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DRP condivide e rilancia “Stato e Plutocrazia” by Francesco Maria Toscano e si ripromette di chiosare il commento di “Ivan” a proposito del capitalismo

 

 

 

 

Condividiamo e rilanciamo i contenuti di

“Stato e Plutocrazia”, articolo del 26 febbraio 2014 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca per leggere).

Inoltre, ci riserviamo di tornare sul tema del capitalismo, affrontato dall’eccellente Toscano in questi termini:

“Il sistema capitalistico, alla prova dei fatti, è quello che più di ogni altro ha permesso all’Uomo di emanciparsi dall’indigenza e dal bisogno. Le alternative sistemiche, dal comunismo alla riscoperta tardiva del modello “curtense”, rappresentano poco più che sbiadite suggestioni. Ma il capitalismo non è tutto uguale. Se con il termine capitalismo ci limitiamo ad indicare l’attitudine a produrre per il fine del profitto mettiamo certamente tutti d’accordo. Quando poi però cerchiamo di individuare un punto di equilibrio in grado di coniugare l’interesse generale con le aspettative egoistiche del singolo le ricette immediatamente divergono. E’ storicamente provato come il capitalismo lasciato a briglie completamente sciolte produca aberrazione, miseria e sfruttamento. Per convincersene basta leggere qualche romanzo di Dickens, immedesimandosi nelle fatiche dei fanciulli costretti a lavorare in fabbrica per pochi spiccioli con turni massacranti. Esiste però una turpe genia, fatta di tecnocrati ingrassati a dismisura da un manipolo di avidi milionari, che giustifica le prassi più abiette richiamando a sproposito “la dura legge della domanda e dell’offerta”. Quesito: in assenza di poteri terzi e regolatori, quale interesse finirà sempre per prevalere nella “libera dinamica” tra soggetti portatori di diversa forza contrattuale? Detta in altri termini: come farà il disoccupato piegato dalla fame e dalla paura ad imporre al suo ipotetico datore di lavoro la sottoscrizione di un accordo equo? Semplicemente non farà. Ecco perché la retorica “liberista”, quella che impreca notte e giorno contro il mercato ingessato dalle regole, si limita in realtà ad avallare le ragioni del più forte ammantando l’arbitrio di ipocrita idealità. Quindi ora sappiamo con certezza che l’indebolimento del potere pubblico cristallizza ed esaspera le sperequazioni drammatiche che il capitalismo inerzialmente favorisce e produce. Solo nella sua versione keynesiana, infatti, il capitalismo può tenere insieme libertà e giustizia sociale. Ma una visone keynesiana della società non potrà mai trionfare in assenza di un potere pubblico forte, libero, indipendente e autorevole.”

Questi passaggi del ragionamento toscaniano hanno ispirato il seguente commento:

Ivan scrive:
26 febbraio 2014 alle 18:21
Condivido ma non qualche particolare che non ritengo irrilevante. Lei dice che esistono varie declinazioni di capitalismo: dal capitalismo “buono” al capitalismo assoluto, passando per formule intermedie più o meno accettabili eticamente. Almeno, questo è quel che mi par di capire dal suo discorso. Scrive anche: “Se con il termine capitalismo ci limitiamo ad indicare l’attitudine a produrre per il fine del profitto…”.
Io penso che il capitalismo, in quanto tale, non possa esser considerato buono proprio perché è il perseguimento del profitto con ogni mezzo; lei, invece, indica quest’attitudine solo come una delle possibilità. Se così non fosse, ossia se il capitalismo non mirasse unicamente al mero guadagno sarebbe, per dirla con Severino, altro da sé, dunque non capitalismo ma qualcos’altro. Poi, concordo che sia opportuno limitare la portata nefasta del capitalismo attraverso correttivi che permettano, come giustamente fa notare, una vita dignitosa (potremmo discutere sul termine dignitosa) a chiunque, anche ai meno fortunati. Sono convinto che il ridimensionamento della becera competizione economica, però, debba essere considerata solamente una condizione pro tempore, con l’intento di ridiscutere completamente questo sistema. A differenza sua, penso che si possa trovare un’alternativa o, quantomeno, che si debba provare a superare lo status quo nel suo complesso. Il capitalismo, mi permetta un’ultima critica, non ha migliorato la condizione del più debole ma l’ha solo modificata facendone uno schiavo solo in maniera differente… sempre schiavo resta.

Ebbene, con un prossimo contributo interverremo sulla questione, apportando qualche nostra considerazione al riguardo.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 25-27 febbraio 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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