Content Banner  

 

Movimento Roosevelt e Movimento 5 Stelle a proposito di reddito di cittadinanza e costituzionalizzazione universale del diritto al lavoro e del principio della piena occupazione (a cura di DRP)

 

 

 

 

Su istanza del nostro leader Gioele Magaldi, riportiamo uno scambio epistolare intercorso tra lui e una parlamentare del Movimento 5 Stelle, a proposito di reddito di cittadinanza e costituzionalizzazione universale del diritto al lavoro e del principio della piena occupazione:

 

Buongiorno Gioele,
grazie ancora per la tua disponibilità xxxxxxx


Come promesso, ti invio il link del DDL Reddito di cittadinanza .
Ti girerò anche delle note più sintetiche e chiare affinché tu possa meglio conoscere la bontà del progetto e la positività, sia dal punto di vista occupazionale che economico .
Potrei scrivere dettagli  a fiumi ma preferisco far parlare la proposta di legge…
Inoltre tieni presente che  questo DDL ha un alto  pregio…
non è stato fatto  da un ristretto gruppo di parlamentari e basta,
ma  è stato emendato, , arricchito e ampliato… da 10.000 cittadini.
Ti auguro ulteriore successo per la tua pubblicazione di ”Massoni” !
Buona lettura e a risentirci presto.

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/
BGT/00814007.pdf
(clicca per leggere)

 

Carissima xxxxx, ciao. Scusa la mia lentezza nel risponderti, ma nelle ultime 48 ore (tanto per cambiare) sono stato travolto da una serie di incombenze pressanti che mi hanno tenuto lontano dal pc e dal piacere di scriverti.
Grazie a te, a XXXXX e a tutti gli altri amici "pentastellati", per averci accolto con grande amicizia e cordialità.
Leggerò con attenzione il testo del DDL che mi stai segnalando e anche le note che intendi mandarmi.
D'altra parte, vorrei che fosse chiara preliminarmente una cosa.
Nelle condizioni attuali (di disastro sociale ed economico), senza alcuna costituzionalizzazione del diritto al lavoro e alla piena occupazione, trovo senz'altro benemerita e anzi auspicabilissima qualunque proposta (tanto più la vostra, che sarà stata certamente concepita con sapienza ed equilibrio) di reddito di cittadinanza, specie se legata a un percorso di formazione e di riqualificazione professionale del cittadino che ne sia fruitore.
Quello che ho inteso affermare durante i nostri ragionamenti xxxxxx, però, introduce ad altri scenari.
Il metapartitico Movimento Roosevelt di cui ho parlato (costituzione ufficiale il 21 marzo 2015 a Perugia), infatti, ha tra le sue proposte più qualificanti quella di introdurre nella Costituzione italiana (e, a seguire, nelle Costituzioni di ogni nazione civile e democratica) l'istituzione di una Alta Autorità per la piena occupazione che debba tutelare il diritto (anch'esso costituzionalmente garantito, cosa mai avvenuta prima) di tutti e di ciascuno ad avere un lavoro, nel settore pubblico o in quello privato, dignitosamente retribuito.
Accedendo al sito ufficiale (da pochi giorni on-line) del costituendo Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com), e aprendo il file "Statuto" (tra i link in alto della Home Page), andando all'Articolo 3 (Principi e finalità del Movimento), punto 6, troverai scritto:



 

6 .Tra le più epocali e significative concretizzazioni dei diritti umani stabiliti nella Dichiarazione Universale del 1948 che il Movimento Roosevelt intende implementare, anche giuridicamente, c’è la determinazione di rendere stampato a lettere di fuoco, in ogni ordinamento costituzionale del pianeta (a partire dall’Italia e dall’Europa), il principio della piena occupazione lavorativa per tutti e per ciascuno. Stiamo parlando del fatto, cioè, di rendere universale, inconculcabile e concretamente operativo il diritto ad un lavoro equamente e dignitosamente retribuito; diritto al lavoro, d’altra parte, declinato certamente in modo liberale e pluralistico nelle responsabilità e nelle retribuzioni, in base a competenze, talenti e meriti dei diversi individui. Accanto a tale diritto, reso universalmente valido e vigente (nessuno, per legge, a meno che non sia privo di capacità lavorativa per problemi vari di natura psico-fisica- e in tal caso sarà assistito adeguatamente con una pensione dignitosa e adeguata ai propri bisogni esistenziali- e a meno che non rinunci liberamente a lavorare, provvisoriamente e/o reiteratamente, per ragioni personali e senza costrizione/induzione forzata di terzi; nessuno, lo ripetiamo, potrà più essere messo in condizione di trovarsi disoccupato e privo di reddito dignitoso), il MR rivendicherà e promuoverà una complementare tutela costituzionale e giuridica per gli imprenditori, messi in condizione di poter assumere o licenziare i propri dipendenti anche dall’oggi al domani, a proprio insindacabile giudizio, benché in ottemperanza e rispetto di ovvi vincoli contrattuali pattuiti liberamente tra le parti al momento dell’assunzione (comunque in conformità a certi parametri universali di retribuzione adeguata e dignitosa, utili a sostenere il progetto di vita di ogni singolo lavoratore). Le categorie imprenditoriali, affrancate così da lacci e lacciuoli e finalmente invogliate a correre sempre il rischio di assumere, qualora se ne presenti l’occasione- e però libere di licenziare, per qualunque ragione, sia per motivi di contrazione produttiva che per cause di incompatibilità funzionale/ambientale/caratteriale con determinati lavoratori-, con le loro assunzioni contribuiranno pro quota al principio della piena occupazione, mentre gli eventuali licenziamenti saranno subito compensati, a beneficio dei lavoratori interessati, con immediate nuove assunzioni in altre aziende del settore pubblico o privato, sotto l’attento controllo di una istituenda Alta Autorità per la Piena Occupazione di tutti e di ciascuno. All’interno di tale Alta Autorità per la Piena Occupazione di tutti e di ciascuno, capillarmente insediata e operativa con propri organismi locali sui vari territori, coordinati a livello nazionale e sovra- nazionale da dirigenti di particolare sapienza e lungimiranza, sarà possibile rigenerare anche il ruolo storico dei Sindacati (integrati in questa Alta Autorità in posizioni chiave di comando e gestione, insieme ad alti rappresentanti del mondo dell’industria, dei commerci, delle libere professioni, etc.), negli ultimi decenni divenuti molto appannati, inconcludenti e inefficaci nella tutela sia degli occupati che dei disoccupati. Il MR, d’altra parte, anche al fine di consentire a tutti gli esseri umani di assaporare in modo degno i frutti del proprio lavoro e di rendere concreto il loro diritto alla felicità (fatto di svaghi, momenti ricreativi, riposo, occasione di impegno sociale, culturale e civile che trascendano i vincoli spazio-temporali e gli obblighi connessi alle attività lavorative), intende costituzionalizzare sotto ogni cielo anche una limitazione universale dell’orario di lavoro dipendente riguardante i singoli individui (massimo 5 ore giornaliere, escluse le possibilità di straordinari, sapientemente regolate e ben retribuite), anche al fine di favorire sempre e comunque nuove assunzioni e la piena occupazione.
Ad integrazione di tali iniziative sul fronte del lavoro, reso diritto universale concreto di tutti e di ciascuno; e della libera iniziativa imprenditoriale, resa diritto universale concretamente attuabile senza vincoli obsoleti e contro-producenti tanto per gli imprenditori che per i lavoratori e le stesse organizzazioni sindacali, il MR intende riformare radicalmente anche la riscossione fiscale e abbassare drasticamente le aliquote di tutte le imposte, dirette e indirette.
Il Movimento Roosevelt, infatti, profonderà particolari e reiterati sforzi per informare adeguatamente sia la pubblica opinione che i media e le classi dirigenti italiane ed extra-italiane sul carattere mistificatorio, manipolatorio e truffaldino della cosiddetta isteria da debito pubblico e del presunto rigore nei conti pubblici che si vorrebbe altrettanto presunta pietra miliare di qualsivoglia progetto politico-economico presuntivamente serio e responsabile. In realtà, andrà spiegato al comune cittadino, così come agli operatori mediatici e a tutti i vari esponenti delle classi dirigenti italiane ed extra-italiane, che un sistema economico complesso come quello di nazioni ricche e industrializzate (e l’Italia e le altre nazioni europee, pur con ovvie differenze qualitative e quantitative le une dalle altre, lo sono tutte) può dotarsi di deficit di bilancio e disavanzi debitori pubblici che non abbiano altro limite al di fuori di eccessive spinte inflattive nel sistema stesso. In buona sostanza, andrà compreso adeguatamente e spiegato urbi et orbi che il debito privato di una famiglia, di un singolo individuo, di un gruppo o di una azienda non sono minimamente assimilabili e comparabili al debito pubblico di una entità statuale sovrana (poco importa se di natura nazionale o sovra-nazionale, a struttura federativa), come invece- con dolo mistificatorio, manipolatorio e truffaldino- viene raccontato da decenni all’opinione pubblica, da parte di media spesso asserviti a potentati oligarchici privati che hanno tutto l’interesse a veicolare simili, spudorate menzogne.
Infatti, semplificando al massimo la questione in questa sede statutaria, per opportuni fini esplicativo-divulgativi, mentre il debito di una entità privata (individuo, famiglia, gruppo o azienda) deve essere prima o poi rimborsato integralmente, e chi ne sia titolare può farlo solo aumentando le proprie entrate e diminuendo le proprie uscite (principio di austerità, risparmio e ordine nei conti), il debito di una entità statuale pubblica è soltanto un numero (anche altissimo e fantasmagorico: tanto non cambia nulla e non giustifica l’isteria in mala fede o in buona fede di chi vaneggi nel parlarne con allarmismo sgangherato, come se si trattasse di un debito analogo a quello privato) che descrive/riassume quanta valuta eccedente le entrate pubbliche ordinarie, procacciata o meno (lo Stato potrebbe anche stampare moneta fiat senza emissione di buoni del Tesoro, se volesse) mediante la vendita di titoli di Stato (titoli di Stato: cioè promesse di pagamento di determinati interessi agli acquirenti/possessori di tali titoli e dei capitali corrispondenti, che magari investono i propri risparmi in questo modo, con un ricambio costante di investitori, che rende materialmente impossibile il rimborso simultaneo di tutto il capitale e degli interessi complessivi da parte delle casse statali) sia stata messa in circolazione per finalità di interesse pubblico (dunque a beneficio della collettività dei privati che, uniti in comunità costituzionalmente ordinata, sono anche fruitori pro-quota di tale interesse pubblico). Ma il denaro, una entità statuale sovrana (messa al riparo dal divorzio criminale tra propria Banca Centrale e Dipartimento governativo del Tesoro: una misura che, ovunque sia stata presa, ha avuto ricadute funeste per la prosperità generale della comunità che l’abbia adottata, andando invece a favore degli azionisti privati entrati nel capitale di tale Banca Centrale di diritto pubblico e di gruppi finanziari privati che intendano lucrare- economicamente, ma anche politicamente- sull’indebolimento delle finanze e degli stessi poteri pubblici democraticamente legittimati) lo può stampare liberamente e senza alcun vincolo di bilancio (a differenza di una entità privata), perché essa stessa è fonte di sovranità e padrona della sua valuta.
L’unico vincolo che una entità statuale sovrana (la quale potrebbe anche creare moneta direttamente senza ricorrere all’espediente indiretto della messa in vendita di titoli di Stato) deve porsi nella creazione e nella veicolazione di valuta all’interno di un dato sistema economico è quello di gestire sapientemente le eventuali spinte inflattive eccessive (ma ci sono momenti in cui un certo tasso d’inflazione ha ricadute positive sia sul settore pubblico che su quello privato di un dato sistema complesso di relazioni economiche). Ed ecco che, a tal riguardo, interviene la tassazione, il cui vero e scientifico scopo non è drenare risorse per alimentare la spesa pubblica ordinaria e straordinaria (una entità statuale sovrana che batta una propria moneta non ne ha alcun bisogno), quanto unificare un dato sistema monetario (originariamente, costringere i cittadini a pagare le tasse in una certa valuta equivaleva a indurli ad utilizzare quella valuta anche per altre transazioni, se non altro per procurarsi tale valuta con cui soddisfare le imposizioni del fisco) e, appunto, tenere a freno l’inflazione. Ma se le cose stanno così, il livello di tassazione e la misura delle varie aliquote fiscali non deve essere determinato in proporzione ad inesistenti necessità di finanziare per questa via la spesa pubblica (che si finanzia da sé, a partire da un potere sovrano statuale, con emissione di moneta sovrana e prescindendo dal gettito fiscale come tale), quanto in rapporto agli equilibri tra spinte inflattive e deflattive che insistano in un certo sistema economico.
E nel quadro dell’attuale situazione italiana – con un carico fiscale eccessivo e vessatorio da parte di uno Stato inefficiente e fellone, il quale pretende anche di essere pagato in termini rapidissimi, perentori e con notevoli multe e more in aggravio, mentre per canto suo infrange le leggi ordinarie e le norme europee e del buon senso, rifiutandosi di onorare i suoi crediti verso i cittadini fornitori d’opera- non v’è dubbio che occorra abbassare drasticamente e accorpare le cosiddette aliquote fiscali. A tal riguardo, il Movimento Roosevelt propone di mantenere in vita due sole aliquote: una del 20% per coloro che abbiano un reddito annuale sino a 100.000 euro; una del 23% per coloro che superino tale soglia. Parimenti, l’IVA andrà riportata al 20% e intendiamo realizzare una drastica riduzione di tutte le imposte indirette legate a servizi e consumi dei cittadini.
Soltanto in un simile contesto di nettissima riduzione fiscale a carico di tutte le categorie lavorative- sia del settore pubblico che di quello privato- e di tutti i redditi, dai più alti ai più bassi, passando per i medi, potrà avere senso un’altra proposta che il MR intende promuovere, non per risolvere un inesistente problema di aumento del gettito fiscale, ma solo per razionalizzare e rendere equa la ripartizione delle tasse rispetto ai vari soggetti contribuenti. Tale proposta consiste nella totale informatizzazione ab origine (con softwares obbligatori forniti ai soggetti contribuenti direttamente da funzionari pubblici addetti alla riscossione, i quali abbiano così un quadro capillare, fedele e aggiornato in diretta delle entrate e delle uscite su cui applicare i nuovi, infinitamente più bassi e dunque più equi e ragionevoli, parametri fiscali) dei rapporti fiscali tra Stato da un lato e aziende private, titolari di partite IVA etc. dall’altro, nei termini originali ed efficaci che avremo cura di ufficializzare in seguito. Naturalmente, tale informatizzazione capillare e ab origine dei rapporti fiscali tra privati e Stato potrà divenire efficace solo in presenza di un regime sistematico di facoltà di scaricare determinate spese per prestazioni professionali varie, in assenza del quale viene a cessare quel controllo incrociato tra dichiarazioni dei redditi di liberi professionisti, artigiani, imprese, etc. e dichiarazioni dei fruitori di certi servizi, che solo può garantire un controllo fiscale omogeneo, scientifico ed equo.
Al lume di tutte queste istanze, peraltro, il Movimento Roosevelt intende correggere la traiettoria assunta ai nostri giorni dalla cosiddetta globalizzazione. E cioè, dopo le merci e i capitali, di cui certo era giusto- salvo alcuni particolari casi- favorire la libera circolazione globale, è ora venuto il momento di globalizzare i diritti politici, civili ed economici più avanzati a beneficio di ogni popolo e singolo abitante del pianeta. Compreso l’universale diritto ad un lavoro dignitoso ed equamente retribuito per tutti e per ciascuno. Senza contare che: globalizzazione e libero commercio non devono tramutarsi- come pure è accaduto e accade, specie nel settore agro-alimentare- in egemonia planetaria di grandi multinazionali dell’alimentazione, a scapito della qualità specifica di determinati prodotti locali, i quali vanno invece tutelati sia a beneficio dei produttori (orientati meritoriamente nella difesa di importanti tradizioni qualitative) e dei consumatori finali, sia a salvaguardia della cosiddetta biodiversità naturale. Analogo discorso va fatto per quel che riguarda la tutela/rigenerazione dei paesaggi e dell’ambiente, coniugando la liberà globale di intraprendere e proporre trasformazioni utili dei territori per ragioni di sviluppo civile, tecnologico, industriale e commerciale, e il diritto locale di preservare delle specificità naturali che sono parte integrante del benessere esistenziale complessivo di determinate comunità. La parola d’ordine, insomma, che sarà proposta in termini incessanti e militanti da parte del Movimento Roosevelt è e sarà “GLOCAL”, una sintesi terminologico-concettuale già elaborata dal dibattito intellettuale più libero e avanzato, che mette insieme due significanti solo apparentemente contrapposti: GLOBAL e LOCAL.

 

E' evidente, cara xxxxx, che nel momento in cui fossero approvate e costituzionalizzate queste proposte del Movimento Roosevelt, cesserebbe ogni necessità di un reddito di cittadinanza, dal momento che ogni cittadino, in quanto tale, sarebbe messo in condizione di percepire un reddito da lavoro, poco importa se nel settore pubblico o privato. E tale reddito, semmai, sarebbe erogato anche in momenti di transizione da un impiego all'altro, quando un determinato cittadino dovesse partecipare a corsi di formazione o aggiornamento professionale.
E' altrettanto vero, però, che le nostre proposte richiederanno tempo per trovare il consenso necessario alla loro approvazione.
Intanto, nell'immediato, ben venga la vostra proposta di reddito di cittadinanza, specie se, come mi è parso di aver capito, presuppone anch'essa, per i lavoratori/cittadini che ne beneficino, dei periodi di formazione/aggiornamento/orientamento professionale.
Riparliamo comunque di tutto di persona, dopo che tu/voi abbiate meditato il nostro punto di vista e approfondito la prospettiva del Movimento Roosevelt e dopo che noi ci saremo studiati la vostra proposta.

Un caro saluto e a presto.
Gioele

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 20 marzo 2015 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it