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L’Intelligence che offende l’intelligenza e una Analisi sistematica del Neoterrorismo islamico: rilancio di brillanti suggestioni dei rooseveltiani Marta Charlotte Ferradini e Gianfranco Carpeoro

 

 

 

A proposito di Terrorismo globale con manovalanza islamica apparentemente integralista (dai mandati apolidi, a-religiosi, contro-iniziatici e indifferenti all’Islam), ad integrazione di quanto spiegato in

“Terrorismo, Gioele Magaldi: ‘Dietro gli attacchi un messaggio massonico’, intervista a Gioele Magaldi del 17 novembre 2015, di Lorenzo Lamperti per Affari Italiani

“I veri mandanti dell’Isis e la Superloggia massonica Hathor-Pentalpha”, intervista di Carlo Tarallo a Gioele Magaldi per ITALIA ORA il 20 novembre 2015.

"Parigi: Allarme Terrorismo-Diritto di Cronaca. Video You Tube postato da Tele Roma Uno con Intervista a Gioele Magaldi (dal minuto 4 al minuto 11 e 30 secondi circa)".

The real instigators of ISIS and the Masonic Ur-Lodge Hathor-Pentalpha. English Interview of Gioele Magaldi about Friday 13 November, Paris Attacks.,

“Dietro l’Isis c’è la massoneria. Ora rischiano l’Italia e Milano. Bruxelles, Gioele Magaldi: ‘Isis? Solo manovalanza. Rischi per l’Italia”, intervista di Lorenzo Lamperti a Gioele Magaldi, pubblicata il 25 marzo 2016 su AFFARI ITALIANI (clicca per leggere)

Le ragioni per cui il Terrorismo globale controiniziatico a manovalanza integralista islamica si guarderà bene dall'infastidire ciò che ruota intorno a Gioele Magaldi (clicca per leggere),

riteniamo molto utili le suggestioni che Marta Charlotte Ferradini (socia fondatrice del Movimento Roosevelt, status di Consigliera di Presidenza MR, in procinto di essere inserita, con altri, nel Direttorio Lombardia MR e – dicono voci dall’Ufficio di Presidenza MR - anche in procinto di essere candidata, insieme al membro del Direttorio Generale MR Michele Petrocelli, nell’ambito delle prossime Elezioni comunali milanesi, come rappresentante rooseveltiana nelle Istituzioni locali) ha postato ieri, domenica 27 marzo 2016, sul Gruppo facebook “Amici del Movimento Roosevelt Italia” (gruppo collaterale a quello più ufficiale “Movimento Roosevelt Italia), con il titolo “In merito ad un’intelligence che offende l’intelligenza…Parte 1 e 2” i contenuti di

“Esteri. Molenbeek capitale jihadista già ai tempi dell’assassinio di Massud”, articolo del 24 marzo 2016 di Alberto Negri per BARBADILLO (clicca per leggere)

“Se i lupi non sono più solitari”, articolo del 27 marzo 2016 di Alberto Negri per IL SOLE 24 ORE (clicca per leggere).

Oltre alle efficaci suggestioni di Marta Charlotte Ferradini, consigliamo la lettura del seguente testo, redatto da un altro Consigliere di Presidenza MR, di recente nominato a capo del Super-Ufficio Stampa MR in via di costituzione e anch’egli in procinto di essere inserito nel Direttorio Lombardia MR.
Il Consigliere di Presidenza in questione è Gianfranco Carpeoro.
E il suo testo di cui consigliamo la lettura e di cui condividiamo molto (anche se non tutto) è questo:

 

ANALISI SISTEMATICA DEL NEOTERRORISMO ISLAMICO
Gianfranco Pecoraro·Giovedì 24 marzo 2016

  • Premessa La presente analisi è stata effettuata in base alle mie personali conoscenze ed esperienze cumulando gli schemi delle più recenti vicende terroristiche con i tragici avvenimenti del 22 marzo 2016. Partirò ovviamente dalle mia convinzioni circa le due premesse ipotetiche da porre alla base dei ragionamenti che svilupperò, e poi proporrò gli schemi che secondo me rendono attendibili le due ipotesi di partenza. Infine vedrò di ragionare sui possibili sviluppi di questa situazione. Ovviamente sono solo ragionamenti e quindi non chiedetemi fonti e documenti: lo sapete che scrivo romanzi…
  • Prima ipotesi: La SOVRAGESTIONE Il progetto di creare le premesse di un terrorismo islamico viene da lontano e risponde alle logiche oligarchiche così abilmente e utilmente descritte da Gioele Magaldi nel libro “Massoni” del quale non mi stancherò mai di consigliare la lettura. La SOVRAGESTIONE trova le sue radici in una predominanza nella massoneria internazionale, particolarmente individuabile da dopo la seconda guerra mondiale, di una concezione oligarchica monopolistica del potere da parte degli ambienti della massoneria medesima e della finanza internazionale. L’unico dettaglio nel quale c’è una mia parziale non coincidenza con quanto sostenuto da Gioele e nel non riconoscere, da parte mia, una vera e propria componente massonica in senso iniziatico a questi ambienti, che io definisco invece contro-iniziatici e solo paramassonici. Ma, probabilmente, è solo un problema terminologico. Per esempio, per tornare sul tema, mi risulta che l’influenza di tale paramassoneria sia stata determinante per sabotare all’epoca di Yalta il progetto sponsorizzato dai Rosa+Croce, di istituire due stati, uno per gli israeliani e uno per i palestinesi. Il tutto si concluse con la istituzione solo dello stato di Israele e non risulta niente affatto avventato definire tale esito come la premessa del sorgere di un progenitore del neoterrorismo islamico e cioè quello palestinese nella prima versione dell’OLP. Altrettanto accadde in occasione dell’omicidio del povero Enrico Mattei, reo di voler sottrarre il mondo del petrolio arabo alla gestione economica, ma anche culturale, della lobby delle Sette Sorelle, in nome della sua formazione socialista, scarsamente sensibile al perpetuarsi del potere di certi sceicchi e califfi. Intanto il progetto europeo di caratura liberalsocialista veniva definitivamente sabotato tramite l’omicidio del suo leader politico e spirituale Olof Palme, mettendo le basi di questa disgraziata Europa attuale, burocratica e disumana, unione solo di banche e burocratica distruttrice di economie produttive a favore di una finanza ormai astratta, estranea da ogni legittima aspirazione di popoli e individui. Infine l’omicidio del leader ebreo Rabin, protagonista di una pax massonica, stavolta nel senso autentico, in Medio Oriente, che tanto aveva preoccupato i Signori della Guerra e del Terrore. Stiamo parlando di una specie di Spectre, ma non soffermatevi sui nomi possibili, quelli li sapete o li potete individuare facilmente in quanto girano su web, perché altro non sono che l’espressione di una sistema astratto che deve essere, quello si, smantellato in primo luogo culturalmente e poi politicamente, magari rispolverando ideologie spacciate per vecchie come quella di Eleanore Roosevelt, secondo la quale nessun sistema, nessun regime politico, nessuna dottrina sociale può essere giusta se ogni individuo, fino all’ultimo pigmeo africano, fino al più sfruttato lavoratore cinese o coreano, non può vivere con dignità o senza poter aspirare alla sua porzione di spazio spirituale e vitale, cioè di felicità.

 

  • Seconda ipotesi: La programmazione degli attentati E così nel corso di decenni è stata creata una polveriera che si chiama Islam, ma darle questo nome è un abuso nei confronti della dottrina religiosa in questione, modificata, redatta, interpretata nell’ignoranza e nell’arretratezza, sponsorizzata dai satrapi del petrolio e dai potenti protetti dall’occidente per incrementare odio e integralismo da utilizzare per la autoconservazione di un potere assoluto e cieco. Quando si dice Islam, automaticamente si pensa al mondo arabo, ma la logica delle divisione etniche in questo caso non aiuta. Il popolo turco non è arabo, quello afgano, tanto meno, e neanche la quasi metà del popolo indiano islamico e di quello africano. In realtà la religione islamica, riadattata a strumento permanente di supporto a regimi politici integralisti e assoluti, neganti ogni diritto e ogni libertà democratica, fautori di sistemi sociali dove c’è chi ha tutto funzionalmente allo sfruttamento di chi non ha nulla, è diventata il collante di popolazioni quasi abbrutite dall’ignoranza e dal bisogno tramite una rete di imam e presunti padri spirituali la cui presenza e la cui legittimazione era stata la prima cosa assolutamente proibita dal Profeta. Per carità esistono persone preparate, brave e comunque in buona fede anche nel mondo islamico, ma sono marginalizzate e la consistente parte sana di quelle popolazioni è, nella sua maggior parte, dormiente e passiva di fronte a questo scempio. Ecco che dalla disperazione del popolo palestinese, dai flagelli vari, siccità, malattie, povertà del popolo africano, dalle drammatiche divisioni tra popoli asiatici nasce e si diffonde una vera e propria figura antropologica: il terrorista. Al terrorista viene offerta per decine di anni la prospettiva simbolica che gli ha consentito di accettare il rischio di sacrificare la sua vita: il riscatto sociale. Ma questo valeva in pieno per la vecchia figura del terrorista che viveva ancora nei territori dove percepiva direttamente la sofferenza del suo popolo, ma in che misura vale oggi che i neoterroristi vivono nelle nostre città nella realtà o a volte nel sogno di quella che noi chiamiamo presuntuosamente “integrazione”? Il problema è che quella che noi chiamiamo “integrazione” è stata solo la trasmissione di schemi consumistici e disumanizzanti che non solo non ha soppiantato il potenziale esplosivo del vecchio terrorismo, ma ne ha fatto solo impallidire all’ennesima potenza quel minimo di ragioni/torti etico ideali che ne consentiva la comprensione e manteneva un minimo di possibilità di recupero umano e sociale. Aiutata dalla sapiente diffusione di nuove droghe raffinate e di ulteriori adattamenti snaturanti della religione islamica la mutazione antropologica del terrorista si è ulteriormente evoluta: da esseri comunque umani a macchine del terrore. Addestrati e resi dipendenti da varie droghe i neoterroristi in campi adeguatamente finanziati e organizzati, questo esercito è oggi pronto a spargersi nelle nostre città come metastasi di un carcinoma e noi siamo impotenti. Ma è un esercito SOVRAGESTITO anche se dubito molto che chi ne fa parte ne sia consapevole. Di volta in volta viene utilizzato per scopi a volte tattici a volta strategici, a seconda delle circostanze, e se da qualche anno si rivolge contro l’Europa, non è certamente perchè il SOVRAGESTORE vuole distruggerla, ma perché vuole e ha interesse che rimanga così. Il neoterrorismo deve impedire che l’Europa si liberi dal giogo monetario delle banche e dalla soggezione al potere finanziario di cui la conservazione di un potere politico utile e comodo per la conservazione dello status quo nella sua complicità o nella sua ignoranza, debolezza, egoismo o incompetenza. IL NEOTERRORISMO SALDA IL RAPPORTO TRA IL POPOLO E IL POTERE COL COLLANTE DELLA PAURA. Come era già accaduto ai tempi di Al Qaeda e delle Torri Gemelle… Ovviamente ho trattato del perseguimento da parte della SOVRAGESTIONE di in obiettivo primario, ma a volte la decisione di un atto di terrorismo risponde anche ad obiettivi secondari, punire o intimidire governi o enti economici o militari relativamente ad atti specifici che vanno interpretati, quindi, avendo una esatta conoscenza contestualizzata della situazione di quel luogo o di quella regione. In osmosi con la configurazione generale troviamo in gran quantità in giro ipotesi debunkeristiche secondo le quali gli attentati sarebbero tutta una finzione… Decine di utili idioti cercano fotogrammi nei filmati, gaffe di testimoni, esitazioni di giornalisti a caccia del falso, contravvenendo la regola aurea che una bugia, se deve essere con complicità sostenuta da decine di persone è destinata a una vita brevissima. Anche su questo c’è una SOVRAGESTIONE: da un lato dire che i morti sono finti, evita al potere di poter essere definito assassino, ma solo un po’ cialtrone, dall’altro evita una seria e scrupolosa indagine sulla chiave portante del neo terrorismo. La SOVRAGESTIONE: un ristretto numero di persone che hanno legami di potere o fanno parte della finanza e della politica internazionale, che a loro volta manovrano, ed è indifferente se consenzienti o inconsapevoli, pezzi di governi, di amministrazioni, di servizi segreti, logge massoniche o paramassoniche, strutture religiose di varia estrazione, e istituzioni bancarie e parti o esponenti dell’economia o dell’imprenditoria privata, una rete ad anelli dove la regola aurea viene ampiamente rispettata: ogni anello conosce solo e soltanto l’anello che gli è immediatamente superiore e quello che gli è immediatamente inferiore e nulla più.
  • Primo schema operativo: la tecnica della pluralità di attentati Nella programmazione di un atto terroristico, una volta decisa la destinazione geografica generale in base all’obiettivo strategico, è da qualche anno in uso, come protocollo introdotto per primi da ambienti CIA e MOSSAD, di duplicarne o triplicarne le effettuazioni per garantirsi almeno un risultato “positivo”. Questo ovviamente solo quando lo scopo sia strategico e cioè relativo a un condizionamento su larga scala del modo politico, economico e sociale nazionale e internazionale. Invece quando lo scopo sia tattico, eliminazione di un pericolo al sistema, realizzazione di un interesse particolare, condizionamento o intimidazione non a larga scala, ma di un singolo soggetto che debba o non debba fare una determinata scelta, allora in tal caso la tecnica della effettuazione di atti terroristici plurimi è poco adottata per evidenti motivi di opportunità, a meno che la modalità dell’atto sia di non essere interpretabile in base all’obiettivo specifico, nel qual caso la pluralità suddetta avrebbe solo una funzione di depistaggio. Nel medesimo protocollo della pluralità degli atti terroristici, recentemente è stata introdotta proprio dal neoterrorismo islamico, che l’ha mutuata dai tempi dell’OLP, poi da Hamas e nell’Intifada, la modalità dell’ESCALATION, e cioè una serie progressiva di episodi minori di violenza e di terrore che “prepari il terreno” al clou della iniziativa neoterroristica. Ciò è funzionale a ingenerare, ex post, dopo la fase finale, nell’opinione pubblica e nei media la convinzione che non ci sia nulla di casuale, che l’organizzazione neoterroristica sia il massimo dell’efficienza, e che la vita di tutti dipenda solo dalla sua volontà e dalle sue scelte perché lo stato e la popolazione vengono colti non di sorpresa, ma per la maggior parte delle volte in stato di allerta. Un primo caso clamoroso di neoterrorismo possiamo riscontrarlo nel famigerato 11 settembre 2011 dove gli aerei vocati a schiantarsi su obiettivi piuttosto eclatanti erano due (o forse tre). Si tratta di un caso di pluralità di atti senza escalation in quanto la efficienza del sistema americano non faceva ritenere opportuno creare lo stato di allerta. Peraltro l’organizzazione terroristica dell’evento era Al Qaeda guidata da una famiglia con collegamenti e interessi economici con gli States e con formidabili collegamenti con l’Arabia Saudita e gli Emirati partner storici degli americani. Successivamente riscontriamo i fatti di Parigi. L’attentato relativo al giornale Charlie Hebdo è stato un attacco terroristico avvenuto il 7 gennaio 2015 contro la sede del giornale satirico suddetto, a Parigi. Nell’attentato sono morte dodici persone e undici sono rimaste ferite. Dopo il primo attentato, il 9 gennaio un complice degli attentatori si è barricato in uno dei supermercati della catena kosher Hypercacher a Porte de Vincennes, prendendo alcuni ostaggi e uccidendo un poliziotto più altre quattro persone. Appare chiaro in questo caso che la seconda azione non era preventivata e quindi si è trattato di una iniziativa che aveva un obiettivo singolo, il giornale e chi vi lavorava e sotto il profilo dell’organizzazione siamo ancora nella sfera di Al-Qaeda. Successivamente, nel 2015, la Francia fu vittima di numerosi attentati terroristici di matrice islamica fondamentalista, compiuti da affiliati o sostenitori dello Stato Islamico, cioè dell’Isis. Il 19 aprile una donna, Aurélie Châtelain, fu assassinata dallo studente algerino Sid Ahmed Ghlam, il quale aveva inoltre pianificato alcuni attacchi a due chiese di Villejuif, a Parigi, più la Basilica del Sacro Cuore; il 26 giugno, a Saint-Quentin-Fallavier, il trentacinquenne Yassin Salhi, di origini marocchine, uccise e decapitò il proprio datore di lavoro, per poi fotografarsi insieme alla testa mozzata della vittima ed inviare la fotografia in Siria tramite WhatsApp. Dopodiché aveva tentato di distruggere una fabbrica di gas con un furgone imbottito di bombole esplosive; il 13 luglio quattro giovani tra i 16 e i 23 anni, tra cui un ex-militare, avevano presumibilmente progettato un attacco contro l'installazione militare di Fort Béar di Port-Vendres, nei Pirenei Orientali, con l'intenzione di filmare una decapitazione di un ufficiale. Il 21 agosto, su di un treno ad alta velocità proveniente da Amsterdam e diretto a Parigi, tre militari americani in borghese e un cittadino britannico in vacanza scongiurarono un attacco riuscendo a bloccare il terrorista, il ventiseienne Ayoub al-Qahzzani, poco prima che aprisse il fuoco con il suo Kalashnikov. Nel tentativo di immobilizzarlo, tre persone rimasero ferite. Infine, il 29 ottobre, fu scongiurato un altro attentato contro alcuni soldati della Marina Francese a Tolone, nel dipartimento di Var. In altri termini una ESCALATION. Ciò fino all'attentato multiplo del 13 novembre 2015 al teatro Bataclan, allo Stade de France e a tre ristoranti parigini, in cui hanno trovato la morte 130 persone. Durante gli eventi seguenti all'attentato sono morte in totale otto persone: i due responsabili, il complice di Porte de Vincennes, quattro ostaggi di quest'ultimo e una poliziotta, portando così il totale a venti morti. La cronologia degli eventi ci dice che erano stati programmati in modo sequenziale: prima lo stadio, poi il teatro, poi i ristoranti. Quello programmato allo stadio avrebbe dovuto comportare una autentica strage ma pare, come lui stesso ha ammesso dopo il suo arresto, che chi avrebbe dovuto esserne l’artefice suicida, Salah Abdeslam, che avrebbe voluto farsi saltare allo Stade de France, come altri membri del commando islamista, mentre era in corso la partita Francia-Germania, poi abbia fatto “marcia indietro”. Viene da chiedersi, se la grande strage dello Stade de France avesse avuto luogo, gli ostaggi del teatro sarebbero stati ugualmente sterminati? In ogni caso a Bruxelles il 18 marzo 2016 Salah Abdeslam viene arrestato. 4 giorni dopo, attacco all’Europa, terrore a Bruxelles: attentati in aeroporto e nel metrò, 31 morti e 250 feriti, Isis rivendica, due fermi, cinque ricercati. Le deflagrazioni (due bombe sono esplose una è stata ritrovata inesplosa) hanno colpito lo scalo internazionale Zaventem nella hall delle partenze, accanto al banco della American Airlines, un’altra bomba è esplosa alla fermata Maelbeek della Metropolitana, vicino alle sedi delle istituzioni Ue. Usato lo stesso esplosivo delle stragi di Parigi. E proprio sull’esplosivo conosciamo un ulteriore protagonista, Najim Laachraoui. Anche Najim Laachraoui è coinvolto negli attacchi in Belgio, oltre che in quelli del 13 novembre a Parigi. Infatti Najim Laachraoui, 25 anni, è ritenuto l’artificiere degli attacchi all’aeroporto e alla metropolitana in Belgio. Dopo l’arresto, la settimana scorsa, di Salah Abdeslam, il nemico pubblico numero uno dell'attacco a Parigi del 13 novembre 2015, prosegue la caccia per lui e per Mohamed Abrini, entrambi ricercati da mesi. Non è chiaro ancora se Laachraoui non sia stato nel commando dei quattro in azione, ma si ritiene che abbia confezionato gli esplosivi e che fosse già ricercato dal 4 dicembre per gli attentati di Parigi. Il Dna di Laachraoui era stato trovato anche sul "materiale esplosivo usato negli attacchi" di Parigi, quelli che hanno causato la morte di 130 persone. L'uomo era stato fermato - sotto la falsa identità di Soufiane Kayal - ai primi di settembre al confine austro-ungarico in compagnia di Salah Mohamed Abdeslam e Belkaid. Come gli altri, Laachraoui fa parte di una rete di 90 martiri inviati dal Califfato in Europa, stando alle rivelazioni fatte prima di morire da Abdelhamid Abbaud, leader delle stragi parigine. Di questo gruppo, 30 sono stati neutralizzati da novembre in poi. Agli altri si sono uniti criminali comuni e foreign fighter appena rientrati dalla Siria. Tra loro alcuni esperti di esplosivi, come sarebbe Laachraoui. Quindi ecco gli anelli di congiunzione tra i fatti di Parigi e quelli di Bruxelles. Ecco perché niente ESCALATION, nonostante il doppio atto terroristico. Non ce ne era bisogno.

 

  • Secondo schema operativo: la scelta simbolica della data e l’utilizzo di un linguaggio “avverso” o estraneo per gli esecutori A suo tempo, tanto io che Gioele Magaldi avevamo indicato la evidente correlazione della data dei precedenti episodi neoterroristici di Parigi, il 13 novembre 2015 con la tragica conclusione della vicenda dei Templari. Ed entrambi avevamo sottolineato come tale riferimento volesse esprimere simbolicamente la firma degli attentati come di origine paramassonica da parte della cd massoneria reazionaria e oligarchica. Potete ritenere una coincidenza che la data prescelta per gli episodi di Bruxelles sia il 22 marzo cioè la stessa data del decreto di soppressione dell’Ordine del Tempio nel 1312, poi diffusa per pubblica lettura il 3 aprile dello stesso anno come bolla “Vox in Excelso”, dal papa Clemente V? Quindi stessa firma, stessa provenienza, stessa SOVRAGESTIONE. Ma c’è di più se fosse stata l’Isis e non la SOVRAGESTIONE ad aver scelto la data, sarebbe alquanto strano: il 22 marzo del 1457 Johannes Gutenberg completava la stampa del primo libro: la Bibbia (!), nel 1831 veniva istituita la Legione straniera, in perenne guerra coi berberi arabi (!), nella stessa data, nel 1945, in Egitto, al Cairo nasceva la Lega araba che l’Isis vede come il fumo negli occhi (!), sebbene alcuni stati delle stessa lega stiano facendo il doppio gioco, e nel 2004 in Israele/Palestina veniva ucciso a Gaza il fondatore e capo spirituale di Hamas, sceicco Ahmed Yassin (!). D’altro canto rivelatore è esaminare il linguaggio “avverso” all’Isis contenuto nella data e come venga utilizzato. Nelle letture liturgiche del giorno in questione della Chiesa Cattolica troviamo: Is 49,1-6 Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra. (Secondo canto del Servo del Signore) Dal libro del profeta Isaìa Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua farètra. Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza –, e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra». In effetti questo passo del profeta Isaia è la profezia della restaurazione del regno di Israele, cioè di Giacobbe e della sua discendenza, uno dei passi fondanti della rivendicazione esclusiva da parte degli ebrei di quelle terre cosi contestate. Curioso no? Ma l’ulteriore lettura liturgica “avversa”, ma potrei dire controversa, di quella data è questa: Vangelo Gv 13,21-33.36-38 Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte. + Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire». Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte». Curioso: il tema del tradimento, prima riferito a Giuda, ma, successivamente, proprio a Pietro, il primo papa, il fondatore della chiesa di Roma, tanto odiata dall’Isis. Beh, vero all’Isis potrebbe anche andar bene dare del traditore a Pietro, ma forse il tema è un altro e ancora una volta l’Isis non c’entra nulla. Torniamo un po’ indietro, la stampa un traditore aveva cercato di spacciarcelo in questa vicenda: si trattava di Salah Mohamed Abdeslam. Evidentemente “istruiti” da opportune veline fabbricate dai servizi segreti francesi e belgi i media lo descrivevano come l’uomo più ricercato d’Europa, il nemico pubblico numero uno, ma anche come l’unico degli attentatori di Parigi ad essere rimasto in vita ricercato dagli stessi miliziani dell’Is, per i quali il giovane francese di origine marocchina residente in Belgio poteva essere un traditore, reo di non essersi fatto saltare in aria, di aver mancato l’ultimo mortale obiettivo probabilmente fissato nel XVIII arrondissement. Oggi, arrestato Salah Mohamed Abdeslam in Belgio il 18 marzo, gli investigatori rendono noto come stesse preparando nuovi attentati anche se il collegamento operativo e organizzativo con gli atti neoterroristici di Bruxelles è ancora solo un’ipotesi. Quindi, se si unisce a questo quadro, la sostanziale copertura degli ambienti islamici cittadini di Bruxelles, che ha fatto si che il neoterrorista potesse vivere tranquillo a casa sua, Salah Mohamed Abdeslam era effettivamente un traditore? E le non chiare circostanze che, solo dopo molti mesi, hanno portato al suo arresto sono attività investigative o soffiate nel senso del cd “fuoco amico”? È stato scaricato effettivamente dall’ISIS, avendo, come Pietro rinnegato la sua Chiesa, o solo la sua famiglia? In effetti Salah non è l’unico in famiglia a essere coinvolto negli attacchi di Parigi, con lui c’era anche il fratello Brahim, morto kamikaze dopo essersi fatto esplodere – lui sì – sulla terrazza del bar Comptoir Voltaire nell’ XI arrondissement. Salah ha 26 anni, il fratello Brahim Abdeslam ne ha 31. Entrambi sono nati a Bruxelles, figli di immigrati marocchini con cittadinanza francese, vivono a Molenbeek, un quartiere situato a ovest del centro di Bruxelles, caratterizzato da una grande concentrazione di stranieri provenienti dal Nordafrica e più in generale dai paesi arabi. I genitori di Salah e Brahim hanno vissuto in Algeria quando era sotto il controllo della Francia, sono cittadini francesi. Anche Salah e Brahim sono cittadini francesi come gli altri due fratelli Abdeslam e la sorella. Abdaramane è un autista della metropolitana in pensione, e Yamina fa la casalinga, la gente del suo quartiere la descrive come «una persona gentile, allegra e carina». L’altro fratello è Mohamed, è stato un impiegato del municipio di Molenbeek per circa dieci anni. Il suo capo lo ricorda come un uomo garbato, che è stato anche membro del gabinetto dell’ex sindaco Philippe Moureaux, uno di spicco per la vita del quartiere. Chi lo conosceva parla di Brahim come di un tipo tutto sommato tranquillo, fumava cannabis e, sì, in passato aveva fatto qualche stupidaggine, ma sostanzialmente era un ragazzo a posto, non era un violento. Aveva studiato come elettricista, ma poi non aveva esercitato il mestiere. Si era sposato, secondo il rito civile e non secondo quello religioso, con una ragazza di nome Niama. Il matrimonio era durato due anni poi i due si erano separati. L’ex moglie intervista dal quotidiano britannico Daily Mail lo definisce come una persona più che altro pigra, con un buon carattere e che non aveva mai manifestato atteggiamenti violenti. Le sue giornate erano tutte uguali, le passava a fumare cannabis e a dormire. Brahim era il proprietario di Le Béguines, un bar a Molenbeek. 9 giorni prima degli attentati, il locale è stato chiuso a seguito di un’ordinanza della polizia che ha imposto un fermo dell’attività per 5 mesi, dopo che nella struttura era stata trovata della cannabis. Piccoli guai con la giustizia che si ripetevano periodicamente, a maggio 2015 Brahim era stato colto sul fatto durante una rapina a un bar-tabacchi, il suo arresto era stato addirittura ripreso dalla tv belga. Salah Abdeslam, il fratello minore, oggi in fuga per l’Europa, era il direttore del bar del fratello. A 26 anni conduceva una vita di eccessi. Molte delle testimonianze degli amici lo descrivono infatti come una persona in perenne stato di eccitazione, sempre alla ricerca di qualcosa di estremo. Non valeva la pena andare a trovarlo a casa prima delle tre del pomeriggio, passava il suo tempo a dormire perché in genere usciva e rientrava a tarda notte o il mattino seguente. Secondo qualcuno «era sempre fatto e conduceva una vita dissoluta. Ossessionato dalle donne, ogni sera ne portava a letto una diversa». Eppure tra le molte voci c’è anche chi lo descrive come «un ragazzo carino, timido e gentile» come ha fatto il presidente di un centro giovanile di Molenbeek, Moustafa Zoufri. Per Mohamed Abdeslam, uno dei suoi fratelli non coinvolti negli attentati, Salah è soprattutto un tipo molto intelligente. Intelligente e irrequieto. Fin da giovane, infatti si era contraddistinto per avere un animo piuttosto turbolento tanto da aver causato in passato l’incendio della sua stessa casa di famiglia. Incapace di condurre una vita stabile. Prima di lavorare come direttore del locale del fratello Salah era impiegato in un’azienda di trasporti a Bruxelles da cui fu licenziato nel febbraio 2011 dopo aver commesso troppe assenze ingiustificate. Tutti e tre i fratelli, Brahim, Mohammed e Salah hanno avuto dei guai con la legge già all’inizio del 2000 ed erano stati chiamati a comparire di fronte al tribunale di Bruxelles per traffico di droga. Il percorso di radicalizzazione di Brahim e Salah inizia però solo 5 anni fa, nel 2010, dopo che Salah trascorre un periodo in carcere scontando una condanna per furto con scasso e traffico di droga. È allora che comincia a frequentare Abdelhamid Abaaoud, considerato l’architetto degli attacchi terroristici di Parigi e degli ultimi attentati attribuiti a ISIS che erano stati organizzati e non erano andati a buon fine. Salah entra a far parte delle milizie dello Stato Islamico nel 2013, impara tutto quello che c’è da sapere sulla clandestinità, su come eludere i servizi di sicurezza e il monitoraggio dell’intelligence. Sia lui che Brahim avevano smesso di bere e di fumare da tre mesi, avevano iniziato a comportarsi in maniera regolare e a fare sport. Qualcuno del quartiere sostiene che si stessero preparando alla guerra, altri invece affermano di non essersi accorti di nulla. Il fratello Mohammed vedeva Salah e Brahim cambiati: «non bevevano più, non fumavano più e andavano alla moschea», ma non credeva – assicura in un’intervista televisiva – che quello fosse il segno di una loro radicalizzazione. Non credeva che dietro ci fosse un piano, un progetto come quello messo in atto il 13 novembre a Parigi. Le tracce seguite dagli inquirenti aprono la prospettiva di un probabile viaggio in Siria di Salah che sarebbe proprio quest’estate passato per l’Italia per poi da Bari imbarcarsi su un traghetto per la Grecia e successivamente, ad agosto, rientrare in Belgio sempre attraversando da sud a nord il nostro Paese. C’è tanto nella data del 22 marzo. Troppe coincidenze allusive relative alla cultura occidentale e non a quelle islamiche. Due pontefici “traditori”, Pietro perché per tre volte rinnega il Cristo, Clemente V perché sopprime i Templari. I quattro giorni dalla cattura di Salah, il “traditore” Gli altri riferimenti, secondari della data. E la lettura liturgica del giorno, Isaia, la restaurazione del regno di Israele.Nei breviari si scrive così Is 49,1-6, Is, l’abbreviativo usato dai servizi di intelligence per ISIS…
  • Terzo schema operativo: la scelta degli obiettivi La scelta degli obiettivi del neoterrorismo, appare strategicamente ragionata dalla sovragestione con una evoluzione molto particolare che costituisce la riproposizione del vecchio modulo terroristico. In effetti Al-Qaeda aveva colpito nei fatti dell’11 settembre 2001 dichiarando una specie di stato di guerra al nemico dichiarato: gli Stati Uniti di America. Colpire le Torri Gemelle o addirittura il Pentagono era colpire direttamente un nemico dichiarato, era l’atto iniziale di una guerra su un territorio, mai in precedenza, direttamente nel mirino del Terrore. ISIS cambia modo. Francia e Belgio, nonostante le gravi responsabilità della prima nelle vicende libiche, non sono nemici diretti del mondo arabo, anzi. E neanche l’Unione Europea. Quindi appare chiaro che la scelta è di affermare l’identità dell’ISIS con atti di terrore che destabilizzino e intimidiscano non un nemico attuale, ma anche solo un nemico del tutto potenziale. La sovragestione decide, in altri termini, di affermare l’esistenza del neonato stato islamico, con atti rivolti su soggetti ritenuti deboli, coma l’Europa, teatro di divisioni e di distinguo opportunistici tra stati, e quelli ritenuti più deboli sotto il profilo della sicurezza interna, la Francia e il Belgio, sono stati colpiti perché più ospitali nei confronti del mondo islamico, nell’illusione per ora tramontata di sostenere e rafforzare un Islam “moderato”. Perché la possibilità di una leadership nel mondo islamico, di una quanto mai inerte e inattiva componente moderata è comunque il primo pericolo, sia pure del tutto potenziale, per ISIS: per lo stesso motivo per il quale il primo nemico della struttura clericale sono stati gli eretici e non gli atei o i credenti di altre religioni, o i primi nemici del comunismo integralista sono stati i socialisti e i comunisti non “ortodossi”. Ma questo interessa alla SOVRAGESTIONE solo per motivare profondamente l’integralismo islamico costruendo la figura del nemico. I veri interessi e i veri obiettivi sono altri. E la vera firma simbolica della SOVRAGESTIONE la troviamo nella scelta, di enormi risvolti esoterici, degli obiettivi dell’ultima azione neoterroristica, quella di Bruxelles. Aeroporto e Metropolitana. Alchemicamente “Quod superius est inferius”. Cattolicamente “Così in cielo come in terra”. Perché iniziato vero è colui che cerca in sé l’orma della divinità, controiniziato colui che crede di essere Dio. E l’ISIS è solo il braccio armato, ma anche il panno rosso del torero agitato davanti al povero toro. Non c’è nulla di religioso in tutto questo. Perché chi crede di essere Dio, non ha bisogno, in alcuna forma, di Dio.

 

  • Sviluppi Il neoterrorismo, per come si prospetta la situazione, ha per ora realizzato pienamente gli obiettivi strategici della SOVRAGESTIONE e gli obiettivi tattici del suo braccio armato l’ISIS. Gli obiettivi strategici sono portare guerra e terrore Urbi et Orbi (aeroporti e metropolitane) non consentendo a nessuno di individuare il presupposto fondamentale di una guerra che si possa combattere con successo e cioè il teatro dei fatti bellici, il cd “campo di battaglia”. Il resto del mondo (parlare solo di Occidente sarebbe riduttivo) non sa dove difendersi, oltre a non conoscere il vero avversario, che è la SOVRAGESTIONE prima dell’ISIS. La stessa creazione dello stato islamico appare come l’ennesima brillante intuizione strategica di disegnare un campo di battaglia che produca nuove stragi, ma che sia anche lontano dai veri interessi in gioco, non manifestando infine ciò che si deve veramente distruggere e alimentando altresì l’odio delle popolazioni avvelenate dall’integralismo islamico contro chi è costretto ad ammazzargli amici e familiari. Le intelligence delle varie nazioni coinvolte dovrebbero sapere che la SOVRAGESTIONE ha da tempo preparato almeno tre progetti di stati islamici diversamente collocati da quello attuale, in caso di crollo e disfatta del medesimo. Come l’Italia dovrebbe sapere, solo in termini di consapevolezza, non in termini di intimidazione o paura, che qualunque suo coinvolgimento operativo in iniziative sul territorio dell’ISIS, comporterà che muti la sua natura da obiettivo potenziale a obiettivo effettivo. I terreni ipotizzabili di una azione neoterroristica, anche sotto il profilo simbolico proprio della SOVRAGESTIONE, oggi sono due: Roma, ovviamente, e la Sicilia, Palermo per esempio. Certamente l’ISIS sarebbe da disgregare, ma nella consapevolezza che gli altri stati islamici sono pronti per sorgere, o la stessa ISIS per risorgere altrove. Occorre che, contestualmente alle manovre di sicurezza attuali, entri a tutti gli effetti nel mirino delle analisi e della costruzione di strategie la SOVRAGESTIONE e ciò può avvenire solo tramite una bonifica delle proprie strutture di potere del mondo occidentale, cosa resa difficile dalle attuali zone oscure di contiguità. L’operazione culturale, sociale, politica, ma anche iniziatica è quella di contrapporre al riscatto escatologico e ipotetico degli integralismi religiosi e non, la concreta, quotidiana, ricostruzione del vero Tempio, che è l’Uomo. La vera scommessa dell’Occidente è la nascita di un Neoumanesimo. Grazie per l’attenzione Carpeoro

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 26-28 marzo 2016 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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