Content Banner  

 

DRP e la mezza cazzata di Pierluigi Bersani

 

 

 

 

Il quadro è quello commentato da tutti i media dal 22 marzo sera ad ora.
Se ne può offrire un riassunto schematico leggendo, ad esempio,

“Governo, incarico a Bersani: tornerà a riferire appena possibile”, articolo redazionale del 22 marzo 2013 per IL CORRIERE DELLA SERA (clicca per leggere)

“Napolitano incarica Bersani: ‘Soluzione difficile’. Berlusconi: ‘Senza PDL non c’è maggioranza’”, articolo redazionale del 22 marzo per REPUBBLICA (clicca per leggere)

“Nuovo governo, Napolitano affida l’incarico a Bersani per l’esecutivo”, articolo redazionale del 22 marzo per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere).

Perché parliamo di “cazzata” di Pierluigi Bersani, aggiungendovi però l’aggettivo “mezza” ad indicare una parziale attenuazione dell’errore compiuto?

A nostro parere, la via maestra, per Bersani, doveva essere quella illustrata con dovizia di ragionamenti in

Comunicato ufficiale di DRP: Bersani accetti soltanto un mandato pieno come presidente del consiglio incaricato, per cercare con la calma e il tempo necessari una maggioranza anche in Senato (alla Camera i progressisti e democratici sono già maggioritari, non si dimentichi, da essi non si può prescindere). Altrimenti rinunci e il PD chieda il ritorno alla urne in tempi rapidissimi, eventualmente varando prima una nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno (clicca per leggere).

E cioè, Bersani doveva rappresentare ufficialmente al Presidente Napolitano e all’opinione pubblica le seguenti considerazioni:

“Sono il leader della coalizione che ha conseguito la maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati e la maggioranza relativa al Senato della Repubblica. Sono quindi, naturalmente, il destinatario dell’incarico di governo. Il Presidente Napolitano ha naturalmente libera facoltà di darmi un incarico pieno oppure una qualche specie di incarico condizionato, ma IO, nel pieno rispetto delle prerogative del Quirinale, accetterò soltanto un incarico pieno e senza condizioni. Solo in questo modo, infatti, avrei le maggiori possibilità di presentarmi nelle aule parlamentari e convincere il maggior numero di senatori esterni alla mia coalizione, affinché votino la fiducia ad un mio esecutivo, laddove l’alternativa per loro, a quel punto, sarebbe di tornare al voto immediato con il sottoscritto presidente del consiglio per l’ordinaria amministrazione. Infatti, il PD, di cui sono ancora il Segretario, non voterà alcun altro governo rispetto ad uno presieduto da me, non per ragioni di personalismo narcisista, ma essendo stato investito specificamente di questo mandato sia per mezzo delle consultazioni primarie di coalizione, sia in virtù della maggioranza assoluta alla Camera e della maggioranza relativa al Senato, conferitami dall’intero corpo elettorale. Libero il Presidente Napolitano di pensarla diversamente, ma in questo caso si andrà per forza di cose ad elezioni immediate, a meno che non nasca un governo sostenuto da PDL, Lega, Scelta Civica di Monti e Movimento 5 Stelle, che però non avrebbe ugualmente la maggioranza alla Camera dei Deputati. Punto e a capo. Adesso Napolitano scelga quello che vuole fare.”

Una posizione del genere, portata sino alle estreme conseguenze, avrebbe o indotto Napolitano a rispettare integralmente e senza condizioni il risultato delle urne – conferendo un incarico pieno a Bersani, foriero di ben altre possibilità di ottenere la fiducia parlamentare in entrambe le camere; oppure avrebbe comportato, per Bersani stesso e il PD, un enorme rafforzamento politico e di immagine (forte, strutturata, ferma e autorevole) in vista di imminenti elezioni.
Bersani non ha inteso recepire l’esortazione in tal senso contenuta in

Comunicato ufficiale di DRP: Bersani accetti soltanto un mandato pieno come presidente del consiglio incaricato, per cercare con la calma e il tempo necessari una maggioranza anche in Senato (alla Camera i progressisti e democratici sono già maggioritari, non si dimentichi, da essi non si può prescindere). Altrimenti rinunci e il PD chieda il ritorno alla urne in tempi rapidissimi, eventualmente varando prima una nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno (clicca per leggere),

anche se fonti di prima mano ci raccontano di una certa tensione, sul punto, fra il Segretario PD e il Presidente Napolitano, e dunque ha fatto una cazzata, per se stesso, per il proprio Partito (il PD) e per la propria Coalizione (PD+SEL+PSI).
Tuttavia, la cazzata è attenuata (ecco perché la definiamo “mezza”) da una serie di altre considerazioni contingenti.
Le considerazioni in parte sono quelle – come spesso accade sagaci e smaliziate – di alcuni collaboratori del Sito Dagospia, allorché scrivono

“NAPOLITANO HA INCHIODATO BERSANI CON UN ‘’DIFFICILE PREINCARICO’’ ED ORA CULATELLO DOVRÀ DIMOSTRARE DI AVERE UNA MAGGIORANZA CERTA PER AVERE L'INCARICO PIENO - 2. MA DA IERI CULATELLO HA COMINCIATO A CAMBIARE LINEA RISPETTO ALL'OSTINAZIONE PRO-GRILLINA. SE CAMBIERÀ ANCORA, CON UN ACCORDO SERIO CON IL CENTRODESTRA E I MONTIANI, IL GOVERNO POTRÀ NASCERE DAVVERO. E SE IL PD ESPLODE O IMPLODE, CHI SE NE FREGA. ANCHE PERCHÉ IN TANTI SARANNO PRONTI A CORRERE IN SOCCORSO DEL VINCITORE - 3. BERSANI SA CHE NON PUÒ INSEGUIRLI PIÙ, SA ANCHE CHE I SONDAGGISTI DI SWG OGGI LI HANNO REGISTRATI IN CALO DEL 3,5% SUL VOTO DI FEBBRAIO. ESSI RESTANO ALL'OPPOSIZIONE PERCHÉ NON SONO IN GRADO DI FARE ALTRO, SALVO POPULISMI SPICCIOLI FACILI DA VENDERE AL POPOLO MA DIFFICILI DA TRASFORMARE IN PROPOSTA POLITICA CONCRETA”, pezzo per DAGOSPIA del 22 marzo 2013 (clicca per leggere),

in parte invece quelle non prive di saggezza e legittimità espresse dallo stesso Bersani con le dichiarazioni nette riportate in

“Bersani: ‘Non faccio accordi, mi rivolgerò al Paese reale”, articolo del 23 marzo 2013 by Marco Conti per IL MESSAGGERO (clicca per leggere).

E cioè, persino l’ambiente di Dagospia – che in un primo momento aveva salutato in Beppe Grillo e nel Movimento 5 Stelle una prospettiva di salutare cambiamento – sta ormai perdendo fiducia (come altri elettori) in una proposta politica che si sta rivelando sciatta, narcisistica, auto-referenziale, infecondamente populistica (oltre che inconcludente), anche al di là delle intenzioni delle forze migliori dell’M5S.
Il che legittima, in qualche misura, una ricerca di fiducia parlamentare - da parte di Bersani – rivolta urbi et orbi, a chiunque sia disposto ad appoggiare un governo di scopo e di buon senso per affrontare alcune priorità di interesse collettivo, bipartisan.

Che dire?
Un sincero in bocca al lupo (militante, fattivo e operativo…) a Bersani, anzitutto.
Ma solo a patto che integri e trasfiguri i suoi (debolucci e insufficienti) 8 punti di governo con i 14 proposti in

Comunicato ufficiale di DRP: Bersani accetti soltanto un mandato pieno come presidente del consiglio incaricato, per cercare con la calma e il tempo necessari una maggioranza anche in Senato (alla Camera i progressisti e democratici sono già maggioritari, non si dimentichi, da essi non si può prescindere). Altrimenti rinunci e il PD chieda il ritorno alla urne in tempi rapidissimi, eventualmente varando prima una nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno (clicca per leggere),

e cioè:


“Il mio governo, se lo appoggerete, affronterà anzitutto queste priorità: 1) Rinegoziazione dei trattati europei vigenti in modo strutturale, di concerto con la Francia di Hollande (se ci sta) e di altri governi dell’eurozona interessati; e mentre si rinegozia, allentamento “interpretativo” dei vincoli di austerità finora posti in essere. 2) Costituzione di una grande Banca nazionale italiana – a partire dalla Cassa Depositi e Prestiti – in grado di tornare a finanziare attività imprenditoriali e famiglie. 3) Allentamento immediato del suicida vincolo di stabilità per gli enti locali (più che di stabilità bisognerebbe parlare di paralisi mortuaria…), sia per finanziare opere piccole e medie sul territorio, che per saldare i debiti verso imprese e liberi professionisti. 4) Nuova legge elettorale, da definire con sapienza e, se i senatori dell’area “grillina” non sono d’accordo sul sistema maggioritario a doppio turno (ma perché, poi, di cosa hanno paura, aspirando al 100% del consenso?), elaborare –ma in tempi rapidi – un sistema che vada bene, lealmente, per tutti, ma che sia anche in grado di consegnare al Paese, sempre e comunque, indipendentemente da come vadano le elezioni, una solida governabilità, senza rischi di “pareggio” o maggioranze diverse tra una camera parlamentare e l’altra. 5) Legge sul conflitto di interessi che non sia percepita come punitiva per Berlusconi, ma che invece regoli un problema italico che va ben oltre il settore radio-televisivo, pur delicato e importante. 6) Legge sul finanziamento pubblico della politica che sia all’interno di una più generale legge sui partiti, tale da vincolare qualunque rimborso, indennità o percepimento di denari pubblici a un regolamento interno trasparente, democratico, libertario e pluralista. 7) Abolizione dell’IMU e restituzione ai cittadini (altro che “redistribuzione” solo per alcuni, solita proposta mediocre che non emoziona nessuno) di quanto pagato negli scorsi mesi. 8) Abolizione di Equitalia (altro che la generica, farlocca e ambigua dicitura: “rivisitazione delle procedure di Equitalia” ) e promulgazione legislativa di una norma che non legittimi lo Stato a richiedere il pagamento, con o senza mora, di tasse e balzelli vari ai cittadini, se lo stesso Stato non è puntuale con i pagamenti ai suoi prestatori d’opera privati, che spesso non possono pagare le tasse in quanto mandati in rovina dalla morosità delle Istituzioni presso cui vantano crediti. 9) Niente dimezzamento dei parlamentari (con conseguente erosione della base rappresentativa in una prospettiva sempre più oligarchica: meno sono i rappresentanti del popolo, meno il popolo è adeguatamente rappresentato) e niente dimezzamento degli emolumenti di parlamentari, consiglieri regionali, etc. In tempi di crisi, tagliare gli emolumenti significa comprimere ancora i consumi e mandare un messaggio simbolico sbagliato, sempre improntato ad una suicida AUSTERITA’. Piuttosto, si leghi il percepimento di tali emolumenti alla presenza e al lavoro in aula: per ogni assenza e inefficienza, deputati e senatori si vedranno decurtato parte dell’emolumento e delle indennità varie. 10) Sulla Giustizia, invece di cianciare in modo generico e demagogico sulla “corruzione” e i suoi derivati, si potenzino gli organici e i mezzi a disposizione dei Tribunali e si leghino lo stipendio e gli avanzamenti di carriera dei magistrati (ne vanno assunti di più, comunque) al numero di cause civili e penali che riescono a trattare nel corso del tempo. Si fissino tempi certi, più rapidi e perentori per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali e, in caso di mancato rispetto di tali tempistiche, i magistrati responsabili siano licenziati in tronco, mentre un pool di magistrati speciali dovrà assumere la gestione dei procedimenti inevasi e concluderli immediatamente. In questo modo, e solo in questo modo, si garantirà il diritto del cittadino ad avere giustizia e ad essere giudicato in modo rapido, per non parlare della rassicurazione concreta che un simile sistema innovativo darebbe alle aziende straniere dubbiose se investire in Italia o meno, visto il cattivo funzionamento attuale dei tribunali. 11) Vanno poi bene i punti 6, 7 e 8 (GREEN/EXTRACOMUNITARI/ISTRUZIONE)  delle precedenti 8 proposte presentate alla direzione del PD, ma vengano integrati con l’istituzione del matrimonio omosessuale sul modello spagnolo, argentino, francese e statunitense (finora vigente in alcuni stati, presto auspicabilmente a livello federale, come proposto da Obama) e non sul modello tedesco; con l’investimento massiccio di risorse per la ricerca e la scuola (non solo qualche pannicello caldo tanto per fare) legato per legge ad una percentuale fissa del PIL italiano, in linea con la media europea ed occidentale, dunque molto più alta di quanto non sia ora. 12) Si dia nuovo fiato all’attività edilizia (con tutto l’indotto economico che questo comporta) tramite un colossale piano di costruzione e ristrutturazione di nuovi istituti carcerari rispettosi delle norme europee e universali sui diritti dell’uomo. In questo modo, da un lato si contribuirà al rilancio di un settore dell’economia (quello edilizio) in crisi funesta, dall’altro si renderà finalmente l’Italia una nazione del “primo mondo”, sottraendo migliaia e migliaia di poveri disgraziati ad una condizione carceraria non solo anti-costituzionale e niente affatto riabilitativa (cosa si riabilita costringendo ad esempio 5 o più persone per 20-23 ore in una cella di due metri per due, quando va bene?), ma addirittura violatrice dei più elementari principi di dignità umana e carità cristiana (per chi ci crede, e oggi si emoziona tanto- a buon mercato – per l’elezione del nuovo papa, ma nemmeno un pensiero dedica ai suoi fratelli in Cristo trattati peggio di bestie nelle carceri italiane: si tratta di “peccatori”, certo, ma pur sempre fratelli e figli dello stesso Dio, per chi ci crede). 13) Si proponga l’elezione al Quirinale di Emma Bonino e la nomina di Marco Pannella come senatore a vita, quale omaggio postumo e dovuto ad una forza politico-civile (i radicali) che per l’ennesima volta (e anche per sue colpe) non è in Parlamento, ma che ha dato all’Italia alcune tra le sue leggi più degne e modernizzatrici, senza le quali saremmo più simili all’Arabia Saudita che agli altri paesi europei. 14) Si mettano in moto le procedure istituzionali necessarie ad introdurre nell’ordinamento italiano l’abolizione del quorum per i referendum abrogativi e l’istituzione di referendum propositivi, in omaggio ad un vero principio di democrazia partecipativa, ad esempio vigente nella iper-democratica e iper-liberale Svizzera.
Questi 14 punti- dovrebbe continuare un Bersani improvvisamente divenuto autorevole, lungimirante e carismatico  (tutto è possibile, nella vita, basta volerlo) “sono solo una piccola parte di quel generale programma di governo che in futuro i progressisti italiani dovranno realizzare per il bene collettivo”.

E per oggi abbiamo detto abbastanza.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 23-24 marzo 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it