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Le città, l’intelligenza sociale, il lavoro, la proprietà pubblica e privata e altre questioni attigue

 

 

 

 

Rilanciamo volentieri un interessante intervento,

“Dove la città si svolge: le città come incubatori di intelligenza sociale”, articolo by Davide Crimi, pubblicato il 12 maggio 2015 sul sito MR (clicca per leggere),

comparso sul sito ufficiale del Movimento Roosevelt (www.movimentoroosevelt.com), a firma di un rooseveltiano molto intelligente, colto e intraprendente come Davide Crimi, Consigliere di Presidenza MR e di recente designato anche quale Caporedattore della Redazione “Politica/attualità” del sito appena menzionato.
A proposito delle designazioni di Davide Crimi e di altri nei primi organigrammi MR, rinviamo a

“Ufficio di Presidenza MR: le prime designazioni provvisorie”, articolo pubblicato il 28 aprile 2015 sul sito MR (clicca per leggere)

“Sito ufficiale del Movimento Roosevelt: stato dell’arte e istruzioni per l’uso”, articolo pubblicato il 10 maggio 2015 sul sito MR (clicca per leggere).

Invece, in relazione al già menzionato

“Dove la città si svolge: le città come incubatori di intelligenza sociale”, articolo by Davide Crimi, pubblicato il 12 maggio 2015 sul sito MR (clicca per leggere),

pur condividendone in gran parte metodologia e contenuti, vorremmo riservarci qualche piccola chiosa.
E cioè, quando Davide Crimi scrive:

“Di fatto le città disgregate hanno ormai consegnato le loro insegne ai centri commerciali e ai signori della grande distribuzione, i padroni remoti delle nuove periferie dell'impero, coloro che hanno trasformato le città in tane di roditori del consumo.”

noi ci permettiamo di osservare che, a nostro parere, il consumo di massa, i centri commerciali e la grande distribuzione non sono “il problema”, in se stessi.
Il “problema” insorge quando il consumo di massa (e ricordiamoci che il paradigma dell’austerità ispirato dalla teologia dogmatica neoliberista, aumentando la disoccupazione e immiserendo salari e pensioni, sta distruggendo la capacità di “consumare” proprio dei ceti medio-bassi…) diventa consumo omologato e privo di qualità; quando i centri commerciali, in luogo di affiancarsi ad attività più artigianali e diversificate, integrandone l’offerta di merci e servizi a favore dei cittadini, ne determinano la sparizione; quando la grande distribuzione diventa monopolio o cartello oligopolista prevaricatore nei confronti di altri soggetti della catena produttivo-commerciale; e cosi via.
Il “problema”, cioè, nasce da un mancato governo politico delle libere dinamiche del mercato (dove dovrebbe esserci spazio tante per la grande che per la piccola distribuzione; per i centri commerciali e per le botteghe artigianali; per il consumo di massa e per quello più raffinato), le quali dinamiche, prive di questa lungimirante capacità regolativa pubblica (che non significa oppressione statalista, ma tutt’altra cosa) assumono le sembianze di un culto idolatrico del mercatismo assoluto, molto spesso segnato da illiberali e abusive posizioni dominanti di interessi oligarchici.

Analogamente, quando Crimi afferma:

“la proprietà privata è meritevole di tutela sole se persegue funzioni sociali […] è la proprietà privata che costituisce un limite alla proprietà collettiva del popolo, e si giustifica soltanto se può dimostrare una funzione sociale.”,

non siamo propriamente d’accordo.
La proprietà privata, a nostro parere, è sempre meritevole di tutela dall’abuso eventuale delle istituzioni pubbliche.
Non soltanto: la proprietà privata, sempre secondo il nostro giudizio, non si giustifica in virtù di una sua presunta funzione di utilità collettiva.
La proprietà privata è funzionale ai diritti individuali di tutti e di ciascuno, diritti che rappresentano un baluardo rispetto al prepotere di qualsivoglia autorità pubblica o di qualsiasi, sedicente, interesse collettivo.
Piuttosto, una volta stabilita la liceità a se stante della proprietà e dell’interesse privato (che può avere insindacabili risonanze altruistiche o egoistiche, ad assoluto arbitrio degli individui che ne siano latori), la questione dirimente, per una democrazia sostanziale, diviene la compresenza - accanto alla tutela rigorosa della sfera privata dei vari cittadini - di forti e attive istituzioni pubbliche che sappiano tutelare in modo compiuto e sapiente l’interesse collettivo, sia sul piano economico-finanziario che sociale, culturale, sanitario, ambientale, paesaggistico, urbanistico, ecc.

In conclusione, pur concordando rispetto a quasi tutte le eccellenti analisi e conclusioni dell’ottimo Davide Crimi, ci permettiamo di suggerire che quell’orizzonte di progresso materiale e spirituale – e di prosperità diffusa, che egli giustamente mette al centro delle sue raffinate riflessioni- può ben essere perseguito e conseguito al meglio ammettendo non già la priorità dell’interesse collettivo su quello privato e individuale o viceversa, ma semplicemente recuperando forza, dinamismo e dignità alle istituzioni pubbliche, vittime da decenni di uno sciagurato processo di svalutazione e demonizzazione a cura dei fedeli in mala fede dello “Stato minimo” e della già citata “teologia dogmatica neoliberista”.
Solide strategie pubbliche in ogni campo e libera intrapresa privata, sfera individuale e sfera collettiva, istanze local e istanze global possono e debbono integrarsi armoniosamente, invece che essere narrate come antitetiche le une alle altre.
Questo, almeno, è la nostra ragionata convinzione.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo dell’11-23 maggio 2015 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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