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La bolla elettorale e la dispotica insipienza di Matteo Renzi e compari

 

 

 

 

Matteo Renzi ha vinto le elezioni europee del 25 maggio 2014 per estrema debolezza altrui, per mancanza di un’offerta politica alternativa e credibile (da destra, centro o sinistra), per manifesta inadeguatezza del Movimento 5 Stelle a presentarsi come una forza concreta di governo (per l’Italia e per l’Europa), invece che come una setta candidata alla perenne e infeconda opposizione, per di più spesso urlata, sguaiata e arrogante.
Matteo Renzi ha vinto perché è stato abile nel propiziare false speranze (almeno hic stantibus rebus), mentre i suoi competitori davano la sensazione di poter offrire soltanto la mesta certezza di non poter fare nulla di risolutivo per fermare il declino italico.
Non facciamo, in questa occasione, una analisi del voto partito per partito (ad es. la Lega è andata bene, nel suo piccolo, sposando la causa anti-euro improvvisamente divenuta popolare presso alcune fasce della cittadinanza, ma la sua prospettiva politica rimane complessivamente povera di contenuti coerenti e costruttivi per governare un grande Paese come l’Italia, oltre che marginale e minoritaria rispetto a quella di Forza Italia, M5S e PD).
Matteo Renzi ha portato il PD allo storico risultato del 41% circa di suffragi in virtù della strutturale carenza di offerte politiche alternative, dunque, ma anche venendo abilmente incontro al desiderio di credere e sperare vanamente da parte di molti italiani.
Italiani che hanno proiettato le loro vacue e infondate speranze, prima che su Renzi, anche su una sequela di pseudo-statisti che, da Mussolini a Berlusconi e a Prodi, giunge sino agli immediati e sciagurati predecessori di “Pittibimbo” (copyright Dagospia): e cioè Mario Monti ed Enrico Letta, entrambi patrocinati e sponsorizzati anche da quell’altro bel tomo del presidente Giorgio Napolitano.
Ma le speranze malamente fondate, si sa, al massimo alimentano delle “bolle”, poco importa se economico-finanziarie o politiche, comunque destinate a “sgonfiarsi” non appena appaia evidente il bluff su cui sono state edificate.
La Democrazia Cristiana, a suo tempo, poté conservare per decenni percentuali di consenso sempre intorno al 40% (talora un po’ sopra e talora un po’ sotto, calando sensibilmente di alcuni punti percentuali solo a partire dalle elezioni del 1983- 32,93%- e poi nel 1987- 34,31%- e nel 1992 – 29.66%-) e un antagonista auto-condannatosi alla sempiterna opposizione come il PCI (che solo molto tardivamente, nel 1991, trasformandosi in PDS e approdando a una traiettoria social-democratica, abbandonò il fallimentare eurocomunismo berlingueriano, succeduto all’ancora più inconcludente comunismo togliattiano e post-togliattiano), grazie al fatto che, comunque, essa seppe- di concerto con altri partiti dell’area di governo (PSI, PSDI, PLI, PRI) e al netto delle molte corruttele e inefficienze- realizzare e consolidare una generale prosperità crescente della cittadinanza italiana, promuovendo mobilità sociale, ampliamento del welfare, industrializzazione capillare del Paese, sviluppo economico diffuso e inarrestabile.
Come possa il PD renziano, con le sue patetiche e inconcludenti riforme sinora messe in cantiere (riforme costituzionali sul Senato, riforma elettorale, riforme della pubblica amministrazione, jobs act, qualche elemosina nella busta paga di alcuni e vecchie e nuove tasse ai danni di tutti + amenità consimili), confidare che il bluff presto o tardi non venga scoperto con rabbia dal corpo elettorale, è davvero questione incomprensibile e misteriosa che rinvia al tema classico della ubris, la quale acceca coloro che gli dei hanno deciso di mandare in rovina dopo averne consentito un’effimera gloria.
Ammesso e non concesso che tali riforme renziane vadano in porto- e senza entrare, per il momento, nel merito della bontà o meno di esse, relativamente ai singoli comparti della Res Publica che vanno a modificare- chi è cosi pazzo, dalle parti di Palazzo Chigi e di Via del Nazareno, da pensare che esse avranno il minimo impatto positivo sulla grave crisi economico-sociale che sta devastando la Penisola?
E’ vero, spesso il cittadino va a votare con ispirazione bovina o asinina.
E questo vale anche per gli elettori che abbiano scelto partiti antagonisti del PD- in primis il M5S- senza capire che il problema, in questo preciso momento storico, non è chi votare tra una pletora di personaggi, partiti e movimenti tutti parimenti inadeguati, per una ragione o per l’altra, quanto la necessità di una riforma dall’interno- ideale, strutturale/funzionale e programmatica- di tutte le forze politiche attualmente “sul mercato” e dell’ethos politico-civile condiviso che dovrebbe caratterizzarle, pur nelle differenze progettuali tra una entità partitica o movimentista e l’altra. Poi, però, se il cittadino scopre di aver dato la sua fiducia invano (come avverrà con Matteo Renzi e compari), con altrettanta rabbia asinina e bovina inizia a scalciare scompostamente e ad inveire – ragliando o muggendo- contro coloro che ne abbiano tradito la fiducia.
In parole semplici e povere: la DC ha potuto governare indisturbata per decenni e senza veri antagonisti, anzitutto perché aveva all’opposizione un Partito Comunista (Italiano) in quanto tale incompatibile strutturalmente sia con l’ethos democratico-liberale delle istituzioni occidentali, sia con l’Alleanza Atlantica, sia con la logica di Yalta, di cui anche l’URSS era custode guardinga.
Di questa condizione fortunata, mutatis mutandis, beneficiano e potrebbero beneficiare anche il PD renziano e i suoi satelliti di oggi e di domani: infatti, all’opposizione del consociativismo PD+NCD e altri+ appoggio esterno di Forza Italia, si staglia l’infecondo Movimento 5 Stelle, il quale, poco importa che prenda il 20, il 25, il 30 o il 35%, dal momento che, con il suo settarismo e la sua indisponibilità puritano-tribale ad allearsi con altri partiti-movimenti sulla base di un comune progetto riformatore e progressista, si auto-condanna ipso facto a giammai pervenire al diretto governo del Paese, dimostrandosi così il miglior partner occulto (se in termini inconsapevoli oppure dolosi, lo illustreranno magari in appositi contributi i massoni di GOD) degli esecutivi inciucisti e trasversali benedetti dai vari Napolitano, Draghi e altri agenti delle potenti oligarchie massoniche reazionarie che attualmente egemonizzano la governance europea.
D’altro canto, manca al PD renziano (e ai suoi satelliti) un’altra condizione fondamentale per poter durare elettoralmente e, di conseguenza, confermarsi a lungo alla guida della nazione: una traiettoria politica in grado di implementare nuova prosperità economica per tutte quelle famiglie e quelle imprese che sono attualmente alla canna del gas.
La traiettoria politico-economica sinora intrapresa, al massimo, frutterà prima o poi rabbia, disillusione e pomodori in faccia.
Perciò, qualora il Movimento 5 Stelle accettasse di riformarsi in senso democratico-liberale e pluralista o, anche nel caso che i dirigenti e attivisti pentastellati non fossero in grado di auto-riformarsi e di abbandonare prospettive isolazioniste settarie, perdenti e anti-democratiche (l’idea di spazzare via tutti gli altri partiti e quella di volersi fare unici interpreti legittimi e purificati della totalità della società civile ha una chiara matrice giacobino-fascista, incompatibile con la democrazia liberale), nel momento in cui verrà scoperto il bluff renziano, basterà che qualcuno riannodi i fili di una larga coalizione progressista (con un progetto solido, lungimirante e ben strutturato), perché milioni e milioni di cittadini (già votanti delusi del PD renziano e bersaniano; già elettori di ogni altra latitudine politica, nominalmente di destra, centro o sinistra; già astenuti dal voto da una o più tornate elettorali) finalmente trovino l’occasione adeguata per impegnarsi direttamente in una nuova proposta di governo della Res Publica italiana, lontana sia dalle illusioni truffaldine di Matteo Renzi e compari che dalle velleità infeconde dell’attuale gestione pentastellata.
Esistono, naturalmente, anche altre due possibilità.
La prima è quella secondo cui, prima del (loro) disastro, sia Matteo Renzi che la coppia Grillo/Casaleggio trovino la forza, il coraggio e la lungimiranza di abbandonare le rispettive posizioni attuali (l’isolazionismo indisponibile ad alleanze per il M5S e la vocazione ad allearsi con nefaste larve politiche come l’NCD, Scelta Civica e alcuni fiancheggiatori di Forza Italia, per il PD), onde approdare invece alla comune costituzione di una coalizione progressista, insieme anche all’area politica che di recente ha espresso la Lista Tsipras e con il supporto di tutti quei dirigenti, militanti o semplici elettori di destra, centro e sinistra che, stufi di etichette partitiche nominalistiche e prive di sostanza, anelino ad un autentico New Deal per la politica, la società e l’economia italiana.
Si tratterebbe, in questo caso, della prospettiva politica già suggerita in

Democrazia Radical Popolare e le Elezioni Europee del 25 maggio 2014: indicazione di voto in continuità coerente con le elezioni politiche italiane del 24-25 febbraio 2013 (clicca per leggere).

La seconda implica che, maturando comunque una metanoia democratizzante e pluralista nel M5S (resosi disponibile ad alleanze su precisi punti programmatici utili alla rigenerazione del Paese), una volta che Renzi fosse disarcionato in virtù della scoperta del suo bluff, dall’interno del PD venga fuori una nuova classe dirigente genuinamente riformista e progressista, in grado di emanciparsi per sempre dalle fisime (conservatrici) post-comuniste e post-democristiane, e capace di scegliere una via diversa sia da quella incarnata dalla ditta bersaniana che dall’altra, non meno funesta, del rampantismo brillante ma parolaio e inconcludente di Renzi e dei renziani.

Insomma, per quel che attiene all’attuale segretario PD e presidente del Consiglio in carica, torniamo a ripetergli che o si affretta ad abbracciare i suggerimenti contenuti in

Appello n.1 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi, affinché usi bene il suo libero arbitrio e scelga una via maestra diversa da quella che porta agli oligarchi semi-nascosti e rappresentati istituzionalmente da Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Angela Merkel, etc. (clicca per leggere)

Appello n. 2 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi…Se il nuovo segretario PD vuol dare un segnale di buona fede e onestà, cominci con lo stoppare la privatizzazione di poste italiane, che si preannuncia come l’ennesima truffa ai danni del Popolo Italiano (clicca per leggere)

Appello n.3 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi...Se l'aspirante leader non vuole fallire e divenire odioso dinanzi al Popolo Italiano come Monti o risibile e grottesco come Letta, cominci a mettere il guinzaglio a Davide Serra e agisca tempestivamente tanto per risolvere la vicenda Electrolux che per impedire la privatizzazione truffaldina di Poste Italiane (clicca per leggere)

Appello n. 4 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi: attenzione a Francesco Giavazzi, perché dicono che porti sfiga, oltre ad essere un trombone incompetente (clicca per leggere)

Appello n. 5 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi: abbandoni i cattivi consiglieri neoliberisti; faccia un governo costituente di alto profilo, con un programma progressista, keynesiano e rooseveltiano; cerchi un largo consenso in Parlamento;  si dimetta a vada subito ad elezioni, se non riesce ad attuare rapidamente riforme e provvedimenti significativi ed incisivi (clicca per leggere)

Appello n. 6 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi: si illumini in tempo, prima di finire nel burrone…e scelga ministri autenticamente progressisti, soprattutto per il dicastero dell’economia e per quello degli affari europei (clicca per leggere)

DRP sospende il giudizio sul neocostituito Governo Renzi, invita il premier a licenziare e a sostituire quanto prima Pier Carlo Padoan e rinnova gli appelli per un nuovo corso rooseveltiano e keynesiano del renzismo (clicca per leggere)

Matteo Renzi e Graziano Del Rio si prendano PierGiorgio Gawronski come consulente economico della Presidenza del Consiglio, onde mettere a fuoco una sapiente e necessaria proposta di riforma dell’eurozona che parta dall’Italia (clicca per leggere)

DRP, GOD, le presunte illusioni sul conto del Governo Renzi e una questione di metodo approvata anche dal nostro leader Gioele Magaldi (clicca per leggere)

Appello n.7 del 2014 di Democrazia Radical Popolare a Matteo Renzi: da Burattino-Pinocchio diventi un Uomo e un Politico vero, cambi programma di governo e si renda autonomo da Burattinai, Gatti, Volpi e Mangiafuochi vari (clicca per leggere)

Le mistificazioni e i paralogismi politici di Matteo Renzi, di Martin Schulz e del PSE su Europa, Democrazia, Debito Pubblico, Conti in ordine degli Stati e futuro dei nostri figli (clicca per leggere)

Il Tragico, subdolo e cinico Bluff di Matteo Renzi (clicca per leggere),

oppure, se intende perpetuare la dispotica insipienza e l’arroganza dimostrate anche nella recente vicenda dei dissenzienti piddini (da operetta) raccontata in

“La sinistra (?) del PD non è più credibile”, articolo del 12 giugno 2014 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere),

allora sappia che è solo questione di tempo veder evaporare il consenso ottenuto il 25 maggio scorso e precipitare rovinosamente dalle stelle alle stalle.
E a proposito di stelle- per gli amanti del genere- ci è giunta notizia che, presto, i massoni di GOD pubblicheranno un interessante tema natale (oroscopo) di Matteo Renzi, ricco di suggestioni interpretative e previsionali.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 14 giugno 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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