Content Banner  

 

“Eurogendfor”, articolo di Fabio Malerba (a cura di DRP)

 

 

 

 

Il 18 Ottobre del 2007, in Olanda, per la precisione a Velsen, alcune nazioni europee firmavano un trattato il cui nome riprende quello della cittadina olandese in questione.
Il Trattato di Velsen sancisce l'istituzione di una forza di polizia militare - Eurogendfor - composta da personale selezionato proveniente dalle gendarmerie nazionali di alcuni Paesi della zona Euro.
Ciò, al fine dichiarato di gestire eventuali situazioni di crisi.
I Paesi firmatari furono in primis Olanda, Spagna, Francia, Portogallo e Italia, ai quali si è aggiunta nel 2008 la Romania e più recentemente la Polonia. Successivamente, la Lituania è divenuta Stato partner mentre, ad oggi, lo status della Turchia è quello di membro osservatore. Poiché, come requisito base per far parte di Eurogendfor, un Paese deve possedere sul proprio territorio una polizia a statuto militare - come in Italia l'Arma dei Carabinieri - al momento  le sole nazioni rimaste fra quelle della UE che dispongano dei requisiti necessari sono la Bulgaria e la Slovenia, ma con l'eventuale allargamento dei confini dell'Unione potrebbero entrare a far parte di EGF anche nazioni come la Serbia, l'Albania, la Moldavia, la Georgia, la Bielorussia e l'Ucraina. C'è da rilevare che il Clingendael - l'Istituto Olandese per le Relazioni Internazionali - ha auspicato che queste regole possano divenire in futuro più flessibili.
Di tutto ciò si è parlato poco, anzi pochissimo, e non solo in Italia.
Il 14 Maggio del  2010 veniva convocata l'assemblea di Montecitorio per esprimersi sulla ratifica del “Trattato di Velsen”: i 443 deputati presenti votarono all'unanimità a favore del provvedimento - con un solo astenuto - e poco dopo anche il Senato dava parere favorevole, sempre all'unanimità (forse è questa la ragione per cui da noi se n'è parlato così poco: evidentemente non vi era molto su cui discutere).
L'Italia ha fornito appoggio politico incondizionato sin dall'inizio dell'iter che ha portato alla sottoscrizione del Trattato di Velsen e alla creazione di EGF e questo con uno sforzo bipartisan che negli anni ha visto coinvolti sia governi di Destra che di Sinistra. Non è poi un particolare di poco conto il fatto che il Quartier generale di EGF si trovi proprio sul suolo italiano - per la precisione a Vicenza, presso la caserma dei Carabinieri Chinotto - e poiché nessuno ha ritenuto necessario informare di ciò gli elettori, forse è anche per questo motivo che nel dibattito sviluppatosi in rete alcuni fra i più sprovveduti hanno gridato all'imminente scioglimento dell'Arma dei Carabinieri in favore di un riassorbimento della stessa all'interno di Eurogendfor. Questo timore, oltre che totalmente infondato, è altresí illogico: basti pensare che EGF è costituita da un nucleo operativo permanente di meno di 1000 uomini, ai quali se ne possono aggiungere ulteriori 2500 in caso di necessità, mentre l'Arma dei Carabinieri da sola conta ben oltre 100.000 operativi. Non si capisce bene, quindi, come la seconda possa confluire nella prima, anche se ciò non toglie che in futuro possano venirsi a creare le condizioni per le quali potrebbe essere necessario ripensare l'assetto dell'Arma dei Carabinieri. Ma questo non avrebbe nulla a che vedere con EGF in quanto tale. Eurogendfor è un corpo sceltissimo di elementi provenienti dalle varie gendarmerie nazionali dei paesi firmatari e l'Arma dei Carabinieri, semplicemente, fornisce alcuni dei propri uomini migliori per infoltire i ranghi del personale EGF. Esattamente come fanno le altre gendarmerie chiamate in causa.
C'è da notare, in effetti, come in quella "grande abbuffata" di tutto e il contrario di tutto che è l'informazione reperibile su Internet, a volte risulti difficile capire fino a che punto alcune "sviste" o “bufale” siano il frutto di sincera ingenuità e becero allarmismo, piuttosto che l'opera di una sottile disinformazione. Una disinformazia volta a focalizzare l'attenzione su dettagli palesemente falsi, sensazionalistici e destinati ad essere smentiti dai fatti, magari per cercare di distogliere l'opinione pubblica da altri aspetti della questione ben più reali e controversi.
Uno dei punti di forza di EGF è quello di poter essere dislocata in tempi brevissimi in qualsiasi teatro richieda un intervento atto a gestire una crisi.  Nel testo del Trattato di Velsen non si fa esplicito riferimento a quali siano i criteri per cui un particolare evento possa definirsi critico, però dalle competenze di EGF si possono evincere una serie di scenari passibili d’intervento.
All' articolo 4 si legge: «Eurogendfor potra' essere utilizzata al fine di: condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici; formare gli operatori di polizia secondo gli standard internazionali; formare gli istruttori, in particolare attraverso programmi di cooperazione».
In pratica, EGF può svolgere i compiti più disparati sia in ambito civile che militare, e poiché la definizione di crisi non è specificata, in linea teorica qualsiasi tipo di minaccia - da un attacco terroristico alla repressione di una manifestazione fuori controllo ecc. - potrebbe giustificare la richiesta di un intervento di Eurogendfor.
Ciò non sarebbe motivo di grande preoccupazione (semmai il contrario), se non fosse che il personale EGF gode effettivamente di un'immunità pressoché totale: la responsabilità individuale è prevista esclusivamente per reati commessi al di fuori dell’esercizio delle funzioni attribuite dalla missione.  Nel Trattato di Velsen, si legge, all'art 29: «I membri del personale Eurogendfor non potranno subire alcun procedimento relativo all’esecuzione di una sentenza emanata nei loro confronti nello Stato ospitante o nello Stato ricevente per un caso collegato all’adempimento del loro servizio». Tanto per capirci e per fare un esempio a noi più vicino: se invece della Polizia di Stato fosse stato EGF ad intervenire nella scuola Armando Diaz durante il G8 di Genova del 2001 - premesso che EGF non esisteva ancora - tutte le eventuali sentenze prodotte a seguito di quegli eventi sarebbero state automaticamente annullate. Più in generale, gli organi inquirenti italiani avrebbero avuto ben poco su cui poter lavorare, poiché all'art 21 del Trattato si legge: «Gli archivi di Eurogendfor saranno inviolabili. L'inviolabilità degli archivi si estenderà a tutti gli atti, la corrispondenza, i manoscritti, le fotografie, i film, le registrazioni, i documenti, i dati informatici, i file informatici o qualsiasi altro supporto di memorizzazione dati appartenente o detenuto da Eurogendfor, ovunque siano ubicati nel territorio delle Parti». Diciamo pure che questo tipo di "copertura" non costituisce una novità assoluta nel panorama giuridico che regolamenta le attività dei corpi speciali, nella misura in cui gli apparati d'intelligence delle nazioni occidentali già godono di ampio margine di manovra nonché di una certa immunità in ragione della peculiarità delle operazioni che sono chiamati a svolgere in difesa della libertà degli Stati a cui appartengono. E questa è una delle contraddizioni più eclatanti degli odierni Stati di Diritto, ma nel bene e nel male ciò risulta necessario affinché i servizi segreti possano svolgere agilmente il proprio lavoro, e a parte lo scioglimento in contemporanea di tutti gli apparati d'intelligence del Mondo (!) non si intravedono all'orizzonte altre soluzioni che possano porre fine a questa implicita controversia…
Ciò che differenzia EGF da altre polizie militari è che essa non appartiene ad alcuno Stato né coalizione di Stati. All' articolo 5 si legge: «Eurogendfor potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche». In altre parole, EGF è uno strumento che può essere utilizzato da diverse “entità”, il quale però mantiene un' autonomia sovranazionale e sostanziale rispetto ai suoi contingenti campi di intervento.
Chi è dunque che ha l'ultima parola sull'operato di EGF?
L'organo decisionale che governa Eurogendfor è il CIMIN,  Comité InterMInistériel de haut Niveau, Comitato Interministeriale di Alto Livello, cui spetta il controllo delle operazioni e che è formato da rappresentanti dei Ministeri della Difesa e degli Esteri dei Paesi membri, i quali a loro volta eleggono un Comandante della Forza EGF. Questo passaggio di consegne garantisce il paravento democratico necessario affinché la catena di comando venga posta in essere. In altre parole, i cittadini eleggono un governo (vabbè da noi non funziona sempre così…!) il quale produce dei ministri, i cui rappresentanti vanno a formare l'Alto Comando di una forza di polizia multinazionale/sovranazionale a statuto militare, composta da personale addestrato per missioni ad alto rischio, proveniente dai reparti scelti delle gendarmerie nazionali dei Paesi contraenti. E' comunque necessaria  l'approvazione politica del governo del Paese ricevente - quello sul cui territorio si svolge l'operazione - affinché EGF possa intervenire. Quello che il Parlamento dello Stato ricevente non può fare in nessun caso è ordinare al personale EGF di lasciare il Paese una volta che la missione abbia avuto inizio. L'operato del CIMIN è completamente indipendente da qualsiasi ingerenza da parte dei Parlamenti nazionali e poiché Eurogendfor NON costituisce un asset della Comunità Europea - questo sebbene nel nome vi sia il prefisso "Euro" - anche Bruxelles non ha alcuna voce in capitolo. 
Difficile non vedere il filo rosso che unisce il Trattato di Velsen con quello di Lisbona, firmati appena a due mesi di distanza l'uno dall'altro. Nel Trattato di Lisbona vi è una clausola chiamata "Clausola di Solidarietà", la quale prevede che «L'Unione e gli Stati membri agiscano congiuntamente in uno spirito di solidarietà qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico o sia vittima di una calamità naturale o provocata dall'uomo. L'Unione mobilita tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi i mezzi militari messi a sua disposizione dagli Stati membri».  Questo passaggio ha sollevato più di una preoccupazione in un Paese come il Regno Unito, poiché sulla carta ciò potrebbe tramutarsi in un futuro intervento sul suolo britannico di una forza come EGF, quindi di una gendarmeria che, va ricordato, è un corpo militare creato per fronteggiare una minaccia interna piuttosto che un invasore esterno e che perció ha la facoltà di svolgere le proprie mansioni nei confronti della popolazione civile. Un corpo militare che svolga funzioni di ordine pubblico è un concetto piuttosto alieno ai Britannici. Nello specifico: se un giorno Westminster dovesse avallare l'intervento di EGF sul proprio suolo nazionale, in seguito non avrebbe alcun potere di chiedere alla stessa EGF di porre termine alle operazioni e di ritirarsi.
Finora, EGF ha ufficialmente condotto tre missioni: la prima in Bosnia nel 2007, a pochi mesi dalla firma del Trattato di Velsen e nel quadro di un'operazione inter-forze finalizzata a riportare l'ordine in quel Paese; la seconda  ad Haiti, in aiuto alle popolazioni locali, in seguito al tremendo terremoto che colpì l'isola nel 2010; la terza - cominciata nel 2009 e tuttora in fase di svolgimento - in Afghanistan sotto l'egida della NATO. Oltre alle missioni ufficiali appena menzionate, alcuni blog hanno riportato la notizia della presenza di EGF ad Atene, all'indomani dei disordini di piazza scoppiati nel 2012 a causa delle misure draconiane imposte alla popolazione da parte del governo greco dietro diretta pressione della Troika. Ebbene, la presenza di EGF non è stata confermata né tantomeno smentita e anche qualora Eurogendfor fosse veramente  intervenuta sul suolo ellenico non ci sarebbe troppo da stupirsi poiché  già allora esistevano le normative tecniche affinché un'operazione di questo tipo potesse accadere..
L'Europa uscita da Lisbona coincide con l'inizio di una fase di forte decrescita per l'intero continente. Sebbene quella di Europa unita sia un'idea straordinaria e costituisca un progetto genuinamente rivoluzionario (almeno sulla carta), le linee guida imposte da chi detta le politiche economiche dell'Unione hanno prodotto gli sfasci e le problematiche che oggi sono sotto gli occhi di tutti. È legittimo a questo punto chiedersi cosa potrebbe accadere se ad una crisi economica seguisse anche una crisi di nervi tale da coinvolgere le fasce sociali più colpite al punto da farle scendere massivamente in piazza. Forse che la UE si servirebbe di mezzi altrettanto poco ortodossi (quanto poco lungimiranti) per ristabilire l'ordine e per sedare un'eventuale rivolta popolare, come farebbe un Assad qualsiasi? Dopo il fiscal compact, forse che la Comunità Europea, avendo a disposizione strumenti tecnici come  EGF, si spingerebbe fino al punto d'imporre un social compact per i popoli più indisciplinati? Se gli Stati europei sono disposti a correre un rischio del genere è perché, evidentemente, da qualche parte, qualcuno ritiene verosimili scenari futuri di forte instabilità sociale. Sfide eccezionali richiedono sforzi eccezionali, si sente spesso ripetere. Una frase usata di solito per supportare l'idea di un qualcosa di cui già si conosce l'elevato prezzo da pagare: in questo caso il prezzo potrebbe essere un'ampia fetta sia della libertà individuale dei cittadini sia di quella collettiva degli Stati di cui essi stessi siano parte, ceduta al fine di garantire maggior sicurezza secondo una modalità che preveda un controllo congiunto. Tutto questo ricorda qualcosa? Il concetto di cessione di parte della sovranità nazionale per ricollocarla su un piano comunitario è lo stesso espresso durante la recente - e tuttora in corso - crisi finanziaria, allorquando l'ex Presidente del Consiglio italiano Mario Monti, cercando di spiegare all'opinione pubblica la situazione contingente, promuoveva questo tipo di soluzione addirittura come un'opportunità (sic!) per lo Stato.
E si tratta del medesimo concetto ultimamente ribadito dal presidente della BCE Mario Draghi, il quale, rivolgendosi ai Paesi europei sul tema delle riforme strutturali, li ha sollecitati a cedere la propria sovranità all'Europa, affinché sia possibile tornare a crescere.
Quanto la società civile sia disposta a cedere proprie libertà personali in favore della sicurezza è uno tra i punti più caldi dell'agenda politica internazionale, Eurogendfor rappresenta solo un tassello di un puzzle ben più ampio e complesso, in cui sono in gioco proprio questi valori fondamentali.
Benvenuti nel Mondo e benvenuti anche in Europa.

FABIO MALERBA.

 

A cura de

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 12-14 agosto 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it