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Democrazia Radical Popolare (insieme a Grande Oriente Democratico) esprime sostegno e solidarietà ai tassisti, agli avvocati,  agli architetti e a tutte quelle categorie rispetto alle quali c’è ben poco da liberalizzare. Si alle liberalizzazioni, ma per notai, farmacisti, servizi finanziario-bancari e assicurativi, etc.

 

 

 

 

Non si fa altro che parlare di liberalizzazioni, spesso a sproposito.
Intanto è bene osservare che altro è liberalizzare o regolare diversamente dallo status quo determinati settori produttivi, in modo da sconfiggere cartelli monopolistici, protezionistici e lobbistici, altro ancora, invece, introdurre misure depressive e peggiorative delle prospettive di lavoro e di guadagno di intere categorie di lavoratori e professionisti, senza alcun apprezzabile vantaggio per i consumatori (ma con evidente profitto per gli amici e gli amici degli amici di chi contingentemente si trovi a legiferare in certe direzioni e prospettive falsamente sbandierate come liberali e liberiste).
Del problema liberalizzazioni, Democrazia Radical Popolare tornerà a parlare molto presto, all’interno della propria piattaforma programmatica per un futuro governo del Paese da parte di un Nuovo Centro-Sinistra, così come annunciato in

DRP: imminente la presentazione delle "10 Serie di Proposte per il Governo dell'Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) " in sostituzione delle precedenti Proposte per il Governo dell'Italia dal 2011 in poi... (clicca sopra per leggere).

Intanto, per una introduzione al tema, si veda, fra le tante, l’introduzione sintetica dal titolo “Liberalizzazioni, al via gli incontri tra le parti”, pezzo del 15 gennaio 2012 su TG24.SKY.it (clicca sopra per leggere).

Bene, per quel che riguarda Democrazia Radical Popolare (da una prospettiva specificamente politica) e Grande Oriente Democratico (che si unisce, da una posizione meta-politica super-partes, nel sostenere le categorie che vorremmo preservare da una legiferazione inutile, penalizzante e distruttiva), possiamo dire che sottoscriviamo gran parte delle considerazioni svolte, ad esempio, in

“Io sto con i tassisti”, articolo del 14 gennaio 2012 by Salvatore Cannavò per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca sopra per leggere).

Nel caso dei tassisti, c’è del resto da dire con schiettezza che sussiste il rischio-attraverso la retorica pseudo-liberalizzatrice- di trasformare questa categoria lavorativa, oggi composta da appartenenti dignitosi alla classe media/medio-bassa, in sotto-proletari mal pagati e sfruttati da grandi compagnie arraffa-licenze, come pure accade in altre parti del mondo, dove appunto i tassisti guadagnano poco, ma la clientela che se ne serve non ha comunque tariffe molto migliori che in Italia.
Per migliorare il servizio di taxi offerto alla clientela, ad esempio in grandi città come Roma, basterebbe modulare le tariffe secondo le fasce orarie della giornata (abbassandole nelle ore in cui statisticamente c’è meno domanda di vetture) e offrire in generale significative detrazioni fiscali sia ai tassisti che ai clienti- sempre in cambio di una riduzione di tariffe- invogliando così la popolazione ad un maggior uso delle macchine gialle e magari concorrendo, con una conseguente diminuzione del numero delle vetture private in circolazione, all’alleggerimento del traffico e dell’inquinamento.
Dopo di che, un aumento ragionevole e contenuto delle licenze (o il mantenimento di quelle attuali) su ciascun territorio, dovrebbe essere calibrato in base ad un confronto leale con gli stessi tassisti (magari gruppi di persone che hanno investito i risparmi dei genitori per acquisire quel pezzo di carta che legittima a questa professione), tentando di ben equilibrare le esigenze di costoro con quelle della potenziale clientela, senza affrontare in modo astratto e ideologico la questione.

Parimenti, che cosa significa liberalizzare la professione degli avvocati e degli architetti?
Che senso ha eliminare le  cosiddette tariffe minime?
Qualunque cittadino sa benissimo che le parcelle degli avvocati, peraltro insidiate dalla imbecille (e recente) invenzione delle figure dei mediatori civili, sono già oggi (per ovvie ragioni concorrenziali, visto che ci sono moltissimi legali in proporzione alla popolazione, ciascuno in lizza con gli altri colleghi per offrire tutela professionale alla potenziale clientela) il frutto di una naturale, libera contrattazione al ribasso in favore del cliente singolo.
Per la categoria degli avvocati, quindi, l’eliminazione delle tariffe minime, lungi dal tutelare meglio i singoli cittadini-clienti (cioè la maggior parte della popolazione), avrebbe l’unico effetto di aumentare il risparmio di banche, assicurazioni o grossi enti privati e pubblici (questi ultimi peraltro debitori insolventi verso varie categorie di professionisti), tutti messi in condizione di giocare al ribasso nel pagamento di vari servizi legali.
Idem dicasi per gli architetti (insidiati dagli sconfinamenti professionali impropri dei geometri,  peggio ancora di quanto gli avvocati lo siano da parte dei mediatori civili), i quali, dopo lunghissimi, faticosi e costosi periodi di studio e abilitazione alla professione, sarebbero egualmente oggetto di politiche di ricatto/ribasso da parte di grandi committenti pubblici o privati, giacché nel rapporto con il singolo cittadino/cliente, sin da ora, vale il principio della libera contrattazione forfettaria della prestazione, al di là delle cosiddette tariffe minime.

Discorso ben diverso, invece, vale per categorie davvero chiuse in caste protette, auto-referenziali e privilegiate, come farmacisti e notai.
E discorso ancora più opportuno e utile si può fare per coloro che offrono servizi bancario-finanziari e determinati servizi assicurativi obbligatori.
In questi ultimi casi, così come per quel che concerne l’acquisto dei carburanti presso i grossisti da parte di alcuni esercenti, parlare di liberalizzazioni è senz’altro utile alla collettività.
Ma, come abbiamo detto, torneremo più dettagliatamente sulla questione ben presto.

Intanto, Democrazia Radical Popolare (con il pieno avallo di Grande Oriente Democratico) esprime piena solidarietà e sostegno alle giuste rivendicazioni e proteste di tassisti, avvocati e architetti. Così come alle rivendicazioni e proteste di tutte quelle categorie professionali rispetto alle quali non ha alcun senso parlare di liberalizzazioni in una prospettiva formalistica, astratta e poco attenta tanto alle esigenze reali della platea dei clienti, quanto alle reali dinamiche lavorative che si vorrebbero- con rara insipienza- stravolgere in termini peggiorativi.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

[ Articolo del 17 gennaio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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