Content Banner  

 

DRP presenta e commenta “Lo spreco pubblico non esiste in natura, esiste solo l’ingordigia privata”, articolo by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA

 

 

 

 

Già nell’intervento dell’altro giorno

“Bersani, Grillo e il (mancato) bacio della mantide”, articolo del 22 marzo 2013 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere),

pur non condividendone tutto l’impianto né ogni riflessione, avevamo constatato un “salto di qualità” (secondo i nostri parametri, certo, non in assoluto, giacché ognuno ha la stessa legittimità e facoltà di pensarsi nel giusto quanto Noi) del buon Francesco Maria Toscano, rispetto alla deriva nichilistica ed estremista che avevamo stigmatizzato in

Democrazia Radical Popolare e la stoltezza giovanile de Il Moralista (clicca per leggere),

e che avevamo trovato persino peggiorata, quanto a virulenza distruttiva e auto-distruttiva, in uno scritto sgraziato come

“Elogio della radicalità”, articolo del 18 marzo 2013 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere),

rispetto al quale ci era sembrata molto appropriata la ragionata critica di “Sara”, una intelligente e arguta lettrice affezionata de IL MORALISTA (www.ilmoralista.it):

“sara scrive:
21 marzo 2013 alle 16:48
A me queste valutazioni sembrano da pazzi. licenziati e sostituiti, tanto che sono, mica umani, robottini telecomandati da un burattinaio capo di un agenzia di marketing che tutti quelli che non difendono devono, quanto meno, ignorare. massì, mettine altri 15, là fuori ce ne sono centinaia, cervellini da buttare che come dicevi altrimenti si sparerebbero nei call center. che vergogna, i ragazzini hanno osato pensare! ma non lo ricordano di aver firmato un documento in cui siglavano che non avrebbero mai espresso una propria proposta o opinione su nulla? che arroganti.
E l’idea che il linguaggio eversivo, “liberatorio e salutare” ci porterà fuori dall’impaccio? Ma forse non bisognerebbe avere qualche categoria in più? Tipo considerare che se fra i “liberatori” sfoghi sacrosanti c’è un “verme ebreo” una “vecchia puttana” un “la bomba rom va disinnescata”, “al marocchino ci dai due schiaffetti” and so on (considerando tra l’altro la delizia di vedere sbandierare discorsi razzisti con la pretesa di farlo proprio x non far dilagare xenofobia, che poeta), forse un pochettino di spirito critico non guasterebbe?

Il grillismo è un movimento sorto dal vuoto concettuale, intellettuale e umano, che propaga con spirito insofferente e laccatura giovanile gli schemi fascistoidi degli “italiani brava gente”. E l’economia non è tutto (a parte che Grillo non ci capisce un cazzo, e l’amica lombardi considera l’art. 18 “un’aberrazione”). L’economia ‘buona’ dovrebbe essere uno strumento per concedere a tutti le stesse possibilità, e non vedersi sgretolare certezze, futuro e dignità. Ma se dimentichiamo l’ossatura civile dei diritti in nome di sbraiti populisti, andiamo bene! In quest senso si capisce perchè sempre la perla Lombardi diceva che “il fascismo aiutava le famiglie”. Questo importa e tantè.
(Ma questo blog non era di sinistra?)”

In effetti, Noi che ci siamo costituiti in Movimento politico meta-partitico d’opinione, accostando parole come “Democrazia”, “Popolare” e “Radicale”, non è che non sappiamo apprezzare il senso e le prospettive della “Radicalità”, declinata in senso culturale, economico, sociale, civile e politico, specie in momenti di particolare ed epocale “emergenza”.
Ma c’è Radicalità e radicalità.
E talora c’è anche bisogno di buon senso, equilibrio e della capacità di non perdere di vista il rispetto liberale e libertario per gli altri (anche se compagni di movimento dissenzienti dalla linea del CAPO) in quanto esseri umani, quali che siano le posizioni divergenti rispetto ai GURU di vertice su questo o quel problema politico-istituzionale.
Questa necessità liberale e “volterriana” non sempre sembra chiara a Beppe Grillo, a Casaleggio e agli altri della ristretta cerchia di vertice collegata alla Casaleggio & Associati e al clan grillesco dei più intimi cortigiani.
In taluni casi (ma solo in taluni, per fortuna) ci è parso che questo principio illuministico e progressista di libertà e pluralismo tollerante non fosse chiaro nemmeno all’amico Francesco Toscano.
Bene ha fatto la commentatrice “Sara”, perciò, a sottolineare con garbo e sarcasmo la questione.

Dicevamo appunto, però, che rispetto ad alcune squinternate e illiberali considerazioni contenute in

“Elogio della radicalità”, articolo del 18 marzo 2013 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere),

e in altri scritti recenti di simile tenore, nel successivo intervento

“Bersani, Grillo e il (mancato) bacio della mantide”, articolo del 22 marzo 2013 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere),

Francesco Maria Toscano pare aver maturato un punto di vista più maturo, prudente e cauto (che non significa meno penetrante, radicale e incisivo, ma soltanto meno estremistico in modo becero e nichilista).
In particolare, apprezziamo quando scrive:

“Il Pd non deve inseguire Grillo sul suo terreno, deve sforzarsi di elaborare una piattaforma politica alternativa e credibile. Soltanto tornando ad esprimere idealità e visione i partiti riusciranno a svuotare il bacino elettorale catturato da Grillo. Pd e Pdl non sono più in grado di interpretare l’attualità. Sono due partiti speculari nati sull’onda lunga impressa dal finto italico bipolarismo: l’idea di “americanizzare” il nostro quadro partitico è miseramente naufragata. E’ bene che il Pdl e il Pd, partiti senza identità e post-ideologici (che significa in concreto facilmente permeabili dalle avance di forze occulte e diverse), ne prendano atto. Il Pdl vive solo in relazione alla figura calante del suo pittoresco fondatore; il Pd maschera dietro una debole facciata contraddizioni interne destinate presto ad esplodere. E’ arrivato il momento di ridisegnare il sistema conformandolo alle nuove esigenze e priorità che la necessità indica. La sfida vera è quella di presentare, già alle prossime elezioni politiche, un nuovo partito in grado di abbandonare approcci minimalisti e ambigui per offrire ai cittadini votanti una proposta finalmente chiara, forte, precisa, culturalmente solida e ancorata a storie politiche ancora vive e preziose. Con lungimiranza e concretezza dovremmo lavorare tutti da subito in questa direzione. Senza perdere tempo nel vagheggiare alleanze aleatorie, raffazzonate e, a ben vedere, potenzialmente dannose e mortali.”

Di seguito, Francesco Maria Toscano sembra aver ritrovato in pieno la felice penna di tempi migliori, vergando un pezzo magistrale e (quasi) impeccabile come

“Lo spreco pubblico non esiste in natura. Esiste solo l’ingordigia privata”, articolo del 23 marzo 2013 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere).

Quest’ultimo articolo ci sembra molto chiaro, lucido e lungimirante nell’invocare un recupero di senso e prospettive (sane) per il dibattito politico-mediatico nostrano (e non solo nostrano, aggiungiamo Noi: non è che negli altri Paesi europei vi sia uno scenario molto migliore sul fronte delle discussioni di interesse pubblico), sin qui monopolizzato da problematiche degne di mentecatti che si aggirano per il cottolengo.
Ma, ancora una volta, pur nel quadro di valutazioni accurate, brillanti e penetranti, Toscano sembra tradire i riflessi di una educazione culturale poco attenta ai valori liberali più classici e irrinunciabili, sia sul piano politico-civile che economico.
Quando Francesco Maria Toscano scrive:

“Se proprio bisogna soddisfare un’ansia impellente di simbolico risparmio, si prosciughino i conti correnti dei ricconi privati che hanno accumulato ingenti ricchezze. Se bisogna per forza punire il possesso, cioè, ci si accanisca contro il settore privato. Mentre il pubblico crea ricchezza al netto, gli scambi tra privati sono sempre a somma zero (se un privato guadagna x, un altro perderà per forza l’equivalente). Il concetto poi che sancisce l’inviolabilità della priorità privata non è più di moda e può quindi essere superato (guardate cosa accade a Cipro). Il denaro è solo pubblico. La moneta ha valore solo nella misura in cui lo Stato la riconosce. In conclusione: da un punto di vista macroeconomico è molto più sensato ed etico espropriare d’imperio i beni privati di Grillo e di altri ricconi come lui che non risparmiare sulla spesa pubblica (quand’anche improduttiva). La spesa pubblica infatti genera sempre ricchezza privata  mentre i beni privati di Grillo generano solo soddisfazione per lui e i suoi cari. La considerazione circa la legittimità dell’arricchimento basato sul lavoro privato non ha valore nella misura in cui il Paese conosce livelli di povertà inauditi. Bisogna azzerare tutto e ripartire. I beni privati conseguiti all’interno di un quadro pubblico marcio e corrotto devono essere da subito passibili di esproprio per ragioni di pubblica utilità. Trionfando l’attuale isteria pauperista, la speranza è che perlomeno finisca con il colpire il bersaglio giusto “

leggiamo senz’altro, senza difficoltà, il carattere ironico e canzonatorio della sua esortazione ad “espropriare i beni privati di Grillo e di altri ricconi come lui”, il tutto come efficace puntello dialettico per demistificare la facile retorica pauperistica e anti-spesa pubblica del comico genovese (ricco sfondato) e dei suoi epigoni, meno ricchi, ma comunque obbedienti al Grande Leader Carismatico nelle sue tirate neo-savonaroliane.
Tuttavia, a Noi che pure siamo e ci definiamo socialisti, sono anche molto cari (tanto da ritenerli SACRI E INVIOLABILI) i principi del liberalismo, sia nella sfera civile e politica che in quella economica.
E per Noi la proprietà privata è appunto inviolabile, sia che si tratti di conti correnti o altri beni patrimoniali, sia che ci si riferisca al libero dispiegamento della proprietà privata dei mezzi di produzione e alla libera facoltà di intraprendere iniziative industriali, commerciali e professionali, fuori dal controllo autoritario e/o totalitario dello Stato e dei Poteri Pubblici.
Così, invitiamo Toscano a non fraintendere e a non mortificare la stessa lezione della Modern Money Theory, interpretandola male.
Infatti, affermare in modo semplicistico che

“gli scambi tra privati sono sempre a somma zero (se un privato guadagna x, un altro perderà per forza l’equivalente”

equivale a dire che, nell’infinito e nell’assoluto (magari quello shellinghiano), il cerchio e il quadrato, il centro e la periferia, la vita e la morte, il giorno e la notte, etc., finiscono con il coincidere.
Cioè, fermarsi alla lettera di un simile enunciato è una sonora stronzata.
Conta molto che gli “scambi fra privati” siano il più possibile numerosi, articolati, reiterati e variegati: questo differenzia un sistema economico prospero e complesso da uno povero e stagnante.
Questo ha determinato la schiacciante (e meritata) vittoria del sistema capitalistico di produzione all’interno di una libera economia di mercato su altri sistemi alternativi (feudali, mercantilisti e protezionisti prima, fascio-comunisti dopo), tutti forieri o di imperialismi nazionalisti feroci e distruttori (vedi le due guerre mondiali, alimentate da logiche fieramente protezionistiche, imperialiste e neo-mercantiliste) o di penuria di beni e scarsa qualità della vita (sistema feudale e sistema comunista, ma anche fascista, con le sue pretese autarchiche e austere).
Ed è parimenti falso che “la spesa pubblica genera sempre ricchezza privata”.
La spesa pubblica (ben investita) genera ricchezza privata solo se esiste un sistema privato di produzione e scambio in grado di ben metabolizzare e “trasformare” alchemicamente la liquidità finanziaria immessa dal settore pubblico in circolazione, in una adeguata e fruttuosa serie di beni e servizi di consumo.
Altrimenti si ha iper-inflazione e perdita di ricchezza.
E la spesa pubblica, in questo caso, genererebbe penuria pubblica e privata.
Risulta poi aberrante, illiberale, in violazione patente dello stato di diritto, il principio secondo cui sia possibile, per qualunque ragione, “espropriare i beni privati per ragioni di pubblica utilità”.
Al netto dei consapevoli paradossi ironici, sarcastici, provocatori e (felicemente) dissacranti inseriti nel suo discorso, si coglie nelle pagine di Toscano l’eco di posizioni ideologiche ostili al principio del profitto privato, stigmatizzato persino come “ingordigia”.
Non ci siamo.
Non è questa la saggia lezione liberal-socialista della tradizione keynesiana, rooseveltiana e rawlsiana, così grandiosa ed armoniosa nel mettere in equilibrio le sacrosante esigenze di giustizia sociale assoluta e quelle altrettanto importanti della logica catallattica capitalistica che ha rivoluzionato i sistemi di produzione e commercio, trasformando un pianeta povero di beni e opportunità per la stragrande maggioranza della sua popolazione (e invece ricco di privilegi per pochissimi) in un globo terracqueo attraversato da grandi chances di prosperità e felicità per moltissimi, all’insegna di nuove parole d’ordine come LIBERTA’, FRATELLANZA e soprattutto UGUAGLIANZA.
Queste nuove opportunità concrete di prosperità –collegate ad un progresso insieme economico, scientifico, tecnologico, sociale, civile e politico- hanno anzitutto moltiplicato la stessa popolazione umana mondiale, passata dai 751 milioni del 1750 ai circa sei miliardi che eravamo nel 1999 e ai circa 9 miliardi che saremo nel 2050.
Queste nuove opportunità e la grande maturazione culturale e civile delle coscienze che hanno prodotto negli ultimissimi secoli- specie nei Paesi che si sono dotati, dopo dure lotte rivoluzionarie, di istituzioni liberal-democratiche- sono anche all’origine, del resto, delle motivate proteste di chi, come IL MORALISTA e diversi altri opinion-makers con il sale in zucca, deplora e denuncia qualunque involuzione in senso neo-oligarchico della società italiana, europea ed occidentale (in Oriente la Democrazia è solo un miraggio, ancora, e da millenni dominano aristocrazie più o meno profane o ierocratiche).
Perciò, se è vero che le Rivoluzioni massoniche e progressiste che hanno regalato a molti popoli del pianeta libertà, uguaglianza, stato di diritto, democrazia e istituzioni parlamentari sono state soprattutto ispirate da innovativi moventi ideologici, è altrettanto certo che senza la logica catallattica del capitalismo e della libera economica di mercato, tali Rivoluzioni non avrebbero potuto offrire, concretamente, nuove opportunità di prosperità economica a miriadi di persone passate dalla condizione di sudditi a quella di cittadini.
Per meglio comprendere questi complessi processi storici (anche in ambito economico) comunque, oltre che alla lettura del libro di Gioele Magaldi

MASSONI. Società a responsabilità illimitata. Il Back-Office del Potere come non è stato mai raccontato. Le radici profonde e le ragioni inconfessabili della crisi economica e politica occidentale del XXI secolo, Chiarelettere Editore (di imminente uscita in libreria, cioè nel maggio 2013),

invitiamo l’amico Francesco Maria Toscano e i suoi e i nostri lettori allo studio attento di alcuni saggi di Luciano Pellicani, come ad esempio:

Dalla società chiusa alla società aperta, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002;
La genesi del capitalismo e le origini della Modernità, Marco Editore, Lungro di Cosenza 2006;
Anatomia dell’anticapitalismo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010;
Dalla città sacra alla città secolare, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011.

Amen, per ora.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 23-24 marzo 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it