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DRP: la cinica faccia di bronzo di Mario Draghi in visita alla LUISS di Roma e i suoi funesti e fallimentari paradossi economici

 

 

 

 

Mario Draghi viene a Roma a ricevere la Laurea “Honoris Causa” in Scienze Politiche.
Ne parlano tutti i media.
Scegliamo, fra i tanti, il report della vicenda offerto in

“Mario Draghi alla Luiss: ‘Da alta disoccupazione giovanile rischio di proteste distruttive'”, articolo redazionale del 6 maggio 2013 per l’HUFFINGTON POST” (clicca per leggere).

Cosa dice, per l’occasione, l’ineffabile Mario Draghi?
Che c’è un’alta disoccupazione e che essa rischia di dar luogo a “proteste distruttive”…
Ma va…?
Aggiunge, il bronzeo Presidente della BCE, che non si può e non si deve fare “nessuna marcia indietro negli sforzi di risanamento”.
E , ancora e sempre, propone come panacea di tutti i mali le (famigerate) “riforme strutturali”, quella formula di per sé vacua e stolida ma densa di implicazioni funeste che, da decenni, in tutto il Mondo, ha sempre e soltanto prodotto provvedimenti legislativi atti a favorire giganteschi conglomerati finanziari ed industriali privati, a detrimento dell’interesse pubblico e collettivo della maggioranza della popolazione.
Ma riportiamo per esteso quel passaggio del discorso di Draghi dedicato esplicitamente a tali “Riforme strutturali”:

Riforme strutturali per ricominciare a crescere e per una
società più solidale

Le riforme mirano a sciogliere i nodi che imbrigliano la capacità
competitiva e soffocano la crescita. Un’efficace promozione e
tutela della concorrenza, un adeguato grado di flessibilità del
mercato del lavoro che sia ben distribuito tra generazioni, una
burocrazia pubblica che non sia di ostacolo alla crescita, un
capitale umano adatto alle sfide poste dalla competizione globale,
un ambiente migliore sono fronti su cui, malgrado progressi
recenti , non poco resta ancora da fare, sia pure  in misura diversa
nei singoli paesi.
Le politiche di bilancio devono essere mantenute su sentieri
sostenibili, aldilà delle oscillazioni cicliche. Senza questo
presupposto non vi è crescita duratura possibile. Specialmente per
i paesi con livelli di debito pubblico strutturalmente alti, quindi non
temporaneamente elevati a causa della crisi attuale, ciò significa
non tornare indietro dagli obiettivi già raggiunti. Non si dimentichi
che, in un contesto istituzionale in cui la solvibilità degli stati
sovrani non è più un fatto acquisito e la  governance
dell’Unione è  ancora incompleta, la mancanza di credibilità della finanza
pubblica di un paese si traduce rapidamente in separazione delle
banche di quel paese dal resto del mercato finanziario dell’euro e
in mancanza di credito per il settore privato di quel paese: è
l’esperienza che stiamo vivendo.
Occorre però mitigare gli effetti inevitabilmente recessivi del
consolidamento di bilancio con una sua composizione che privilegi
le riduzioni di spesa pubblica corrente e quelle delle tasse,
specialmente in un contesto come quello europeo dove la
tassazione è già elevata in qualunque confronto internazionale.
E’ indubbio che una crescita duratura sia condizione essenziale
per ridurre la disoccupazione, in particolare quella giovanile. In
alcuni paesi europei questa ha raggiunto livelli che incrinano la
fiducia in dignitose prospettive di vita e che rischiano di innescare
forme di protesta estreme e distruttive.
La crescita del prodotto è stata una condizione essenziale per
l’affermazione del modello sociale europeo. Lo straordinario
sviluppo economico nella cosiddetta “Golden Age” ,cioè nei
trent’anni che sono seguiti alla Seconda guerra mondiale
ha  consentito un forte miglioramento delle condizioni di benessere
materiale di larga parte della popolazione in Europa.
Allo stesso tempo, questo benessere ha rafforzato il processo di
crescita. Sono state poste allora le basi in Europa dei moderni
sistemi di welfare, volti alla protezione degli individui dal rischio
che la disoccupazione, la malattia o la vecchiaia si tramutassero in
una caduta dei loro standard di vita. È anche grazie a questi
strumenti che la crisi finanziaria e la recessione non hanno avuto
gli effetti socialmente devastanti della Grande Depressione
Molti anni fa Rudi Dornbusch diceva, esagerando, che gli Europei
erano  così ricchi che potevano permettersi di pagare chiunque
perché non lavorasse. Non è più così, ma non vogliamo perdere la
solidarietà che ispirò quel modello in tempi tanto diversi.
Per questo oggi  dobbiamo adeguare quel modello ai mutamenti
richiesti dalle dinamiche demografiche e dal nuovo contesto
competitivo globale . Occorre farlo per diminuire la disoccupazione
giovanile, per aumentare i consumi, per preservare l’essenza
stessa del welfare.
Un’altra dimensione della sostenibilità della crescita, nel contesto
europeo, su cui voglio attirare la vostra attenzione oggi è quella
della distribuzione del reddito.
Da quasi vent’anni, è in atto una tendenza alla concentrazione dei
Redditi delle famiglie in Europa che penalizza i più deboli, come
testimoniano le statistiche pubblicate dall’Eurostat.
Una più equa partecipazione ai frutti della produzione della
ricchezza nazionale contribuisce a diffondere la cultura del
risparmio e, dunque, della compartecipazione. Sentirsi parte
integrante della nazione e cointeressati alle sue sorti economiche
aumenta la coesione sociale e incentiva comportamenti economici
individuali che conducono, nell’aggregato, al successo economico
della collettività. Vi sono vari strumenti che i governi possono utilizzare per
perseguire questo obbiettivo ma prima di tutto la coesione sociale
va ricercata rimuovendo le barriere che limitano le opportunità
degli individui di perseguire i loro progetti, che ne fanno dipendere i percorsi di vita dalle origini familiari.
 Nell’eliminazione delle posizioni di rendita, le riforme strutturali assumono un significato
più ampio di quello di mero strumento per la crescita. Stimolando
l’inclusione di tutti gli individui nel processo produttivo, fanno sì che
il perseguimento di una più equa ripartizione dei redditi non sia
solo compito dell’azione redistributiva pubblica.
In questo senso, leriforme mirano a coniugare le potenzialità individuali con la crescita
dell’economia.
Tuttavia, in una prospettiva che non può essere lontana, le virtù
nazionali pur indispensabili per rafforzare la solidarietà fra gli
Stati membri lungo il cammino sono condizione necessaria ma
non sufficiente a rendere l’Europa un traguardo sentito come proprio da tutti i suoi cittadini.
Saranno necessarie, anche riforme che riducano ulteriormente le
barriere tra i singoli Stati membri, in particolare quelle allo sviluppo
di un singolo mercato europeo del lavoro e che affermino un
criterio di solidarietà condiviso, come è stato proposto di recente
nel cosiddetto Rapporto dei quattro Presidenti
Costruire con passione e con rigore un futuro comune in cui le
condizioni per la crescita siano più favorevoli, in cui i cittadini
sentano valorizzate pienamente le proprie capacità, in cui il
benessere individuale sia coniugato con quello collettivo. Per
raggiungere questo obiettivo siamo tutti
impegnati oggi, ciascuno nell’ambito del proprio mandato”

Che cosa ne avete capito?
Molta fuffa tautologica, certo, ma non senza alcune “perle” indicative di come Mario Draghi sia un maestro di presa per i fondelli dei suoi interlocutori pubblici.
Draghi dice che

Le riforme mirano a sciogliere i nodi che imbrigliano la capacità
competitiva e soffocano la crescita. Un’efficace promozione e
tutela della concorrenza, un adeguato grado di flessibilità del
mercato del lavoro che sia ben distribuito tra generazioni

Quale sarebbe questa capacità competitiva imbrigliata?
Come si tutela la concorrenza?
Che vuol dire “un adeguato grado di flessibilità del mercato del lavoro”?
Non vi sembra di averla già sentita, questa canzone?
Non è la canzone stonata che, da decenni, promuove la precarietà invece dell’autentica flessibilità (si può dare anche assoluta facoltà di licenziamento agli imprenditori, senza alcun vincolo ostativo di qualsivoglia natura, ma lo si può fare soltanto in un sistema dove il mercato del lavoro pubblico e privato, insieme, garantiscano la piena occupazione e dunque l’immediata ri-assunzione del lavoratore licenziato in un’altra azienda)?
Non sono gli stessi presupposti che hanno prodotto licenziamenti a gogò, invece di favorire nuove assunzioni?
Non sa (eccome se lo sa, ma gli conviene dimenticarlo) Draghi, che la crescita economica non dipende solo dal livello competitivo dell’ “offerta di prodotti”, ma anche e soprattutto dalla qualità e dalla quantità di “domanda aggregata” che un dato sistema è in grado di garantire?
Come si fa competizione, in un mondo occidentale segnato dalla concorrenza di paesi extra-occidentali privi di tutele minime sindacali, se non abbassando costantemente il costo del lavoro, con ulteriore compressione dei salari e diminuzione della capacità di vivere dignitosamente e poter consumare (creando “domanda aggregata”), da parte dei lavoratori?
Ma se diminuiscono i consumi di massa, non diminuisce anche la vendita di beni e servizi da parte di aziende e liberi professionisti, a loro volta non più in grado di consumare come un tempo?
Draghi, poi, supera se stesso, quando dice che

“Occorre però mitigare gli effetti inevitabilmente recessivi del
consolidamento di bilancio con una sua composizione che privilegi
le riduzioni di spesa pubblica corrente e quelle delle tasse”

Cioè, gli effetti inevitabilmente recessivi (ma diversi mesi fa, alla BCE, non si prevedeva che le politiche di austerità avrebbero portato recessione. Anzi, si parlava di “austerità espansiva”: una politica di rigore che, “mettendo a posto i conti pubblici”, avrebbe di per sé rassicurato e stimolato gli investitori privati a rilanciare il sistema economico nel suo complesso, con una sostanziosa serie di nuove attività imprenditoriali che avrebbero garantito nuova occupazione…) del consolidamento di bilancio, dovrebbero essere mitigati da una “riduzione della spesa pubblica”?
E la riduzione della spesa pubblica corrente (dunque altre aziende che si vedono tagliare forniture, professionisti che non fatturano più, lavoratori con meno impiego) dovrebbe mitigare gli effetti recessivi del consolidamento di bilancio?
E come si fa a fare spesa pubblica non corrente (cioè per investimenti strategici) e/o a tagliare le tasse, se l’Italia e altri martoriati paesi europei sono vincolati al rispetto del suicida fiscal compact, che prevede ogni anno una sensibile diminuzione del Debito Pubblico, il che implica impiegare le già magre risorse tutte in quella direzione, con l’aggravante quasi certa di un innalzamento del carico fiscale, non certo di una sua possibile diminuzione?
Con l’altra aggravante, in Italia, anche del pareggio di bilancio costituzionale?
Paradossi di una visione macro e micro-economica, quella di Draghi, che appare degna o di un mentecatto o di uno che ami prendere amabilmente per i fondelli i suoi interlocutori pubblici.
Ma, in effetti, tutto il discorso di Draghi tenuto alla LUISS l’altro giorno appare segnato da un’insopportabile e subdola attitudine alla burla, cinica e funesta.
Come può, uno dei più alti euro-tecnocrati che hanno benedetto le fallimentari ricette di austerità recessiva e depressiva applicate sin qui in tutta l’eurozona (e in particolare nell’Italia malgovernata da Mario Monti), invece di fare pubblica autocritica per avere sbagliato diagnosi della crisi, ricette per “guarire” e previsione complessiva degli esiti di tali ricette (che si immaginavano risolutive e hanno invece peggiorato il quadro), mettersi a cianciare del problema della disoccupazione giovanile e della preoccupazione per il clima di disagio e protesta sociale?
Sarebbe un po’ come se il governo nazista, dopo aver attuato una delle varie fasi di persecuzione del popolo ebraico, oltre al danno avesse aggiunto la beffa, dichiarando che “sarebbe stato opportuno incrementare le deportazioni nei lager”, al fine di proseguire nella risoluzione “equanime” del problema della contaminazione razziale fra ariani ed ebrei, ma che tuttavia c’era da dolersi per il disagio esistenziale degli ebrei deportati…
Ineffabile Mario Draghi, di chi è la colpa se le aziende continuano a fallire, se i consumi crollano e la disoccupazione cresce costantemente, in Italia, in Spagna, in Irlanda, in Portogallo, in Grecia e persino in Francia e altrove, nel Vecchio Continente?
Del destino cinico e baro, di Belzebù, di Pulcinella, oppure di coloro che, investiti delle massime responsabilità istituzionali in Europa (UE e BCE, governo di Angela Merkel con funzione di kapò ispiratore di tutte le austerità continentali), non solo non hanno saputo risolvere la crisi, ma l’hanno addirittura aggravata?
E non ci venire a raccontare, burlone di un Draghi, di avere dato un qualche contributo positivo e salvifico almeno nell’abbassamento dei famigerati spread.
Infatti, se la BCE fosse intervenuta come Banca Centrale degna di questo nome e prestatrice di ultima istanza già dall’estate 2011, allora avresti anche ragione a rivendicare un qualche ruolo positivo.
Invece, Tu e la BCE siete intervenuti solo molti mesi dopo, quando il giochino sugli spread fra i vari titoli di stato europei aveva già garantito speculazioni colossali a gruppi finanziari di amici e amici degli amici e quando ormai la gran parte delle nazioni “da destrutturare” erano state commissariate da governi alle dirette dipendenze di Francoforte, Bruxelles e Berlino.
D’altronde, caro Mario Draghi, per guardare allo specchio una tua immagine autentica e non deformata dalle blandizie cortigiane ricevute alla LUISS e in tanti altri ambienti istituzionali privati e pubblici, basterà che tu e gli altri nostri lettori torniate a ripassare quanto già evidenziato in

Il Fratello Massone Contro-Iniziato Mario Draghi getta la maschera e, con il conforto dei Massoni Tecnocrati in servizio attivo all’ OCSE/OECD (Fratello José Angel Gurria in testa) detta una linea ferocemente austera, neoliberista, recessiva e depressiva per l’economia europea, spacciata subdolamente e falsamente come l’unica via percorribile (clicca per leggere)

Barack Obama, Mario Draghi e Mario Monti: tre modi diversi di essere Massoni, fra errori, illusioni, promesse, inganni e triplogiochismo sullo scacchiere euro-atlantico (clicca per leggere)

La Catastrofe europea e occidentale. Grande Oriente Democratico e Democrazia Radical Popolare avevano previsto per tempo (dall’estate 2011) quello che sarebbe accaduto, e l’avevano ribadito anche all’indomani degli stolti commenti ottimisti sul vertice europeo di Bruxelles del 28-29 giugno 2012:… (clicca per leggere)

Un Massone Manipolatore, Masnadiero, Contro-Iniziato ed Eversivo peggiore di Mario Monti: il Fratello Mario Draghi (clicca per leggere)

GOD avvisa i somari del circuito politico-mediatico italiano (ed europeo):  la Tempesta Perfetta dei Massoni Contro-Iniziati Mario Draghi e Mario Monti si è già consumata. Ad agosto 2012 solo repliche del déjà vu e sceneggiata in stile poliziotti buoni/poliziotti cattivi (clicca per leggere)

La Raffinata “Truffa” del Venerabilissimo Maestro Mario Draghi & dei suoi Sodali (clicca per leggere)

Il Venerabilissimo Mario Draghi, Gran Maestro dell’Austerità e di tutte le province europee (clicca per leggere).

Massoneria e Monte dei Paschi di Siena. Mario Draghi Massone contro-iniziato, spregiudicato e principale responsabile di tante vicende improprie legate alla gestione di MPS (clicca per leggere)

Ancora a proposito del Massone contro-iniziato Mario Draghi. GOD presenta “Draghi massacrato dalla tv tedesca”, mentre in Italia tutti o quasi trattano con servilismo il supertecnocrate della BCE (clicca per leggere).

Tornando a citarlo in terza persona singolare, invitiamo Mario Draghi a darsi una regolata e, se proprio non riesce a pentirsi e a fare severa auto-critica per la disastrosa gestione della crisi macroeconomica della zona euro (è una provocazione: ben sappiamo quanto Draghi stia perseguendo scientificamente – insieme ad altri soggetti e gruppi- una involuzione socio-economica su scala continentale), da un lato si ricordi che ogni azione produce una reazione eguale e contraria…dall’altro si vergogni per l’impudente presa per i fondelli della pubblica opinione, perpetrata ogni volta che produce i suoi discorsi scritti e orali insulsi, paradossali e pieni zeppi di paralogismi della ragione.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo dell’8-9 maggio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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