio 2007-2008.
Per quanto ci riguarda, certamente non condividiamo l’impostazione unilateralmente filo-palestinese e ferocemente anti-israeliana di questo “Chomsky all’italiana”. Barnard, con troppa superficialità e approssimazione, crede di poter spiegare il conflitto israeliano-palestinese prescindendo dalle più riposte e complesse ragioni internazionali che hanno prima inventato il mito di una nazione palestinese mai esistita e poi, forti di questa costruzione ideologica e strumentale, ne hanno fatto fin dall’inizio il grimaldello per ricacciare in mare tutti gli “sporchi ebrei” venuti ad insozzare e contaminare la sacertà di codesto presunto anelito all’indipendenza nazionale (pensata,concepita e presentata retoricamente all’occidentale, ma in realtà straripante di contenuti anti-occidentali e jihadisti. Occorre rammentare che, prima della costituzione di uno stato moderno democratico-parlamentare come Israele, le popolazioni arabo-palestinesi vivevano come frammentarie comunità tribali e religiose prive di qualsiasi coscienza statuale e nazionale)
La Palestina, prima di essere protettorato inglese, era territorio dell’Impero ottomano mal governato, mal amministrato e mal coltivato da sparute popolazioni musulmane conviventi con nuclei ebrei e cristiani ivi dimoranti da secoli.
Il territorio di Israele che, dopo circa due millenni di persecuzioni e vessazioni  [di cui specie nella fase acuta del nazi-fascismo furono complici notabilati e popolazioni arabe, anche palestinesi, tra cui il Gran Mufti di Gerusalemme Muhammad Amīn al-Husaynī (1895-1974), zio di Yasser Arafat (1929-2004) ] fu dato agli ebrei anche come parziale risarcimento degli orrori subiti nel corso di venti secoli da parte di stati e autorità cristiane e musulmane (variati nel corso del tempo, ma sempre tremendi e reiterati: nei secoli cosiddetti medioevali, i rapporti tra giudei e musulmani erano tuttavia molto migliori di quanto non sarebbero stati in età moderna), ha più o meno l’estensione di una regione italiana come il Lazio.
Tutt’intorno, si trovano sconfinati territori a sovranità arabo-musulmana.
Davvero non sarebbe stato possibile ritagliare un piccolo spazio territoriale per questa presunta nazione palestinese a partire da qualche dotazione di stati arabi confinanti nella stessa area regionale, lasciando in pace gli ebrei a godersi un loro minuscolo stato, che sono stati persino in grado di rendere fertile e prospero là dove prima l’’incuria e la cattiva amministrazione arabo-ottomana-inglese non aveva prodotto altro che miserabile pesca, pastorizia e aree desertiche scarsamente popolate?
La verità è che, sin dal suo apparire (e persino prima, a partire dalla propaganda sionista volta a reagire a due millenni di persecuzione, tra fine XIX° e inizi XX°secolo) Israele venne percepito come una pericolosa metastasi laica, occidentale, moderna, secolare, democratica e liberale da parte di quelle elites finanziarie, religiose e politiche arabe che gestivano allora e gestiscono tuttora i propri popoli come masse di sudditi appecoronati e privi di veri diritti civili e politici; elites arabe che impongono la shari’a come fondamento confessionale degli pseudo-stati familistico-dinastici da esse mal-governati, che propongono formalmente modelli culturali e spirituali anti-occidentali nel momento stesso in cui fanno lauti affari con le elites plutocratiche occidentali più reazionarie e oligarchiche.
Noi di DRP, come i Fratelli di GOD e come ben espresse il nostro leader Gioele Magaldi nella celeberrima Lettera Aperta n.1 al Fratello Silvio Berlusconi del 26 luglio 2010  (clicca sopra per leggere o vai a Lettera Aperta n.1 al Fratello Silvio Berlusconi del 26 luglio 2010, VIDEO su CURRENT TV e ripresa da YOUTUBE, Parte I, Parte II, Parte III, Parte IV), pur consapevoli del carattere pretestuoso e strumentale dell’antisionismo internazionale (un tempo ampiamente sostenuto dai regimi comunisti più feroci e dispotici e da certe correnti gauchiste d’accatto in voga in Occidente, tutti nemici del capitalista e filo-americano stato israeliano e amici speciali di dittatori arabi, sceicchi d’assalto, imam e ayatollah vari, monarchi retrogradi e cacicchi palestinesi alla Arafat, ciascuno capace di rubare montagne di quattrini al suo stesso popolo, sfruttato e manipolato con la retorica integralista, terzomondista o rivoluzionaria), ad oggi siamo favorevoli alla creazione di uno stato nazionale palestinese (purché in termini accettabili per la sicurezza e per la conservazione dello stato israeliano).
E siamo persino disposti ad ammettere che, dopo decenni di attentati alla sicurezza della sua popolazione e del suo diritto a diventare nazione e preservarsi come tale, Israele – almeno nelle sue componenti più tradizionaliste, conservatrici, aggressive e reazionarie- abbia commesso diversi tragici errori diplomatici, bellici e gestionali in ordine alla crisi israeliano-palestinese.
Eppure, facciamo presente a Barnard, così come a tutti coloro che ne condividano l’impostazione demonizzatrice di Israele, che non deve essere affatto facile convivere quotidianamente con minacce terroristiche efferate e rapportarsi con un’autorità nazionale palestinese (attualmente) guidata da un Movimento terroristico, “Hamas”, che tra le altre cose mantiene nel suo statuto il principio della necessaria distruzione di qualsivoglia insediamento israeliano in Palestina.
O peggio ancora, non crediamo sia affatto facile convivere nella stessa regione medio-orientale con uno stato teocratico islamico, l’Iran, il cui irresponsabile leader Ahmadinejād è un negazionista dell’Olocausto, auspica la distruzione di Israele e, a quanto pare, si sta dotando di testate nucleari.
Come che sia, lasciando Barnard alle sue (ingenue e unilaterali) convinzioni filo-palestinesi e anti-israeliane, va dato atto all’ex giornalista bolognese di non essere mai stato, per parte sua, un negazionista o un antisemita e anzi di aver duramente attaccato queste categorie (infami) di persone.
Semmai, se ce sarà l’occasione, si potrà organizzare un pubblico dibattito (con Barnard o con chicchessia) in cui discutere questi scottanti temi medio-orientali per una buona volta con piena padronanza sociologica, documentaria e storico-critica, senza semplificazioni raffazzonate, impressionistiche e faziose.

Di Barnard, piuttosto, abbiamo apprezzato alcune analisi già contenute nella prima versione (2010) del suo saggio “Il Più Grande Crimine”, a partire da ottobre 2011 interamente aggiornato: per leggere quest’ultima versione ampliata e revisionata, clicca su “Il Più Grande Crimine” versione di ottobre 2011

Sia nel saggio appena citato che in altri scritti consultabili sul sito “ballerino” (va e viene on-line) www.paolobarnard.info, incentrati sulla natura specifica del potere in età post-moderna e sulla crisi economico-finanziaria in corso, Barnard mette a fuoco alcuni problemi reali con effettivo acume.
Descrive la portata effettiva (pressoché trascurabile) del cosiddetto “signoraggio bancario” e demistifica tutta la mitologia cospirazionista ad esso collegata, ma nel contempo spiega dal di dentro (con il conforto di taluni autorevoli analisti economici di prestigio internazionale) alcuni presupposti inquietanti della svolta neoliberista del capitalismo globalizzato, a partire dai suoi prodromi ideologici novecenteschi e dalle accelerazioni dell’ultimo quarantennio.
Soprattutto, individua nella costruzione dell’attuale aborto di Unione Europea un esperimento tecnocratico finalizzato ad imporre in tutto il globo terracqueo una rivincita del potere oligarchico contro qualunque principio di democrazia reale, cioè contro il parto più caratteristico dell’età moderna e contemporanea, quello che secondo lui può essere definito “Il Tridente che aveva cambiato la Storia”: stato, leggi e popolo coordinati fra loro all’ombra di istituzioni democratiche e dei principi di giustizia sociale e redistribuzione economica.
Più sotto, citiamo direttamente alcuni fondamentali passaggi del libro di Barnard, Il Più Grande Crimine, in cui tale efficace concettualizzazione del “Tridente democratico”viene messa a fuoco. Il Più Grande Crimine di Paolo Barnard, per ora, è un’opera consultabile solo sul web in versione pdf, anche se sarebbe utile favorirne una pubblicazione in versione cartacea (peraltro, in veste stampata questo saggio ha già da tempo goduto di una formidabile diffusione più o meno “clandestina”). Infatti, sebbene si tratti di un lavoro che inclina spesso alle semplificazioni e alle approssimazioni tipiche del pamphlet fazioso e militante, costituisce senza dubbio una lettura interessante e ricca di stimoli, specie per chi non abbia mai avuto modo di considerare gli sviluppi economico-politici della contemporaneità sotto un profilo così peculiare, coraggioso e “sfrontato” come quello offerto dal giornalista bolognese. Semmai, occorre osservare che, per una corretta valutazione di eventi, sigle, situazioni e personaggi di cui con tutta evidenza Barnard offre informazioni superficiali e incomplete (in quanto ricostruite dall’esterno, con fonti non dirette e primarie) bisognerà attendere la pubblicazione del libro di cui è co-autore Gioele Magaldi, MASSONI.Società a responsabilità illimitata, Chiarelettere Editore, prevista ormai per marzo 2010, il cui sottotitolo allude chiarissimamente ad una narrazione senza veli di circostanze e situazioni finora mai portate efficacemente e con indiscutibili fondamenti testimoniali e documentari all’attenzione dell’opinione pubblica italiana e internazionale:  “Il Back-Office del Potere come non è mai stato raccontato. Le radici profonde e le ragioni inconfessabili della crisi economica e politica occidentale del XXI secolo”.
Ma leggiamo Barnard a proposito del “Tridente” e dei suoi nemici, nel frattempo:

“…veniamo al motivo per cui il Vero Potere oggi si nasconde. Si parlava dei potentati assolutistici dell’era antica. Sappiamo tutti che a un certo punto della Storia le idee di un nugolo di uomini ‘illuminati’ scalfirono quello stato di fatto millenario, lentamente, ma accadde. Non tante idee, solo tre fondamentali: vi sarebbe dovuto essere uno Stato, un popolo che lo legittimava con libera scelta, e delle leggi che esso promulgava nel nome del medesimo popolo. Tutto qui. Tre idee. Stato, leggi e popolo coordinati. Un Tridente, proprio un’arma con cui ricacciare nel dimenticatoio della Storia migliaia di anni di dominio assoluto di poche elites su popoli marginalizzati senza speranza. E quell’arma era potentissima, la più potente arma mai ideata dell’essere umano, perché si badi bene che non v’è nulla al mondo che uno Stato con le sue regole non possa cambiare, distruggere, fermare, contenere. Nulla in assoluto. Sto parlando della nascita delle democrazie partecipative, quelle in cui i cittadini partecipavano in numeri variabili, ma talvolta consistenti, alla vita pubblica. E accadde così che per almeno duecento cinquant’anni il Vero Potere arretrò di fronte a quelle idee, lento ma inesorabilmente, con pause anche devastanti come le grandi guerre, ma furono solo pause. Si arrivò in tal modo all’alba del XX secolo, il centennio che vedrà il potere del Tridente arrivare al suo culmine intorno agli anni ’70. A quel punto il trionfo di Stati, leggi e popoli partecipativi aveva ormai costretto il Vero Potere a nascondersi del tutto. Non era infatti immaginabile che nella modernità una voce oligarchica con fini di distruzione del bene comune e della cittadinanza potesse ancora solcare la vita pubblica e reclamare arrogante ricchezza e privilegi. Ma già all’inizio di quel secolo, qualcuno aveva iniziato a tramare un cambiamento di proporzioni epocali: niente meno che la rivincita delle elites di potere per ricacciare a loro volta Stati, leggi e popoli nel dimenticatoio della Storia. Cioè distruggere La Gallina dalle Uova D’Oro che eravamo sul punto di possedere al culmine di 250 anni di lotte sociali che trovarono il loro apice negli anni ’70. […] C’è qualcosa al mondo che può opporsi alle leggi degli Stati Sovrani democraticamente legittimati dai loro cittadini? No, nulla può, neppure la più potente elite privata. E cosa sarebbe accaduto se questi Stati avessero acquisito i mezzi economici per arricchire la maggioranza dei propri cittadini con, di nuovo, pochissime limitazioni di spesa? Semplice: la fetta maggiore della ricchezza di quegli Stati sarebbe caduta nelle mani dei loro elettori, e non sarebbe mai più stata posseduta invece dalle elite private di quelle nazioni. In altre parole, le elite avrebbero perduto il controllo di una colossale ricchezza per sempre. Chiediamoci: c’è mai stata un’epoca in cui gli Stati e i popoli possedettero mezzi economici così straordinari? Si, ci fu. Formalmente tale epoca iniziò nel 1971, quando una decisione unilaterale del presidente americano Nixon mutò radicalmente il sistema monetario internazionale introducendo la Moneta Moderna nelle nazioni occidentali. La Moneta Moderna si chiama FIAT (dal latino), ed è definita come moneta sovrana*, floating e non convertibile che lo Stato semplicemente emette dal nulla. Come ci viene spiegato dalla scuola di economia della Modern Money Theory (MMT) guidata dal Prof. L. Randall Wray (2), queste monete davano allo Stato un potere senza precedenti di iniettare ricchezza finanziaria al netto nel settore non governativo (cittadini + aziende) quasi senza limiti. In altre parole: il governo poteva spendere a Deficit inventandosi il denaro, e nel fare ciò avrebbe reso più ricco chi lo riceveva (accreditando i conti correnti dei cittadini e delle imprese che gli vendevano beni e servizi). Ma veramente più ricchi, cioè più ricchi al netto. Infatti si trattava di denaro nuovo che veniva creato dal governo e guadagnato dai sopraccitati. Perché si deve capire che il denaro che circola nel settore non governativo (cittadini e aziende) non è mai denaro nuovo, ma solo denaro che qualcuno spende e che altri guadagnano; denaro che cambia di mano, basta. Oppure è denaro creato dalle banche ma che ha sempre un corrispettivo debito di qualcuno che ne annulla il valore (la banca crea 10 e me li presta, ma io sono in debito di 10, per cui al netto nella società non c’è nulla). Dunque i governi che usavano la Moneta Moderna potevano spendere a Deficit in questo modo virtuoso, che appunto aggiunge denaro nuovo al netto nella società. Questa spesa di chiama Spesa a Deficit Positiva (leggere assolutamente la nota** sotto). Essa poteva finanziare la piena occupazione, il pieno Stato sociale, la piena istruzione, migliori infrastrutture, la crescita produttiva. Il tutto a favore dei cittadini e senza pericolo di inflazione, per via dell’aumento parallelo di beni prodotti a causa di quei finanziamenti, né pericolo di eccessivo indebitamento dello Stato (la spiegazione di scienza economica a sostegno di queste affermazioni è nella Parte Tecnica).  Di nuovo: ciò avrebbe creato strutture sociali dove lo Stato attribuiva grandi quantità di ricchezza finanziaria alla maggioranza ( a scapito delle elite) e dove i lavoratori e i cittadini sarebbero divenuti entità forti con poteri contrattuali elevati, poiché, come ha scritto l’economista libanese Joseph Halevi ‘la vera piena occupazione dà potere; la deflazione, la disoccupazione e i lavoretti precari rendono impotenti’ (3). Tutto ciò sarebbe stato la Gallina dalle Uova d’Oro per noi gente comune, perché, ripetiamolo, nulla può fermare le regole fatte da uno Stato sovrano legittimato dai suoi elettori. Le elite non potevano permettere che ciò accadesse, ed agirono di conseguenza. Come si diceva, agli inizi degli anni ’70 le immense potenzialità sociali della Spesa a Deficit Positiva fecero capolino in alcuni Paesi avanzati, causando il panico nelle elite del potere finanziario e grande industriale. Era questo il periodo in cui le idee partorite dagli Illuministi e sviluppate molto oltre sembravano dover raggiungere il pieno successo, sostenute da un consenso popolare in continua crescita. Alle elite apparve chiaro che gli Stati democratici si stavano rapidamente avvicinando al momento in cui avrebbero potuto veramente controllare la maggior parte della ricchezza mondiale (in realtà, e come vedremo, questa consapevolezza già preoccupava le elite negli anni ’30). Un simile sviluppo era per loro inaccettabile, e per questo motivo i “Globocrati” decisero di agire. Il loro piano si articolò in quattro direzioni: 1) Il potere di spesa sovrana degli Stati doveva essere distrutto, assieme alla loro facoltà di usare tale potere per fini sociali e per dar forza alla cittadinanza. Paola d’ordine: distruggere la Spesa a Deficit Positiva 2) Anche la sovranità legislativa degli Stati doveva essere limitata per evitare che essi cementassero in leggi inattaccabili la Spesa a Deficit Positiva per il beneficio dei cittadini 3) Gli stessi cittadini dovevano essere messi da parte, resi apatici ed incapaci di opporsi al potere, e ancor meno di capire le potenzialità sociali della Spesa a Deficit Positiva dei loro Stati Sovrani. 4) In ultimo, dalle ceneri di intere nazioni disabilitate dal successo del loro piano, le elite avrebbero ricavato non solo il controllo della fetta maggiore della ricchezza mondiale, ma anche super profitto in finanza ed export. In altre parole: la nostra Gallina dalle Uova d’Oro doveva essere del tutto distrutta. E lo fecero” […] Sono le idee che permettono l’ottenimento del potere, in questo caso la sua riconquista. Le elite si armarono dunque di una serie di idee sofisticate. Forse non vi sarà chiaro da subito, ma i concetti che seguono stanno alla radice di ogni singolo male sociale ed economico che ci affligge da almeno quarant’anni. Le più rilevanti fra queste idee furono: IL DENARO NON DOVREBBE FIGURARE COME STRUMENTO CENTRALE PER IL FUNZIONAMENTO DELLE ECONOMIE. Presero in prestito questo dogma dal lavoro degli economisti Neoclassici, quelli che sostenevano che il Mercato avrebbe sempre fornito l’equilibrio perfetto di domanda e offerta di beni, e che avrebbe perciò sempre stabilito il prezzo giusto per ogni cosa. Il denaro non figurava nel loro modello. Ma notate che anche qualcos’altro non figura in questo modello: lo Stato e il suo potere di gestire una politica monetaria. Non per nulla. Era il sogno delle elite: lo Stato tolto di mezzo e il loro Mercato come governo supremo di tutta la vita economica. Spinsero questa idea al punto da creare uno stereotipo che definì gli Stati, o più precisamente i governi, come qualcosa di ingombrante piantato nel mezzo di una macchina perfettamente funzionante che avrebbe beneficato tutti: il Mercato. E’ da ciò che l’attuale mantra di ridurre le dimensioni dei governi prese origine, per essere poi raccolto da altri lungo la via. Gli accademici che prestarono queste idee alle elite furono Dennis H. Robertson, Gerard Debreu, Kenneth Arrow, Frank Hahn e i pensatori politici Neoliberisti in generale. Un’altra idea che le elite adottarono con vigore fu che I RISPARMI DEVONO SEMPRE VENIRE PRIMA DEGLI INVESTIMENTI E MAI VICEVERSA. Il padre di questa regola fu l’economista inglese David Ricardo (1772-1823). Tradotta in pensiero moderno, essa fornì il (presupposto) razionale per l’attacco delle elite contro la spesa dello Stato per il beneficio dei cittadini. Infatti esse argomentarono che IL BILANCIO DEGLI STATI E’ PROPRIO COME QUELLO DELLE FAMIGLIE E, COME FANNO LE FAMIGLIE SAGGE, ANCHE GLI STATI DEVONO GUADAGNARE DI PIU’ DI QUELLO CHE SPENDONO. DOVRANNO SEMPRE PRIMA GUADAGNARE (RISPARMIARE) E SOLO DOPO SPENDERE (INVESTIRE). Questo semplice teorema è dotato di una straordinaria efficacia perché è logico e ha convinto tutti, dal pubblico ai politici. Peccato che fosse tutto sbagliato, specialmente da un punto di vista contabile: una famiglia deve risparmiare più di quanto spende semplicemente perché non può creare il proprio denaro; lo deve guadagnare o prendere in prestito, e dunque sarà meglio che la famiglia metta da parte un gruzzolo prima di spendere e che non si indebiti troppo. Ma uno Stato a moneta sovrana non ha nessuno di questi problemi, esso crea il proprio denaro dal nulla e in realtà deve spendere più di quanto incassi tassando se vuole arricchire i cittadini e le aziende, come già spiegato prima. Eppure nonostante questa verità contabile, il mito che “lo Stato è come una famiglia” si sparse come un virus. Ecco come nacque il mantra di dover sempre pareggiare i bilanci, di mai spendere a deficit, di tagliare la spesa dello Stato. Ecco come è nata l’odierna isteria da Deficit, e naturalmente tutto ciò ha giocato a favore delle elite poiché paralizzò intellettualmente i governi e gli impedì di spendere a deficit tanto quanto necessario per arricchire e tutelare il pubblico. E se a questi paradigmi aggiungiamo l’odierna falsificazione su cosa siano le tasse, le cose peggiorano ulteriormente. Infatti, in coppia con l’inganno de “Lo Stato deve spendere come fa una famiglia” giunse l’altra menzogna secondo cui le tasse sono denaro che lo stato raccoglie dai cittadini per poterlo poi spendere (sanità, scuola, pensioni…). Questo, con moneta sovrana, è falso. Le ragioni sono complesse e le abbiamo viste nella Parte Tecnica, ma vi basti sapere che un governo con moneta sovrana crea il denaro apponendo firme a pezzi di carta (banconote/titoli di Stato) oppure a trasferimenti di denaro elettronico. Può mai esaurire le proprie firme? Ha per caso bisogno di tassare la gente per riprendersi indietro quelle firme che può creare a piacimento? Ovviamente no. Deve solo stare attento a non emettere troppo denaro perché potrebbe causare inflazione, ma di certo non ha bisogno di venire a prenderselo bussando alla nostra porta (le tasse). Ma attenzione, perché una cosa le tasse fanno di sicuro: esse fanno calare i conti correnti dei cittadini. E ora mettiamo insieme le due mistificazioni di cui sopra, cioè “Lo Stato deve guadagnare più di quanto spenda” (dunque deve tassare i nostri conti correnti più di quanto li accrediti) e “le tasse sono denaro che lo Stato raccoglie dai cittadini per poter poi spendere” (e di nuovo deve pescare dai nostri conti correnti)…Non ci vuole un genio per capire che questa è la strada più breve per impoverire milioni di contribuenti/cittadini/aziende, e la strada certa per strangolare la Spesa a Deficit Positiva che si basa proprio sullo Stato che spenda di più di quanto ci tassi. Peccato che ciò abbia piagato le vite di milioni di persone comuni e di lavoratori, di piccole e medie aziende, aggredendone i diritti sociali e la sopravvivenza economica, che dipendevano proprio dalla Spesa a Deficit Positiva per essere tutelati. Infatti questa ideologia che ha reso peccato mortale qualsiasi spesa a deficit per lo Stato sociale e per la piena occupazione è lo strumento fondamentale del piano delle elite di cui tratta questo saggio. La deflazione dei diritti e degli stipendi di chi lavora, la dilagante disoccupazione e sottoccupazione che abbiamo oggi sotto gli occhi, sono il risultato di questa serie di principi. I maggiori predicatori moderni di “Lo Stato deve spendere come fa una famiglia” e della Isteria da Deficit sono stati gli economisti Robert Lucas, Tom Sargent, Neil Wallace (scuola New Classical), Jude Wanniski, George Gilder (Supply Siders), Greg Mankiw (New Keynesian conservatore), Carmen Reinhart and Kenneth Rogoff, ma naturalmente vi hanno aderito quasi tutti gli economisti e i politici.
Di seguito venne un’altra idea fondamentale: L’INFLAZIONE, CHE E’ L’INCUBO DI TUTTE LE ECONOMIE, PUO’ ESSERE LIMITATA CONTROLLANDO L’EMISSIONE DI DENARO ED EVITANDO LA PIENA OCCUPAZIONE. Il primo concetto può apparire in teoria come plausibile, il secondo un po’ meno. Tuttavia Milton Friedman, assieme alla sua nota Scuola di economia di Chicago e ai colleghi Carl Brunner e Alan Greenspan, diffuse queste idee con, di nuovo, un fine preciso: impedire ai governi di usare liberamente la loro emissione di denaro sovrano per una Spesa a Deficit Positiva che creasse la piena occupazione. Questi economisti ignorarono, convenientemente, i benefici comprovati dei deficit positivi e della piena occupazione e il fatto che anche in loro presenza si può controllare l’inflazione in diversi modi (5). Perciò ottennero che i lavoratori non fossero mai posti in una condizione di forte potere contrattuale con una occupazione piena, stabile e con buoni salari. Di conseguenza, e poiché uno dei target da colpire nella riscossa delle elite erano proprio i lavoratori moderni e i loro diritti avanzati, dovettero ripescare dal passato un altro dogma economico sacro: ABBASSANDO GLI STIPENDI SI OTTIENE LA PIENA OCCUPAZIONE. Questa è una delle teorie economiche più devastanti che le elite riuscirono a imporre ai vari livelli di governo in tutto il mondo. Fu proposta in origine dall’economista A. Cecil Pigou nei primi anni del novecento, ma fu poi ripresa in era moderna da altri suoi colleghi come Gerard Debeu, Kenneth Arrow, Frank Hahn della scuola Neoclassica, e poi dalla scuola Austriaca di Ludwig Von Mises e Friedrich Hayek, dai New Keynesians come Greg Mankiw, e dagli strateghi Neoliberisti, fra cui gli italiani Alesina, Stagnaro, Mingardi, Savona e altri. Tutti costoro argomentarono che un’azienda assumerà più facilmente i lavoratori se potrà abbassare il costo dei salari. Ma ciò ignora di proposito uno dei più noti paradigmi economici, che dimostra che se si abbassano i salari si abbasserà anche il livello dei consumi degli stipendiati e questo ridurrà le vendite delle aziende con il crollo dei loro profitti, che di conseguenza causerà licenziamenti e cassa integrazione. Cioè l’esatto opposto di ciò che questi economisti prevedevano che sarebbe accaduto. Ma allora, erano così stupidi da non capirlo? Ovvio che no. Non dimentichiamoci che le elite di cui parliamo in questo saggio appartengono soprattutto al settore mega-industriale e ai giganti finanziari internazionali. A costoro importa nulla del destino delle piccole e medie aziende, e al contrario sono ben felici di pescare in una massa enorme di disoccupati e sottoccupati alla disperazione e dunque pronti ad accettare qualsiasi stipendio pur di lavorare. Questi sfortunati formano una nuova “armata di riserva dei disoccupati” (Marx) che permette alle elite di produrre a costi stracciati anche qui nelle nazioni ricche e quindi di poter competere sui mercati dell’export internazionale. E’ proprio questo l’elemento Neomercantile del piano, è questo che si intende per Neomercantilismo. Infine, e ci si arriva facilmente, è chiaro che il dogma di abbassare gli stipendi costituisce di nuovo un altro impedimento per i governi che avrebbero voluto applicare la Spesa a Deficit Positiva per ottenere la piena occupazione e stabilire in tal modo standard più alti per i salari minimi. Come già accennato, uno dei target più complessi che le elite dovevano colpire e controllare era il potere legislativo degli Stati sovrani (quelli occidentali, poiché il pieno controllo del Terzo Mondo non era un problema). In ciò le differenze fra USA ed Europa erano cruciali. Gli Stati Uniti presentavano un singolo governo con un’autorità economica centrale, mentre la UE era un conglomerato di genti e culture diverse, e di governi spesso assai litigiosi fra di loro. Cioè assai più complesso da controllare e sfruttare. Il processo di colonizzazione dell’America attraverso le idee sopraccitate poteva avvenire (ed avvenne) per mezzo di uno sforzo lobbistico e finanziario coordinato su larga scala. Un identico tentativo fu ritenuto troppo complicato e dispendioso se applicato all’Europa. Per cui questa è l’idea con cui agirono: CI SARA’ UN’EUROPA UNITA GOVERNATA DA FUNZIONARI NON ELETTI E CONTROLLATI DA UNA RETE DI LOBBY FINANZIARIE E INDUSTRIALI. QUESTI FUNZIONARI NON ELETTI EMETTERANNO LEGGI CON POTERE SOVRANAZIONALE IN MODO DA SOTTRARRE IL POTERE REALE AI PARLAMENTI NAZIONALI. QUESTA NUOVA EUROPA SARA’ DOTATA DI UNA UNIONE MONETARIA TOTALMENTE FUORI DAL CONTROLLO DEI GOVERNI SOVRANI E PRIVA DI UN’AUTORITA’ ECONOMICA CENTRALE. Questa truffa fu ‘venduta’ agli elettori europei come un passo verso un futuro economico più brillante e un’Europa più civile. Nella UE la creazione dei trattati di Maastricht e di Lisbona- ratificati in legge nazionale da tutti gli Stati- ne ha di fatto abolito la sovranità legislativa. L’Europa vive oggi l’assurdo paradosso di avere una Commissione Europea potentissima che governa tutti con le sue direttive sovranazionali ma che nessun europeo elegge; e un parlamento europeo che è invece eletto dai cittadini ma che non può proporre le leggi (sic). I parlamenti nazionali sono di fatto evirati poiché i Trattati stabiliscono specificamente la supremazia delle leggi UE sia sulle leggi nazionali che sulle Costituzioni (6). Un’analisi di quei Trattati dimostra senza dubbio che l’intero edificio fu creato per il beneficio delle elite finanziarie e grandi industriali, senza alcun capitolo sociale o sistema di ridistribuzione della ricchezza. La sovranità monetaria è distrutta dai Trattati, in accordo con le intenzioni originarie delle elite di impedire agli Stati di operare la Spesa a Deficit Positiva a favore dei cittadini. Nella UE ciò è stato ottenuto con l’introduzione dell’Euro, che è una moneta non sovrana emessa da 17 banche centrali e che deve essere presa in prestito da tutti i 17 governi dell’Eurozona. In prestito da chi? Dai mercati di capitali privati che direttamente acquisiscono l’Euro alla sua emissione. Ciò limita le prerogative economiche degli Stati quasi totalmente, con le conseguenze catastrofiche che oggi stiamo subendo (maggiori dettagli nel saggio). E’ qui che i potentissimi tecnocrati del Vecchio Continente giocarono un ruolo fondamentale nel tutelare gli interessi delle elite. I più noti fra loro sono stati: i francesi Jean Monnet, Robert Schuman, Francois Perroux, Jacques Attali, Jacques Delors, Francois Mitterand, Valery Giscard D’Estaing, Jean Claude Trichet; gli italiani Giuliano Amato, Romano Prodi, Mario Draghi, Carlo A. Ciampi, Carlo Scognamiglio, Mario Monti, Tommaso Padoa-Schioppa, Marco Buti; in Germania Helmut Schmidt, Otmar Issing, Theo Weigel, Helmut Kohl; l’olandese Wim Duisenberg e in Lussemburgo Jean Juncker. In conclusione possiamo vedere chiaramente che c’è un singolo elemento comune a tutte queste idee e dogmi economici: limitare le politiche economiche degli Stati al fine di impedirgli di operare la Spesa a Deficit Positiva a favore del settore non governativo dei lavoratori, delle piccole e medie imprese e dei cittadini in generale. In altre parole; uccidere la Gallina dalle Uova d’Oro che l’intera società civile avrebbe potuto possedere.” (Paolo Barnard, Il Più Grande Crimine, pp. 31-38)

Concludiamo le citazioni da questo libro di Barnard con il seguente passaggio molto puntuale e opportunamente chiarificatore, dedicato ai concetti di moneta sovrana, Spesa a Deficit Positivo e Spesa a Deficit Negativa:

“Ricordo ai lettori una distinzione cruciale. Quando in questo saggio troverete la definizione ‘moneta sovrana’ sappiate che mi riferisco a qualsiasi moneta moderna che a) è di proprietà dello Stato che la emette, quindi è SOVRANA. b) Stato e Banche non promettono più di convertirla in oro o altri beni concreti su richiesta del cittadino (ma rimane cambiabile in altre valute per andare in ferie ad es.), quindi è NON CONVERTIBILE. C) le autorità non promettono più di cambiarla a un tasso fisso con altre monete forti (ad es. 1 pesos argentino era cambiato fisso con 1 dollaro USA), quindi è FLOATING. Riassumendo, la moneta moderna (FIAT) di cui si parla DEVE essere sovrana, non convertibile e floating, se no NON può essere usata per gli scopi di arricchimento pubblici sopra descritti. Il dollaro è moneta sovrana, così la sterlina, così lo yen giapponese e altre. Tutta Europa, fino al gennaio 2002, ancora possedeva monete sovrane (marco, franco, lira, ecc.), che sono poi scomparse con l’avvento (sciagurato) dell’Euro, che non è di proprietà di nessuno Stato. Questo fatto ha cambiato in modo radicale tutte le regole classiche della funzione monetaria ed economica nell’Europa dei 17 Paesi aderenti alla moneta unica. Al punto che purtroppo lungo tutta questa trattazione dovremo sempre pensare con due menti, una che considera gli Stati con moneta sovrana, e una che considera quelli dell’euro. Capirete meglio dopo. Prima di continuare, è inoltre essenziale che sia compresa la differenza fra Spesa a Deficit Positiva e Spesa a Deficit Negativa. Infatti, ciò che le elite di cui trattiamo hanno attaccato è la Spesa a Deficit Positiva, proprio perché essa arricchisce la gente comune e le piccole/medie aziende. Quando si parla di Spesa a Deficit Negativa, beh, il loro atteggiamento è a dir poco ipocrita, come capirete fra un attimo. Ma ora chiariamo la differenza fra i due tipi di deficit. La teoria economica MMT definisce come deficit positivo la spesa dello Stato che mira a creare piena occupazione, pieno Stato Sociale, piena istruzione, buone infrastrutture e aumento di produttività. Tutto questo causa un circolo virtuoso di spesa che non solo arricchirà il settore non governativo (la gente + le aziende), ma che finisce per ripagarsi da solo. Certo, perché causerebbe una diminuzione della spesa per i costosissimi ammortizzatori sociali, per i danni della disoccupazione e sottoccupazione nel tessuto sociale (alcolismo, criminalità…), e per il salvataggio di banche al collasso e molto altro; tutto ciò appunto andrebbe a ridurre il deficit dello Stato. Ma c’è di più, perché la Spesa a Deficit Positiva aumenta allo stesso tempo le entrate dello Stato, poiché la maggior ricchezza che circola fra i cittadini significa maggiori redditi e dunque maggiori entrate del fisco (anche senza aumentare le aliquote). Ancora: aumenta la produttività di beni nazionali, dunque minor necessità di importarli pagandoli spesso prezzi alti, e questo va a correggere la bilancia dei pagamenti in positivo; poi la Spesa a Deficit Positiva rende il Paese più competitivo, e quindi attira investimenti stranieri, e con loro l’entrata di valute forti. In ultimo, la Spesa a Deficit Positiva controlla anche l’inflazione, grazie all’aumento di produttività che mantiene sotto controllo la massa di moneta circolante. Ma al contrario, la Spesa a Deficit Negativa è un disastro. Essa spesso deriva paradossalmente proprio dall’accanimento delle elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste nel pretendere che gli Stati riducano i deficit. Poiché quando uno Stato è costretto da quell’accanimento a tagliare la Spesa a Deficit Positiva, immediatamente tutto il settore non governativo si impoverisce. Questo lo costringe a cadere in un circolo vizioso di deflazione economica, che significa meno consumi, che significano meno vendite per le aziende, che quindi licenzieranno e precarizzeranno. Ciò costringerà lo Stato ad aumentare la spesa per gli ammortizzatori sociali descritti sopra, mentre contemporaneamente diminuiscono le sue entrate attraverso un calo del gettito fiscale e degli investimenti stranieri. Ma vi sarà anche una perdita di fiducia in quello Stato da parte dei mercati, con altre conseguenze economiche negative o drammatiche. Si badi bene. Anche se, sulla carta, le elite Neoclassiche, Neomercantili e Neoliberiste condannano ogni forma di deficit, in realtà esse ipocritamente ci nascondono che l’unico deficit negativo è proprio quello che deriva dalle loro rigide prescrizioni economiche, che oggi tutti i governi seguono alla lettera.” (Paolo Barnard, Il Più Grande Crimine, pp.33-34 )

Ecco qui.
E’ evidente, per chi sia un po’ addentro ai meccanismi dell’establishment planetario di ieri e di oggi, che talora Barnard accosta con troppa disinvoltura in un unico calderone  (da lui soprannominato “Vero Potere”) personaggi e ambienti che vedremo invece sapientemente ricondotti alle loro specifiche e differenti radici nel libro di cui è co-autore Gioele Magaldi: MASSONI. Società a responsabilità illimitata.  Il Back-Office del Potere come non è mai stato raccontato. Le radici profonde e le ragioni inconfessabili della crisi economica e politica occidentale del XXI secolo, Chiarelettere Editore, di imminente uscita, dove “poteri” ed “elites” dell’ecumene globale (al plurale, nelle loro effettive diversificazioni ideologiche,  strategiche e tattiche) verranno raccontati con acribia filologica e storico-critica, all’insegna di una accorta arte del distinguo e senza indulgere alle eccessive esemplificazioni in stile barnardiano.
Nondimeno, pur con gli specifici limiti ermeneutici ed esplicativi evidenziati in queste prime pagine di commento e recensione (ne seguiranno altre), giudichiamo le intuizioni/suggestioni contenute ne "Il Più Grande Crimine 2011" in pdf (interamente riscritto) Le crisi economiche per distruggere la democrazia (clicca sopra per leggere) come fra le più interessanti tra quelle partorite in questi primi anni del XXI secolo sulla natura del potere contemporaneo.
Intuizioni/suggestioni/analisi scaturite dalla penna di Paolo Barnard sulla scia della lezione di un grande studioso del potere in quanto tale, quel Noam Chomsky che troppo spesso viene più apprezzato e citato per le sue posizioni politiche anti-capitalistiche (che Noi non condividiamo), che non per le raffinate demistificazioni della retorica manipolatoria perpetrata dalle classi dominanti ai danni di tutte le altre, soprattutto per mezzo dei grandi mezzi di informazione (demistificazioni che, invece, riteniamo magistrali e che molto apprezziamo).
Così, entro la proposta intellettuale complessiva di Noam Chomsky, al pari che entro quella del suo epigono italiano, Paolo Barnard, consigliamo al pubblico di discriminare attentamente cosa accogliere e cosa rigettare delle interessantissime suggestioni che questi (liberi) pensatori hanno da offrire al dibattito sul potere e sulla società contemporanea.
E con specifico riguardo a Paolo Barnard, gli consigliamo amichevolmente di non cadere mai più nell’abbaglio che gli fece vergare, più di un mese fa, il pezzo

Ultima ora 7 del 6 novembre 2011: “Presidente Berlusconi, per il bene dell’Italia, NON SI DIMETTA” (clicca sopra per leggere).

Un intervento del genere, infatti, poteva fondarsi soltanto sul totale travisamento dell’identità, della natura e dell’indole umana, oltre che politica, di Silvio Berlusconi.
MENO MALE che, per il bene dell’Italia, in un modo o nell’altro, Silvio Berlusconi si sia dimesso.
Mario Monti, infatti, è un uomo senza qualità che ha già dilapidato le pur esigue potenzialità di rappresentare una soluzione di continuità positiva sia per ciò che concerne il governo dell’Italia che per quanto riguarda il più ampio scenario europeo.
Ma, con Monti e i suoi massoni, professorini e inviati vari del Vaticano, siamo ormai giunti alla classica “raschiatura del barile”: dopo di loro, una volta che sarà conclamato il loro fallimento e il contestuale fallimento delle politiche neoliberiste, l’ITALIA potrà finalmente approdare ad una stagione politica autenticamente risanatrice sul piano economico-sociale. Affinché ciò possa accadere, basterà che nel Bel Paese (così come in tutto l’Occidente) si vada auto-imponendo una nuova classe dirigente democraticamente rivoluzionaria, capace di seppellire sotto metri cubi di terra le generazioni immediatamente precedenti.
Silvio Berlusconi, invece, lungi dal poter rappresentare quell’ultimo baluardo contro il “GOLPE” neoliberista, neoclassico e neomercantile (come vagheggiato dall’ingenuo e confuso Barnard nel suo articolo del 6 novembre 2011 ), si sarebbe accontentato, potendo (ma non ha potuto, per una serie di contingenze) di esserne uno dei tanti “cani da guardia” ben pasciuti e retribuiti, pur di conservare potere e profitti per sé, per le sue aziende e per la sua vasta corte di prosseneti.
Anzi, visto che ancora il Satiro di Arcore non è fuori gioco, presiede un grande partito politico, controlla saldamente i più importanti organi mediatici privati italiani e ha fidi cortigiani anche presso la televisione pubblica peninsulare, non è da escludere che, in prima persona o per interposto maggiordomo, costui si candidi al dopo-Monti per interpretare in sua vece la sceneggiatura imposta dalle oligarchie sovra-nazionali che vogliono cinesizzare l’Europa. Ciò, anche al di là delle polemiche anti-europeiste di maniera e di facciata di alcuni ambienti filo-berlusconiani.
No, caro Paolo Barnard, Silvio Berlusconi era, è e sempre sarà un abile curatore di propri interessi privati in danno di quelli pubblici: non si tratta né di un eroe, né di un buon amministratore, né tantomeno di un eroico statista in grado di fronteggiare quelle oligarchie sovra-nazionali delle quali, pur dall’anticamera e senza accedere al “sancta sanctorum”, è costituzionalmente parte, sin dagli anni dell’ammirazione sconfinata (dello stesso Berlusconi) per le politiche economiche di Margaret Tatcher e Ronald Reagan.
Se si vuole pensare a politiche di resistenza e contrattacco al Golpe oligarchico/elitario/tecnocratico in atto in Europa e nell’ecumene globale, bisogna partire dalle analisi che faceva il nostro leader Gioele Magaldi in

Editoriale del 14 ottobre 2011: "Se esistesse un Nuovo Centro-Sinistra, italiano, europeo e statunitense, avrebbe un'autostrada e archi di trionfo davanti a sè, in questi tempi di fallimento del neoliberismo di destra e dei suoi derivati" di Gioele Magaldi (clicca sopra per leggere),

cui presto seguiranno ulteriori ragionamenti militanti e combattivi per la causa della libertà e della democrazia in Italia, in Europa e nel resto del Mondo; valori, quelli democratici, libertari, illuministici e progressisti mai come in questa stagione storica in pericolo di essere svuotati di senso pur nel loro subdolo mantenimento nominalistico.
In questo, a proposito di tale svuotamento sostanziale delle democrazie in atto nella vita economica e socio-politica dell’Occidente, caro Paolo Barnard, Noi di Democrazia Radical Popolare (e con Noi I Fratelli di Grande Oriente Democratico) siamo pienamente d’accordo con le tue considerazioni.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

[ Articolo del 22 dicembre 2011 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it