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Flash di DRP. Piazza Pulita del 18 ottobre 2012: anche un Nichi Vendola in buona forma non riesce a contestare le credenze fideistiche sul debito pubblico sciorinate da Lucia Annunziata e Lucrezia Reichlin

 

 

 

 

E’ paradossale.
Nell’ottima, ultima puntata autunnale di Piazza Pulita condotta su La7 da Corrado Formigli vengono mostrate alla pubblica opinione diverse cose interessanti.
Una fra tutte, il sostegno di ambienti finanziari e imprenditoriali para-massonici adusi alle Chatam House rules (regole che valgono per il RIIA britannico, per il CFR statunitense, per la Trilateral Commission, per il Bilderberg Group e per diverse altre associazioni sovra-nazionali para-massoniche, le quali prescrivono ai partecipanti a certe riunioni il segreto verso l’esterno su ciò che ciascuno ha detto nei conciliaboli interni, permettendo solo un eventuale report generico e indifferenziato: uno stile comunicativo mutuato dalle modalità di composizione dei verbali delle Logge libero-muratorie) nei confronti di Matteo Renzi.
Poi, le solite domande intelligenti di Sabina Ciuffini sulle ragioni più inconfessabili della crisi, cui nessuno si prende la briga di rispondere in modo esaustivo e convincente.
Quindi, un abile Oscar Farinetti – meritorio fondatore di Eataly, azienda leader nel campo dello slow food -, il quale, oltre a giudiziose osservazioni sulle potenzialità italiane (futuribili) nel campo del turismo e delle eccellenze agro-alimentari, cercava di sdrammatizzare la deriva notabilare in stile “Chatam House” di Renzi e proponeva un volemose bene sedicente progressista in cui potessero convivere tanto l’Agenda Monti quanto le narrazioni apparentemente opposte di Vendola.
Quest’ultimo, nel complesso, appariva in buona forma, esordendo con l’invocazione di Stati Uniti d’Europa democratici in contrapposizione all’attuale UE matrigna e proseguendo con una serie di analisi perfettamente coincidenti con quelle di DRP, sulla necessità di arginare la Teologia Neoliberista imperante tanto nel Vecchio Continente che a livello globale.
Ciliegina sulla torta, Vendola si cimentava in una apprezzabilissima e lucida rivendicazione del Libero Stato Laico di cavouriana memoria, uno Stato immune dalle ingerenze clericali di una pur Libera Chiesa.
Così, il governatore della Puglia invocava una modernizzazione della legislazione italiana in materia di nuovi diritti civili, stigmatizzando l’ipocrisia pluriennale di una classe politica nostrana immorale nel suo particulare, ma alquanto moralista nel proporre agli altri concittadini (anche ai non cattolici o ai cattolici adulti) modelli esistenziali di ispirazione clerical-confessionale conservatrice e reazionaria, incompatibili con uno svolgimento laico della vita sociale.
Tutto molto giusto, buono, condivisibile.
Poi, però, parlava la figlia neoliberista del comunista Alfredo Reichlin, la Prof.ssa Lucrezia.
Costei, giustamente dal suo punto di vista, chiedeva conto a Vendola di quali fossero, in concreto, le sue ricette operative per rilanciare il sistema economico del Paese in alternativa all’Agenda Monti,  di quale fosse il modello di politiche fiscali proposto da SEL.
E Vendola, come già accaduto in simili situazioni, si metteva a cianciare di risparmio sulle spese militari e amenità simili, senza rispondere adeguatamente alla domanda della Reichlin.
Peggio ancora, quando Lucia Annunziata sosteneva che anche un futuro governo di centro-sinistra avrebbe dovuto imporre al Paese altri due anni di lacrime e sangue inevitabili (sic!), Vendola si taceva, senza trovare più il filo di una convincente narrazione.
Del resto, il governatore della Puglia evidenziava tutti i limiti della sua posizione proprio allorché si dimostrava subalterno ad uno dei capisaldi della Teologia Neoliberista: la demonizzazione del Debito Pubblico.
Vendola squittiva anche lui qualcosa del tipo: non voglio lasciare questo macigno del Debito Pubblico alle future generazioni.
Ecco, appunto.
Invece di introiettare acriticamente e inconsapevolmente uno dei peggiori dogmi del Neoliberismo, Vendola vada a ripassarsi la grande lezione di John Maynard Keynes (magari aggiornandola al presente) e si faccia un regalo in termini di ampliamento dei suoi orizzonti di cultura economica: si metta a studiare anche la Modern Money Theory.
Chissà, magari sia il leader di SEL che l’Annunziata potrebbero scoprire che il Debito Pubblico (per quanto alto, come quello statunitense o giapponese) di eventuali Stati Uniti d’Europa dotati di valuta sovrana non costituirebbe affatto un macigno per le future generazioni, come non lo è stato per quelle generazioni di italiani che avevano una propria moneta, la lira, e non dovevano andare a mendicare finanziamenti sui mercati privati per sostenere la propria spesa pubblica in termini di welfare e investimenti strategici.
Magari si potrebbe finalmente comprendere che è stata proprio la demonizzazione irragionevole (e subdola, promossa da parte di chi, a livello sovra-nazionale, ha tutto l’interesse ad alimentarla) dei Debiti Pubblici statali – combinata con la devastante situazione di un’eurozona senza moneta sovrana- ad aver aperto la strada alle politiche recessive di “rigore e austerità”.
Perciò, la prossima volta che Lucia Annunziata si permetterà di ripetere con impudente faccia di bronzo che abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi, Vendola abbia la prontezza di risponderle che questa è una delle peggiori bugie reazionarie mai partorite negli ultimi decenni.
Un popolo (italiano ed europeo) di individui i cui avi abbiano combattuto per la libertà, la democrazia e i diritti politici, civili ed economici estesi universalmente; che disponga di una efficiente e lungimirante compagine statuale, di una valuta sovrana e di una indipendenza culturale e ideologica dalle ingerenze dell’alta finanza speculatrice, può vivere in maniera dignitosa e senza auto-flagellarsi con manovre lacrime e sangue. Queste, infatti, non possono essere ritenute inevitabili (per gli altri), solo perché tali le considera una giornalista sopravvalutata e strapagata come la Annunziata. Una giornalista sedicente di sinistra che ragiona con gli stessi paradigmi socio-economici elitari di quella destra neoliberista contro cui lottava in gioventù non già da una posizione liberal e progressista di tipo keynesiano, comunque favorevole ad un capitalismo ben temperato e regolamentato (come è nel nostro caso), bensì da posizioni anticapitaliste radicali di ispirazione comunista.
Basta, una volta per tutte, con queste “mezze calzette neo-aristocratiche” di origine comunista (la Annunziata e la Reichlin) che, a ben vedere, finiscono per magnificare proprio quelle narrative della crisi che legittimano la proletarizzazione delle classi medie occidentali e la neo-schiavizzazione di quelle proletarie, in un generale clima di fatalistica rassegnazione alla destrutturazione economica in atto che tanto non le tocca più di tanto, trattandosi di personaggi con lauti e molteplici emolumenti percepiti da diverse fonti.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

[ Articolo del 15-19 ottobre 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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