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Editoriale del 14 ottobre 2011: “Se esistesse un Nuovo Centro-Sinistra, italiano, europeo e statunitense, avrebbe un’autostrada e archi di trionfo davanti a sé, in questi tempi di fallimento del neoliberismo di destra e dei suoi derivati”
di Gioele Magaldi

 

 

 

 

Gli amici della redazione di Democrazia Radical Popolare (DRP) mi dicono che a brevissimo il pubblico avrà a disposizione un’ampia selezione delle sue comunicazioni, pervenute in questi mesi e finora mai rese note.
La stessa redazione mi avvisa che prestissimo riprenderà la pubblicazione delle serie mancanti delle 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2011 in poi,  da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio).
Per quanto mi riguarda, pur essendo un periodo in cui sono assorbito da altri impegni (ma ottimamente sostituito da validissimi collaboratori presso le redazioni dei siti ufficiali di DRP e GOD, persone che, anche nella semi-latitanza del loro direttore, stanno facendo un eccellente lavoro), vorrei spendere due parole sulla paradossale situazione in cui si trovano le coalizioni cosiddette progressiste e riformiste, tanto in Italia che in Europa e negli Stati Uniti.
Cominciamo dagli USA.
La prospettiva politica di Barack Obama è in evidente stallo.
Essersi scelti dei collaboratori economici implicati fino al collo (tramite amici e amici degli amici) nella crisi economico-finanziaria esplosa nel 2007-2008, è stato un grave errore.
Aver appesantito a dismisura il debito pubblico centrale per semi-regalare soldi a quelle stesse banche che avevano pesantemente contribuito allo scoppio della crisi, è stato un errore ancora più imperdonabile.
Aver investito soldi insufficienti (ma comunque tanti) per rilanciare la ripresa, è stata una mossa improvvida. Le cose o si fanno per bene o è meglio attendere per farle come si deve: scelte del tipo vorrei ma non posso, oso, ma con prudenza, etc., possono diventare uno spiacevole boomerang. Infatti, i nemici (repubblicani) ti diranno che stai comunque spendendo troppo, mentre i risultati in termini di rigenerazione del sistema economico saranno insufficienti e tali da attirare critiche anche da parte democratica.
E presso quel popolo americano della lower, della working o della middle-class che si attendeva un aumento dell’occupazione o la tenuta del posto di lavoro e/o del consueto stile di vita (appena appena dignitoso), ad oggi, Obama è visto come un chiacchierone illusionista, incapace di dare corpo alle speranze della campagna elettorale del 2008.
Al primo Presidente afro-americano non restano che due strade.
O continua a barcamenarsi fra la parte peggiore di Wall Street e un generico messaggio demagogico in favore dei disagiati, continuando a non proporre nulla di concretamente nuovo e lungimirante, oppure si dà una svegliata e progetta un serio New Deal in stile rooseveltiano.
Nel primo caso, può darsi che finisca anche per perdere contro un qualche candidato repubblicano, nelle presidenziali dell’autunno 2012, per la semplice ragione che molta gente della sinistra americana - accorsa con entusiasmo per votarlo nel 2008 - stavolta diserterà le urne. Ma, magari, finirà per vincere lo stesso, perché i falchi della destra finanziario-industrial-militare più oligarchica e rapace hanno bisogno del suo profilo come foglia di fico momentanea, in attesa di tempi più propizi per imporre un altro cow-boy in stile George W. Bush.
In questo caso, però, Obama, che riperderebbe - come è già accaduto nel 2010 - le elezioni di mid-term del 2014, non solo sarà un Presidente azzoppato, ma passerà alla storia come la più tragicomica promessa non realizzata nella storia politica statunitense.
Invece, nel caso l’ex senatore dell’Illinois volesse lasciare un segno prestigioso, concreto e luminoso nella società americana e mondiale di questo secolo, ecco cosa dovrebbe fare:

  1. Dopo Larry Summers, è venuta l’ora che l’amministrazione della Casa Bianca metta a riposo anche Timothy Geithner.
  2. Oppure è tempo che Geithner (capo del Dipartimento del Tesoro) e Ben Bernanke (presidente del comitato dei governatori della Fed, la Federal Reserve, l’equivalente americano della BCE, ma molto meno arrogante e tirannica di quest’ultima) dichiarino di volersi lasciare alle spalle qualsiasi retaggio neoliberistico del passato.
  3. L’amministrazione USA intervenga per mutare l’ideologia del cosiddetto Washington Consensus. Adoperi la sua influenza - di concerto con i governi di centro-sinistra del pianeta che ci stanno - per piazzare alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale gente come i premi nobel per l’economia Paul Krugman, Joseph Stiglitz e Amartya Sen.
  4. Obama, invece di impelagarsi in condominiali liti o bizantine trattative con le lobbies di destra e sinistra, si vada a studiare la figura del grande Franklin Delano Roosevelt e i particolari del suo New Deal. Studi, apprenda, e metta in campo analoghe misure, a positiva emulazione di uno dei più grandi Fratelli Massoni di tutti i tempi.

Non starò a soffermarmi  troppo sulla dimensione europea della crisi attuale.
José Luis Rodríguez Zapatero si è dimostrato, sul lungo periodo (e dopo aver avuto un buon inizio, specie sul tema dell’allargamento dei diritti civili: vedi matrimonio per i gay) un leader debole, velleitario, pavido.
Invece di contrastare le ormai arcaiche ricette neoliberistiche di FMI e BCE, si è rassegnato ad applicarle e ha offerto la sua testa indicendo nuove elezioni, delegittimando così il PSOE (Partido Socialista Obrero Espaňol), invece di farne l’interprete delle legittime aspirazioni degli Indignados.
Avremo così il paradosso che in Spagna, in un momento in cui necessita più che mai una politica di tutela sociale contro le pretese ultra-destrorse delle istituzioni economiche europee e mondiali, rischi di andare al governo una coalizione di centro-destra, tradizionalmente incline a privatizzazioni, pseudo-liberalizzazioni e a tutti gli altri vecchi arnesi dell’ormai logoro armamentario ideologico che da più di 30 anni ammorba l’Occidente, deprimendo le sue classi medie, schiavizzando quelle operaie e consegnando alla perpetua precarietà le giovani generazioni.
Parimenti, non sarei pronto a giurare che, se in Francia dovesse vincere le presidenziali del 2012 un candidato socialista, la musica economico-sociale tornerà a suonare uno spartito effettivamente ispirato al progressismo e alla giustizia sociale: il passato, da François Mitterrand e Jacques Attali in poi, non consente troppe illusioni. Non ci sono peggiori conservatori e reazionari di quelli che fanno iper-liberismo e macelleria sociale fregiandosi dell’ingannevole orpello di un distintivo di sinistra.
Ma non si è socialisti (liberal-democratici) in virtù di una tessera o di una vaga e nominalistica auto-rappresentazione, bensì in ragione di concrete ideologie e prassi politiche di redistribuzione sociale e di giusta integrazione fra libertà di mercato e incisività dell’intervento riequilibrante dello Stato.
E’ nota la posizione di chi scrive: sono anti-fascista e anti-comunista sin dalla più tenera età.
Sono un fanatico della democrazia e della libertà.
Libertà di coscienza, religione, culto, associazione, pensiero, espressione, stampa.
Libertà di mercato, libertà nella produzione e nella finanza, nei commerci e nelle transazioni capitalistiche.
Capitalismo e democrazia, secondo me, non si possono scindere.
Il dilemma non è capitalismo si o no.
La questione è: quale capitalismo?
La mia risposta, così come quella delle amiche e degli amici di Democrazia Radical Popolare, è: certamente NON IL CAPITALISMO DEL MODELLO NEOLIBERISTA.
SI ad un capitalismo che accetti una dialettica feconda con principi di giustizia sociale e WELFARE STATE.
SI al modello del NEW DEAL rooseveltiano (più ancora che alla pura dottrina keynesiana), riveduto e corretto alla luce di nuovi guadagni teorici e pratici a disposizione degli uomini del XXI° secolo.
NO alla classica social-democrazia che voglia imbrigliare troppo il libero mercato con politiche dirigistiche, protezionistiche e nazionaliste.
Io credo nella globalizzazione dei capitali, delle merci, delle industrie.
Ma, come uomo di sinistra, come liberale che è anche socialista, pretendo che, contestualmente, vi sia anche globalizzazione dei diritti del lavoro (oltre che civili e politici) e del diritto al welfare.
Mai più de-localizzazioni per andare a sfruttare manodopera infantile o adulta da schiavizzare, in quanto priva di effettive tutele sindacali; per il resto, massima libertà di de-localizzare per ragioni strategiche di qualunque tipo (per ragioni di profitto onorevole, cioè, e non di sordido sfruttamento di chi è senza tutele e disposto a tutto per sottrarsi all’indigenza).
NO alla globalizzazione della precarietà (spacciata per flessibilità, ma vi può essere flessibilità con un’alta disoccupazione?), del ricatto padronale, della manodopera senza garanzie per la sicurezza e per la dignità di chi lavora.
SI alla globalizzazione del modello occidentale non solo per il brand delle aziende, ma anche per le conquiste giuslavoristiche che le battaglie sindacali avevano ottenuto in decenni di costruzione di un modello armonioso di coesione sociale (fino agli anni ’70 del ‘900, quando cominciò la demolizione scientifica, puntigliosa e infondata delle teorie keynesiane).
Per questo il sottoscritto, insieme a tante sue compagne e compagni di lotta, si definisce liberal-socialista. Liberale, ma non liberista in senso dogmatico. Liberista (nel senso di credere nel principio della libertà economica), ma non liberista classico (come si usava a fine XIX° secolo, con gli slogan laissez faire, laissez passer…) o neoliberista, cioè tanto ingenuo o in male fede da sostenere che il mercato sia regola a se stesso, per il benessere generale.
Il benessere generale lo costruisce la politica democratica, che rappresenta, essa si, la sovranità del popolo e delle comunità umane organizzate pacificamente e liberamente.
Il mercato rappresenta interessi privati e parziali, la politica interessi pubblici e universali: è logico che il primo sia subordinato alle regole della seconda e non viceversa, come pretenderebbero i sacerdoti della Banca Mondiale, del FMI e della BCE, insieme ai loro lustrascarpe e corifei di ogni paese, squallidi lobbisti senza morale e senza umanità.
Per questo, perché sostengo sempre e comunque il primato della politica democratica e libertaria, sono un socialista, oltre che un liberale.
Per questo, fra il liberalismo egoista di Robert Nozick e quello altruista di John Rawls, scelgo quest’ultimo (cui lo stesso Nozick riconobbe, prima di morire, di aver riservato critiche eccessive e forse infondate).
Sono un liberal-socialista è perciò anti-fascista, anti-comunista, anti-neoliberista.
Ma in Europa manca una chiara visione liberal-socialista.
Così come in Italia.
E’venuto il tempo di destarla, di diffonderla nella coscienza delle nuove e delle vecchie generazioni.
Anche delle vecchie, certo.
I giovani sono pronti, ma anche le persone più mature sono ad un passo dal guado.
Più parlo con quarantenni, cinquantenni, sessantenni o anche persone più anziane - anche provenienti da quella che nel XX° secolo era considerata l’estrema sinistra o l’estrema destra - più leggo nei loro occhi l’interesse per un Nuovo Modello politico liberal-socialista, all’insegna anche di quanto la redazione di DRP scriveva in Oltre le Destre, i Centri e le Sinistre del XX secolo: un Nuovo Centro-Sinistra per l’Italia del XXI secolo.
Quello che ormai non convince più nessuno, né a destra né a sinistra, è il modello neoliberista imperante da più di 30 anni.
Questo modello, piace solo ai tecnocrati della BCE, del FMI e della Banca Mondiale (ma nemmeno a tutti, perché queste istituzioni hanno fior di professionisti competenti che sarebbero pronti a cambiare marcia, se ricevessero il giusto imput politico) e ai gruppi finanziari-industriali che si arricchiscono esportando ovunque il modello privatizzazioni - liberalizzazioni selvagge - tagli ai salari- distruzione del welfare - proletarizzazione della classe media - schiavizzazione della classe operaia, etc.
Per queste ragioni, il sottoscritto si schiera decisamente a favore degli INDIGNATI, siano essi spagnoli, statunitensi, italiani o di altri paesi europei e dell’ecumene globalizzata.
E auspico che analogo, UFFICIALE schieramento in favore di un modello di società più giusta quale è reclamato dagli INDIGNATI GLOBALI, facciano anche Democrazia Radical Popolare e Grande Oriente Democratico, movimenti che presiedo, ma di cui non sono (e non voglio essere) il despota, attendendo perciò un pronunciamento collettivo a riguardo, svolto attraverso un dibattito e una deliberazione democratica, con il diritto per i dissidenti di dissentire pubblicamente, qualunque sia la decisione.
In questo editoriale, comunque, parlo come leader del Movimento politico d’opinione “Democrazia Radical Popolare” e non come capo di Grande Oriente Democratico.
Tuttavia, per quei massoni che nella vita politica profana votano a sinistra, destra o centro, aderenti o meno a GOD, attivi e quotizzanti in qualsivoglia comunione latomistica, dal GOI a tutte le altre, italiane ed estere, credo che non sia così difficile simpatizzare e sostenere un movimento popolare che nasce soprattutto per iniziativa dei giovani - gli INDIGNATI, cioè - e che, in fondo, prescinde da precise appartenenze partitiche e anzi mette in discussione la subalternità di tutto l’arco politico nei confronti della tecnocrazia finanziaria.
So bene di quali e quante simpatie fraterne goda in Europa e nel Mondo il Gran Tecnocrate targato Goldman Sachs, in arte Mario Draghi, ma io - eventualmente - mi rivolgo a quei muratori (e muratrici) davvero liberi e che vogliano lavorare alla Gloria del Grande Architetto dell’universo e per Il Bene e il Progresso dell’Umanità, non a coloro che sono schiavi del principio satanico del profitto per le oligarchie e della rovina per le moltitudini.
Io credo in quei massoni che credono nella democrazia, non nell’aristocrazia del denaro.
In GOD we trust, dicevano i (fratelli) costituenti americani.
Appunto, anch’io credo in un Dio che è anche Grande Architetto di sublimi armonie e stimolo di sapienza, verità e giustizia, non ispiratore di disperazione e ladrocinio legalizzato in danno del popolo sovrano, quest’ultimo obiettivo caro alle peggiori tecnocrazie euro-atlantiche e ai loro complici.

Concludo con un riferimento alla situazione italiana (specchio di quella Europea, checché se ne pensi).
Spetterebbe a SEL (Sinistra, Ecologia e Libertà), IDV (Italia dei Valori) e PD (Partito Democratico) rifondare un Nuovo Centro-Sinistra, mandando in malora i doppiogiochisti come Beppe Fioroni, Enrico Letta, etc. o i vecchi arnesi come Massimo D’Alema, Walter Veltroni, ri-etc.
In malora tutti nel Terzo Polo, a cantare la canzone stonata del centrismo che si fa cavallo di Troia per Sua Maestà la Banca Centrale Europea e le sue politiche fallimentari, in modo ancora più subalterno e compiacente di quanto non faccia lo sgangherato centro-destra berlusconiano.
E già che ci sono, vorrei spiegare che significa Centro-Sinistra, nell’accezione sana che gli danno il sottoscritto e i tanti concittadini/e che ne seguono periodicamente le analisi.
Nuova Sinistra significa appunto accentuare le istanze socialiste, a favore della massima occupazione possibile. Della PIENA OCCUPAZIONE, cioè, visto che nel Terzo Millennio non è possibile che le persone - specie i giovani - siano a spasso, senza lavoro o con lavori in nero, che sottraggono allo STATO, cioè a TUTTI NOI, gettito fiscale e risorse da ri-utilizzare per il bene comune.
Nuova Sinistra significa anche capacità di integrare nella società giuridica, nella cultura e nel costume, nuovi diritti e benevola accettazione per tutte le categorie umane che ancora ne sono prive.
Nuova Sinistra significa laicità delle Istituzioni e massima autonomia della sfera civile e politica da qualsiasi opzione religiosa di matrice confessionale.
Nuova Sinistra significa rispetto della religiosità altrui, libertà di culto e di professione/testimonianza di fede, ma anche rifiuto di qualsiasi patto simoniaco che avvilisca e confonda potere temporale e magisteri spirituali.
Nuova Sinistra vuol dire anche suggerire, alle autorità religiose più retrive e conservatrici sul piano sociale, che non è affatto scontato che la fede debba rendere reazionari e discriminatori verso chi non si conforma alla (presunta) morale impartita dai pulpiti.
Al contrario, specie se si parla di Cristianesimo, gioverà ricordare - dal punto di vista di una Nuova Sinistra - che il Maestro di Nazareth era un riformatore rivoluzionario e anti-conformista, spregiatore di sepolcri imbiancati e di mercature nei templi.
Il “Centro” del Nuovo Centro-Sinistra, non deve avere quell’accezione tautologica e insignificante che da sempre gli conferiscono i personaggi alla Casini, Cesa, Buttiglione e compagnia cantante.
Costoro sono al “centro” solo perché, quasi sempre, sanno al massimo ripetere gli stanchi mantra della “moderazione”, dell’ “equidistanza”, del “né con questi né con quelli”, del “cerchiamo una mediazione, un compromesso”, del veltroniano “cosi, ma anche colì” : ebbene, questi non sono valori politici in se stessi, queste sono solo vecchie furbizie tattiche, situazioniste e contingenti di astuti gattopardi post-democristiani.
Il “Centro” del Nuovo Centro-Sinistra sta a significare soltanto la gradazione ampia e a vocazione largamente maggioritaria che nuove coalizioni progressiste e riformatrici devono sviluppare.
Tali coalizioni dovranno contenere al loro interno posizioni che vadano da un + ad un – di esuberanza socialista e/o liberale.
Probabilmente, spostati verso il centro troveremo militanti e/o dirigenti e/o sostenitori che privilegiano gli aspetti liberali dei futuri programmi di governo (pur comprendendo e apprezzando le istanze socialiste); più posizionati a sinistra saranno coloro cui stanno a cuore prassi politiche fortemente solidaristiche e redistributive, con autorevole intervento di uno Stato regolatore e propulsore (anche se non invasivo). D’altronde, anche questi ultimi ( i più sinistrorsi) dovranno apprezzare i valori liberali e libertari di quei compagni di coalizione che si autodefinirebbero più centristi.
Tutto qui.
Nulla di più e niente di meno.
In malora le vacue chiacchiere dell’UDC e del Terzo Polo (consiglio a FLI di tornare a lavorare per un centro-destra de-berlusconizzato e di contaminare Casini & Company in prospettiva laica, piuttosto che subirne le visioni clerical-confessionali).

Ma allora, partendo da simili presupposti, in Italia, in Europa e nel Mondo, per chi davvero ha voglia di impegnarsi a costruire un Nuovo Centro-Sinistra, si spalancano autostrade e archi di trionfo davanti: basta guardare come - sia presso gli INDIGNATI che presso la gente che non scende in piazza ma mugugna a casa - stia maturando una SACROSANTA rabbia e senso di rivolta verso le ripugnanti politiche che da circa trent’anni propugnano le destre neoliberiste.
Se il Nuovo Centro-Sinistra (statunitense, europeo, italiano) saprà interpretare queste istanze, che vengono dal popolo desideroso di riprendersi la propria sovranità, i suoi dirigenti potranno scrivere memorabili pagine di storia contemporanea.
Se invece ancora si pensa di andare ginocchioni a mendicare qualche miserabile elargizione di appoggi e generiche benedizioni da parte di Draghi e Compari o, peggio, ci si illude che personaggi come Enrico Letta siano in grado di suscitare appeal e consenso presso larghe fasce della popolazione, allora ci si prepari ad essere cancellati dalla memoria politica dei prossimi anni.
I Letta, i Veltroni, i Fioroni e i D’Alema, etc. (pur l’un contro l’altro armati) sono utili solo per se stessi e per gli affari e le convenienze dei propri committenti (lobbies finanziarie euro-atlantiche, Vaticano) o clientes (amici imprenditori, spesso capitani coraggiosissimi nel lucrare a spese e/o in danno della collettività, senza vero rischio d’impresa), punto.
Voti non ne portano.
Idee nemmeno.
E quando ne portano qualcuna, con grande fatica, è quasi sempre sbagliata, ambigua o inconsistente.
Ci vuole gente nuova, con nuove facce, nuovi pensieri, nuove narrazioni (per dirla con Vendola),  ma anche nuova autenticità politica: dicendo “pane al pane e cazzo al cazzo ed abbi chi l’ha a schifo pazienza…”, come recitava Giordano Bruno citando da Pietro Aretino.

ADELANTE, NUEVO CENTRO IZQUIERDA, HASTA LA VICTORIA!
Y VIVA LOS INDIGNADOS!

Gioele Magaldi.

[ Articolo del 14 ottobre 2011 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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