Content Banner  

 

Democrazia Radical Popolare (e GOD) a favore (nonostante tutto) della RI-ELEZIONE di Barack Obama come Presidente USA dal 2013 al 2017

 

 

 

 

Lo diciamo con molta chiarezza.
Tanto Noi di DRP che i Fratelli Massoni di Grande Oriente Democratico (e, quel che più importa, gli ambienti massonici, paramassonici e filo-massonici progressisti statunitensi, che a GOD sono collegati) ci attendevamo molto di più dal primo mandato di Barack Obama. Il quale ha sbagliato molto, ha osato poco, ed è stato nella prima parte del suo mandato diretto ostaggio di quegli stessi ambienti oligarchici e conservatori (ne esistono anche di democratici, progressisti e illuminati) dell’alta finanza sovra-nazionale con base a Wall Street (ma non solo), i quali esercitavano un diretto controllo su alcuni uomini di rilievo della nuova amministrazione governativa e del nuovo staff presidenziale.
Il risultato degli errori iniziali di Obama ha prodotto immancabilmente la delusione di parecchi suoi sostenitori dell’autunno 2008 e la sconfitta nelle elezioni di mid-term del novembre 2010, determinando la perdita della maggioranza alla Camera dei Rappresentanti (e la conseguente defenestrazione della carismatica Nancy Pelosi- preziosa fautrice democrat di un autentico riformismo progressista a favore delle classi più disagiate e gagliarda combattente liberal su temi come i diritti civili, l’istruzione pubblica, il diritto all’aborto e all’eutanasia, la libertà di ricerca scientifica, etc. - quale speaker di questo ramo del Congresso), la diminuzione del numero di senatori democratici (rimasti in maggioranza risicata di 53, a fronte di 46 repubblicani e un indipendente), il passaggio di nove stati amministrati da democratici ad altrettanti governatori repubblicani.
Dopo cotanto shock, Obama ha cercato di innestare una nuova marcia, liberandosi o comunque riducendo l’influenza di alcuni cattivi consigliori.
Ma lo ha fatto in modo insufficiente, modesto e soprattutto virtuale e futuribile (promettendo di fare durante il secondo mandato quello che non ha saputo fare nei 4 anni del primo), come hanno osservato diversi intellettuali liberal che sul primo presidente afro-americano avevano decisamente puntato.
Alla luce di questi fattori deludenti della prima amministrazione Obama e dell’eccellenza di quest’ultimo soprattutto nel pronunciare discorsi accattivanti ma fumosi e formulare belle ma disattese promesse (solo in piccolissima parte mantenute, anche se almeno la riforma dell’assistenza medica può essere considerata un primo e storico mattone per l’edificazione di una società statunitense più equa, lungimirante e solidale; e nella stessa direzione vanno alcuni pur moderati interventi di investimento a favore dell’occupazione, così come anche il recente sostegno della FED alle necessità di liquidità del settore immobiliare e dei mutui collegati); alla luce del perdurante pregiudizio ideologico-culturale (trasversale a democratici e repubblicani come a destre e sinistre europee) sugli indimostrabili e presunti benefici legati al raggiungimento del pareggio del bilancio (anche l’ottima Nancy Pelosi, progressista su tutto il resto, su questo punto ha convinzioni degne di una cariatide reazionaria neoliberista), ben si comprende il contenuto paradossale e provocatorio del bel pezzo di Francesco Maria Toscano:

“Romney-Ryan come Hoover-Curtis. Ovvero il Male necessario”, articolo del 3 settembre 2012 by Francesco Maria Toscano per il Moralista (clicca per leggere).

Tuttavia, un barlume di speranza in più si è aperto (per tutti i progressisti statunitensi e planetari che guardano alle elezioni 2012 per la Casa Bianca con trepidazione partecipativa) allorché, dopo avere in passato evocato soprattutto Abraham Lincoln tra i suoi predecessori più ammirati, recentissimamente il Massone (riservato e alquanto criptico) Barack Obama ha finalmente e ufficialmente messo al centro del suo programma per il quadriennio 2013-2017, il Massone (esplicito e solare in quanto tale) Franklin Delano Roosevelt, con il suo New Deal.
I media italiani mainstream hanno riportato alquanto in sordina queste affermazioni dei primi di settembre, pronunciate da Obama alla fine della Convention democrat di Charlotte, in North Carolina, ma comunque le hanno dovute rendere note alla pubblica opinione.
Questo significativo accenno neo-rooseveltiano (e dunque neo-keynesiano) ha ricevuto più risalto attraverso testate di nicchia: si veda in proposito

“Obama punta su fiducia e realismo. Solo 7 promesse agli Usa”, articolo del 7 settembre 2012 by Redazione per IL MANIFESTO (clicca per leggere).

Forse è azzardato fidarsi, e forse Obama deluderà ancora le aspettative, anche durante un secondo, eventuale mandato (all’insegna del motto once on shore, we pray no more, letteralmente traducibile: una volta a riva -scampando alla tempesta- non preghiamo più, ma equivalente al motto vernacolare: passata la festa, gabbato lo santo), ma Noi (e con noi i nostri amici che votano e fanno votare negli USA) intendiamo fare un’ultima puntata su questo ambiguo presidente in carica.
Sperando che fascino e carisma (potenziali) stavolta vengano messi al servizio della popolazione statunitense, occidentale e mondiale con modalità energiche, epocali e risolutive. Modalità analoghe a quelle intraprese da F.D. Roosevelt con il suo New Deal e con la sua titanica lotta alla barbarie anti-democratica di stampo nazi-fascista. Una barbarie, si badi bene, coltivata, implementata e fiancheggiata da oligarchie massoniche reazionarie (e per fortuna minoritarie nel milieu libero-muratorio dell’epoca) di stanza nella City di Londra così come a Wall Street, mimetizzate fra schiere di finanzieri progressisti e liberal, i quali seppero invece schierarsi decisamente a difesa del sistema democratico occidentale durante la Seconda Guerra Mondiale, e vollero collaborare meritoriamente alla ricostruzione industriale e socio-economica (welfare compreso) del Vecchio Continente dopo il 1945.
W il libero mercato e una finanza al servizio della produzione industriale e della piena occupazione; abbasso il mercatismo fondamentalista di ispirazione dogmatica neoliberista.
Barack Obama, vincendo la competizione per un secondo mandato, potrà passare alla storia come un mediocre parolaio imbroglione, oppure come un grande statista del XXI secolo.
A lui la scelta.
E stavolta, dopo aver eventualmente vinto, scelga bene i suoi collaboratori economici, ed eserciti al meglio la sua influenza anche su coloro che potranno ricoprire incarichi futuri in sede di istituzioni economico-finanziarie internazionali, dalla Banca Mondiale, al WTO, all’OECD (OCSE, in italiano), etc.
Se vuole emulare F.D. Roosevelt, se vuole attuare un New Deal statunitense e mondiale, faccia in modo che ai vertici decisionali delle politiche economiche americane e planetarie vadano uomini (keynesiani moderati o radicali) come Paul Krugman, Joseph Stiglitz, James Kenneth Galbraith, nonché gli accademici e gli esperti fautori della Modern Money Theory (MMT) come L. Randall Wray, Stephanie Kelton, Pavlina Tcherneva, Warren Mosler, Marshall Auerback, William Black, Micheal Hudson, etc.
Se la direzione dell’FMI spetta a un francese, si appoggi la candidatura dell’estroso - ma energico e lucidissimo- Alain Parguez, e ci si liberi di quella “mummia” conservatrice di Christine Lagarde.
Insomma, Obama sia artefice di un nuovo destino per gli USA, per l’Occidente e per la Globalizzazione (stavolta interpretata al lume della Dichiarazione universale dei diritti umani patrocinata da Eleanor Roosevelt) se avrà il privilegio di essere ri-eletto.
In questa prospettiva, possiamo anche concordare con talune osservazioni apologetiche nei confronti del primo quadriennio di Obama, contenute nell’interessante e-book a firma Emilio Carnevali, In difesa di Barack Obama, 2012, scaricabile gratuitamente dal sito ufficiale della rivista MICROMEGA, (temi.repubblica.it/micromega-online/).
A patto che il secondo quadriennio sia molto migliore del primo.
In conclusione, da parte degli amici e simpatizzanti statunitensi di DRP e GOD non mancherà il voto per la rielezione del primo presidente afro-americano USA; semmai, Obama si preoccupi del fatto che le sue deludenti performances del passato non gli abbiano irrimediabilmente alienato il suffragio di alcune sacche di cittadini disillusi e disperati: con costoro, aiutato dalla brava, energica e apprezzabile first lady Michelle, il presidente in carica sappia usare parole di conforto ed incitamento autentiche e leali, pronto a confermarle con i fatti una volta ri-eletto.
Queste elezioni 2012 non si vincono con l’elettorato centrista e moderato (già schierato e suddiviso tra repubblicani e democratici per tradizione consolidata, familiare o ambientale), ma arginando l’astensione a sinistra.
Obama se ne convinca, e agisca di conseguenza in queste ultime settimane pre-elettorali, insistendo su richiami sempre più precisi, circostanziati e convincenti a Roosevelt e ad un New Deal per il XXI secolo.
I nostri amici statunitensi (oltre ad ambasciata e consolato yankee in Italia, che spesso traducono i nostri interventi pubblici e quelli di GOD per sottoporli ad una lettura oltre-oceano) provvederanno ad inoltrare una traduzione di questi ragionamenti direttamente sulla scrivania del Massone (progressista? È giunto il momento di dimostrarlo…) Barack Obama.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it),

con

I FRATELLI DI GRANDE ORIENTE DEMOCRATICO (www.grandeoriente-democratico.com)

[ Articolo del 22-25 settembre 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it