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Il Mercante di Arcore alias Silvio Berlusconi, Paolo Barnard, Emiliano Brancaccio e la Rigenerazione del berlusconismo a Servizio Pubblico di Michele Santoro

 

 

 

 

 

Occorre soffermarsi su alcuni fra i migliori commenti della puntata di giovedì 10 gennaio 2013 di SERVIZIO PUBBLICO by Michele Santoro.
Il primo di tali commenti che intendiamo sottolineare è quello a caldo di Carlo Freccero, (con a margine chiose pensose di Vittorio Nuti per IL SOLE 24 ORE), riportato in

“FRECCERO: “UNA PUNTATA RIUSCITISSIMA. DIVERTENTE. COMICA. CON BERLUSCONI CHE GIOCA LA CARTA DELLA PARODIA DI TRAVAGLIO E SCENATA FINALE DI SANTORO CHE, DA MATTATORE, HA CAPITO CHE UN ALTRO SHOWMAN GLI AVEVA RUBATO LA GUIDA DELLA TRASMISSIONE…”, pezzo per DAGOSPIA dell’11 gennaio 2013 (clicca per leggere).

Ha ragione Freccero.
La puntata, da un punto di vista estetico-televisivo, è stata un successo, con un “Mercante di Arcore” che da tempo non riusciva a vendere così bene le sue “ragioni-mercanzie” e un perfetto tempismo teatrale nella dialettica complementar/conflittuale con Santoro e gli Altri.
Questo dimostra che aveva una buona dose di ragioni (ciniche) Giuliano Ferrara, quando diverso tempo fa suggeriva al Berlusconi del 2010-2011 (prima del crollo e della defenestrazione da Palazzo Chigi) di abbandonare i monologhi imbalsamati e fasulli alla Leonid Breznev e di rispolverare lo spirito del confronto critico diretto con avversari e/o intervistatori, onde far meglio risaltare le sue qualità comunicativo-persuasive-manipolatorie.

Altro commento degno di nota è quello pubblicato da Paolo Barnard sul suo sito www.paolobarnard.info :

“Ieri sera da Santoro”, articolo dell’11 gennaio 2013 by Paolo Barnard (clicca per leggere).

Legittimamente, Barnard rileva la presenza di alcuni temi legati alla Modern Money Theory in trasmissione, senza che tuttavia nessuno si prenda la briga di citarla esplicitamente, riconoscendo magari il ruolo di chi questi temi ha iniziato a introdurli già da anni, quando tutto il resto dei Media dormiva il sonno della ragione (sonno ancora incombente largamente, tranne che per pochi spunti proprio di Servizio Pubblico o de L’Ultima Parola di Gianluigi Paragone).
Di più, Barnard lamenta la slealtà dell’imprenditrice che – fornita di microfono da Santoro- si mette a pontificare di sovranità monetaria, annessi e connessi, ma evita di far presente di aver appreso questi temi proprio presso gli incontri-seminari promossi dal giornalista bolognese e dai suoi seguaci.
Tutto giusto, a parte il solito narcisismo dilagante di Barnard (giunto a ribattezzare la MMT “ME MMT”, che in teoria significa Mosler Economics MMT, ma che ad una appena accennata introspezione psicoanalitica rivela icasticamente il bisogno di Barnard di identificare se stesso, “ME”, con la MMT, nel senso: non avrai altra MMT all’infuori della MIA…), preoccupato più di essere omaggiato, promosso, citato e santificato personalmente, che non della diffusione purchessia delle tematiche economiche legate alla Modern Money Theory.
Ma, narcisismo a parte, risulta evidente la scorrettezza e la slealtà di chi non cita le fonti delle proprie affermazioni e dei propri (recenti) convincimenti.

Più ampio e raffinato il commento del sempre lucidissimo Emiliano Brancaccio, pubblicato su KEYNES BLOG (www.keynesblog.com):

“Servizio Pubblico” un corno!”, articolo dell’11 gennaio 2013 by Emiliano Brancaccio(clicca per leggere).

Qui, opportunamente, Brancaccio snocciola una sequenza di serie obiezioni critiche che non sono state affatto rivolte a Silvio Berlusconi (o che gli sono state rivolte in modo approssimativo e superficiale), in un contesto di stanca reiterazione di alcuni luoghi comuni apolitici a proposito del Cavaliere e della sua storia personale, del tutto ultronei rispetto alle ben più importanti questioni macroeconomiche che l’attuale “narrazione berlusconiana” suggerisce di approfondire.
Puntualissimo il passaggio in cui Brancaccio denuncia la traballante preparazione degli astanti e la loro mancanza di senso critico sul tema del “debito pubblico”. Ciò, in un clima di conformismo imperante di tutti e di ciascuno rispetto alle linee paradigmatiche che sorreggono quella che può a ben diritto essere definita l’ “ideologia dominante” subliminare, comune tanto ai sedicenti progressisti che ai tradizionali conservatori.
Sullo sfondo di un simile scenario, in effetti, il “Caimano”, recente lettore attento di Paul Krugman, Joseph Stiglitz e magari anche di alcune pillole di MMT, è potuto sembrare a buon diritto “un savio in mezzo agli stolti” e un “epigono di Galilei” circondato da cultori del sistema aristotelico-tolemaico.
Eppure, la cosa appare paradossale, perché è comunque vero –come ha sottolineato Michele Santoro- che proprio Servizio Pubblico è stata una delle poche trasmissioni dove l’eco delle posizioni critiche di Krugman sull’attuale governance europea è potuta pervenire senza censure.
Forse, il problema è la necessità di approfondire meglio proprio il mantra sul debito pubblico, utilizzando a questo scopo anche gli strumenti ermeneutici della Modern Money Theory.

E Noi di DRP, cosa pensiamo di poter aggiungere a questi commenti sulla puntata dell’11 gennaio di Servizio Pubblico?
Poche osservazioni, semplici e dirette.
La questione è alquanto elementare.
Per mesi, lungo il 2012, Silvio Berlusconi ha tentato di convincere Monti (e tramite lui, i suoi Danti Causa sovranazionali) a diventare il portavoce di un nuovo centro-destra italiano di cui il Partito-Azienda berlusconiano potesse essere l’azionista di maggioranza.
Monti (e con lui i suoi Danti Causa) hanno rifiutato.
E hanno rifiutato per le stesse ragioni per cui a suo tempo hanno defenestrato Berlusconi, che pure era dispostissimo ad eseguire i diktat della Troika UE-BCE-FMI (pareggio di bilancio costituzionale, austerità e riforme strutturali varie).
Ma coloro che intendevano e intendono portare avanti il Progetto di destrutturazione della società europea ed italiana sapevano bene che Berlusconi era inadatto, per sua debolezza intrinseca sul fronte interno ed internazionale, a fare il “lavoro sporco”, a imporre sacrifici e austerità a gogò.
Il Caimano era giunto ormai logoro nella sua credibilità e nel suo appeal, nel biennio 2010-2011.
Il “lavoraccio” doveva farlo uno come Mario Monti, avvolto da una illusionistica aura di serietà, sobrietà, competenza e terzietà: solo così si sarebbe riusciti a contenere entro livelli accettabili la rabbia popolare, a mistificare per un bel pezzo le reali intenzioni del governo dei tecnici, a procurare a tale esecutivo una maggioranza consociativa composta dai partiti di maggioranza e opposizione, tutti insieme appassionatamente.
Oggi?
Oggi le cose stanno allo stesso modo.
Ai Grandi Manovratori di Bruxelles, Francoforte, Berlino e ai loro collegamenti londinesi, newyorkesi e di altre piazze planetarie, Berlusconi non è utile per continuare il lavoro intrapreso da Monti: molto meglio puntare su Bersani in alleanza con i sedicenti moderati di Monti o su Bersani tout-court (vedi in proposito DRP: la Massoneria reazionaria sovranazionale ha già deciso: per il nuovo governo dell’Italia punta su Bersani + Monti o solo su Bersani in versione “hollandiana”. E il 2013 – in assenza del “Bersani Esoterico”- sarà peggio del 2012).
Tutto questo, il Mercante di Arcore, meno bolso e debosciato che negli ultimi anni, l’ha ormai ben compreso.
E allora, come Pulcinella e Arlecchino, si concede il lusso di parlare fra i denti, di dire finalmente la verità, o almeno parte della verità, su quanto è accaduto nell’autunno 2011.
Berlusconi non ha più nulla da perdere, solo molto da guadagnare a farsi interprete di quelle istanze e quegli interessi popolari che Bersani (nella sua versione essoterica, almeno) non sembra in grado di poter tutelare, troppo preoccupato com’è di mostrarsi un servitore fedele e ubbidiente delle tecnocrazie e delle oligarchie europee.

Nondimeno, al netto di questa demistificazione critica del nuovo corso berlusconiano (strumentale, contingente, passibile di nuove inversioni di rotta e indotto dallo stato di isolamento politico cui l’hanno condannato certi Potentati euro-atlantici un tempo più benigni nei suoi riguardi), facciamo nostre le moderate istanze apologetiche espresse nei riguardi del Caimano dai Massoni di GOD (per una volta benevoli con un personaggio che hanno sempre fermamente combattuto) in

In Difesa (una tantum) del Fratello Silvio Berlusconi (clicca per leggere).

E aggiungiamo che, comunque, è mille volte meglio l’attuale libertà di pensiero di Berlusconi-Pulcinella che non l’azzeramento cerebrale di cui sono latori tutti coloro che sostengono in buona fede la Lista Monti (per quelli in mala fede, si tratta di cinismo diabolico e non di demenza) o che, dal sedicente centro-sinistra, auspicano con tale Lista di Masnadieri e Minus Habentes una alleanza post-elettorale.
In questo senso, va apprezzato e compreso che Michele Santoro, con buona lungimiranza (e nonostante le sue lacune in materia macroeconomica), ha da tempo realizzato come sia Monti, e non Berlusconi, il nemico numero uno di qualsivoglia rilancio economico dell’Italia, il rappresentante funesto di una destra feroce e sovranazionale, assai più pericolosa di quella nostrana, riunita sotto le insegne del PDL.
Di qui, evidentemente, una delle chiavi interpretative (accanto alla ricerca legittima dell’audience) della trasmissione che ha contribuito a ridare un po’ di smalto e rigenerazione alla proposta politica berlusconiana (con tutte le riserve del caso sull’opportunismo cinico e le ombre del Signore di Arcore, come sempre sottolineate da Marco Travaglio), denunciando invece implacabilmente il lascito funesto del Governo Monti.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 3-12 gennaio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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