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Eurobond o Morte dell’Europa: Hollande tenga duro. Intanto prosegue il Vaniloquio italiano ed europeo, mentre qualcuno si frega le mani

 

 

 

 

Stavolta vogliamo offrire pensieri rapidi, quasi aforismi.
Esiste una sola soluzione per fermare le impennate dello “spread” ed impedire le oscillazioni caotiche del mercato delle obbligazioni statali (nella più benevola delle interpretazioni, quella ipotizzata dalle anime belle) o piuttosto le fruttuose e razionali speculazioni degli squali (se si vuole guardare in faccia la realtà con lenti obiettive).
Questa soluzione si chiama Eurobond e Banca Centrale Europea divenuta prestatrice di ultima istanza, con una valuta euro resa moneta sovrana di una UE politicamente unificata.
Buoni del Tesoro europei che riassorbano tutti i debiti sovrani delle nazioni dell’Eurozona.
Era la soluzione che Noi di DRP e i Fratelli Massoni di GOD proponevamo mesi e mesi fa (si digiti la parola Eurobond nelle Sezioni CERCA IN DRP, clicca per accedere, del nostro sito o in quella CERCA IN GOD, clicca per accedere, del sito www.grandeoriente-democratico.com) e abbiamo sempre continuato a proporre.
Era ed è l’unica soluzione che, non appena realizzata, in un lampo e a costo zero (altro che dispendiosi Fondi salva-Stati che non salvano nessuno) avrebbe l’effetto di bloccare per sempre il balletto suicida dei tassi di interesse al rialzo sui singoli bond nazionali greci, italiani, spagnoli, portoghesi, etc.
Se questa soluzione fosse stata adottata, non ci sarebbe stato bisogno di alcuna austerità e di alcuno pseudo-rigore.
Non ci sarebbe stato bisogno di tecnocrazie lugubri al timone diretto di alcuni paesi.
Il problema dei titoli di stato avrebbe cessato di esistere, tutto qui.
Evidentemente, qualcuno ha invece interesse a che tale problema permanga e si aggravi, tutto qui.

E la famosa crescita?
Bisogna essere chiari: non ci sarà alcuna crescita per l’economia europea (mettetevi tutti l’anima in pace), senza un cambio complessivo di paradigma politico-economico.
Il cambio di paradigma porterebbe, anche in questo caso, a semplicissime soluzioni.
Le quali soluzioni non vengono adottate non perché non siano semplici, ma perché sempre qualcuno non ha interesse a farle adottare e, prima ancora, a consentire un cambio di paradigma.
Appare evidente anche ad un cerebro-leso che soltanto attraverso una Banca Centrale Europea al servizio di una politica economico-finanziaria federale europea, attraverso l’euro resa moneta sovrana e gli Eurobond finalizzati all’investimento in grandi opere ed infrastrutture su tutti i territori del Vecchio Continente, sarà possibile avviare un percorso di ripresa e crescita economica.
Ma chi è che vuole veramente la crescita e la prosperità dei popoli europei?
Non certo coloro che al momento guidano le principali istituzioni della tecnocrazia europea, né lo Stato europeo (la Germania) che si è fatto portavoce e partner principe di quelle oligarchie sovra-nazionali interessate alla destrutturazione economica e politica del Vecchio Continente.
Perciò, di che stiamo parlando?
Come si può convincere qualcuno (i tecnocrati europei con Mario Draghi ed Herman Van Rompuy in testa, Angela Merkel e complici vari tra cui Mario Monti) a fare qualcosa che non ha alcun vero interesse a fare?

E qui sorge il problema del Vaniloquio politico-mediatico che imperversa tanto in Italia che nel resto d’Europa.
D’accordo, a monte c’è il fatto che non si riesce a vedere oltre la coltre di fumo, oltre i mille veli dell’ufficialità più insignificante, per cogliere le concretissime trame egemoniche che vengono tessute in quello che Gioele Magaldi definisce il Back-Office del Potere.
Ma facciamo per un momento finta – come piace credere agli insipienti e a qualche intellettuale presuntuoso e vacuo – che le reali dinamiche di potere, per generosità e bonomia degli stessi potenti, siano tutte completamente squadernate negli editoriali dei grandi giornali e nei servizi radio-televisivi offerti alle masse.
La verità, infatti, è sempre quella ufficiale, se ci atteniamo a quanto pretendono alcuni campioni della carta stampata e dell’etere. E chi contesta ciò, è un ciarlatano illusionista che vaneggia.
La verità di ciò che accade nelle più complesse vicende italiane, europee e planetarie, è quella di cui si offre il resoconto in pillole nei telegiornali, nei talk-show e nelle pagine economiche e politiche di quotidiani e settimanali, secondo i benpensanti di regime.
A star dietro a questa vulgata, ciò che non rientra nel perimetro mediatico ora delineato, semplicemente non esiste: è cospirazionismo o complottismo dietrologico senza capo né coda e ha a che fare con i deliri di chi vede qualcosa di simile alla Spectre di James Bond in ogni evento poco chiaro.
Così, a dar retta a queste anime belle del mainstream politico-mediatico, la diplomazia non esiste.
Non esiste né nella sua forma palese né in quella occulta.
Infatti, raramente si parla sui media delle delicate missioni diplomatiche che sono in corso ogni giorno sull’orbe terracqueo.
L’attività di intelligence non esiste.
Infatti, di questa e dei suoi agenti (i cui nomi sono occulti e occultati per definizione, a parte i vertici ufficiali) non si parla nei TG dell’ora di pranzo o di cena, sui giornali e nei talk-show.
Non esistono quelle associazioni mondialiste paramassoniche a cui sono ammessi solo selezionati personaggi, perché di esse non si parla che per accenni vaghi e rari.
Non esistono cenacoli oligarchici sovra-nazionali ed elites massoniche, salvo che nel folklore momentaneo che ne viene offerto di rado e in termini assolutamente non esplicativi.
E non esistono le strategie politiche riservate delle nazioni in conflitto tra loro, a meno che non ve ne parli il conduttore o l’editorialista di turno e per quel poco che ve ne accenni.
Ecco, diventiamo per un attimo asini e buoi e, oltre a venerare qualche sacra reliquia e adorare qualche nuova apparizione mariana, facciamo un atto solenne di fede sulla non-esistenza di tutto ciò che non venga squadernato come essenziale dal mainstream glocale. Crediamo cioè, ad esempio, che sia vera la narrazione sui ritocchi chirurgici che può aver fatto la ex premiere dame Carla Bruni, ma non osiamo mai sospettare che suo marito Nicolas Sarkozy (al pari di altri governanti contemporanei) possa avere avuto una faccia pubblica e una più riservata, per muoversi nei complessi meandri del potere in cui si trova invischiato chi guida una nazione.
Accolta per fede asinina questa monodimensionalità del reale (Berlusconi, ad esempio, non era quello delle telefonate intercettate con le olgettine o con faccendieri vari, scordatevelo: l’unica sua immagine vera, da credere per dogma, è quella edificante di quando va a baciare l’anello di papi e cardinali o di quando canta e fa cantare meno male che Silvio c’è o promette un milione di posti di lavoro), rimane lo stesso il carattere scandaloso del Vaniloquio italiano ed europeo a proposito della crisi economica in corso.
Cioè, anche a non voler guardare il dito di chi- come Noi di DRP o i Fratelli di GOD- indica un’altra narrazione degli eventi attuali nemmeno troppo occultata dietro il chiacchiericcio ufficiale, persino rinnegando ogni evidenza in questa direzione, esplode il non-sense dei ragionamenti che vanno per la maggiore sui giornali, sulle radio e sulle televisioni.
Vediamo perché.
“Bisogna coniugare il rigore con la crescita e l’equità” (slogan di Mario Monti diffuso all’inizio del suo mandato a Palazzo Chigi).
“Grazie alle riforme strutturali attuate con rigore e austerità, ci potrà essere una crescita annua del PIL italiano del 10%” (Mario Monti dopo aver liberalizzato non si sa bene cosa a proposito di tassisti, avvocati, architetti, farmacisti, etc.)
“C’è stato il rigore e non tanta equità, adesso è tempo di crescita” (coro del gregge di sinistra)
“Ci vuole tanto rigore, più tagli di spesa pubblica improduttiva, ma nel contempo sostegno alla sacra famiglia” (coro del gregge di destra e di centro)
“Il rigore non è contraddittorio rispetto alla crescita” (Monti e vari corifei e coreuti)
“Il rigore ci darà la crescita, un giorno” (Monti, Merkel, Draghi, complici e  cortigiani vari)
“ Senza rigore non c’è crescita, l’austerità è imprescindibile” (sicofanti neoliberisti vari, invitati in ogni talk-show, tutti i giorni a tutte le ore, anche da conduttori sedicenti di sinistra)”
“Il problema è il Debito Pubblico” (coro universale del gregge)
“ Non c’è bisogno di politiche neokeynesiane” (Mario Monti e altri prima della vittoria di Hollande)
“Forse bisogna insistere su investimenti statali per infrastrutture ed opere pubbliche, al fine di aumentare la domanda aggregata, Il rigore di per sé non genera crescita” (Mario Monti e altri dopo la vittoria di Hollande)
“ La Grecia può anche uscire dall’Europa” (Coro di mascalzoni, dal Ministro tedesco Schauble in giù)
“Se la Grecia esce dall’Europa, saranno guai serissimi” (Coro degli stessi mascalzoni)
“In Italia ci sono i suicidi per la crisi, ma sono minori che in Grecia. Occorre apprezzare la cosa.” (Mario Monti e compari)
“O si fanno politiche austere o si finisce come la Grecia” (Coro del gregge)
“A forza di austerità la Grecia è in ginocchio” (Coro del gregge)
“Abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi. Ora è tempo di sacrifici” (Casini e qualche altro politico o tecnico milionario che ha sempre fatto la bella vita)
“I troppi sacrifici possono deprimere l’economia” ( Opinionisti che fino all’altro ieri spiegavano la bontà assoluta dei sacrifici imposti dai tecnocrati).
“Bisogna dimenticarsi del welfare europeo” (Mario Draghi ed epigoni)
“La cultura della solidarietà fa parte della mia formazione” (Mario Draghi)

E si potrebbe continuare all’infinito.
Per dimostrare che, anche a non voler considerare quanto sarebbe utile domandarsi quali siano le reali intenzioni dei tecnocrati al comando (e capire che, se si esclude che costoro siano degli insipienti incapaci, allora vuol dire che il loro fine non è sanare ma distruggere), il dibattito in corso non è nulla di più di un delirante Vaniloquio.
Un Vaniloquio nel quale intervistatori e articolisti compiacenti consentono ai rappresentanti del potere di auto-smentirsi e dichiarare a distanza di tempo tutto e il contrario di tutto.
Ma soprattutto un Vaniloquio nel corso del quale non si spiega alla pubblica opinione che dire “adesso serve la crescita” è una frase vuota e insulsa.
Un Vaniloquio durante il quale non si spiega che esiste un abisso tra chi, impregnato di dogmi neoliberisti, quando parla di “crescita” è convinto (o fa finta di essere tale) che essa si può/deve raggiungere attraverso le famigerate “riforme strutturali” (rigore, austerità, tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni, privatizzazioni, pareggio di bilancio, eliminazione del deficit e del debito pubblico) e chi (inascoltato neokeynesiano di qualunque scuola) ritiene che sempre, ma in particolare in situazioni di drastica contrazione dei consumi e degli investimenti privati, occorrono investimenti pubblici per risollevare imprese, occupazione, servizi professionali, commerci, consumi, gli stessi investimenti privati, così da elevare anche il gettito fiscale senza alzare le tasse e provocare un benefico aumento del PIL .
Il Vaniloquio imperante, invece, per caso, sfortuna, mala fede o altre cause divine o umane, non si cura di chiarire queste differenze fondamentali tra neoliberisti e neokeynesiani.
Preferisce biascicare stancamente lo stesso rosario che adesso va tanto di moda:

“Non abbandoniamo il rigore” (che vuol dire, concretamente? Che non smetteranno i tagli alla spesa pubblica e le politiche suicide intonate al’austerità che deprime consumi e produzione?), “ma muoviamoci decisamente verso politiche di crescita” (come, mercé l’intervento dello Spirito Santo o per grazia di qualche sermone papale?”).

C’è qualche cane, dentro il mainstream politico-mediatico, il quale, socraticamente, si sia chiesto con onestà intellettuale:

“Ma siamo proprio certi che l’isteria sul Debito Pubblico e sul Deficit di Bilancio sia un sentimento salutare e fondato scientificamente o non piuttosto un espediente per mettere in mutande nazioni di gonzi…gonzi asinini, sia nelle strade che in Parlamento…?”

Se a qualche cane venisse in mente qualche dubbio del genere, ci faccia un fischio, che saremo lieti di squarciare qualche velo in questa direzione per lui e per il resto dell’opinione pubblica.
Quella stessa opinione pubblica che, la scorsa settimana, a Piazza Pulita del bravo Formigli su La7 ha dovuto scolarsi i sermoni sul pensiero unico neoliberista snocciolati da Mario Adinolfi e Fabio Scacciavillani, mentre su Ballarò di martedì 15 giugno 2012 (condotta per RAI 3 dal bravo Floris) ha dovuto sottostare alle nenie dello stesso armamentario dogmatico, snocciolate dalla Fiorella Kostoris.

In definitiva, l’Europa morirà prima di essere nata, se non adotta subito le uniche misure adatte a salvarla (unità economico-finanziaria, fiscale e politica).
Il punto è che c’è chi vuole farla entrare in stato vegetativo più di quanto già non sia, per poterne asportare con comodità organi vari, da utilizzare in altre sedi.

Hollande si faccia coraggio, tenga duro e si comporti da statista, come suggerito in

“Hollande si comporti da statista”, articolo del 15 maggio 2012 by Francesco Maria Toscano (clicca sopra per leggere).

Però sappia, il Neo-Presidente francese, che la via è sbarrata, come disse qualcuno ad Aragorn, figlio di Arathorn (vedi Il Signore degli Anelli  di Tolkien, che tanto ha da insegnare sulle vicende contemporanee), allorché voleva penetrare in un luogo gelido e abitato da sinistre creature.

Auguriamoci che i Massoni Progressisti europei possano assistere il fido Hollande nella sua titanica impresa.
Certo, in tutto questo appare inutile fidarsi di Mario Monti ( infido opportunista), come pure comprensibilmente e pragmaticamente è portato ancora a fare (per l’ultima volta) Barack Obama, che dal premier italiano aveva ricevuto delle promesse di fruttuosa mediazione con la Germania, finora tutte disattese.
E disattese per la semplice ragione che gli interessi di fondo cui rispondono Monti, Merkel, Draghi e compari sono esattamente antitetici a quelli di Obama e dei Massoni Liberal statunitensi.

Ad Maiora.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

[ Articolo del 16-18 maggio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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