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DRP rilancia la Lettera Aperta di Piergiovanni Alleva a Guglielmo Epifani, pubblicata il 20 giugno 2013 sul FATTO QUOTIDIANO

 

 

 

 

Scarsa eco (e figurati) sta avendo nel dibattito mediatico l’accorata Lettera Aperta scritta da Piergiovanni Alleva all’indirizzo di Guglielmo Epifani, attuale segretario del PD, già segretario generale della CGIL dal 2002 al 2010.
La testimonianza del Prof. Alleva è importante, perché si tratta di un giuslavorista autorevole, che ha lavorato per anni nella CGIL, anche con lo stesso Epifani.
Ma leggiamo il testo di questa “Lettera Aperta”:

 

Lettera aperta a Guglielmo Epifani

So bene che quello della “lettera aperta” è un genere letterario un po’ polveroso e passato di moda, ma credo di avere, questa volta, due ottime ragioni per farvi ricorso.
La prima è che siamo alla vigilia del più micidiale attacco mai portato ai diritti dei lavoratori, e che nessuno sembra essersene accorto, perché il Governo Letta, che ne è l’autore, ed è espressione del Partito Democratico di cui sei Segretario, l’ha ipocritamente mascherato da semplice misura di supporto all’occupazione giovanile.
Si tratta, nientemeno, che della “liberalizzazione” dei contratti a termine, ossia della istituzionalizzazione e generalizzazione del precariato come normale – e ricattatoria -  forma del rapporto di lavoro.
La seconda ragione è che ho lavorato con te per molti anni, quando eri Segretario della CGIL, in qualità, per così dire, di “giuslavorista in capo” (come, in precedenza, avevo fatto con Cofferati e con Trentin), e ti ho sentito ripetere in ogni occasione, in pubblico e  in privato, nelle piazze e nei convegni, un concetto importantissimo: che il rilancio dell’economia e dell’occupazione non passa dall’eliminazione dei diritti dei lavoratori, e, soprattutto, non passa dalla distruzione della loro dignità e riduzione ad uno stato di soggezione tramite licenziamenti “liberi” e precariato incontrollato.
Hai sempre, giustamente, rimarcato che è assolutamente falso che licenziamento e precariato “liberi” aumentino, anche minimamente, l’occupazione, che dipende, invece, dalla politica economica e dalla crescita della domanda aggregata.
Lo dimostra, tra l’altro, l’esempio della Spagna, che dopo aver liberalizzato i contratti  a termine per i giovani, ha visto aumentare la disoccupazione giovanile ben oltre il 50%, e  - aggiungo –  lo ha dimostrato anche l’inutile manomissione da parte del Governo Monti –  Fornero dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, la quale, ovviamente, dopo un anno non ha creato neanche un posto di lavoro in più.
Ma vediamo più da vicino questa micidiale proposta del Governo Letta, come è stata spiegata da anticipazioni di stampa: in sostanza, i contratti di lavoro a termine diverrebbero “acausali” e senza limiti di ripetibilità per i giovani fino a 29 anni, mentre per gli altri lavoratori il “primo” contratto  a termine, che la riforma Fornero ha già reso “acausale” con durata fino a 12 mesi, potrebbe prolungarsi a 18 mesi, a 24 mesi o a chissà quando.
“Acausale” significa che il termine automatico di scadenza potrebbe essere apposto al contratto anche senza una specifica ragione o causa, e cioè anche per far fronte e normali e continuative esigenze produttive, e non soltanto quando ricorrano esigenze temporanee.
Ma chiediamoci, allora, perché il datore di lavoro, per sopperire ad esigenze produttive continuative dovrebbe ricorrere non a contratti a tempo indeterminato, come sarebbe naturale, bensì a contratti  a termine, e perché le organizzazioni datoriali insistano tanto per introdurre questa anomalia o controsenso.
Per rispondere, bisogna bandire ogni ipocrisia, e riconoscere che non vi è altra ragione che questa: che il contratto a termine, a scadenza automatica e rinnovabile solo se il datore di lavoro lo vuole, gli conferisce uno strapotere contrattuale durante tutto lo svolgimento del rapporto, e mette di fatto fuori gioco lo Statuto del Lavoratori ed ogni altra legge protettiva, che nessun lavoratore precario oserà più invocare per timore di un mancato rinnovo del contratto a termine.
Non per nulla un entusiastico plauso alla “proposta Letta” (o Giovannini) è venuto da una schiera di eminenti giuristi ed avvocati di parte datoriale, che della negazione e del contrasto verso i diritti dei lavoratori hanno fatto la loro professione, nonché la fonte di ingenti fortune personali,.
Se passerà la “Riforma Letta” (o Giovannini) tutte le nuove assunzioni saranno a termine, ed il precariato sarà la condizione normale dei lavoratori, privati di tutela e di dignità.
Né si dica che già oggi la maggioranza delle assunzioni avviene mediante contratti a termine o di lavoro somministrato: ciò è vero, ma costituisce semplicemente un’illegalità di massa, perché almeno l’80% di quei contratti è illegittimo, per carenza del presupposto di temporaneità delle esigenze produttive, ed in ogni momento il lavoratore che voglia sottrarsi al ricatto, può denunziare in giudizio l’illegittimità, ottenendo la trasformazione del rapporto  a tempo indeterminato.
E nessuno lo sa meglio di te, caro Segretario Epifani, che hai sempre voluto che la CGIL disponesse di una capillare rete di uffici vertenze legali, nei quali centinaia di bravi e motivati attivisti lottano ogni giorno contro l’illegalità.
Puoi, dunque, come Segretario del Partito Democratico – da cui questa disastrosa proposta interamente dipende – consentire all’abolizione, nella sostanza, del diritto del lavoro, che essa renderebbe, in concreto, impraticabile per i lavoratori ormai totalmente  precarizzati?
In molti, moltissimi, speriamo  e crediamo che non lo permetterai, che farai decadere, anche mettendoti in gioco personalmente, la proposta governativa di “acausalità” dei contratti  a termine, che, tra l’altro viola platealmente la Direttiva Europea n. 1999/70, la quale richiede, per la loro legittimità, che siano “determinati da condizioni obiettive”.
Ribadisco che alla presentazione del decreto da parte del Ministro Giovannini mancano poche ore: bisogna, dunque,  schierarsi ed agire adesso.
Piergiovanni Alleva.

 

Ecco, Noi di DRP chiosiamo tutta la questione ribadendo una considerazione che ci sta molto a cuore.
Se mai un giorno - seguendo l’ispirazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata all’ONU il 10 dicembre 1948 - verrà attuato concretamente il principio sacrosanto della “piena occupazione lavorativa” per tutti e per ciascuno, in un quadro di diritto al lavoro inalienabile e universalizzato, allora sarà ammissibile anche una versione più radicale della “liberalizzazione dei contratti a termine” stigmatizzata dal Prof. Alleva.
Infatti, in un futuribile contesto sociale in cui le leggi proteggessero e imponessero il diritto-dovere di ciascun individuo a lavorare in modo dignitoso e con adeguata remunerazione nel settore pubblico o privato, si potrebbe lasciare tranquillamente facoltà all’imprenditoria privata di proporre qualsivoglia tipo di contratto ai suoi dipendenti.
Sarebbe infatti il contesto della “piena occupazione obbligatoria dignitosa” a impedire situazioni di sfruttamento e prepotenza da parte del datore di lavoro.
Si potrebbe persino lasciare al settore privato (e a quello pubblico, nelle sue varie articolazioni) una facoltà illimitata di licenziamento, senza lacci e lacciuoli di varia natura, con un lavoratore tutelato a trovare immancabilmente un nuovo lavoro se ha perso il vecchio e un datore di lavoro protetto nelle sue esigenze organizzative/produttive contingenti o strategiche.
Per converso, però, vigente il diritto universale al lavoro dignitosamente remunerato, se un individuo viene licenziato da una determinata impresa privata o da un certo ente pubblico/statuale, sarebbe cura e dovere di un organismo istituzionale apposito trovare immediatamente una nuova collocazione per il soggetto in questione, tenendo conto delle sue attitudini professionali.
Uno scenario siffatto, naturalmente, presuppone anche un cambio di paradigma nella valutazione della spesa pubblica, del debito pubblico e della sovranità monetaria: una condizione platealmente assente dall’Italia, dall’Europa e dal Mondo globalizzato attuale.
Dunque, stanti le condizioni attuali, condividiamo pienamente le sferzanti critiche del Prof. Piergiovanni Alleva alla “Riforma Letta-Giovannini” summenzionata e ci uniamo nell’esortazione a Guglielmo Epifani perché si dissoci pubblicamente e rumorosamente da tale contro-riforma del precariato, adoperandosi per impedirne l’approvazione in Consiglio dei ministri prima e in Parlamento poi.

Ma, d’altra parte, che cosa ci si può aspettare da un Governo Scendi-Letta (verso interessi predatori e inconfessabili) come quello che abbiamo descritto in

Uno Scendi-Letta al malgoverno dell’Italia (clicca per leggere)

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 21-23 giugno 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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