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I risultati concreti dei Governi Monti e Letta. Commento di DRP a “E l’Italia porta i libri in tribunale. Falliscono tre imprese ogni due ore”, pezzo per DAGOSPIA

 

 

 

 

Dall’autunno 2011 si chiacchiera molto, in Italia, in sede politico-economica.
Quirinale e Palazzo Chigi si sono molto affannati – complice una copertura mediatica degna dell’Istituto Luce di fascista memoria – nello spiegare l’urgenza di gravi, seri, dolorosi ma necessari sacrifici, di salvifiche riforme.
Pacchetto (meglio sarebbe dire “pacco” in senso napoletano…) “Salva-Italia” e poi “Cresci-Italia” con l’esecutivo Monti, quindi le repliche del governo Letta, tanto ciarliero e auto-incensatorio quanto irrilevante e inconsistente, in patria come all’estero.
E così come con Monti, i media di regime ci informano che Letta e il suo governo godono di grande appeal e consenso presso il popolo italiano.
Sondaggi docent…
Poi, però, si scoprirà che gli elettori votano in modo diverso da come si immaginano i sondaggisti prezzolati un tanto al chilo…o insipienti per natura.
Ma, si dirà, noi siamo malevoli e prevenuti verso il maggiordomo para-massone Enrico Letta.
Più che altro abbiamo le idee chiare su chi sia realmente e su quali interessi davvero intenda tutelare l’ex pupillo di Beniamino Andreatta.
Tuttavia, lasciamo andare le opinioni contrapposte, le simpatie e le antipatie, le prevenzioni o le fiducie malriposte.
Le nostre prognosi sul futuro prossimo di un’Italia guidata da Enrico Letta le abbiamo sciorinate ancora una volta in

Le quotidiane pantomime mistificatrici del Governo Letta. Commento di DRP a "Verità in parole povere" by Mattia Granata (clicca per leggere),

dove peraltro vengono richiamate analisi precedenti di una qualche utilità.
Peccato, per i giulivi sostenitori dell’esecutivo lettiano, che la realtà dei fatti si ostini a darci ripetutamente ragione, come confermato ancora una volta in

“E l’Italia porta i libri in tribunale. Falliscono tre imprese ogni due ore”, pezzo dell’8 luglio 2013 per DAGOSPIA (clicca per leggere).

E a proposito di un passaggio di questo pezzo, là dove il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello risponde all’intervistatore in questo modo:

“Difficile spendere quando magari non si ha nemmeno un lavoro.
«Bisognerebbe incentivare la volontà dei giovani di fare impresa. Il messaggio che ci arriva dall'Europa va in questa direzione. I fondi strutturali che bisogna per forza spendere con una regia di sistema entro il 2015 ammontano a 30 miliardi di euro e possono ingenerare qualcosa di innovativo. Il lavoro ha bisogno di trovare delle risposte, ma se non partiamo dalle imprese non so come arriveremo a semplificare il Paese e renderlo compatibile con il resto del mondo»”,

occorre osservare che proprio non ci siamo.
Intanto Dardanello cita una cifra di 30 miliardi piuttosto enigmatica e generica, senza premurarsi di spiegare effettivamente a cosa si riferisca, lasciando passare l’ingannevole impressione che l’ “Europa” ci starebbe dando ingenti fondi per fare “qualcosa di innovativo”.
Ma chi, Dardanello, chi darà 30 miliardi a chi, entro il 2015, e per fare cosa?
Poi Dardanello ci parla di un “messaggio che viene dall’Europa”... e che consisterebbe nell’ “incentivare la volontà dei giovani di fare impresa”…
Eh già, quello che manca ai giovani è la buona volontà di diventare imprenditori…non l’assenza di credito per iniziare un’attività o, in caso di fondi propri a disposizione (condizione rara e privilegiata) per impiantare una azienda, la difficoltà di vendere i propri beni e servizi ad una popolazione sempre meno in grado di consumare, in un contesto di pagamenti pubblici e privati troppo dilazionati nel tempo per consentire al sistema di funzionare.
Caro Dardanello (e, con lei, cari signori tutti che ancora ritenete la crisi un problema di “offerta” e competitività), quello che serve veramente è una politica che faccia lievitare la “domanda aggregata”, altrimenti non si capisce bene a chi potranno vendersi, sul mercato interno italiano, i beni e servizi prodotti in modo “innovativo”…
E “domanda aggregata” significa aumento dell’occupazione e dei salari, progetti di vita che si riattivano, un circolo virtuoso per lavoratori, imprese e professionisti in grado di rilanciare consumi e investimenti.
Caro Dardanello, invece di cianciare intorno a questa Europa (matrigna e omicida) i cui consigli sono spesso vacui e/o irricevibili, cerchiamo di costruirne un’altra, in base ad un paradigma diverso.
Quale paradigma?
Si legga

Un nuovo paradigma politico-economico per i progressisti italiani ed europei. Parte I (a cura di Democrazia Radical Popolare) (clicca per leggere)

Un nuovo paradigma politico-economico per i progressisti italiani ed europei. Parte 2 (a cura di Democrazia Radical Popolare) (clicca per leggere).

Un nuovo paradigma politico-economico per i progressisti italiani ed europei. Parte 3 (a cura di Democrazia Radical Popolare) (clicca per leggere),

e poi ne riparliamo.

 

LE CITTADINE  E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 6-10 luglio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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