Content Banner  

 

Le mistificazioni e i paralogismi politici di Matteo Renzi, di Martin Schulz e del PSE su Europa, Democrazia, Debito Pubblico, Conti in ordine degli Stati e futuro dei nostri figli

 

 

 

 

Com’è noto Noi di DRP siamo ultra-europeisti.
Nella prospettiva europeista che fu di Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Altiero Spinelli ed altri e che oggi ben esprime e sostiene anche Gioele Magaldi.
Non per caso, abbiamo citato i nomi di eminenti massoni del pantheon più illuminato, democratico e progressista della Libera Muratoria degli ultimissimi secoli.
Noi auspichiamo una trasformazione radicalmente popolare, democratica e pluralista della governance politico-economica europea, la quale riconosca e rispetti sia nella forma che nella sostanza la sovranità collettiva di tutti i cittadini del Vecchio Continente, in luogo di caratterizzarsi come gestione tecnocratica ed oligarchica della res publica continentale.
Non siamo invece finti europeisti alla Mario Monti, Enrico Letta, Giorgio Napolitano, Mario Draghi, José Manuel Durão Barroso, Herman Van Rompuy, Angela Merkel, Wolfgang Schäuble, Mark Rutte, Jyrki Katainen, Olli Rehn e gran parte degli altri commissari europei in carica, François Hollande, Christine Lagarde, Mariano Rajoy, Pedro Passos Coelho, Antonis Samaras, e svariati altri interpreti e sostenitori maramaldi (da apparente destra ad apparente sinistra dello scenario politico europeo) dell’attuale Europa matrigna, elitaria e anti-democratica in tutti i suoi processi decisionali più rilevanti.
Quando Noi di DRP (e prima e meglio di Noi i Massoni di GOD) inneggiamo alla costruzione di Stati Uniti d’Europa, intendiamo riferirci ad una entità statale sovranazionale che si fondi costitutivamente sulla sovranità del Popolo Europeo. Dunque, ci riferiamo al fatto che il Parlamento Europeo dovrebbe essere il luogo della rappresentanza di questa sovranità e che qualunque organo esecutivo della governance continentale, per essere legittimato, dovrebbe ottenere la fiducia di tale Assemblea parlamentare e da essa dovrebbe poter essere sfiduciato, in qualsiasi momento. Parimenti, riteniamo che la Banca Centrale Europea dovrebbe essere subordinata e non sovraordinata agli organi politici democraticamente eletti di questi Stati Uniti d’Europa, e che qualunque tipo di politica economica, finanziaria e monetaria dovrebbe essere decisa dai rappresentanti del Popolo Europeo (livello esecutivo e legislativo) e non certo da tecnocrati non eletti e rispondenti ad interessi oligarchici di natura privatistica.
Quindi, deve essere chiaro a tutti che una simile entità sovranazionale democratica presuppone la riforma radicale dei trattati europei vigenti e la stesura concordata e ratificata dai cittadini continentali di una vera e propria Costituzione Europea.
Invece, quando sentiamo vaneggiare genericamente di “Stati Uniti d’Europa” -imprecisati nel loro meccanismo futuribile- da parte di quegli stessi politici, pseudo-intellettuali e opinionisti che, in attesa di sviluppi migliorativi demandati alla posterità…, intanto difendono hic et nunc la forma e la sostanza di una Unione Europea tecnocratica, oligarchica e anti-democratica in ogni aspetto del suo funzionamento, naturalmente siamo presi da conati di vomito e da indignazione.
Presupposto necessario di qualunque evoluzione verso autentici e democratici Stati Uniti d’Europa è la riforma degli ordinamenti vigenti della UE e dell’eurozona, non la loro supina accettazione in attesa di tempi migliori.
Punto e a capo.
In questo contesto si inserisce la nostra valutazione odierna delle mistificazioni e dei paralogismi politici offerti da Matteo Renzi, da Martin Schulz (attuale presidente del Parlamento europeo e candidato indiretto alla presidenza della Commissione europea) e dall’intero PSE (Partito Socialista Europeo) in ordine a temi fondamentali del dibattito politico-economico attuale come la democraticità della UE, il problema del Debito Pubblico delle nazioni che utilizzano la valuta euro, i Conti in ordine dei vari Stati, il futuro delle generazioni più giovani o, con terminologia ancora più retorica, dei nostri figli
Cos’è un paralogismo?
Si tratta di un sillogismo difettoso, un inganno strutturale e più o meno subdolo delle regole del ragionamento, fondato su uno slittamento semantico di uno dei significanti, dalla premessa maggiore alla premessa minore, in modo tale che la conclusione risulti apparentemente plausibile, ma è in realtà si trovi ad essere priva di cogenza logica.
Facciamola più semplice e veniamo al caso del Congresso del Partito Socialista Europeo tenutosi il 1 marzo 2014 a Roma, dove Matteo Renzi e Martin Schulz si sono incontrati e hanno appunto prodotto e riprodotto (Schulz è recidivo) dei clamorosi paralogismi politici, applauditi e approvati anche da buona parte della platea di sedicenti socialisti europei riuniti per l’occasione.
L’ineffabile Martin Schulz rappresenta in effetti il prototipo del politico ipocrita, manipolatore, mistificatore e maneggione, fiancheggiatore nei fatti dell’egemonia conservatrice sul Vecchio Continente che si è tradotta in iniziative come quella del Fiscal Compact e in situazioni come quella che vede la sua connazionale Angela Merkel leader di una Germania trasformata in “kapò collettivo” reazionario e cinico dell’eurozona (cfr. in proposito Germania 1933-1938 e 2005-2012. Da Hitler alla Merkel. Cioè quando i tedeschi diventano teste di ponte di esperimenti oligarchici ed egemonici ai danni dei popoli europei, clicca per leggere).
Martin Schulz è un mistificatore e un fiancheggiatore nella sostanza di tutte le peggiori porcherie e follie dell’austerity, il quale però pretende di essere salutato come campione del futuro riscatto progressista, socialista e democratico dell’Europa tutta…in nome del logoro, insignificante, becero e ormai inascoltabile slogan: “ci vuole il rigore, ma anche la crescita”, e in virtù delle stesse lacrime di coccodrillo sulle politiche austere pronunciate da un altro ipocrita di prima grandezza come Giorgio Napolitano (grande sponsor e patron di governi austeri e funesti come quelli di Monti e Letta) in occasione del suo ultimo viaggio a Strasburgo.
Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, come direbbe il nostro leader Gioele Magaldi.
In realtà, per smascherare la vera natura del finto progressista Schulz e la trama fallace di tutti i suoi paralogismi politici, basterà ripassarsi quanto ne scriveva già due anni orsono Francesco Maria Toscano in

“Martin Schulz: Kapò o Anulu”, articolo del 25 giugno 2012 per IL MORALISTA (clicca per leggere),

e quanto ne ha scritto pochi giorni fa Barbara Spinelli in

“Caro Fassina, il Pd del fiscal compact deve cambiare rotta”, articolo del 15 febbraio pubblicato su Il Manifesto e riprodotto per MICROMEGA (clicca per leggere).

Appare opportuno citare direttamente alcuni illuminati passaggi del ragionamento della Spinelli a proposito di Schulz:

 

“Va rovesciata la politica rovinosa di socialisti e socialdemocratici europei (e Martin Shultz ha condiviso l'austerità di Merkel). Puntiamo a modificare gli equilibri di Strasburgo, soltanto dopo si potrà avviare il raccordo unitario tra le forze del nuovo europeismo come chiede Stefano Fassina. […] Analogo divario tra parole e comportamenti reali è ritrovabile nella politica fin qui seguita da Martin Schulz, candidato-presidente dei socialisti europei e del Pd. Tra le numerose sue incoerenze, vorrei qui rammentare il ruolo che ha svolto nel negoziato per la Grande Coalizione in Germania, dopo le elezioni di settembre: la parte europea dell’accordo lo ha visto protagonista, nella veste di Presidente del Parlamento di Strasburgo, e ciascuno ha potuto constatare come il capitolo europeo riprenda in toto le idee di Angela Merkel, comprese le obiezioni che fin dall’inizio della crisi il suo governo e la Bundesbank hanno mosso a un maggiore coinvolgimento della Banca centrale europea, agli eurobond, a una gestione solidale dei debiti pubblici, al Piano Marshall che il partito socialdemocratico aveva difeso in campagna elettorale. Se c’è una certezza che anima oggi Schulz è la seguente: è da una Grande Coalizione social-conservatrice che dipende la sua aspirazione a essere eletto Presidente dell’esecutivo europeo, o anche solo Commissario.”

 

E dopo Schulz, veniamo a Matteo Renzi.
Per un verso egli, come al solito, compie un’operazione di apparente decisionismo, mettendo fine ad anni di tentennamenti e incertezze del suo partito e collocando con risolutezza il PD nel PSE, Partito Socialista Europeo:

“Pd: cosa vuol dire l’ingresso nel Pse”, articolo del 1 marzo 2014 by Alessio Pisanò per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere).

Poi, però, contraddice qualunque prospettiva autenticamente social-democratica e progressista, con le sue conformistiche (rispetto all’ortodossia austera neoliberista che egemonizza la governance europea) affermazioni, riportate da tutti i media, e che hanno particolare risalto in

“Congresso Pse, Renzi risponde a Schulz: ‘Conti in ordine per i nostri figli’”, articolo redazionale del 1 marzo 2014 per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere).

Dice Renzi:

 

“Cercheremo di utilizzare il semestre di presidenza per un nuovo modello ma prima l’Italia deve adempiere ai propri compiti, mettere a posto il bilancio non perché ce lo chiedono le istituzioni ma per i nostri figli”.

 

Ma non è la stessa filastrocca introdotta in Italia, quasi con le stesse parole, da Mario Monti, e poi confermata costantemente da Enrico Letta?
Che tradotta in volgare, significa: “prima la (certa) austerità e il sicuro rigore, poi (eventualmente) la crescita grazie a politiche non meglio precisate di rilancio economico…”.
E dov’è il grande paralogismo politico di Renzi?
Intanto, diciamo che esso è multiplo.
Infatti introduce una analogia surrettizia, subdola e inconsistente tra il bravo padre di famiglia che si deve prendere cura del presente delle sue finanze private (bilancio in pareggio tra entrate e uscite e anzi in attivo se si voglia mettere da parte qualcosa) per il bene della propria prole e lo Stato che, secondo lui, dovrebbe avere il bilancio in pareggio e/o in attivo (conti in ordine) per non gravare sul futuro dei figli di tutti i cittadini.
Ma l’analogia e il sillogismo che ad essa si accompagna sono tremendamente falsi e mistificatori.
Uno Stato non è come una Famiglia privata.
Una Famiglia privata non può indebitarsi oltre un certo limite e sicuramente non può avere un bilancio passivo, se non per periodi limitati e consumando in tal modo i propri risparmi limitati.
Uno Stato, al contrario, per definizione dovrebbe possedere una moneta sovrana (e se ha conferito tale sovranità monetaria ad un livello sovranazionale, deve poter pretendere che questa prerogativa sia utilizzata per il bene pubblico e non per interessi oligarchici privati) e, dunque, al netto di politiche in grado di contenere l’inflazione in periodi di grande crescita ed espansione economica, è in grado di sostenere deficit di bilancio e un Debito Pubblico molto elevato, a patto di mantenere vitale e robusto il livello di produttività e consumi del sistema-paese.
La verità è che la falsa analogia tra Debito Pubblico e debito privato, tra lo Stato e una famiglia privata, è una della argomentazioni più assurde, infami e manipolatorie, una delle balle economiche più clamorose e ributtanti messe in giro dai sacerdoti della teologia dogmatica neoliberista, come denunciato brillantemente dal premio nobel Paul Krugman in questi passaggi di un suo famoso articolo:

 

“L’AGENDA DELL’AUSTERITY
‘Il tempo giusto per le misure di austerità è durante un boom, non durante la depressione’. Questo dichiarava John Maynard Keynes 75 anni fa, ed aveva ragione. Anche in presenza di un problema di deficit a lungo termine (e chi non ce l’ha?), tagliare le spese quando l’economia è profondamente depressa è una strategia di auto-sconfitta, perché non fa altro che ingrandire la depressione. Allora come mai la Gran Bretagna (e l’Italia, la Grecia, la Spagna, ecc. NDR) sta facendo esattamente quello che non dovrebbe fare? Al contrario di paesi come la Spagna, o la California, il governo britannico può indebitarsi liberamente, a tassi storicamente bassi. Allora come mai sta riducendo drasticamente gli investimenti, ed eliminando centinaia di migliaia di lavori nel settore pubblico, invece di aspettare che l’economia recuperi? Nei giorni scorsi, ho fatto questa domanda a vari sostenitori del governo del primo ministro David Cameron. A volte in privato, a volte in TV. Tutte queste conversazioni hanno seguito la stessa parabola: sono cominciate con una metafora sbagliata, e sono terminate con la rivelazione di motivi ulteriori (alla ripresa economica NDR). La cattiva metafora – che avrete sicuramente ascoltato molte volte – equipara i problemi di debito di un’economia nazionale, a quelli di una famiglia individuale. La storia, pressappoco è questa: Una famiglia che ha fatto troppi debiti deve stringere la cinghia, ed allo stesso modo, se la Gran Bretagna ha accumulato troppi debiti – cosa che ha fatto, anche se per la maggior parte si tratta di debito privato e non pubblico – dovrebbe fare altrettanto!
COSA C’È DI SBAGLIATO IN QUESTO PARAGONE?
La risposta è che un’economia non è come una famiglia indebitata. Il nostro debito è composto in maggioranza di soldi che ci dobbiamo l’un l’altro; cosa ancora più importante: il nostro reddito viene principalmente dal venderci cose a vicenda. La tua spesa è il mio introito, e la mia spesa è il tuo introito. E allora cosa succede quando tutti, simultaneamente, diminuiscono le proprie spese nel tentativo di pagare il debito? La risposta è che il reddito di tutti cala – il mio perché tu spendi meno, il tuo perché io spendo meno.- E mentre il nostro reddito cala, il nostro problema di debito peggiora, non migliora. Questo meccanismo non è di recente comprensione. Il grande economista americano Irving Fisher spiegò già tutto nel lontano 1933, e descrisse sommariamente quello che lui chiamava ‘deflazione da debito’ con lo slogan: ‘Più i debitori pagano, più aumenta il debito’. Gli eventi recenti, e soprattutto la spirale di morte da austerity in Europa, illustrano drammaticamente la veridicità del pensiero di Fisher. Questa storia ha una morale ben chiara: quando il settore privato sta cercando disperatamente di diminuire il debito, il settore pubblico dovrebbe fare l’opposto, spendendo proprio quando il settore privato non vuole, o non può. Per carità, una volta che l’economia avrà recuperato si dovrà sicuramente pensare al pareggio di bilancio, ma non ora. Il momento giusto per l’austerity è il boom, non la depressione. Come ho già detto, non si tratta di una novità. Allora come mai così tanti politici insistono con misure di austerity durante la depressione? E come mai non cambiano piani, anche se l’esperienza diretta conferma le lezioni di teoria e della storia? Beh, qui è dove le cose si fanno interessanti. Infatti, quando gli ‘austeri’ vengono pressati sulla fallacità della loro metafora, quasi sempre ripiegano su asserzioni del tipo: ‘Ma è essenziale ridurre la grandezza dello Stato’. Queste asserzioni spesso vengono accompagnate da affermazioni che la crisi stessa dimostra il bisogno di ridurre il settore pubblico. Ciò è manifestamente falso. Basta guardare la lista delle nazioni che stanno affrontando meglio la crisi. In cima alla lista troviamo nazioni con grandissimi settori pubblici, come la Svezia e l’Austria. Invece, se guardiamo alle nazioni così ammirate dai conservatori prima della crisi, troveremo che George Osborne, ministro dello scacchiere britannico e principale architetto delle attuali politiche economiche inglesi, descriveva l’Irlanda come ‘un fulgido esempio del possibile’. Allo stesso modo l’istituto CATO (think tank libertario americano) tesseva le lodi del basso livello di tassazione in Islanda, sperando che le altre nazioni industriali ‘imparino dal successo islandese’.
Dunque, la corsa all’austerity in Gran Bretagna, in realtà non ha nulla a che vedere col debito e con il deficit; si tratta dell’uso del panico da deficit come scusa per smantellare i programmi sociali. Naturalmente, la stessa cosa sta succedendo negli Stati Uniti.
In tutta onestà occorre ammettere che i conservatori inglesi non sono gretti come le loro controparti americane. Non ragliano contro i mali del deficit nello stesso respiro con cui chiedono enormi tagli alle tasse dei ricchi (anche se il governo Cameron ha tagliato l’aliquota più alta in maniera significativa). E generalmente sembrano meno determinati della destra americana ad aiutare i ricchi ed a punire i poveri. Comunque, la direzione delle loro politiche è la stessa, e fondamentalmente mentono alla stessa maniera con i loro richiami all’austerity. Ora, la grande domanda è se il fallimento evidente delle politiche di austerità porterà alla formulazione di un “piano B”. Forse. La mia previsione è che se anche venissero annunciati piani di rilancio, si tratterà per lo più di aria fritta. Poiché il recupero dell’economia non è mai stato l’obiettivo; la spinta all’austerity è per usare la crisi, non per risolverla. E lo è tutt’ora.” (Cfr. Paul Krugman, Usano il panico da deficit per smantellare i programmi sociali, articolo per il New York Times riportato e tradotto in itaiano per il Blog Cambia il Mondo -cambiailmondo.org - in data 4 agosto 2012 ).

 

Il futuro dei nostri figli, caro Matteo Renzi dei nostri stivali (ancora per un po’ continueremo a rivolgerti appelli per una tua conversione alla buona fede e alla buona governance, ma non ti illudere che ti lasceremo una porta aperta per sempre…), non si tutela applicando ai conti pubblici italiani le ricette infondate scientificamente del rapporto del 3% Deficit/PIL e del 60% Debito/PIL previste dal Fiscal Compact e dagli originari trattati europei.
Il futuro dei nostri figli si tutela cambiando paradigma politico-economico e avendo il coraggio, facendo subito strategici investimenti pubblici in infrastrutture e piccole, medie e grandi opere, di spendere a deficit fintanto che il sistema economico italiano non torni a crescere e ad espandersi; con aumento delle commesse per aziende, di richieste di servizi per liberi professionisti e artigiani, di nuove assunzioni per i lavoratori, di consumi a beneficio di tutto il comparto industriale e commerciale.
In quel caso, caro Matteo Renzi dei nostri stivali, ti accorgeresti che, dopo aver sforato di qualche punto percentuale il rapporto Deficit/PIL attuale, lo stesso PIL comincerebbe a crescere e, con esso, tornerebbe a diminuire anche la percentuale relativa del Deficit e del Debito Pubblico in rapporto al Prodotto Interno Lordo.
E questa è semplice, sapiente, moderatissima ed ortodossa teoria macroeconomica.
Se poi, tra una lettura di topolino e i begli occhi di Maria Elena Boschi, caro Renzi, avessi anche il tempo di studiare l’eresia economica della Modern Money Theory (non nella versione settaria e dogmatica che taluno ne offre, bensì come semplice e dubitativa ipotesi di lavoro plausibile e interessante), allora potresti arrivare a capire quanta mitologia e mistificazione si nasconda dietro lo spauracchio del Debito Pubblico e come esso- lungi dall’essere un male assoluto – sia semplicemente l’indicatore di una spesa storica del settore pubblico a favore di quello privato. Un indicatore da tenere sotto controllo e che, a differenza di quello che pensano i fanatici più acritici della MMT, può aumentare soltanto in termini proporzionali alla complessità e alla ricchezza di un dato sistema produttivo (grandi potenze industriali come il Giappone, il Regno Unito, gli USA e la stessa Italia si possono indebitare indefinitamente se riescono a mantenere sotto controllo le spinte inflattive con sistemi sapienti e contingenti di tassazione mirata e l’aumento della produzione e del consumo di beni e servizi, mentre paesi privi di adeguata struttura produttiva e capacità di consumo sarebbero travolti dall’inflazione in caso di Debito Pubblico sproporzionato rispetto alle proprie risorse complessive), ma tale Debito Pubblico non costituisce certamente un pesante fardello per i nostri figli, come pensi Tu dal basso della tua ignoranza sesquipedale in termini di macroeconomia.
Come che sia, caro Renzi, se invece di fare il pellegrinaggio stucchevole di asili nido, scuole elementari, trasmissioni televisive e tg, ti mettessi seriamente a studiare teorie e pratiche di governo meno cialtrone e fumose di quelle messe sinora in campo, i cittadini italiani te ne sarebbero grati.
Se invece capisci più di quel che dai mostra di capire e sei soltanto un bischero in mala fede che verrà utilizzato per una breve stagione e poi brutalmente scaricato in tutta fretta dai suoi danti causa sovranazionali (mentre tu ti credi assai furbo e pensi di poter durare e barcamenarti per lungo tempo), allora hai tutta la nostra sentita commiserazione…
Anche perché, caro Renzi, se anche il massimo della tua ambizione fosse quello di diventare un uomo ricco durante un breve soggiorno a Palazzo Chigi foriero di grandi privatizzazioni e dismissioni di assets strategici nazionali, regionali e comunali a favore di amici e amici degli amici di cui ti aspetti la riconoscenza tangibile… (vedi trasmissione de La Gabbia su La7 di domenica 2 marzo 2014, chiaramente ispirata sul punto dagli interventi profetici di GOD e DRP che risalgono addirittura al 2011; interventi combinati con la più che sospetta strategia presente di modificare il titolo V della Costituzione, così da avere mano libera sul grande business della agenzie municipalizzate e regionali da privatizzare forzosamente…), non pensare che la magistratura competente non andrà a monitorare quella che sarà stata la tua più che sospetta attività di governo in questa direzione…
A buon intenditor…
Ma Noi di DRP confidiamo tuttora nella tua possibile illuminazione sulla Via di Damasco, e perciò ti rinnoviamo le esortazioni contenute in

Appello n.1 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi, affinché usi bene il suo libero arbitrio e scelga una via maestra diversa da quella che porta agli oligarchi semi-nascosti e rappresentati istituzionalmente da Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Angela Merkel, etc. (clicca per leggere)

Appello n. 2 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi…Se il nuovo segretario PD vuol dare un segnale di buona fede e onestà, cominci con lo stoppare la privatizzazione di poste italiane, che si preannuncia come l’ennesima truffa ai danni del Popolo Italiano (clicca per leggere)

Appello n.3 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi...Se l'aspirante leader non vuole fallire e divenire odioso dinanzi al Popolo Italiano come Monti o risibile e grottesco come Letta, cominci a mettere il guinzaglio a Davide Serra e agisca tempestivamente tanto per risolvere la vicenda Electrolux che per impedire la privatizzazione truffaldina di Poste Italiane (clicca per leggere)

Appello n. 4 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi: attenzione a Francesco Giavazzi, perché dicono che porti sfiga, oltre ad essere un trombone incompetente (clicca per leggere)

Appello n. 5 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi: abbandoni i cattivi consiglieri neoliberisti; faccia un governo costituente di alto profilo, con un programma progressista, keynesiano e rooseveltiano; cerchi un largo consenso in Parlamento;  si dimetta a vada subito ad elezioni, se non riesce ad attuare rapidamente riforme e provvedimenti significativi ed incisivi (clicca per leggere)

Appello n. 6 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi: si illumini in tempo, prima di finire nel burrone…e scelga ministri autenticamente progressisti, soprattutto per il dicastero dell’economia e per quello degli affari europei (clicca per leggere)
DRP sospende il giudizio sul neocostituito Governo Renzi, invita il premier a licenziare e a sostituire quanto prima Pier Carlo Padoan e rinnova gli appelli per un nuovo corso rooseveltiano e keynesiano del renzismo (clicca per leggere)

Appello n.7 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi: da Burattino-Pinocchio diventi un Uomo e un Politico vero, cambi programma di governo e si renda autonomo da Burattinai, Gatti, Volpi e Mangiafuochi vari... (clicca per leggere)

Matteo Renzi e Graziano Del Rio si prendano PierGiorgio Gawronski come consulente economico della Presidenza del Consiglio, onde mettere a fuoco una sapiente e necessaria proposta di riforma dell’eurozona che parta dall’Italia (clicca per leggere)

DRP, GOD, le presunte illusioni sul conto del Governo Renzi e una questione di metodo approvata anche dal nostro leader Gioele Magaldi (clicca per leggere),

DRP: Caro Renzi, prima che sia troppo tardi, congeda Pier Carlo Padoan, Federica Guidi, Yoram Gutgeld e Filippo Taddei... tragicamente inadatti nei rispettivi ruoli... e prenditi come consulenti economici di Palazzo Chigi PierGiorgio Gawronski e i massoni progressisti Paul Krugman, Joseph Stiglitz e Amartya Sen (clicca per leggere).

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 2-4 marzo 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it