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Il carattere recessivo e depressivo della SPENDING REVIEW e l’INCOMPETENZA del Ministro Piero Giarda

 

 

 

 

La questione è quella posta in

“Spending review: ‘tagli per 100 mld’. Giarda, ‘mettiamo in ordine i conti”, lancio del 27 maggio 2012 dell’AGENZIA AGI (clicca sopra per leggere).

Il Ministro Piero Giarda è un incompetente (oppure, più plausibilmente, parla con impudente mala fede).
Dalle sue parole, (vedi sopra, nel lancio d’agenzia rinvenibile su www.agi.it) si comprende bene l’inadeguatezza (e/o il dolo) dell’attuale governo Monti nel gestire qualunque vicenda, sia essa nazionale o europea.
Giarda arrischia paragoni fra l’economia di una famiglia e quella di uno Stato, indegni di quel minimo di competenza che si richieda ad un Ministro della Repubblica.
O meglio, i suoi esempi si adattano effettivamente all’economia di un’entità statuale anomala e artificiosamente svuotata di sovranità come è il caso dell’Italia.
Il nostro Paese, infatti, privo di una moneta sovrana, privo di una Banca Centrale dotata dei suoi classici poteri (stampare moneta e funzionare da prestatore di ultima istanza) è in effetti ridotto al ruolo di “famiglia accattona”, che deve mendicare le sue risorse finanziarie sul mercato privato dei capitali (il quale “mercato”, grazie alla natura non-sovrana dell’euro e grazie all’assenza di buoni del tesoro continentali, si sbizzarrisce nell’esercitare speculazione e usura selvaggia) e deve levare il pane di bocca ai suoi membri più deboli, per colmare il buco nero di un debito pubblico il quale, prima dell’istituzione di questo aborto di eurozona, non aveva mai costituito un vero problema.
In effetti, in uno Stato normale, a moneta sovrana, il paragone di esso con una famiglia (microgruppo di natura privata, privo del potere di battere moneta e spendere a deficit positivo) è degno soltanto di un asino matricolato e certificato.
Ma l’incompetenza (nella migliore delle ipotesi, che non è la nostra) o il dolo del Ministro Giarda e dei suoi colleghi di governo, si misura soprattutto su un altro punto.
Dalla “Spending Review” ci si immagina di TAGLIARE subito 100 miliardi di spesa pubblica.
E forse in seguito anche altri 200 miliardi.
Complimenti!!!
Consiglieremmo tuttavia a Giarda e ai suoi ineffabili colleghi (ma solo a quelli insipienti in buona fede) del peggiore esecutivo che l’Italia abbia mai annoverato, di leggersi Fable of the Bees: or, Private Vices, Publick Benefits, famoso racconto allegorico pubblicato nel 1723 da Bernard de Mandeville (esiste, tra le tante, in traduzione italiana, un’edizione Laterza a circa 10 euro).
La favola delle api: ovvero vizi privati, pubbliche virtù sarebbe di utile lettura anche per tutti quegli stolidi cittadini italiani che sono caduti nel tranello posto dai masnadieri della BCE e dal loro  compare Mario Monti.
Il tranello ha indotto la genia italiota ad una specie di lotta intestina tra vittime sacrificali, le quali, tutte destinate al macello, prima di ricevere i colpi finali della mannaia, si aggrediscono e si feriscono a vicenda.
In questo modo, da mesi, lavoratori e imprenditori, professionisti e commercianti, impiegati del settore pubblico e di quello privato, sindacalisti e politici, poveri e ricchi, etc., si sbranano fra loro indicando questa o quella voce di spesa pubblica da TAGLIARE, in nome della AUSTERITA’.
Tuttavia, leggendo le divertenti pagine di Mandeville, forse tutti costoro potrebbero essere assaliti da un dubbio.
Un dubbio da applicare al folle proponimento di Giarda e Compari di tagliare centinaia di miliardi di spesa pubblica.
Ammesso e non concesso che in mezzo a quei miliardi vi sia qualche soldo sprecato, non vi viene in mente che persino i soldi cosiddetti “superflui” della spesa statale alimentano la vita economica della comunità nazionale e delle collettività locali?
Quei 100 miliardi che si vorrebbero “tagliare” sono soldi che vanno ad essere investiti in beni e servizi.
Ma dietro i beni e i servizi ci sono imprese, lavoratori, professionisti, artigiani, etc.
In ragione del taglio di quei 100 miliardi, quante altre aziende ne soffriranno, quanti altri licenziamenti, quanta diminuzione ulteriore del reddito e della capacità di spesa degli italiani?
Il problema degli sprechi di denaro pubblico, naturalmente, riguarda il fatto che vengano destinate risorse in direzioni sbagliate (favorendo corruttela o spesa a basso impatto civile), sottraendone a settori più meritevoli.
Ma l’intento di Giarda e del Super-Tecnico Enrico Bondi (i soldi del suo stipendio, quelli si sono uno spreco: avevamo già i ministri tecnici, a che serviva il super-tecnico?!!!) non è affatto cambiare l’allocazione di risorse pubbliche da una destinazione infruttuosa ad una più produttiva, bensì semplicemente tagliare, ridurre, eliminare.
Quindi, la lieta novella è questa, cari concittadini italiani dalle orecchie e dalla coda asinina (tutti contenti della sedicente “lotta agli sprechi” e dell’assalto ai “privilegi della casta”):
Monti, Giarda e gli altri, mediante la “Spending Review”, toglieranno di mezzo il gettito di moltissimi miliardi di euro che andavano ad essere investiti in beni e servizi.
Ne gioveranno il RIGORE e l’AUSTERITA’.
Ne soffriranno coloro che, in ragione di questi nuovi tagli, perderanno ordinativi, perderanno il lavoro, perderanno le proprie entrate: ci sarà chi fallirà e chi verrà licenziato, chi dovrà ridimensionarsi e chi a sua volta spenderà e consumerà di meno.
La grande lezione del geniale Bernard de Mandeville, trasposta in termini attuali, è che, a ben vedere, se girano meno soldi perché si tagliano spese ritenute superflue o eccessivamente lussuose, meno gente può spendere tali soldi, meno gente produce, commercia e lavora grazie a tale capacità di spesa, meno soldi rientrano nelle casse statali mediante le tasse.
Per di più, continuare a tagliare spesa pubblica in tempo di recessione/depressione, o è da somari incompetenti, oppure è proprio da criminali masnadieri. Anche un po’ sadici.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

[ Articolo del 27-28 maggio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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