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Democrazia Radical Popolare fra le contraddizioni de IL FATTO QUOTIDIANO e una prima, aurorale presentazione del libro di Emiliano Brancaccio e Marco Passarella, “L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa”, il Saggiatore, Milano 2012

 

 

 

 

Quasi dioscuro di quel ciarlatano incompetente di Fabio Scacciavillani (un cortigiano negriero del Sultano dell’Oman, il quale si finge esperto di economia e si improvvisa anche presunto giornalista), un altro sedicente esperto non si sa bene di cosa, con l’avallo de Il Fatto Quotidiano, ammannisce le sue squinternate riflessioni ai frastornati lettori.
Ci riferiamo a tal Donato Didonna, titolare di uno dei Blog che afferiscono a www.ilfattoquotidiano.it.
Suggeriamo, senza neanche troppi commenti (perché si commenta da sé, per chi abbia qualche familiarità con le analisi di Democrazia Radical Popolare e un qualche residuo di sale in zucca) la lettura dell’ultima fatica di cotanto pensatore politico ed economico:

“Tema: cosa faresti al posto di Monti?”, articolo del 9 luglio 2012 by Donato Didonna per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca sopra per leggere).

Illuminanti i passaggi con cui Didonna propone che, per un tempo delimitato di sostanziale dittatura tecnocratica (non ce n’è mai abbastanza, nevvero…?), chi assuma incarichi politici non percepisca stipendio o indennità alcuna.
Magnifico.
Così a guidare la Cosa Pubblica saranno soltanto i ricchi sfondati, con il loro naturale conflitto d’interessi su molte materie a dirigere le decisioni legislative ed esecutive.
Entusiasmanti i passaggi nei quali, senza nemmeno un’ombra di vergogna, Didonna individua poi nel Servizio Pubblico radio-televisivo non già una funzione critica ed informativa a disposizione della pubblica opinione, bensì una quinta colonna dell’indottrinamento e della propaganda che deve sostenere lo sforzo dittatorial-tecnocratico da lui auspicato.
E così via, con tutte le altre perle contenute nel suo sensazionale articolo.
Siamo a livelli di progettazione politico-amministrativa che poco hanno da invidiare, quanto a retorica pseudo-efficientista/pseudo-rigenerativa e cruda e illiberale pratica sociale e mediatica, al Cile di Pinochet o all’ Argentina di Videla…
O magari, più semplicemente, siamo dinanzi ad uno di quegli incubi falsamente palingenetici che piacciono tanto all’altro dioscuro delle sorti magnifiche e progressive della teologia neoliberista, quel tanghero di Fabio Scacciavillani pagato dai Fondi di Investimento dell’Oman un tanto a lavoratore schiavizzato e risorse predate tra Africa e Asia,

Per fortuna, come osservavamo in

Democrazia Radical Popolare e quel Ciarlatano di Massimo Fini, un altro pessimo collaboratore - al pari di Fabio Scacciavillani e per ragioni solo apparentemente opposte - dell'eccellente giornale il FATTO QUOTIDIANO (clicca sopra per leggere),

Il Fatto Quotidiano, accanto a ciarlatani come Scacciavillani, Fini e Didonna, etc., ospita anche collaboratori di indiscusso valore e acume critico-giornalistico e opinionistico.
Così, lo stesso giorno (il 9 luglio 2012) in cui appariva l’inquietante pezzo di Donato Didonna, facevano la loro comparsa anche le lucide considerazioni contenute in

“Spending Review: una nuova separazione tra le fasce sociali”, articolo del 9 luglio 2012 by Carlo Bordoni per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca sopra per leggere),

e le altrettanto illuminanti e per di più sarcastiche riflessioni proposte in

“Merkel non basta più: ‘Se dissenti fai salire gli spread’”, articolo del 9 luglio 2012 by PierGiorgio Gawronsky per Il FATTO QUOTIDIANO (clicca sopra per leggere).

Passando oltre tutti i Didonna in mala fede e tutti gli asini in buona fede di questa Italia che ancora non si decide a cacciare a pedate nel sedere i nefasti masnadieri del Governo Monti, presentiamo oggi un piccolo antipasto di successive trattazioni recensive che dedicheremo ad un interessante libro, da poco pubblicato.
Il libro in questione è: Emiliano Brancaccio, Marco Passarella, L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa, il Saggiatore, Milano 2012.
Consigliandone l’acquisto e la lettura, per oggi ci limitiamo a citarne un breve passaggio contenuto nella seconda di copertina:

“Merkel, Sarkozy, Monti, Draghi. Tutti a ripetere lo stesso mantra: austerità, pareggio di bilancio, taglio della spesa pubblica. E intanto la grande recessione ci rituffa nell’incertezza totale del settembre 2008, quando la Lehman Brothers crollò gettando i mercati finanziari nel panico. Se allora erano le banche a dover passare sotto le forche caudine della speculazione, adesso è la volta degli Stati, specialmente quelli europei, indebitati fino al collo per far fronte alla crisi e costretti a sottomettere il proprio debito al giudizio giornaliero dei mercati e alle bizze delle agenzie di rating. Dopo Grecia e Irlanda, anche Spagna e Italia sono arrivate a un passo dal baratro, mentre la politica monetaria appare impotente nell’impedire la frantumazione dell’Europa. Ma se l’austerità fosse il rimedio che aggrava la crisi anziché risolverla? Se i tagli e l’aumento delle tasse invece di risanare il bilancio deprimessero ulteriormente l’economia e quindi il gettito fiscale? Emiliano Brancaccio e Marco Passarella, rinnovando la lezione di Keynes, ci spiegano perché, di fronte a una crisi di domanda come la nostra, la linea della austerità va combattuta, in quanto conservatrice, antisociale e quindi antidemocratica. Perché l’austerità è di destra, anche se in bocca a politici di tutti gli schieramenti”

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 9-12 luglio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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