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In Difesa di Stefano Fassina, autentico uomo di sinistra

 

 

 

 

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci.
Abbiamo chiesto ragguagli ai Massoni che gestiscono il Movimento “Grande Oriente Democratico” e, a quanto ci hanno detto, Stefano Fassina non è un libero muratore.
Tanto meglio.
Così, vista la nostra parziale contiguità a GOD (che è tuttavia un Movimento massonico e perciò meta-politico e non schierato né a destra né al centro né a sinistra, mentre Noi di DRP siamo fieramente impegnati per la costruzione di un Nuovo Centro-Sinistra), nessuno potrà insinuare che difendiamo e sosteniamo le recenti prese di posizione di Fassina in quanto costui sarebbe vicino alla Massoneria democratica e libertaria.
Se mai volesse esserlo, sarà senz’altro ben accolto da anime della Libera Muratoria illuminate e progressiste come Grande Oriente Democratico, ma in questa occasione ne prendiamo le difese in quanto autentico uomo di sinistra, in mezzo a tanti tartufi e gattopardi in cerca d’autore.
Quella sottostante è la sintetica presentazione di Fassina proposta nel sito ufficiale del Partito Democratico (www.partitodemocratico.it ):

Stefano Fassina, 44 anni, fa parte della segreteria del Pd ed è responsabile del settore Economia e Lavoro del Partito democratico. Dal 1996 al 1999 è stato consigliere economico del ministero del Tesoro (ai tempi di Carlo Azeglio Ciampi). Dal 2000 al 2005 ha lavorato a Washington al Fondo monetario internazionale. Dal 2006 al 2008 ha lavorato al ministero dell’Economia e delle Finanze. E' direttore scientifico dell’associazione Nens.
Stefano Fassina
Economia e lavoro

Come si può evincere dalla lista ipotetica degli incarichi di governo di un esecutivo futuribile (dopo una eventuale vittoria elettorale di un Nuovo Centro-Sinistra), contenuta nelle nostre 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio), risalenti già a qualche mese fa, a Stefano Fassina avevamo (ipoteticamente) assegnato un Ministero per lo Sviluppo Economico.
Dopo le recenti dichiarazioni, non soltanto confermiamo, ma dichiariamo anche che egli - come Tito Boeri - sarebbe parimenti adatto per un Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Bene, ciò premesso, andiamo al dunque.
Lo scorso 28 settembre 2011, Fassina scriveva sul quotidiano l’UNITA’ un articolo dal titolo “Lasciamo subito il Neoliberismo” (clicca sopra per leggere): l’articolo è riportato in diversi siti, tra cui lo stesso sito ufficiale dell’autore, www.stefanofassina.it
Il successivo 30 settembre 2011, Milena Grieco, della Redazioneweb Dipartimenti, Forum e Feste del Pd, faceva un’intervista a Fassina, pubblicata sul sito ufficiale del Partito Democratico (www.partitodemocratico.it ) con il titolo “La BCE agisce nel vuoto della politica”.
Eccone il testo:

La lettera della BCE a firma di Trichet e Draghi è una conferma che le misure adottate attraverso le quattro manovre economiche rappresentano la giusta via da percorrere per risanare i conti del Paese? 

La lettera della BCE è, innanzitutto, l’indicatore del drammatico corto circuito democratico che oggi segna l’area euro. La BCE, istituzione senza legittimazione democratica, arriva perfino ad indicare scadenze e strumenti legislativi per modificare la Costituzione, come per le Province. Siamo in una situazione insostenibile. La responsabilità non è della BCE. La BCE, obtorto collo, svolge una funzione di supplenza della politica. La responsabilità è della politica che, guidata dai partiti conservatori, non riesce a fare il salto di qualità necessario a dotare l’area euro di una governance economica comune adeguata.

Sulla stampa si leggono interpretazioni diverse e discordanti nel merito dei contenuti, in particolare sulla lettura dell’accordo del 28/06 fra parti sociali e Confindustria . Qual è la tua interpretazione rispetto a questo punto? 

La lettera della BCE valuta come passo nella giusta direzione l’accordo del 28 Giugno, ma lo ritiene insufficiente. L’obiettivo della BCE è il modello FIAT-Fabbrica Italia, ossia il contratto aziendale fuori dal contratto nazionale. È inaccettabile sul piano sociale e dannoso anche ai fini dello sviluppo perché contribuisce ad un ulteriore indebolimento del potere negoziale dei lavoratori e, conseguentemente, porta alla ulteriore riduzione delle retribuzioni. Continuare a seguire il paradigma neo-liberista aggrava la situazione. 

Una lettera anche per noi, inevitabilmente. Un monito per il Governo ma anche un quesito per il PD: quale linea economica adottare per lo sviluppo, per il welfare, per ridare e potere d’acquisto ai cittadini? 

La BCE, come i governi conservatori, insistono sull’austerità come se la finanza pubblica fosse in universo parallelo rispetto all’economia reale e come se la spesa pubblica fosse tutta sprechi. Per la crescita si richiamano i poteri taumaturgici delle riforme strutturali. Si continua ad insistere sulla forza espansiva delle politiche di bilancio restrittive. La verità è che, senza allentare le politiche di bilancio, l’area euro va in recessione. Per la crescita, oggi, dobbiamo puntare ad innalzare la domanda aggregata attraverso investimenti definiti nell’ambito di governance comune. Vanno finanziari con Eurobonds e con la tassa sulle transazioni finanziarie. Sono misure da accompagnare alla trasformazione del Fondo Salva-Stati in una effettiva Agenzia Europea per il debito sovrano, alla ristrutturazione del debito greco, alla ricapitalizzazione delle banche in difficoltà, ad una politica retributiva coordinata nell’area euro. 

Nel tuo ultimo intervento su l’Unità, richiamavi la necessità, già espressa dal Capo dello Stato, di usare il linguaggio della verità. Oggi questo linguaggio cosa deve dire al Paese, all’Europa? E quando è il PD a usarlo, cosa dice? 

La verità è che continuare sulla via della austerità cieca porta alla rottura dell’area euro e ad una involuzione sociale e democratica. Dobbiamo invertire di 180 gradi la direzione di marcia definita dai governi conservatori e superare la residua sovranità economica formalmente custodita negli Stati nazionali per una effettiva sovranità condivisa nell’area euro.

 

Noi di DRP, come è ben noto ai tantissimi cittadini di entrambi i sessi che ci seguono, scrivono e comunicano pareri, impressioni, suggerimenti (a brevissimo le tante agognate selezioni delle comunicazioni ricevute negli ultimi mesi), siamo d’accordo con molte delle cose sostenute da Fassina in questa intervista e nell’articolo per l’UNITA’ del 28 settembre 2011.
Basta rileggersi i nostri articolati contributi sulla crisi economica, a partire da questa estate e ancor prima.
Com’è altresì noto, Noi andiamo oltre Fassina e proponiamo l’euro moneta sovrana di una UE tramutata in Stati Uniti d’Europa, così come la sparizione dei debiti sovrani dei singoli paesi europei dell’eurozona, sostituiti da un unico debito sovrano europeo consolidato e garantito da EuroBond. La speculazione sui debiti sovrani sparirebbe e gli EuroBond servirebbero anche a finanziare grandi opere, infrastrutture e servizi europei (con la conseguente ripresa della produttività, dell’occupazione, dei consumi, dei commerci e l’aumento della base imponibile per il gettito fiscale), così da risolvere la crisi all’insegna di un NEW DEAL neo-rooseveltiano, l’unica vera soluzione alla macelleria sociale finora imposta dagli Apprendisti Stregoni della BCE, dell’FMI e dei gruppi finanziari che se ne servono per i loro privatissimi interessi.
Non concordiamo cioè, sulla ipotesi fassiniana (se non abbiamo capito male) di lasciar sussistere i titoli obbligazionari delle singole nazioni europee, creando piuttosto eurobond (con la minuscola) ad hoc, soltanto per determinate operazioni di sostegno all’economia continentale.
Se si vuole evitare la speculazione sui singoli debiti sovrani, i buoni del tesoro greci, irlandesi, spagnoli, italiani, francesi, etc., devono sparire in quanto tali e ogni paese deve ritrovarsi all’interno di un sistema unificato di obbligazioni europee.
In ogni caso, Fassina ha fatto molto bene a stigmatizzare le pretese tecnocratiche di una BCE niente affatto legittimata democraticamente e ad invocare una politica progressista alternativa alle politiche conservatrici e neoliberiste che da più di 30 anni ammorbano l’Occidente.
Non appena Fassina parla finalmente un linguaggio chiaro, leale, fiero e lungimirante, tale da poter caratterizzare il profilo di un futuro schieramento di Centro-Sinistra, cosa fanno alcuni inconcludenti leaders del PD? Gli danno addosso. Lo sconfessano.
Fassina parla GIUSTAMENTE di rafforzare il ruolo della politica democratica rispetto al vuoto direzionale e strategico entro il quale poteri tecnocratici si arrogano diritti esorbitanti dalle loro funzioni, e i suoi colleghi di partito cosa si inventano? Una semi-scomunica, criticandolo e genuflettendosi senza dignità a SUA SANTITA’ LA BCE.
Roba da pazzi.
Ecco un indiretto riassunto della questione, con la sciamannata posizione di Giorgio Tonini, veltroniano doc:

"E' necessario che sia il segretario, che sia Bersani a chiarire, una volta per tutte, la linea del partito. Come ha scritto Enrico Letta, "ne va della stessa sopravvivenza del Partito Democratico". Lo chiede Giorgio Tonini, senatore del Pd ed esponente di Modem.
"Due autorevoli membri della segreteria nazionale del Partito democratico, Matteo Orfini oggi e Stefano Fassina tre giorni fa, hanno detto all'unisono, sulle colonne dell'Unità, che 'la strada indicata da Draghi e Trichet è la causa della malattia, non la cura' (Orfini) e che 'la ricetta neo-liberista riproposta dalla Bce, in sintonia con i governi conservatori, prima che iniqua, è irrealistica' (Fassina) - osserva Tonini -. Si tratta di parole molto impegnative, pronunciate da dirigenti che ricoprono importanti responsabilità di direzione e di rappresentanza del partito. E si tratta tuttavia di opinioni non condivise dal vicesegretario del PD, Enrico Letta, che da esse ha preso pubblicamente le distanze, sostenendo invece, a mio avviso giustamente, che 'la lettera della Bce indica gli obiettivi ineludibili di un programma di politica economica'".
"La discussione aperta su problemi veri è il sale della politica democratica. E tuttavia, a nessuno può sfuggire come, in una fase drammatica come quella che attraversa l'Italia, dinanzi al disfacimento ormai conclamato del governo Berlusconi e alla rinnovata attenzione del paese nei confronti delle proposte dell'opposizione, il Partito democratico non possa non avere una chiara linea di politica economica e sociale - conclude il senatore della minoranza - e di politica europea e non possa presentarsi diviso su questioni tanto cruciali perfino nel suo massimo vertice dirigente". (tratto da www.lapoliticaitaliana.it )

A parte le successive ambiguità di Pierluigi Bersani (comunque tremebondo e ossequioso verso la BCE. Pare che abbia detto: La posizione nostra sulla lettera della Bce è: nessuna critica alla Bce”) che, a forza di mediare su tutto, finirà in mezzo a una via…(caro Bersani, è tempo di crescere e di dire, come suggerisce Il Cristo, “si, si, oppure no, no”. E non puoi dire “si, si” ai rapaci tecnocrati di Francoforte), dopo le rimostranze di Enrico Letta e Giorgio Tonini contro Fassina (e Orfini), anche Veltroni ha fatto omaggio di sottomissione feudale alla BCE e alle sue epistole.
Complimenti!
Ma a Enrico Letta consigliamo di non agitarsi troppo, perché le sue posizioni gregarie nei confronti delle destre finanziarie neo-liberiste, prima o poi lo metteranno in condizione di dover passare armi e bagagli nel terzo polo o in partiti più confacenti al suo profilo da lacchè italiano di poteri reazionari euro-atlantici.
Invece di perseverare a rompere i c… dentro il PD, prenda con sé Giuseppe Fioroni e insieme raggiungano magari quell’altra perla rara della Paola Binetti: sarà un’ottima rimpatriata fra i peggiori democristiani rompiballe, buoni solo a tramare contro gli interessi del popolo di centro-sinistra.
Fatelo pure, tramate quanto volete, è legittimo.
Ma fatelo fuori dal PD, please!
E Veltroni vada a riporsi da qualche parte, magari nell’azienda agricola umbra del Viceconte Max D’Alema, dove non gli farà male essere assunto come lavorante alle vigne (ma con un contratto flessibile e precario, come quelli che lui e la BCE suggeriscono alle moltitudini di disoccupati europei).
Oppure se ne vada in Africa a curare gli infermi, dove sono anni che lo aspettano, non avendo capito che è uno che dice minchiate retoriche a tutto spiano.
Insomma, tutti questi dinosauri che hanno devastato il centro-sinistra italiano, questi ipocriti che erano comunisti ancora negli anni ’80, salvo diventare tutti ultra-liberisti poco dopo (e senza mai essere passati per un pensiero autenticamente liberal-socialista), vadano fuori dalle balle.
W il PD e W il Nuovo Centro-Sinistra.
Per gente come Fassina, Orfini e tanti altri c’è posto, per Veltroni, Tonini, D’Alema, Letta, Fioroni, etc. non più.
Prima lo si capisce, meglio è.
E Bersani si decida: o con il popolo e la democrazia, o con la BCE e le oligarchie finanziarie.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

[ Articolo del 7 ottobre 2011 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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