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Il Mondo politico poetico e surreale di Sergio Magaldi, acriticamente innamorato di Matteo Renzi

 

 

 

 

Facendo seguito a quanto argomentato in

DRP chiosa "Basterà ammazzare il Gattopardo?" by Sergio Magaldi (clicca per leggere),

il sempre brillante Sergio Magaldi ha “reagito” con

“La Tavolozza di messer Matteo…”, articolo del 26 marzo 2014 by Sergio Magaldi per LO ZIBALDONE DI SERGIO MAGALDI (clicca per leggere).

Questo contributo magaldiano, in effetti, sembra più un’opera di fine poetica politica (molto bello, soave e creativo anche il titolo del testo, che rievoca atmosfere della Firenze rinascimentale…) che non una disamina scanzonata di uomini, proposte e situazioni concrete.

Scrive Sergio Magaldi:

 

“Resta la mia convinzione che Renzi abbia potenzialmente la statura di un leader, forse il più completo degli ultimi decenni. È pura utopia, del resto, pensare che a breve tempo possano apparire nuove personalità nella politica italiana, come  credono e auspicano quelli di DRP e non solo: http://www.democraziaradicalpopolare.it/DRP
_chiosa_Bastera_ammazzare_il_Gattopardo.html
.” 

 

In effetti, Noi di DRP non avevamo affatto detto di credere che a breve tempo sarebbero apparse per miracolo nuove personalità di spessore adeguato nella politica italiana.
Anzi, avevamo scritto:

“In conclusione, consigliamo l’ottimo Sergio Magaldi di risparmiare le sue simpatie e speranze per altri leaders politici italiani che verranno (e se e quando verranno), perché Matteo Renzi è senz’altro indegno (almeno finora) di tali simpatie e speranze,..”

Il succo del nostro ragionamento, con tutta evidenza, era che soltanto se e quando verranno leaders politici italiani degni di questo nome (lo ripetiamo: se e quando…), sarà opportuno tributargli le simpatie che, piuttosto acriticamente, Sergio Magaldi e molti altri milioni di italiani illusi stanno esprimendo dinanzi alle ricette sconclusionate di Matteo Renzi.

Scrive ancora Sergio Magaldi:

 

“D’altra parte è ipocrisia bella e buona quella di continuare a ripetere che individualismi e personalismi vadano messi da parte a vantaggio dell’egemonia di un leader per così dire collettivo: movimento o partito politico, il Principe di cui, in un contesto completamente diverso, parlava il grande Antonio Gramsci. Lo dico non solo guardando al passato, ma avendo gli occhi al presente e all’immediato futuro. La realtà mostra che tutti i partiti politici hanno fatto a gara con sindacati, corporazioni, gruppi di potere e lobby del malaffare per succhiare la linfa vitale di questo Paese.”

 

Ecco, Noi la pensiamo in termini diametralmente opposti.
E’ bene che - dopo le macerie renziane - emerga una nuova classe politica autenticamente progressista, certo non priva di leaders carismatici ma, appunto, articolata intorno a una polifonia di voci robuste, indipendenti e schiette, libera in modo costitutivo dalla retorica del “salvatore della Patria”, che poi si riduce alla realtà ben più modesta del pifferaio magico se non del venditore di pentole…
La linfa vitale del Paese, a nostro ragionato parere, l’hanno succhiata soprattutto quei potentati sovranazionali che hanno suggerito nel 1981 il divorzio (nefasto, ingiustificato e ingiustificabile) tra Ministero del Tesoro e Banca d’Italia per l’acquisto dei titoli di Stato, che hanno imposto e realizzato determinate modalità di adesione ad una Unione Europea tecnocratica e anti-democratica fondata sul primato economicistico della BCE e sul pensiero unico della Teologia dogmatica neoliberista, che hanno determinato la svendita di importanti assets statali in danno dell’erario pubblico, che hanno obbligato una classe politica pecorona e asservita a votare leggi infami e suicide come il Fiscal Compact e il Pareggio di Bilancio costituzionale.
Per il resto, combattere il corporativismo, il lobbysmo del malaffare e l’inefficienza (mali atavici dell’Italia, che però non le hanno impedito di diventare dal 1945 ad anni recenti una delle massime potenze industriali del pianeta) è questione di ordinaria amministrazione, non certo il cuore strategico di un ipotetico rilancio del sistema-Paese.
Prosegue S. Magaldi:

 

“È  almeno singolare che si sia indotti a minimizzare o addirittura a gettare discredito sulle riforme di Matteo Renzi. Su una tavola che, almeno negli ultimi vent’anni, viene imbandita sistematicamente con le risorse del ceto medio, il governo pone finalmente qualche piatto di portata: circa 85 euro netti in più in busta paga per 10 milioni di lavoratori dipendenti, il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, che serve a immettere denaro fresco nel mercato, la messa a norma delle strutture fatiscenti della scuola pubblica e il relativo rilancio dell’edilizia, la diminuzione dell’IRAP per le imprese, nuovi contratti di lavoro che potrebbero favorire le assunzioni, l’abolizione delle Province come entità politiche, e quella del Senato elettivo e retribuito e, caso unico al mondo, legislativo. Alibi perfetto per rinviare all’infinito l’approvazione delle leggi.”

 

Osserviamo sommessamente che sulla questione dell’abolizione delle province - oltre a costituire l’ennesimo, gravissimo trionfo del potere non elettivo su quello elettivo - gravano le valutazioni espresse in

“BISCHERATA SUI CONTI - PER COTTARELLI TAGLIARE LE PROVINCE PRODUCE UN RISPARMIO DI 500 MLN €, CIOÈ METÀ DI QUANTO STIMATO DAL GOVERNO - A CAUSA DEL TRASFERIMENTO DI FUNZIONI, I COSTI POTREBBERO ANCHE AUMENTARE”, pezzo per DAGOSPIA del 27 marzo 2014 (clicca per leggere).

Sulla questione del Senato, rinviamo Magaldi S. a quanto considerato in

DRP rilancia “A che serve lo Stato?”, by PierGiorgio Gawronski (clicca per leggere)

DRP presenta e rilancia “Va dove ti porta Renzi 1, 2 e 3”, di PierGiorgio Gawronski (clicca per leggere).

E da

“Va dove ti porta Renzi /3- Le riforme”, articolo del 20 febbraio 2014 by PierGiorgio Gawronski per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere),

citiamo testualmente:


Abolizione del Senato
11) L’abolizione del bicameralismo perfetto riduce la trasparenza del procedimento legislativo di fronte ai cittadini; e facilita la decretazione d’urgenza che umilia il Parlamento. In Italia si fanno troppe leggi e male. L’esigenza di ‘sveltire’ si riferisce all’azione amministrativa: cosa c’entra il Parlamento?
12) Abolendo il Senato ed eleggendo direttamente di fatto il Presidente del Consiglio, si indeboliscono i ruoli del Presidente della Repubblica e del Parlamento. Mancando le preferenze, bisognerebbe reintrodurre il vincolo di mandato. Si vuole farla finita con il Parlamentarismo? Ma allora non sarebbe più coerente fare un buon Presidenzialismo, passando attraverso un’Assemblea Costituente eletta su base proporzionale?
13) Sui costi della politica: i cittadini avevano chiesto un drastico taglio degli emolumenti non solo per ‘risparmiare’, ma anche per moralizzare la politica, sgonfiare il ‘mercato delle preferenze’, riappropriarsi della selezione degli eletti, dare una possibilità d’entrata a chi porta in dote progetti per il bene comune. Da Veltroni in poi, i leader hanno invece dirottato l’opinione pubblica sulla riduzione del ‘numero’ dei Parlamentari (tanto la cosa non li riguarda: loro si auto-nominano al Parlamento). Non è un po’ una truffa?
Conclusione
14) L’attuale Parlamento è stato eletto con una legge elettorale incostituzionale non democratica. Per il principio di continuità dello Stato è legittimato a legiferare: ma certo ciò non significa che sia anche legittimato a cambiare la Costituzione? Quale legittimità avrebbe una Costituzione fatta da un Parlamento eletto con metodo non democratico?
Sbaglierò, ma a me pare che le riforme e la “profonda sintonia”  di Renzi e Berlusconi non spingano il sistema politico verso l’inclusività: temo perciò che possano aggravare il declino e l’imbarbarimento.

 

Dopo di che, ci scompisciamo a proposito delle 85 euro (o 80 o 75 a secondo dei momenti…,) in tasca ad alcuni lavoratori dipendenti, mentre contestualmente pensionati e altri lavoratori vengono penalizzati per altre vie dirette e indirette.
Il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione?
Qualcuno ha fatto di recente notare che – ammesso e non concesso che finalmente lo Stato fellone paghi i propri debiti passati- non è previsto dalle nuove misure che paghi quelli presenti…i quali torneranno ad accumularsi, riproducendo le stesse criticità di sempre.
Inoltre, S. Magaldi crede davvero che ciò si tradurrà in termini di “denaro fresco sul mercato”?
Molte aziende creditrici, al massimo, riusciranno a non fallire e a pagare gli arretrati ai propri dipendenti, che serviranno loro per sopravvivere, non certo per alimentare nuovi consumi e “più mercato”…
La diminuzione dell’IRAP per le imprese?
Si tratta di una diminuzione lillipuziana e di nessuna rilevanza, accolta con incredulità e delusione dallo stesso mondo confindustriale che aveva riposto massima fiducia in Renzi.
La messa a norma delle strutture fatiscenti della scuola pubblica?
Aspettiamo e speriamo, non certo perché una simile goccia nel mare possa fare da traino ad un rilancio del settore edile nel suo complesso, ma solo perché non è tollerabile, in un Paese civile, che i nostri figli muoiano o rischino di morire per mancata manutenzione di edifici pubblici.
Quanto ai nuovi contratti di lavoro che “potrebbero favorire nuove assunzioni”, ci scompisciamo più che pria…e sfidiamo Sergio Magaldi a scommettere con Noi su quanto diminuirà la disoccupazione in seguito alle misure previste dal Jobs Act.
Noi diciamo zero, virgola zero…anzi prevediamo che nel prossimo futuro ci sarà un ulteriore aumento di licenziamenti, in quanto il problema non sono prioritariamente le modalità di assunzione dei lavoratori, ma la carenza di domanda di beni e servizi (per via della carenza di soldi da spendere, che deriva dalla dilagante disoccupazione e dalla carenza di lavoro retribuito, che a sua volta promana da una generale politica di tagli e austerità e dalla carenza di investimenti pubblici, che a loro volta penalizzano gli investimenti privati, per di più massacrati anche dalla stretta del credito bancario, e così via) che determina l’impossibilità di assumere e anzi, spesso, la necessità di licenziare.

Dice ancora Sergio Magaldi:

 

“E si potrebbe continuare a lungo, con le affermazioni che i tagli alla spesa pubblica annunciati dal governo faranno aumentare la recessione [c’è da giurare che i manager pubblici vedendosi decurtare stipendi di milioni di euro, compreranno meno salame!] e che le privatizzazioni di beni pubblici mal gestiti e in costante perdita di profitto saranno ad esclusivo vantaggio di amici e amici degli amici [può essere vero. Tutto dipende da come sono fatte le privatizzazioni. Se gli amici e gli amici degli amici sono in grado di dare nuova linfa a beni improduttivi e costosi per i contribuenti, ben vengano!].

 

Caro Magaldi S., i tagli alla spesa pubblica non colpiranno solo i manager che spenderanno meno in pranzi, cene, regali, viaggi, acquisti, investimenti mobiliari e immobiliari vari e compreranno anche meno salame… ma anche tutte quelle aziende (con lavoratori a carico) e liberi professionisti che al settore pubblico fornivano determinati beni e servizi, per non parlare di tutti quei casi in cui la spesa pubblica tagliata significherà menomazione di attività utili alla cittadinanza nel suo complesso e aggravio di spese (private) a suo carico.
L’economia è un “circolo di relazioni complesse” che può essere virtuoso o vizioso.
Come immaginare, se non con un approccio “poetico e surreale”, che pochi soldi di mancia qui e li riescano a compensare la mancanza strutturale di investimenti e di credito, aggravata dalla prosecuzione imperterrita di politiche di tagli e austerità?
Quanto alle privatizzazioni, in Italia è accaduto esattamente il contrario di quanto opina Sergio Magaldi: beni e aziende pubbliche produttive e pregiate sono stati svendute a privati che, dopo averne vampirizzato le risorse, ne hanno fatto scempio indecoroso (per non parlare dello scandalo di immobili statali messi all’incanto a quattro soldi, con contratti capestro per le stesse amministrazioni pubbliche, obbligate ad affittare a caro prezzo quelle stesse unità immobiliari di cui prima erano proprietarie).
La stessa situazione si ripete oggi, con l’ipotesi di privatizzazione di Poste Italiane, Eni, Enel e Finmeccanica, etc., veri gioielli di Stato strategici e redditizi, i quali stimolano gli appetiti di parecchi “avvoltoi”, pronti a ricompensare lautamente quei politici che vorranno devolvere a loro favore (e a prezzi stracciati, come sempre) simili assets.

Conclude poi Sergio Magaldi, con un empito davvero lirico e trasognato:

 

“Oltre alla sostanza, c’è poi anche la forma. La tavolozza di messer Matteo, con la sua gamma di acceso cromatismo non è mai piaciuta agli amanti delle mezze tinte, ai tanti sostenitori del grigiore della politica che siedono nei palazzi di regime e che confondono la propria carriera personale, di potere, di denaro e di privilegi, con le conquiste dell’Unione Europea. L’ambizione di messer Matteo di utilizzare un’inedita tavolozza per ridisegnare le sembianze dell’Italia, sulla scia del Brunelleschi che segnò il volto rinascimentale di Firenze, non è gradita ai guardiani della soglia. Alle giovani madonne, tratteggiate a pastello con l’oro e il verde oliva, con le tonalità del turchese e del cremisi, alla loro bellezza e ai simboli dell’Annunciazione, si preferiscono di gran lunga i toni smorti delle arpie e dei convitati di pietra.”

 

Ecco, appunto.
Il brillantissimo (ma alquanto sofisteggiante, più che socratico) Sergio Magaldi immagina una contrapposizione tra renziani, semi-renziani e anti-renziani fondata su ragioni inesistenti e su una realtà politica immaginaria.
Il grigiore e lo squallore parolaio e immobilista, purtroppo, accomuna perfettamente il Governo Renzi a quello Letta, composto in parte dagli stessi ministri e appoggiato in Parlamento dalla medesima maggioranza.
L’unica differenza risiede nel tocco di colore relativo alle “giovani madonne” Marianna Madia e Maria Elena Boschi (anche se non mancano le “carampane e i carampani”, anche nell’esecutivo renziano) e, naturalmente, nella personalità scoppiettante e mediaticamente brillante ed efficace (ancorché inconsistente) del Giovin Matteo, rispetto a quel mediocre maggiordomo sorridente ma soporifero di Enrico Letta.
Scommettiamo, caro Sergio Magaldi, che Matteo Renzi (a meno che non voglia fermarsi per tempo e accogliere i nostri “APPELLI” pubblicati in passato sul nostro Sito ufficiale www.democraziaradicalpopolare.it) farà sprofondare l’Italia in una palude ancora più squallida e insidiosa di quella in cui l’avevano lasciata i suoi predecessori Monti e Letta?
Non è questione di simpatie o antipatie.
Non si può giudicare un leader politico in base alle impressioni e all’immaginazione trasognata e acritica che si travesta di sillogismi difettosi per auto-giustificarsi.
L’economia ha le sue basi e i suoi fondamenti.
Con i presupposti anti-keynesiani che sinora si è dato, Matteo Renzi manderà a sbattere il Paese in maniera violenta e crudele.
C’è solo da sperare (per Lui) che si faccia almeno pagare bene per questo…e che faccia a tempo a godersi il frutto del suo tradimento degli interessi dell’Italia, prima che il Popolo Sovrano si desti e faccia sentire tutta intera la sua rabbia, il suo sdegno, la sua richiesta di politici non tanto giovani e brillanti dinanzi a una telecamera, ma soprattutto consapevoli di cosa significhi mettere in atto manovre anti-cicliche in caso di recessione/depressione.
Lo ribadiamo.
C’è bisogno di politici sapienti, lungimiranti, coraggiosi, sprezzanti di minacce e blandizie da parte di poteri privati sovranazionali, consapevoli di cosa significhi governare una grande potenza industriale, avendo riguardo alla sua prosperità presente e futura (per tutte le classi sociali) in un contesto europeo autenticamente democratico e solidale.
Tutto il resto è fuffa.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 25-28 marzo 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it