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DRP: chiunque sia eletto al Quirinale dia l’incarico pieno a Bersani. E si costituisca un triumvirato Barca-Fassina-Renzi (quadrumviro in appoggio esterno Vendola con SEL) per rilanciare sul territorio e fra la gente il Partito Democratico

 

 

 

 

Torneremo a breve sulla questione delle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica, in calendario a partire dal 18 aprile 2013.
In queste stesse ore, intanto, sappiamo che sulla vicenda quirinalizia stanno per uscire con loro riflessioni ufficiali (e d’indirizzo meta-politico e meta-partitico, per chi abbia orecchie per intendere) i Fratelli di Grande Oriente Democratico (vedi Home Page di www.grandeoriente-democratico.com).
In questa sede, piuttosto, vogliamo ribadire quanto già abbiamo espresso  a margine di contributi come

DRP presenta: "Napolitano e la regia della commedia dell'arte, articolo by Sergio Magaldi" (clicca per leggere)

Comunicato ufficiale di DRP: Bersani accetti soltanto un mandato pieno come presidente del consiglio incaricato, per cercare con la calma e il tempo necessari una maggioranza anche in Senato (alla Camera i progressisti e democratici sono già maggioritari, non si dimentichi, da essi non si può prescindere). Altrimenti rinunci e il PD chieda il ritorno alla urne in tempi rapidissimi, eventualmente varando prima una nuova legge elettorale maggioritaria a doppio turno (clicca per leggere)

DRP presenta e commenta: "A proposito di ciò che il PD dovrebbe essere o non essere...fare o non fare", articolo by Sergio Magaldi per LO ZIBALDONE SI SERGIO MAGALDI (clicca per leggere)

DRP e la mezza cazzata di Pierluigi Bersani (clicca per leggere)

DRP invita Bersani a chiedere la fiducia (e a impostare il futuro politico dei Democratici e Progressisti) sulle seguenti 14 PRIORITA' e non sui precedenti (mediocri e scialbi) 8 punti. Altrimenti il Segretario PD andrà di nuovo a sbattere il grugno... (clicca per leggere).

E cioè: l’unico esponente politico veramente designato in qualche misura dal volere del POPOLO SOVRANO – a bilancio consuntivo della consultazione elettorale del 24-25 febbraio 2013- quale Presidente del Consiglio incaricabile di un nuovo Governo che possa ricevere o non ricevere la fiducia da questo Parlamento, è PIERLUIGI BERSANI.
E diciamo questo non per una qualche forma di ammirazione o empatia personalistica con l’attuale Segretario PD (che abbiamo criticato duramente su tante cose, a partire dalla scellerata scelta di approvare nella scorsa legislatura provvedimenti suicidi e dissennati come il Fiscal Compact o il Pareggio di Bilancio Costituzionale, sino alla stolta e sciagurata non-campagna elettorale tutta all’insegna del moderatismo/conservatorismo filo-montiano e della subalternità ideologica all’Eurotecnocrazia e al paradigma surreale dell’ “austerità necessaria, ma condita con un po’ di crescita li e di allentamenti del rigore qui e di simili scempiaggini qui e li”, per non parlare della vomitevole intervista resa al Wall Street Journal nelle stesse ore in cui un ineffabile e non meno stolto Stefano Fassina rilasciava analoga intervista servile e lecchina al Financial Times, nella speranza vana di ingraziarsi l’establishment massonico reazionario che sta devastando il popolo italiano ed europeo), ma perché la coalizione “L’Italia Giusta” che esprimeva Bersani come candidato a Palazzo Chigi (candidato designato a seguito di primarie molto dure e impegnative) ha conseguito la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Deputati e la maggioranza relativa dei seggi al Senato della Repubblica.
Dunque, checché se ne pensi e dica, il Presidente Napolitano avrebbe avuto il diritto-dovere di dare a Bersani un incarico pieno (non quella cosa bizantina e fumosa denominata pre-incarico) per andare in Parlamento a ottenere una sicura fiducia alla Camera e una possibile fiducia al Senato.
E, in ogni caso, quand’anche Bersani non avesse ottenuto la fiducia nella “Camera Alta” del Parlamento, sarebbe stato un Presidente del Consiglio provvisorio assai più legittimato dal POPOLO SOVRANO di quanto non sia lo screditato tecnocrate e massone reazionario contro-iniziato Mario Monti (che il corpo elettorale ha sonoramente bocciato alle elezioni del 24-25 febbraio 2013).
Dopo di che, a far data dal 16 maggio 2013, sarebbe spettato al nuovo Presidente della Repubblica insediato al Quirinale in successione a Napolitano decidere se provvedere a dare altri incarichi per la formazione del governo, oppure se sciogliere le Camere e far indire nuove elezioni.
Come che sia, poco male per quanto è accaduto nel recente passato.
Adesso, a partire dal 18 aprile e nei giorni successivi, verrà eletto dal Parlamento, in rappresentanza del POPOLO SOVRANO, un nuovo inquilino del Colle più alto della Repubblica.
Costui, con maggiore osservanza della Costituzione e dei diritti democratici di quanto non abbia fatto il Presidente precedente – grande estimatore delle elites composte da tecnocrati e saggi più o meno illuminati- avrà ancora una volta la facoltà di avvalersi del suo diritto-dovere di dare a Pierluigi Bersani un mandato pieno e senza vincoli che non siano quelli di ottenere la fiducia in entrambi i rami del Parlamento, come prevede la Costituzione.
Naturalmente, anche un imbecille capisce che una cosa è andare a sondare preliminarmente  e in termini astratti se vi siano le condizioni per “la fiducia” (come prevede il surreale “pre-incarico” partorito dalla fervida mente oligarchico-postcomunista di Napolitano); altra ancora misurare in un duplice voto assembleare (alla Camera e al Senato) gli effettivi suffragi di "liberi pensatori e battitori" che potrebbero votarti nonostante il parere contrario di guru carismatici e caporali di giornata.
Insomma, il prossimo Presidente della Repubblica (chiunque sia, uomo o donna, politico di carriera o figura intellettuale e/o istituzionale di prestigio) faccia bene il suo dovere e cominci con il dare un incarico di governo pieno a Pierluigi Bersani. Il resto seguirà, con le debite procedure parlamentari e costituzionali.

Non si stupiscano, poi, i tanti simpatizzanti e/o attenti interpreti delle iniziative di Democrazia Radical Popolare, se Noi di DRP lanciamo a partire da oggi la proposta che si vada costituendo, in seno al Partito Democratico (architrave necessario, specie nella sua base di militanti genuini e disinteressati, assai più limpidi, avanzati e progressisti dei vertici burocratici), una sorta di TRIUMVIRATO capace di imporsi alla guida del PD sin dal Congresso del prossimo autunno (o dell’estate, se la tempistica politico-istituzionale dovesse far accelerare gli eventi complessivi).
Si, il TRIUMVIRATO che proponiamo Noi di DRP sa un po’ di coincidentia oppositorum.
Ma non di affascinanti formule ermetico-alchemiche applicate alla politica si tratta, in questo caso, bensì di un ragionamento strategico ancora e sempre ispirato al principio costruttivo di “riunire ciò che è sparso”, in luogo di lacerare ciò che con fatica si è finora riusciti a comporre e a mantenere unito, nonostante molte spinte centrifughe.
Ragionamento strategico unitario ed ecumenico che è alla base stessa del Progetto progressista meta-partitico di un Movimento politico d’opinione come “Democrazia Radical Popolare”.
Su ciò, si rileggano con attenzione documenti come

Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo (clicca per leggere)

Oltre le Destre, i Centri e le Sinistre del XX secolo: un Nuovo Centro-Sinistra per l'Italia del XXI secolo (clicca per leggere)

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere ).

D’altra parte, a considerare bene la nostra proposta, ci si renderà conto che solo apparentemente può essere definita provocatoria e irrealizzabile.
“Suvvia”, obietteranno in tanti, “come possono riunirsi in TRIUMVIRATO Matteo Renzi, Fabrizio Barca e Stefano Fassina, se il primo appare in palese contraddizione ideologico-programmatica con gli altri due, alquanto più vicini tra loro nella propria visione del PD come un partito di “sinistra” socialdemocratica?”.
Il fatto è che i veri “pesi morti” del PD, gli stessi veri nemici della prospettiva futura di Barca, Fassina e dei “Giovani Turchi” per l’implementazione di un certo tipo di partito, non sono tanto Renzi e i renziani (qualora siano disposti ad abbandonare alcune fisime non essenziali e alcune nefaste ascendenze sovra-nazionali), quanto piuttosto i vari D’Alema, Veltroni, Marini, Letta, Fioroni, Bindi, Finocchiaro, etc., tutti dinosauri (a prescindere dall’età) il cui apporto di appeal e di voti al Centro-Sinistra ha valori da prefisso telefonico presso la base consolidata e/o costituisce un handicap colossale per trovare consensi presso quelle fasce della popolazione che chiedono una svolta autenticamente progressista (ed europeista in senso democratico) rispetto all’attuale governance tecnocratica dell’Italia e dell’Europa.
Insomma, con i vari D’Alema, Veltroni, Marini, Letta, Fioroni, Bindi, Finocchiaro, etc., ci si scordi di recuperare voti tra gli astenuti o tra gli elettori che hanno dato il suffragio per protesta e provocazione al Movimento 5 Stelle.
E allora, piuttosto che cimentarsi in battaglie nominalistiche e anacronistiche tra chi si faccia alfiere di rinnovate “socialdemocrazie” (Barca e Fassina) e chi si presenti (con 15-20 anni di ritardo) come corifeo della “terza via” giddensian-blairiana e clintoniana, peraltro fallita sia nel Regno Unito che negli USA (Matteo Renzi), tutti e 3 i potenziali “TRIUMVIRI” si attestino semmai su un’inedita interpretazione del SOCIALISMO LIBERALE, così come viene delineata nei seguenti contributi di Gioele Magaldi:

Editoriale del 14 ottobre 2011: "Se esistesse un Nuovo Centro-Sinistra, italiano, europeo e statunitense, avrebbe un'autostrada e archi di trionfo davanti a sè, in questi tempi di fallimento del neoliberismo di destra e dei suoi derivati" di Gioele Magaldi (clicca per leggere)

Editoriale del 22 febbraio 2012: "Socialismo Liberale. Non Socialdemocrazia in senso classico e nemmeno Terza Via di Anthony Giddens e della defunta ditta Bill Clinton-Tony Blair", di Gioele Magaldi (clicca per leggere)

Editoriale del 7-9 maggio 2012: "I veri anti-europeisti Merkel, Sarkozy, Draghi, Van Rompuy, Monti, Papademos, Rajoy, etc., agenti e/o ascari della Tecnocrazia, e il Socialismo Liberale per un'Europa unita a sovranità popolare", di Gioele Magaldi (clicca per leggere).

Barca, Fassina e Renzi leggano con attenzione (o rileggano e meditino con più solerzia, se hanno già avuto modo di leggerli in passato) questi editoriali lungimiranti di Gioele Magaldi (scritti tra autunno 2011 e primavera 2012, prefigurano in modo scientifico lo scacco cui sarebbe andato incontro il PD e il centro-sinistra subalterno a Mario Monti e all’eurotecnocrazia).
Dopo di che, per fare in modo che un’eventuale adesione di Matteo Renzi alla prospettiva di un SOCIALISMO LIBERALE KEYNESIANO E ROOSEVELTIANO sia autentica e credibile, servirà che lo stesso Renzi rinunci per sempre all’appoggio (neanche tanto occulto) di quegli ambienti, gruppi e soggetti (massonici reazionari) sovra-nazionali i quali, dopo aver puntato su Mario Monti per commissariare l’Italia, de-industrializzarla e colonizzarla creando disagio sociale, manodopera a buon mercato, fallimento di aziende concorrenti sul mercato europeo e globale e/o acquisizione di queste stesse aziende ridotte al fallimento (oltre che puntando alla privatizzazione di beni statuali, aziende para-statali strategiche, servizi pubblici essenziali), adesso fanno la loro grande puntata sul sindaco di Firenze.
Sono gli stessi ambienti, gruppi e soggetti che, quali utili idioti, sguinzagliano i vari “Pietro Ichino” della situazione prima alla corte dello stesso Renzi, poi, una volta che questi ha perso le primarie cedendo il passo a Bersani, alla corte di Scelta Civica per Monti, onde offrire la solita trita e ritrita piattaforma economica di stampo neoliberista in versione simil-progressista e/o moderatamente “sorridente e compassionevole”, ma comunque fondata sul presupposto (drammaticamente errato, in danno dei gonzi che ci cascano) che lo Stato debba essere “minimo”, che lo Stato sia “il problema”, che lo Stato non debba mai intervenire nei processi economici, lasciando il Mercato totalmente libero di governare se stesso senza regole (e di inviare imperativi dittatoriali ai governi), che si possa impunemente spacciare la “precarietà” per “flessibilità”, e via discorrendo.
Noi di DRP, com’è noto, siamo saldamente a favore della libera economia di mercato e del sistema capitalistico.
Ma c’è capitalismo e capitalismo.
E il nostro capitalismo, quello che noi difendiamo come “possibilità per ogni cittadino o gruppo di cittadini di accedere liberamente alla proprietà privata dei mezzi di produzione” e che consideriamo inseparabile dallo stesso stato di diritto e dalle istituzioni liberal-democratiche e parlamentari, è quello ben temperato e socialmente equo difeso in tempi remoti da Franklin Delano Roosevelt, John Maynard Keynes, George Marshall, John Rawls e in tempi più recenti dai premi Nobel Amartya Sen, Joseph Stiglitz e Paul Krugman (un capitalismo dove pubblico e privato collaborano armoniosamente per favorire prosperità, uguaglianza delle possibilità, piena occupazione, dignità lavorativa per tutti e pace sociale), non certo il capitalismo dogmatico, funesto, predatorio e distruttivo ispirato da personaggi come Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek, Milton Friedman, George Stigler, etc. e messo poi in pratica dai vari Margaret Tatcher, Ronald Reagan, Larry Summers (finto liberal and democrat), fino ad arrivare alla versione attualmente santificata dalla Troika UE, FMI, BCE, tutta fondata sul dogma (tragicamente fallimentare) dell’ “AUSTERITA’ ESPANSIVA”.
Quindi, Matteo Renzi si decida.
Se vuole avere un futuro politico radioso, brillante e concreto, vada ad abbeverarsi alla fonte del SOCIALISMO LIBERALE proposto da Magaldi e avallato dalle migliori menti politologiche progressiste del pianeta (non sono moltissime, ma ce ne sono); se invece Renzi intende farsi strumentalizzare da ambienti massonici reazionari sovra-nazionali (gli stessi che hanno suggerito/imposto a Giorgio Napolitano di designare Mario Monti come premier, nell’autunno 2011), allora sappia che i Fratelli di Grande Oriente Democratico (così ci è stato annunciato in modo perentorio), dopo essersi occupati giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, dal novembre 2011 sino alle elezioni del 24-25 febbraio 2013, di illuminare la pubblica opinione su chi sia “veramente” il Becchino della Bocconi (con i risultati fallimentari che ne sono conseguiti per la Lista Monti… nonostante l’appoggio dei pennivendoli italioti dei giornaloni e dei tg più quotati…), saranno lieti di occuparsi con analoga perseveranza e perizia dell’ “affaire Renzi”, demistificando e illustrando tutto quello che c’è da demistificare e illustrare…
Caro Matteo, accetta un consiglio: prendi la strada del SOCIALISMO LIBERALE KEYNESIANO E ROOSEVELTIANO, invece di doverti un giorno ritrovare sulla strada di casa come privato cittadino trombato alle elezioni e ormai indesiderabile e schifato (MONTI DOCET, e meno male che aveva il laticlavio di senatore a vita per consolarsi…).
Quanto a Stefano Fassina, a lui sarà forse relativamente facile- con l’esperienza maturata negli ultimi mesi- evitare di ripetere nel futuro atti stolti e ignominiosi come quello compiuto con la famigerata (e disastrosa, in termini di voti persi dal PD) intervista al Financial Times (su cui, vedi, tra gli altri contributi, Stefano Fassina, Panorama, Grande Oriente Democratico e le varie anime della Massoneria, clicca per leggere)
Fassina maturi in fretta e la smetta di ragionare in termini esclusivamente tattico-opportunistici: non protestare troppo per il Fiscal Compact e per il Pareggio di Bilancio Costituzionale per non disturbare il connubio governativo PD-Monti, poi rivelatosi elettoralmente suicida oltre che economicamente tragico ed eticamente infame; cercare di ingraziarsi l’establishment finanziario internazionale tramite il sacrificium intellectus dinanzi al Financial Times; annacquare la giusta diversità della sua impostazione rispetto al pensiero unico neoliberista sposato da molti dirigenti piddini nella versione morbida “blairiana-clintoniana”, ritenendo così di poter ottenere un maggiore quieto vivere e una più rapida ascesa a qualche poltrona che conti veramente; e così via.
Se Fassina vuole un posto e un ruolo nel Fronte Progressista italiano ed europeo del presente e del futuro, tiri fuori la spada della laica “Giustizia Sociale” e della grande lezione democratica che fu di Roosevelt, Keynes e Rawls (altro che pensiero sociale della Chiesa…) e non la riponga prima di aver trasformato – insieme ai suoi compagni di strada- sia il PD che gli altri partiti politici europei sedicenti progressisti.
Se Fassina (e con lui gli altri “Giovani Turchi”, compreso un ultimamente confuso Matteo Orfini, dimentico del Vangelo di Marco nell’intervista con Le Iene…e stonato nel suo appoggio perdente e sconclusionato a David Sassoli nelle primarie capitoline) saprà essere all’altezza di determinate aspettative, vedrà che non gli mancherà quel supporto sovra e inter-nazionale che è sbagliato e inutile chiedere agli ambienti di riferimento del Financial Times (Massoneria reazionaria o tutt’al più conservatrice e moderata, con qualche piccola, luminosa eccezione…),ma che sarebbe meglio aspettarsi da chi gravita intorno allo statunitense New York Times (Massoneria democratica e liberal) o al britannico The Guardian, tanto per citare solo due delle testate di rilevanza mondiale che fanno opera di autorevole resistenza all’involuzione socio-politica (anti-democratica e iper-liberista) in atto in Occidente.
In conclusione, Fassina e i “Giovani Turchi” sappiano trovare e accogliere (una volta che gli vengano offerte…) le giuste sponde sovra-nazionali, perché la lotta politica, in un mondo globalizzato, non si può fare senza alleanze di respiro continentale e planetario.
Fabrizio Barca ha di recente detto e scritto cose interessanti e giuste in merito alla necessaria ri-valutazione e ri-vitalizzazione del PD come partito attivo sul territorio, come movimento organizzato in grado di interpretare e trasmettere a livello istituzionale le istanze della cittadinanza, del POPOLO SOVRANO.
Ci fa piacere.
Come ci fa piacere che abbia voluto enfatizzare l’identità “sinistrorsa” dello stesso Partito Democratico, stigmatizzando la tendenza a rimuovere e/o a demonizzare il concetto stesso di “sinistra”, in tempi nei quali si è creduto di dover convergere “tutti” su un indefinito e insignificante “centro moderato”, ritenuto chissà perché preponderante nei gusti del cittadino elettore, nonostante la marginalità reiterata e confermata, prima dell’UDC e poi della Lista Civica per Monti.
Tuttavia, a Barca chiediamo di fare pubblica (o almeno privata) ammenda di quanto andava dicendo quando era Ministro pienamente in sella del non ancora dimissionario Governo Monti.
In una grottesca ospitata a PIAZZA PULITA (talk-show de La7 diretta da Corrado Formigli) di alcuni mesi fa (correva il 2012, si controlli pure la puntata sul web), il Ministro per la Coesione Territoriale, a chi gli contestava il paradigma dell’Austerità Espansiva e del Rigore a ogni costo messo in opera dell’Eurotecnocrazia e soprattutto dall’esecutivo Monti, non sapeva rispondere che con poche, afasiche, imbarazzate e sconclusionate parole.
E a chi gli contestava che, a forza di tagli a tutte le spese pubbliche, oltre ad uccidere la struttura economica del Paese, si rischiavano anche problemi di ordine pubblico, con le strade di periferia sempre meno illuminate (appunto per risparmiare sul costo della luce) e spesso luogo di aggressioni criminali nell’oscurità, l’ineffabile Fabrizio Barca rispondeva con sfacciata impudenza che “Con meno luce artificiale nelle strade, saremmo potuti tornare a guardare al cielo stellato…”.
Ecco, siamo in grado di apprezzare il potenziale ruolo di un uomo intelligente, colto e arguto come FABRIZIO BARCA nell’ambito di un rinnovato PD, sia come eventuale TRIUMVIRO (insieme a RENZI e a FASSINA: è la proposta che sostanzia il presente contributo e altri che ne seguiranno), sia nelle modalità che saranno obiettivamente possibili in base al dispiegarsi delle libere scelte di tutti e di ciascuno, ma sarà meglio che il figlio del PARTIGIANO LUCIANO BARCA non si consenta più il lusso di prendere per i fondelli gli italiani sulla presunta “bontà e liricità” di una diminuzione dell’illuminazione pubblica nelle zone più a rischio delle città della Penisola.
Al nette delle scuse che l’intellettuale-economista-politico torinese vorrà fornire su tutti quegli infelici e non certo impavidi atteggiamenti che l’hanno portato a non marcare affatto le differenze del suo pensiero e della sua azione rispetto al complessivo operato (funesto per l’Italia) del Governo Monti, siamo sicuri che, per il futuro, l’autore del cosiddetto “Manifesto Barca” (Il manifesto di Barca per il Pd. ‘Non c’è democrazia senza partiti robusti’”, articolo redazionale del 12 aprile 2013 per REPUBBLICA, clicca per leggere) potrà dare un valido contributo al Risorgimento del PD, dell’area progressista e dell’Italia tutta.
Noi di DRP non mancheremo di dare un nostro sostanzioso apporto in questa direzione, sia nella prospettiva di un futuribile triumvirato BARCA-RENZI-FASSINA alla guida del Partito Democratico (con Pierluigi Bersani a Palazzo Chigi, magari, e con Nichi Vendola quale QUADRUMVIRO esterno, in grado di rilanciare in modo radicale SEL, alleata con ma distinta dal PD), sia nel caso che quel triumvirato si dimostri impossibile, che Bersani non divenga Presidente del Consiglio e che si aprano altri scenari, anche di ritorno imminente al voto.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 26 marzo-14 aprile 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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