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Le 5 Priorità per l’Italia e la mancata spiegazione, da parte di Bersani e Fassina, di come aiutare lavoro e crescita con 50 miliardi all’anno da pagare soltanto per il Fiscal Compact

 

 

 

 

Le vere priorità, per l’Italia, sarebbero le seguenti.
E lo sa bene chiunque non sia un demente o un cortigiano in mala fede di poteri marci sovranazionali.

Priorità N°1 = Chiunque vada al governo dovrebbe sedersi ai tavoli di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte e dire: signori, o iniziamo sul serio a costruire una nuova cornice istituzionale per l’Europa e a modificare i trattati vigenti, a partire da quello di Maastricht, oppure l’attuale esecutivo italiano, legittimato dal popolo sovrano – mentre voi tecnocrati europei non avete alcuna legittimazione popolare da parte dei cittadini del Vecchio Continente che credete di rappresentare -  deciderà unilateralmente di riprendersi la propria sovranità monetaria e politica tutta intera, in attesa che si manifesti davvero l’intenzione comune di costruire qualcosa di simile a degli Stati Uniti d’Europa.

Priorità N°2 = Premesso che una simile posizione darebbe all’Italia un prestigioso e concreto ruolo di leadership presso tutti quei popoli degli altri paesi europei che stanno aspettando una parola di buon senso dai propri leaders corrotti e/o imbambolati, essa metterebbe al centro del dibattito politico l’unica cosa sensata di cui discutere per uscire da una crisi che attanaglia ormai tutto l’Occidente. E comunque, in attesa che gli altri partners della UE decidano se aderire o no all’appello italiano di revisione dei trattati, si dovrebbe immediatamente indire un referendum per abrogare tutte le normative recentemente approvate sul pareggio di bilancio costituzionale e sul fiscal compact.

Priorità N°3 = Nel frattempo che in Europa si dia riscontro positivo o negativo alle istanze italiane, pretendere dalla BCE un immediato e operativo ruolo periodico di acquisto dei titoli di stato italiani in modo da tenere il rendimento degli interessi ragionevolmente basso, a meno di revocare la stessa adesione della Banca d’Italia alla Banca Centrale Europea e, chiarire che, in ogni caso, la nuova Banca Centrale Europea o la ripristinata centralità della Banca Nazionale Italiana dovrà comunque essere subordinata al controllo del governo (europeo, nel caso di rigenerazione dei compiti della prima, italiano, nel caso di ritorno alla piena funzionalità di Bankitalia).

Priorità N°4 = In attesa di un riscontro positivo alle istanze italiane sulla immediata revisione dei Trattati europei sado-masochistici vigenti, pretendere che la BCE presti denaro all’1% solamente a quelle banche europee che si vincolino ad utilizzare tale valuta per prestarlo a tassi molto contenuti (dall’2 al 3% a secondo dei casi) a imprese, famiglie e cittadini per iniziative produttive o per investimenti di chiara utilità sociale.

Priorità N°5 = In attesa di un riscontro positivo alle istanze italiane sulla immediata revisione dei Trattati europei sado-masochistici vigenti, pretendere che la stessa BCE presti direttamente a Regioni, Province e Comuni europei, allo stesso tasso dell’1 % concesso alle banche, il denaro necessario ad intraprendere un colossale progetto di creazione e modernizzazione di infrastrutture su tutto il territorio europeo. Così come il denaro necessario a pagare immediatamente tutte gli imprenditori, professionisti e prestatori di opere e forniture la cui vita economica sia strozzata dal fatto di non ricevere tempestivamente i pagamenti dovuti per far fronte a loro volta a tasse e altri oneri correnti legati alle rispettive attività. Questo e solo questo costituirebbe l’inizio di un New Deal Europeo: il lancio di utili e necessarie opere grandi, medie e piccole per la modernizzazione infrastrutturale del Vecchio Continente, specie nelle aree più depresse, e la sicurezza e la rapidità dei pagamenti da parte dei committenti pubblici deputati a realizzare tali opere, con il contestuale saldo dei debiti verso i privati per opere e prestazioni precedenti.

Parleremo in seguito di altre misure necessarie a ristabilire prosperità economica, equilibrio e giustizia sociale nelle lande sia italiane che europee.
Invece rinviamo alle 10 serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere) per quello che concerne un programma da attuare in Italia soltanto dopo aver messo in campo le 5 soprastanti Priorità.

D’altronde, rivolgiamo una domanda agli ineffabili e sedicenti progressisti Pierluigi Bersani e Stefano Fassina: posto che, almeno fino ad oggi, non vi ha sfiorato nemmeno l’anticamera del cervello l’ipotesi di porre Priorità come quelle summenzionate dinanzi al cospetto del popolo europeo ed italiano, su un tavolo di trattative con le altre nazioni UE, come pensate di dar seguito a “politiche per il lavoro e la crescita” dovendo accantonare (tramite tasse e tagli alla spesa pubblica, evidentemente) 50 miliardi solo per rispettare i termini del fiscal compact e in presenza di un gettito fiscale destinato a decrescere per via della recessione/depressione, con l’aggravante dell’obbligo del pareggio di bilancio?
Rispondete a questa domanda, invece di parlare di cose vacue e irrilevanti da mane a sera.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 25-26 gennaio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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