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La crisi economica, la censura, Loretta Napoleoni, Il Contagio e le opportunità di rivoluzione democratica in Occidente

 

 

 

 

L’altro giorno, il nostro leader Gioele Magaldi riceveva da un amico la segnalazione di una intervista televisiva alla professoressa Loretta Napoleoni (docente a Cambridge, UK), nel corso della quale costei - nell’imbarazzo generale degli astanti - dopo aver denunciato  che né i politici né i media stanno informando correttamente gli italiani sulla effettiva portata della crisi in corso, avrebbe pronosticato un’imminente catastrofe economica dello Stato italiano, entro e non oltre la fine di febbraio 2012. Ciò, poiché le ultime manovre finanziarie governative, a sentire lei, hanno chiuso ogni spazio di ripresa economica.
Quindi, per una serie di complesse scadenze e meccanismi tecnici, a marzo 2012 - sempre secondo la Napoleoni - l’Italia non sarà più in grado di far fronte a una serie di impegni e pagamenti e il default diventerà inevitabile.
Pare che, a seguito di questa intervista, lo stesso libro dell’economista italiana di Cambridge, Il contagio, uscito in libreria appena a metà settembre 2011 con contenuti di strettissima attualità, abbia subito una sorta di boicottaggio da parte dei nostrani organi di informazione.
Il problema è che sarebbe scattato un ben noto processo di censura, specie all’interno della televisione di Stato (RAI), con la surreale motivazione che le considerazioni espresse nel libro e dalla sua autrice “sarebbero state pericolose in relazione al quadro di stabilità richiesta”.
Tradotto in soldoni: gli italiani non devono ascoltare opinioni di autorevoli economiste/i (la Napoleoni è anche consulente della Banca d’Inghilterra), se gli scenari che costoro dipingono non è abbastanza allineato con la versione ufficiale di stato e para-stato, imposta ai mass-media di regime dal potere istituzionale.
Se il racconto dell’amico di Gioele Magaldi fosse confermato, saremmo davvero in una situazione invidiabile persino dal BIG BROTHER e dal SOCING orwelliano.
Speriamo che si tratti invece di un banale misunderstanding e che presto la Napoleoni potrà tornare a parlare in televisione del suo interessante saggio.
Nel frattempo, Noi di Democrazia Radical Popolare ci siamo presi la briga di leggerlo attentamente e ne riportiamo perciò alcuni passaggi, con relativi, brevi commenti.
Il libro per esteso si presenta così: Loretta Napoleoni, Il contagio. Perché la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie, Rizzoli, Milano 2011.
Possiamo anticipare che la riteniamo una lettura molto interessante e che ne condividiamo alcune analisi generali.
Certamente, non siamo d’accordo sul modo in cui l’autrice sminuisce il possibile ruolo degli EuroBond (presentati oltretutto come una ricetta condivisa e di imminente realizzazione, mentre è notorio che è vista come il fumo negli occhi dall’establishment tecnocratico europeo), né sull’idea di un default pilotato e del ritorno a monete nazionali per i paesi più deboli della zona euro.
Noi di DRP vorremmo piuttosto l’euro resa moneta sovrana della UE e la creazione di EuroBond, per fermare la speculazione sullo spread fra i veri debiti sovrani.
Parimenti, con un’euro valuta di proprietà europea e l’emissione di fortissimi EuroBond unificati si potrà realizzare un NEW DEAL di ripresa economica, estesa a tutto il Vecchio Continente. Ciò, mediante massicci investimenti in infrastrutture e opere pubbliche che traineranno con sé produzione industriale, servizi, commerci, occupazione e consumi, aumentando il PIL di tutte le nazioni coinvolte.
Ma, con un sensibile aumento del Prodotto Interno Lordo e della base imponibile, abbattere il debito pubblico consolidato di tutti i 17 (o in futuro più) aderenti alla nuova valuta sovrana europea (debito non più permeabile alla speculazione) sarà finalmente possibile.
D’altra parte, se alcune elites finanziarie (con la complicità dei governi di Parigi e Berlino e in danno - sul medio periodo - degli stessi francesi e tedeschi) ritengono di poter continuare a soffiare sul fuoco della messa in ginocchio degli stati dell’eurozona, al fine di poi cannibalizzarne le risorse, allora tanto vale fare un pensierino anche al ritorno a valute nazionali (ipotesi della Napoleoni) sovrane che, almeno, saranno arbitre delle proprie politiche monetarie.
Leggiamo da Il contagio:

“Riprendiamoci la politica, l’economia, un lavoro, una vita dignitosa: è questo il grido che si leva unanime dalle sponde del Mediterraneo. Monta la consapevolezza che la crisi che oggi minaccia di annientarci viene da lontano, erede di una lunga serie di catastrofi - dall’Argentina alla bolla dei mercati asiatici ai crack statunitensi - ormai troppo numerose per essere casuali. E’ ora di ammetterlo: è l’alleanza tra una politica sempre più corrotta e una finanza sempre più avida che ha sequestrato la nostra democrazia e ci sta portando alla rovina. Mentre istituzioni di controllo come la Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario Internazionale intervengono a peggiorare la situazione. Dalla primavera araba, che ha abbattuto i regimi dittatoriali della Tunisia e dell’Egitto, arriva una nuova ventata di protesta e di impegno. La Rivoluzione sta dilagando in Europa, nella Spagna degli Indignados, in Grecia, in Italia con la mobilitazione referendaria, il popolo Viola, il movimento ‘Se non ora quando?’. La parola d’ordine è: Basta! I protagonisti sono soprattutto i giovani, quelli a cui la politica ha riservato precariato, disoccupazione e lo spettro di una nuova povertà. Sul Mediterraneo […] si affacciano Paesi molto simili fra loro: economie avariate, oligarchie corrotte, disoccupazione e mancanza di servizi sociali, un sistema che regolarmente sceglie di garantire i privilegi di pochi a scapito della maggioranza. E come sulla sponda sud, anche su quella nord è il momento di riprenderci la democrazia, sostituendo istituzioni ormai agonizzanti con una post politica 2.0 trasparente e partecipativa. Il futuro ricomincia da noi.” (Loretta Napoleoni, Il contagio. Perché la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie, Rizzoli, Milano 2011, seconda di copertina)

E fin qui, Noi di DRP siamo assolutamente d’accordo.
Vediamo cosa viene poi detto nel capitolo terzo, titolato “Le nuove rivoluzioni”:

“Sappiamo ben poco dei retroscena politici ed economici che fanno da cornice al nostro mondo. Come per la guerra in Iraq, ci si accorge che anche per le proteste degli Indignati e la crisi dell’euro esistono due interpretazioni e due canali di informazione: quello ufficiale e quello virtuale. Ma questa volta la ‘selezione’ tendenziosa delle notizie non è opera di giornalisti embedded, sedotti dalla macchina propagandistica governativa, bensì di operatori dell’informazione fortemente increduli rispetto ai pericoli del contagio. Ci si ripete che in Europa le rivoluzioni sono terminate con l’abbattimento del Muro di Berlino e che la moneta unica è solida. Eppure basterebbe un’analisi più approfondita degli eventi avvenuti nel bacino del Mediterraneo durante il 2011 per evidenziare i punti di contatto tra nord e sud, e una rispolverata ai libri di storia ci farebbe scoprire che sulle sue sponde la narrativa e il lessico dei rivoltosi sono, oggi come tre secoli fa, incredibilmente simili, come simile è la frustrazione delle popolazioni riguardo alla gestione dell’economia. Non a caso la rivolta tunisina, da alcuni definita ‘rivoluzione dei gelsomini’, e quella egiziana erano state paragonate alle rivoluzioni europee dell’era moderna. Ma usare la chiave di lettura comparativa sembra riduttivo. Una teoria evolutiva appare più promettente. Forse infatti la mobilitazione della società civile a sud  del Mediterraneo rappresenta la cerniera di chiusura  del ciclo delle rivoluzioni occidentali moderne, quelle iniziate con la Rivoluzione francese. Come la Rivoluzione francese ha ridisegnato la mappa geopolitica d’Europa, la caduta del regime di Assad in Siria, se mai avverrà, avrà ripercussioni profonde anche nei Paesi limitrofi, forzerà un riassetto del delicato equilibrio geopolitico della regione al centro della quale c’è Israele. Una fetta di mondo che per quarant’anni i Paesi occidentali hanno cercato di riconfigurare a tavolino per poi giocarci sopra una sorta di gigantesco Risiko. Ma i giovani rivoluzionari musulmani non pensano a questo, non hanno una visione da grandangolo dell’assetto politico futuro, non sono motivati da una dottrina politica alternativa a quello dell’Impero occidentale. Ecco l’ennesima similitudine con la Rivoluzione francese: la popolazione si mobilita per esigenze personali. Nel 1789 a Parigi la gente aveva fame. Nel 2011, a Tunisi come al Cairo, la gente non aveva futuro. Le richieste sono semplici, umane e universali; il sogno è la creazione di uno Stato funzionale al popolo, non quello di ridisegnare il mondo. Eppure è quello che succede. Il contagio trasforma il bacino del Mediterraneo in una polveriera sociale perché lo scacchiere politico creato in passato dalle potenze e super-potenze occidentali non esiste più. Il movimento israeliano 14 luglio si inserisce perfettamente tra quelli di rivolta araba e i loro corrispettivi europei. Questi giovani ci dicono che la società civile non gioca a Risiko ma fa sul serio. Se è così, tutti noi ci troviamo di fronte a una nuova fase della storia dell’uomo, l’inizio di un’epoca. E quando il processo rivoluzionario si sarà concluso è probabile che ci guarderemo alle spalle per accorgerci che il mondo che abbiamo conosciuto non esiste più. Come sarà il futuro? La risposta dipende dal coraggio della collettività : se riuscirà ad asportare il cancro della politica moderna e a riconquistare un controllo stretto sulla gestione della cosa pubblica, il futuro ci apparterrà. Gli scontri e i saccheggi che nell’agosto 2011 hanno sconvolto Londra e il resto dell’Inghilterra ci offrono uno squarcio sulle possibili involuzioni della società civile , se non verranno risolte le anomalie del modello politico ed economico attuale. La parola d’ordine di questi tristi eventi è ‘disuguaglianza’, un canyon profondissimo scavato tra chi ha e accumula sempre di più e chi non ha e mai potrà avere.”

In questo caso dobbiamo chiosare che Noi di DRP - soprattutto grazie ai canali informativi privilegiati di cui godono i nostri amici di Grande Oriente Democratico - “dei retroscena politici ed economici che fanno da cornice al nostro mondo”, come dice la Napoleoni, sappiamo abbastanza.
E aggiungiamo che la crisi dell’euro non è un fenomeno né casuale, né improvvisato.
Ma su questo, sulle radici più profonde di tale crisi e sulle strategie di lungo periodo di coloro che hanno inteso provocarla, lasciamo volentieri la parola ai Fratelli di GOD.
Chiosiamo anche a proposito della Rivoluzione francese del 1789: immaginare tale rivolta semplicemente come un sollevamento di un popolo affamato non va più bene nemmeno per le scuole elementari… A monte dei fatti che caratterizzarono il decennio 1789-1799 c’erano anni e anni di fermento intellettuale e preparazione culturale, sociale, politica: gli stessi presupposti che tra 1775 e 1783 consentirono il felice esito della Rivoluzione americana.
La brava economista di Cambridge dovrebbe evitare semplificazioni un po’ingenue e prive di spessore storico.
A parte queste chiose, tuttavia, concordiamo con la sua sapiente fotografia dei movimenti di rivolta da una parte all’altra del Mediterraneo e anche sulle notazioni a proposito del “cancro oligarchico”, rappresentato da intere generazioni di politici conniventi con elites industriali e finanziarie (di ciò l’autrice parla efficacemente in tutto il libro) spregiudicate e indifferenti se non ostili all’interesse pubblico.
Quindi, apprezzabile anche il riferimento alla “disuguaglianza” sociale che tende a drammatizzarsi, vera pietra d’inciampo per qualunque sviluppo futuro armonioso; sia delle società occidentali che dell’intera ecumene planetaria globalizzata.
Leggiamo ora alcuni ultimi passaggi interessanti de Il contagio, tratti dalle “Conclusioni”:

“Da mesi ci viene detto che a monte della crisi attuale ci sono gli speculatori. A loro si attribuisce tutta la responsabilità del cataclisma finanziario ed economico che incombe sul capitalismo occidentale. Gli Indignati europei e i loro cugini africani e mediorientali, invece, puntano il dito contro la classe politica e le élite che la compongono e la sostengono: il loro modello economico squilibrato non funziona più […] Durante l’estate del 2011 […] i mercati hanno detto no ai salvataggi dell’euro da parte della Banca centrale europea, alle manovre fiscali italiane, a quelle spagnole, all’austerità in Grecia, alla Tobin Tax sulle transazioni finanziarie e così via […] Nel frattempo, gli europei hanno neutralizzato chi speculava al ribasso sospendendo per tre mesi lo short selling, la pratica di prendere i titoli in prestito per venderli e ricomprarli a prezzi più bassi e intascare la differenza. Ma neppure questa misura ‘eccezionale’ ha fermato i saldi in Borsa dei prodotti finanziari ‘made in euro’. I mercati, come la popolazione europea, non si fidano della classe politica e temono il peggio […] I mercati ci stanno dicendo proprio quello che nessuno di noi vuole sentire: se le cose non cambiano questi Paesi non ce la faranno a sostenere un debito tanto elevato […] E il cambiamento di cui abbiamo bisogno non è la promessa di far quadrare il bilancio, né la riorganizzazione dei conti dello Stato attraverso lo spostamento di alcune voci da un titolo di spesa a un altro, neppure la riduzione di alcune di queste ultime. Ciò che i mercati domandano è la ripresa della crescita economica. E guarda caso è proprio ciò che invoca la popolazione europea. Nessuna delle manovre presentate quest’estate dai Paesi europei e dagli stessi Stati Uniti è in grado di rimettere in moto l’economia nazionale, figuriamoci quella occidentale. Il motivo? Sono in realtà manovre contabili e di brevissimo periodo. Che significato ha tagliare la spesa di 80 miliardi o tassare ulteriormente quel ceto medio a reddito fisso e quella piccola impresa sui quali da anni pesa un carico fiscale eccessivo, il tutto per racimolare appena 45 miliardi di euro? Operazioni che rallentano ancora di più la già scarsissima crescita?”

Su queste riflessioni, Noi di DRP concordiamo al 100%.
Poi, però, la Napoleoni aggiunge:

“Neppure l’ingresso nel capitalismo occidentale degli eurobond, questa specie di deus ex machina che i politici dei Paesi deficitari stanno cercando di gabellare alla popolazione come se fosse la medicina per tutti i mali, risolverebbe il problema. In realtà l’eurobond non fa altro che passare il debito dello Stato sovrano all’Ue […] Il problema non è come indebitarsi ulteriormente a tassi bassi per pagare gli interessi sul debito, ma come rimettere in moto l’economia facendola crescere a tassi più elevati di quelli del debito, per poterlo ripagare con la crescita. L’eurobond, ahimè, non ha questo potere.”

E qui l’economista italiana si sbaglia di grosso.
Come osservavamo all’inizio, un debito sovrano consolidato dell’intera UE (con buoni unificati del Tesoro europeo) farebbe immediatamente cessare la speculazione su questo o quel debito sovrano nazionale (che, in quanto tale, non esisterebbe più), determinando risparmi colossali sugli interessi da pagare e ulteriori risparmi di inutili quanto costosissimi Fondi salva-stati. Inoltre, niente più necessità di acquisto dei buoni greci, spagnoli, italiani, etc. da parte della BCE.
Già soltanto gli enormi risparmi così conseguiti potrebbero essere utilizzati per colossali investimenti della UE a favore di una solida politica di crescita (infrastrutture e grandi opere), in grado non soltanto di rigenerare la produzione industriale e di incrementare il settore terziario, di debellare la disoccupazione e di favorire commerci e consumi, ma anche di operare a beneficio delle popolazioni europee mediante la modernizzazione dei territori in cui esse vivono.
Ma, del resto, la trasmutazione dell’euro da valuta di nessuno a moneta sovrana della UE consentirebbe un autentico NEW DEAL nel Vecchio Continente e, per contagio, dell’intera area occidentale e forse dell’economia globale.
Non ci sembra invece molto convincente la ricetta finale della Napoleoni a base di uscita dalla moneta unica, svalutazione e default pilotato/concertato d’intesa con le stesse autorità europee.
Dall’UE attuale c’è da aspettarsi poco di buono, ma Noi crediamo fermamente nel progetto di futuri Stati Uniti d’Europa, compatti tanto sul piano politico che economico
Anche in virtù di ciò, non possiamo non condividere l’appello finale di questa sagace e competente intellettuale:

“La salvezza finale dell’Europa, e forse anche del capitalismo come lo abbiamo conosciuto, per non parlare poi della pericolante supremazia economica e finanziaria dell’Occidente, richiede il sacrificio in massa di chi ci ha governato con estrema scelleratezza fino ad oggi. E’ proprio questo che chiedono gli Indignati nelle piazze e in fondo anche i mercati”.

In definitiva, consigliamo un’attenta lettura di questo libro agile e ottimamente scritto da Loretta Napoleoni: Il contagio. Perché la crisi economica rivoluzionerà le nostre democrazie, Rizzoli, Milano 2011.
Infatti, a parte i rimedi proposti per uscire dalla crisi, si tratta innegabilmente di un’opera in grado di spiegare anche al vastissimo pubblico origini, termini e caratteristiche dell’impasse in cui si trovano le nostre vecchie democrazie, così come quelle che potrebbero essere impiantate sul lato sud del Mediterraneo.

 

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