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Democrazia Radical Popolare a fianco della FIOM-CGIL e del rilancio dell’occupazione non solo il 18 maggio 2013, ma tutti i giorni dell’anno. Il Sindacato italiano e la stessa FIOM-CGIL, però, adottino un paradigma politico-economico decisamente innovativo, abbandonando confusioni e incertezze

 

 

 

 

Con atto significativamente simbolico, post-eventum, vogliamo esprimere il nostro consenso e la nostra solidarietà ai sindacalisti della FIOM-CGIL, al segretario generale della FIOM-CGIL Maurizio Landini, agli altri sindacalisti presenti, a tutti i lavoratori e ai disoccupati manifestanti, ai politici che li hanno accompagnati in buona fede, ai vari rappresentanti della società civile che non hanno fatto mancare il proprio appoggio in occasione della manifestazione dell’altro giorno a Roma.
L’evento è quello raccontato in

“Fiom a Roma: adesione del M5S, silenzio PD. Landini ‘Le assenze parlano da sole’”, articolo redazionale del 18 maggio 2013 per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere).

Tutto giusto, vero, buono e sacrosanto, per sommi capi.
Nel senso che il lavoro, l’occupazione, dovrebbero essere al primo posto di qualsiasi società autenticamente democratica e aperta.
Invece così non è, specie in Italia, specie in Europa, da almeno qualche anno.
Ma la “colpa”, per così dire, non è soltanto di quei potentati massonici reazionari che mal governano la UE in modo sempre più scoperto e sfrontato, attraverso i propri cortigiani tecnocrati, politicanti, accademici, giornalisti, opinionisti, etc.
Anche il sindacato ha le sue belle responsabilità.
Perché?
Guardiamo a quello italiano.
Tralasciamo di soffermarci su quelle anime morte che guidano CISL e UIL (alla cui base sindacale va la nostra stima e solidarietà per il fatto di essere coordinati da segreterie generali incapaci e insipienti), ottusamente in prima fila nell’apertura di credito a Marchionne, all’esecutivo Monti e a tutte le sbagliate “riforme del lavoro” degli ultimi anni…con i risultati che ben sappiamo…
Guardiamo alla CGIL.
E, anzi, in questa occasione, guardiamo direttamente ad una figura di “combattente sindacale” certamente in buona fede, come Maurizio Landini.
Cosa ha detto Landini il 18 maggio 2013?
Leggiamo:

“LANDINI: “SENZA DISCONTINUITA’ GOVERNO NON DURA” – Interventi sull’Imu “non rappresentano una priorità”. Dalla testa del corteo per la manifestazione nazionale dei metalmeccanici della Cgil Landini spiega come l’Imu “non vada cancellata per tutti, ma solo per chi ha patrimoni inferiori”. Per Landini “sono altre le priorità“: dall’impedire un nuovo aumento dell’Iva a ridurre la tassazione sul lavoro dipendente, passando per la lotta all’evasione fiscale. Tutti “temi di cui non si sente tanto discutere ancora” aggiunge. Insomma per la Fiom l’emergenza resta il lavoro, “la difesa e la creazione di nuovi posti. Senza discontinuità, questo governo non avrà una lunga durata e noi non ci rassegniamo”. Poi un riferimento ad Angela Merkel: “Spero che la Cancelliera Merkel ascolti le parole di Papa Francesco, che sta lanciando messaggi contro la precarietà e l’austerità”. Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini commenta così la presenza di Angela Merkel oggi in Italia in visita dal Santo Padre. “Si deve costruire un’Europa sociale, oppure non ce la farà neanche la Germania” osserva Landini.”

Landini ha sicuramente ragione quando sostiene che non bisogna aumentare l’iva (invece, purtroppo, secondo il principio suicida e neoclassico del rigore sui conti caro sia a Monti che a Letta, dal 1°luglio l’aumento ci sarà, a meno di provvedimenti in extremis) e che occorre ridurre la tassazione del lavoro dipendente.
Ha invece torto, quando  ritiene che un intervento (serio e tombale) sull’IMU non avrebbe rappresentato una priorità.
Com’è noto, il Governicchio Letta non ha prodotto un intervento serio sulla cosiddetta Imposta Municipale Unica, e Noi abbiamo già stigmatizzato il de…cretino dell’esecutivo lettiano in

Democrazia Radical Popolare irride ai patetici e gravemente insufficienti provvedimenti del Governicchio Letta (clicca per leggere).

Ma Landini commette lo stesso errore di molti che, a sinistra, ritengono ingenuamente che l’IMU sia un problema che riguarda solo i ceti “proprietari” piccoli e medi e che comunque si tratti di scegliere, ad esempio, tra riduzione/eliminazione dell’IMU ed erogazione o meno di servizi comunali ai meno abbienti e/o non aumento dell’iva.
Falsissima contrapposizione, che denuncia come persino l’ottimo Landini, magari senza rendersene conto, ragioni all’interno del paradigma politico-economico dell’Austerità e della Penuria di risorse, secondo il quale i mezzi dello Stato per il welfare e per gli investimenti utili a creare o a sostenere il lavoro sono pochissimi e bisogna scegliere tra tagliare le tasse oppure la spesa pubblica e i servizi, anche perché “il Debito Pubblico ci schiaccia” e “l’Europa ci chiede di mettere in ordine i conti”…
Balle.
Propaganda di parte, infondata scientificamente e puntellata da una visione macro e microeconomica neoclassica e neoliberista, che ha fallito tutte le sue diagnosi e le sue cure ovunque sia stata applicata, compresa l’attuale eurozona.
Il Debito Pubblico è un problema per gli stati europei soltanto in quanto l’euro non è moneta sovrana e la BCE si rifiuta di agire come una normale banca centrale, prestatrice di ultima istanza e in grado di stampare moneta illimitatamente in supporto di strategici investimenti statali (in questo caso lo Stato sarebbe la UE nel suo complesso).
Ma un’entità statuale a valuta sovrana e dotata di una banca centrale degna di questo nome e non indipendente dal potere politico democratico (questa funesta indipendenza/licenza di infischiarsene del benessere e del kratos del popolo, invece, già per Bankitalia, fu voluta proprio dal mentore di Enrico Letta, cioè Beniamino Andreatta, nel luglio 1981) non può in alcun modo temere l’entità del suo Debito Pubblico, in quanto questo è un debito che – a differenza di quello privato – non deve mai essere completamente ripianato e può indefinitamente essere onorato, con il solo limite di tenere sotto controllo l’inflazione tramite la leva fiscale (utilizzata in modo sapiente e non vessatorio) e mediante una lungimirante e sapiente produzione di beni e servizi che rendano vitale il ciclo economico.
Sul falso problema del Debito Pubblico, comunque, rinviamo Landini e gli altri sindacalisti italiani alla lettura di

GOD presenta e chiosa "Il debito pubblico è un onere a carico delle future generazioni?", articolo by VOCI DALL'ESTERO (clicca per leggere)

“Il debito pubblico non esiste, è solo un errore linguistico”, articolo del 30 dicembre 2011 by Daniel Mayoraz per NUVOLEDALCIELO.NET (clicca per leggere)

“Il debito pubblico è un falso mito”, articolo redazionale del 13 febbraio 2013 per MEMMT.INFO (clicca per leggere).

GOD a proposito del Debito Pubblico falso mito ed errore linguistico (clicca per leggere)

Quindi, lo ripetiamo, il Debito Pubblico è un problema soltanto per i paesi privi di sovranità monetaria, oppure per quelle entità statuali a valuta sovrana che stampino moneta senza però essere in grado di generare e sostenere un adeguato sistema industriale e commerciale.
In sintesi: se gli USA, il Giappone, il Regno Unito o anche l’Italia (tra le maggiori potenze industriali, nonostante tutto) spendono a deficit per investimenti strategici che generano produzione di beni e servizi, occupazione, lavoro, capacità di consumo, allora l’inflazione si mantiene entro parametri perfettamente controllabili (in virtù di un rapporto armonico e proporzionato tra massa monetaria circolante e beni e servizi consumati e consumabili).
Se invece fosse una qualche nazione poco industrializzata e scarsamente produttiva/priva di risorse naturali a stampare moneta per sostenere il proprio sistema economico, per quanto dotata di una valuta sovrana, questa nazione sarebbe travolta da spinte inflattive mostruose e incontrollabili.
Che c’entra il Debito Pubblico con  le rivendicazioni sul lavoro di Landini & Company?
Lo spieghiamo subito, ma prima torniamo all’IMU.
Questa è anzitutto una tassa iniqua, perché le persone che hanno comprato una casa, tra rogiti notarili e mutui, hanno già pagato abbondantemente ampi balzelli allo Stato e alle banche per potersi concedere un’abitazione o un piccolo investimento integrativo di pensioni sempre troppo basse.
Ma Landini deve capire anche un’altra cosa.
Tasse come l’IMU ammazzano la volontà/capacità di spesa delle famiglie (in generale) e massacrano (in particolare) il settore immobiliare, mettendo in atto un circolo vizioso che porta a licenziamenti di lavoratori e al crollo di consumi anche in altri settori, visto che diminuisce complessivamente la facoltà di spendere di tutti coloro che in modo diretto o indiretto sono penalizzati dalla paralisi del ciclo di compravendita legata agli immobili (paralisi aumentata dalla stretta creditizia delle banche).
In definitiva, la contrapposizione tra presunti interessi di lavoratori non proprietari e disoccupati da una parte (per costoro l’IMU non sarebbe una priorità, secondo Landini) e quelli di ceti proprietari (colpiti dall’IMU) è fasulla e fuorviante.
Tasse come l’IMU aumentano la difficoltà di spendere di tutte le famiglie (dove ci sono sia proprietari che non proprietari) e incidono negativamente sull’economia in generale, nuocendo così sia a occupati che vengono licenziati, sia a disoccupati che non trovano lavoro, sia ad imprenditori, commercianti e liberi professionisti che vedono diminuita la domanda di beni e servizi.
L’ abolizione dell’IMU era ed è, quindi, tra le priorità per gli italiani.
Peccato che l’esecutivo Letta sia stato mediocre, ambiguo e infingardo anche su questo punto (l’IMU è stata sospesa per tre mesi…PFUI!)
Viceversa, e così spieghiamo perché abbiamo parlato del Debito Pubblico, il rilancio del lavoro, dell’occupazione e del sistema Italia, si può fare soltanto con un New Deal rooseveltiano/keynesiano che comporti – da parte di un’Europa governata democraticamente e che utilizzi l’euro come moneta per il popolo- un massiccio ciclo di investimenti pubblici in infrastrutture e grandi, medie e piccole opere sui vari territori del Vecchio Continente, compresa l’Italia.
Tali investimenti pubblici comporteranno la ripresa del settore privato e un maggiore benessere generale.
E anche per chi non comprendesse fino in fondo perché il Debito Pubblico non è un problema (essendo di dura cervice) sarà facile capire che maggiore PIL dei vari paesi dell’eurozona significherebbe comunque maggiore gettito fiscale, da utilizzare come si desidera, anche per far decrescere quel Debito Pubblico che non è necessario che decresca, se non in rapporto ad eventuali rischi d’inflazione, tranquillamente monitorabili mediante la leva fiscale (ma in tempi di vacche grasse e inflazione, non di recessione/depressione e deflazione).
Investire soldi pubblici in modo sapiente significa generare ricchezza sia per i privati che per lo Stato, insomma.
Analogamente, Landini non si impicchi a cianciare di “lotta all’evasione fiscale”.
Uno Stato che tassa a livelli elevati come quello italiano non ha più il diritto morale di chiedere ai suoi cittadini di “non evadere”, quando l’evasione spesso è ultima risorsa con cui famiglie e imprese riescono a resistere in tempi di recessione/depressione.
Si abbattano tutte le aliquote in modo drastico (altro che aumento dell’iva in vigore dal 1°luglio), si comprenda che le tasse, per entità statuali a moneta sovrana (e così torniamo al punto di prima), non servono affatto a finanziare i servizi per i cittadini (come predica la vulgata neoclassica), finanziabili comunque con emissione di valuta fiat, ma sono soltanto uno strumento di regolazione delle spinte inflattive.
Morale della questione: la FIOM-CGIL, la CGIL stessa, la CISL, la UIL e le altre sigle sindacali si rendano conto che, fintanto che non verranno ridiscussi i sucidi trattati europei vigenti e norme come il Fiscal Compact e il Pareggio di Bilancio Costituzionale, non sarà possibile nessuna creazione di nuovi posti di lavoro.
Per la ripresa del lavoro e dell’occupazione in genere serve un paradigma radicalmente alternativo a quello che hanno in mente Napolitano, Letta, Saccomanni, etc. in Italia; Draghi, Merkel, Van Rompuy, Schaueble e tanti altri in Europa.
Il paradigma di cui parliamo, e che il mondo sindacale nel suo complesso dovrebbe fare proprio in modo consapevole e non confusionario, è quello keynesiano-rooseveltiano.
Al di là delle più volte citate formulazioni della Costituzione italiana, nei primi due articoli:


Art. 1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale,


si tratta, nel più ampio contesto europeo, di applicare concretamente una norma che dovrebbe avere rilevanza addirittura globale e planetaria.
Il diritto al lavoro dovrebbe essere riconosciuto nei fatti come un qualcosa di imprescindibile per una società democratica.
Il diritto al lavoro si tutela se si stabilisce che deve esserci la piena occupazione.
Se si stabilisce che non è accettabile che un individuo non possa trovare un posto di lavoro nel settore pubblico o privato.
Del restò, il paradigma keynesiano e rooseveltiano, su questo punto, aveva trovato applicazione altissima nella famosa Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata all’ONU il 10 dicembre 1948.
Di ciò, proprio in relazione al diritto inalienabile al lavoro come primo fondamento della dignità umana (altrimenti svuotata di pratica realizzazione in altri ambiti), Noi di DRP avevamo parlato in

Democrazia Radical Popolare, John Locke, Patriots & Citoyens, Eleanor Roosevelt, Giulio Tremonti e la legittima Resistenza del Popolo Sovrano alla Tirannide delle Oligarchie tecnocratiche (clicca per leggere),

mentre i Massoni di GOD lo avevano fatto in

GOD celebra i 64 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948-10 dicembre 2012) e ricorda la lezione di Franklin ed Eleanor Roosevelt, attualissima in relazione alla CRISI politico-economica in corso (clicca per leggere).

Ma se si stabilisse (questo si costituzionalmente, a livello sia italiano che europeo, altro che il Pareggio di Bilancio) che ogni individuo ha un inalienabile diritto ad essere occupato (lasciando poi che l’eguaglianza implicita in questo diritto di base ad avere un lavoro almeno in grado di supportare autonomia e progetti esistenziali sia completato dalla legittima disuguaglianza di reddito legata al merito e ai talenti dei singoli), si risolverebbe anche l’annoso problema della cosiddetta flessibilità sul lavoro.
Stabiliamo che nessuno possa essere lasciato a casa.
Che chiunque, se perde un posto di lavoro, ha diritto all’offerta (da parte di un apposito ufficio di collocamento per la piena occupazione) di un altro posto, nel settore pubblico o privato.
Ebbene, se le cose funzionassero così, si potrebbe tranquillamente permettere a ciascun imprenditore la facoltà di assumere quanti lavoratori vuole il lunedì e di licenziarne altrettanti il martedì. Cioè: qualunque imprenditore sarebbe libero di assumere quando gli occorra e di licenziare per qualunque necessità, senza che il lavoratore o il giudice possano sindacare se vi sia o meno “giusta causa del licenziamento”. Infatti, quel lavoratore che sarà stato licenziato sarà immediatamente riassunto altrove, nel settore pubblico o privato.
Se poi il problema di un determinato lavoratore è la negligenza, si studieranno disincentivi economici alla scarsa produttività e incentivi per chi si impegna con abnegazione e disciplina.
Un sistema simile, caro Landini e cari sindacalisti italiani ed europei, cari imprenditori di ogni angolo d’Italia e d’Europa, è mille volte meglio di qualunque pratica di flexicurity.
Un sistema simile mantiene alto anche il livello di domanda aggregata, assicurando ad imprese, commercianti, artigiani e liberi professionisti un adeguato e costante “consumo” di beni e servizi.
Un sistema simile Noi lo chiamiamo “SOCIALISMO LIBERALE”, in soluzione di continuità con ciò che finora è stato definito tale, nel XX secolo e nei primi anni del XXI.
Piuttosto, ci rifacciamo a quanto ha scritto il nostro leader Gioele Magaldi in

Editoriale del 14 ottobre 2011: "Se esistesse un Nuovo Centro-Sinistra, italiano, europeo e statunitense, avrebbe un'autostrada e archi di trionfo davanti a sè, in questi tempi di fallimento del neoliberismo di destra e dei suoi derivati" di Gioele Magaldi (clicca per leggere)

Editoriale del 22 febbraio 2012: "Socialismo Liberale. Non Socialdemocrazia in senso classico e nemmeno Terza Via di Anthony Giddens e della defunta ditta Bill Clinton-Tony Blair", di Gioele Magaldi (clicca per leggere)

Editoriale del 7-9 maggio 2012: "I veri anti-europeisti Merkel, Sarkozy, Draghi, Van Rompuy, Monti, Papademos, Rajoy, etc., agenti e/o ascari della Tecnocrazia, e il Socialismo Liberale per un'Europa unita a sovranità popolare", di Gioele Magaldi (clicca per leggere).

E siccome è ormai tempo di agire, oltre che di creare i giusti presupposti ideologici per l’azione, quanto prima ci faremo artefici, in Italia e in Europa, della nascita di una Associazione pre-politica (pronta a trasformarsi in partito politico, se servirà) intitolata “ELEANOR ROOSEVELT per il socialismo liberal”, preludio di un Movimento politico (se registreremo ancora il torpore e la mediocrità dei sedicenti progressisti italiani ed europei) che potrà chiamarsi direttamente “SOCIALISMO LIBERAL” (SL).

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 19-22 maggio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it