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DRP: a Omnibus su La7 di domenica 9 dicembre 2012 un ottimo Giulio Sapelli e il solito pessimo Tobias Piller, proconsole ciarlatano di Frau Merkel & Compari

 

 

 

 

Talora, svegliandosi presto di mattina anche la domenica, si ha l’occasione di assistere a qualche buona trasmissione televisiva.
In generale, del resto, ci piace OMNIBUS (talk-show de La7) che va in onda di mattina sette giorni su sette dalle 7 alle 9.45, e che dall’agosto 2012 ha anche una edizione notturna.
Questa trasmissione (come diverse altre de La7, che si discosta in meglio, in questo senso, da altre emittenti) ha il pregio (raro in Italia) di ospitare, specie su questioni di politica economica, posizioni differenti, soggetti latori di paradigmi narrativi alternativi, in luogo del solito pastone consociativo mainstream che identifica le fisime del Neoliberismo con le regole dell’economia tout-court.
Ma ci è piaciuta in particolare la puntata di domenica mattina 9 dicembre 2012 (si vada sul sito del talk-show , www.la7.it/omnibus/index.html, e la si riguardi non appena sarà messa on-line)nel corso della quale un brillante Giulio Sapelli ha ridotto a fettine le stolte sicumere in mala fede di Tobias Piller (e care a tanti altri giornalisti, politici e opinionisti italiani dal pensiero tardo o mercenario) e rilevato con arguzia le contraddizioni di Dario Di Vico, tanto sollecito nell’evidenziare la decadenza delle classi medie e tanto distratto da non aver compreso che proprio il Governo Monti (e gli interessi europei/globali da questo rappresentati) è all’origine di tale decadimento.
Chi è Giulio Sapelli?
Chi Tobias Piller?
Chi Dario Di Vico?
Di quest’ultimo possiamo dire che si tratta di un apprezzato giornalista del Corriere della Sera. E che non ci interessa, in questa sede, analizzare adeguatamente il suo profilo.
Basti dire, semmai, che Di Vico appartiene- non senza talento e pregevolezze intellettuali- a quella schiera di editorialisti alquanto cerchiobottisti, disposti a criticare blandamente l’operato concreto del Governo Monti, ma giammai a mettere in discussione la bontà, l’opportunità e l’ineluttabilità della (famigerata e funesta, per Noi) “Agenda Monti”.
Si può riportare, al riguardo, un'articolessa di poche settimane fa:


“L’impressione è che ci stiamo dirigendo verso una sospensione dell’azione di governo, eppure lo spazio (cinque mesi) che ci separa dalle urne equivale quasi a metà del tempo fin qui trascorso a Palazzo Chigi da Mario Monti. Il rischio è che la sacrosanta competizione tra i partiti e il battage sulla scelta dei candidati monopolizzi il discorso pubblico e si finisca per dare per scontato che il Parlamento non debba più lavorare. Senza voler sottovalutare le discontinuità introdotte dal governo dei tecnici è però evidente a tutti che il Paese non è guarito dalle sue malattie. Il debito pubblico è arrivato a quota 1.995, a soli cinque miliardi dalla soglia psicologica dei 2 mila miliardi. Lo spread , che testimonia il giudizio dei mercati, continua a veleggiare attorno a quota 360. La disoccupazione ha fatto segnare il record e purtroppo la tendenza è tutt’altro che invertita. Il sistema delle imprese è in grave sofferenza, perché se è vero che chi ha trovato la via dell’export sta ottenendo risultati positivi, il mercato interno è quasi totalmente fermo. Le nostre città stanno lentamente cambiando volto e i segni della depressione dell’economia cominciano ad essere visibili nelle zone industriali e nelle vie dei centri storici.
Ricordare tutto ciò non è un esercizio polemico, vuole essere solo un richiamo a non interrompere l’azione di governo e a non archiviare frettolosamente l’agenda Monti. Paradossalmente la Spagna, la cui condizione di salute è peggiore della nostra, ha dalla sua il vantaggio di godere di quattro anni di continuità del governo Rajoy mentre davanti a noi si stagliano mesi di vuoto inerziale ai quali nemmeno sappiamo se seguirà la formazione di una maggioranza stabile e coesa. Il premier Monti a più riprese ha sostenuto (giustamente) l’inopportunità per l’Italia di dotarsi di quell’ombrello protettivo rappresentato da un memorandum d’intesa sottoscritto con le autorità internazionali. Però doverlo firmare proprio a ridosso dei comizi elettorali non costituirebbe una scelta neutra dal punto di vista degli equilibri politici e potrebbe influenzare negativamente l’orientamento degli elettori. Ma – e c’è un grosso ma – di fronte a una paralisi dell’azione di governo crescerebbe il novero di quanti già da oggi chiedono l’apertura di quel parafulmine.
Se vogliamo combattere l’inerzia ed evitare di sottostare ad una scelta che si presenta dolorosa e divisiva non c’è bisogno di anticipare la data delle urne. Sarebbe importante, intanto, che le forze politiche dessero prova della propria responsabilità, impegnandosi a non promettere ciò che non potranno mantenere una volta al potere. Il governo, dal canto suo, dovrebbe continuare ad esercitare la sua azione con la medesima intensità e concentrazione senza sciogliere le righe. Lo deve fare innanzitutto per coerenza: la stragrande maggioranza delle decisioni prese sulla carta non è stata ancora implementata e i prossimi cinque mesi possono essere correttamente utilizzati per contrastare le lungaggini degli apparati burocratici e rendere esigibili le misure varate. Il periodo che ci porterà da qui all’aprile del 2013 non può, dunque, essere considerato come un accidente della storia e i motivi sono almeno due: il disagio delle forze produttive non rispetta le sospensioni elettorali e il giudizio della comunità internazionale sull’esperimento Monti (e di converso sull’Italia) sarà formulato alla fine del percorso, e non ai due terzi.” (IL LOGORIO DEI TECNICI, by Dario Di Vico per Il Corriere della Sera del 15 novembre 2012 )

 

Invece, su Tomas Piller (classe 1962), giova evocare il ritratto caustico (ma accurato) che ne fa IL GIORNALE , nell’articolo del 24 agosto 2012 di Andrea Cuomo intitolato Piller, volto buffo della Germania che fa le videoprediche all’Italia :

 

Roma. Se Angela Merkel è la dea dell'eurozona, il suo profeta in Italia è Tobias Piller. L'agente monomandatario del rigore tedesco nella terra che il suo connazionale Johann Wolfgang Goethe identificava per la crescita dei limoni ed egli invece solo per la crescita del debito pubblico.
Tobias Piller, cinquant'anni, è il corrispondente economico nel nostro Paese per la FAZ, acronimo pronunciabile per Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei più noti quotidiani tedeschi. Area liberal-conservatrice, oltre 400mila copie vendute quasi tutte per abbonamento. Uno di quei giornali per cui si spende a occhi chiusi il trito aggettivo: autorevole (uff!). In questa veste Piller sin dal 1992 racconta gli italiani ai tedeschi. Solo che da qualche tempo si è messo in testa di raddoppiare il lavoro, raccontando gli italiani anche agli italiani stessi. Spiegando cioè a noi tutti perché resteremo sempre delle simpatiche canaglie: inaffidabili, cialtroni e ciurlatori nel manico. Un lavoraccio, quello del prezzemolino mediatico: corri da Paola Saluzzi su Sky Tg 24, vola da Oscar Giannino su Radio 24. I telespettatori possono bearsi del suo sorriso da bimbo dietro occhialoni tartaruga fuori moda e fuori misura. I radioascoltatori si devono accontentare del suo italiano grammaticalmente impeccabile ma pronunciato da crucco delle barzellette: «qvel», «ciocare», cose così.
Piller è il cantore del merkelismo in Italia, anche se ci vuole più bene di SuperAngela, se non altro perché vive da noi da quattro lustri. Ma è l'affetto del fratello ricco, laureato e perbenista per il secondogenito scapestrato, fuori corso e un po' viveur, che per arrivare a fine mese ogni tanto gli chiede un prestito. Un affetto che gli fa scrivere cose come questa: «Se dai mille euro a un italiano, che cosa ne farebbe? Per semplificare, si compra un iPhone Apple prodotto in Cina, un televisore Samsung dalla Corea, paga la prima rata per un'auto tedesca o coreana o forse spende tutto per una breve vacanza a Sharm-el-Sheikh».
Piller, si badi, non è un italoscettico dell'ultima ora. Né ha preconcetti politici. Lui bastona a destra e a manca. Nel 1997 aveva già capito abbastanza del nostro Paese per dubitare del buon esito degli sforzi dell'allora governo Prodi per adeguarsi ai famigerati parametri di Maastricht: «La condizione dell'Italia è troppo debole per poter affrontare i cambiamenti ora necessari per una società moderna», scriveva. Negli anni successivi ne avrà anche per il governo Berlusconi. È del 2010 un suo gaio vaticinio sulle nostre sorti: «L'Italia si avvicina all'abisso». Amen.
Piller negli anni ha bacchettato un po' tutti gli aspetti della nostra società: dai tassisti imbroglioni agli studenti provinciali, dagli ospedali labirintici ai colleghi giornalisti scoopparoli e superficiali. Eppure ha tutto per avvalorare il cliché del tedesco che parla male dell'Italia ma guai a chi lo caccia. È da noi da vent'anni: o si tratta di una condanna per una colpa che ignoriamo o di una scelta. Certo è che dietro gli occhialoni da secchione Tobias da noi non fa vita di stenti: vive a Roma in via della Mercede, in pieno centro, ed è il presidente dell'Associazione della stampa estera in Italia. Geniale incrocio, questa, tra una redazione (al 10 per cento) e un circolo (al 90 per cento) con sede in via dell'Umiltà. Cinquecento e passa giornalisti di ogni razza impegnati a lavorare ma anche a organizzare viaggi stampa (tutto spesato), serate gastronomiche e premi cinematografici nella convinzione che gli scriba stranieri nel nostro Paese siano una sorta di ufficio stampa globale dell'Italia e quindi vadano coccolati. Convinzione avvalorata dal contributo che sin dal 1953 l'associazione riceve dal governo italiano. Piller al ruolo di presidente ci tiene eccome, lo fa da anni salvo qualche mandato di pausa. Chi lo conosce lo racconta come eccelso organizzatore, infaticabile animale da campagna elettorale e grande presenzialista, soprattutto agli eventi del cosiddetto Gruppo del gusto, perché - ma va? - non disdegna cibo e vino italiano. Dimostrazione che si può giurare - come fa Piller - che la rovina dei giornalisti italiani sia l'ordine professionale e al contempo approfittare dell'amore tutto italico per le caste.

 

Ecco, al di là della sottile ironia di Andrea Cuomo, il fatto è che Piller canta sempre la solita canzone stonata, la quale dovrebbe convincere che le politiche economiche di Austerità imposte dalla Germania - attuale kapò dei popoli europei per conto terzi (vedi, in proposito, soprattutto le analisi dei Fratelli Massoni di Grande Oriente Democratico su www.grandeoriente-democratico.com e altrove) - sono la ricetta più bella del Mondo per andare nel Paradiso dei Virtuosi.
Intanto, però, italiani, greci, spagnoli, portoghesi, irlandesi, etc., chissà perché, applicando simile ricetta, si ritrovano nell’Inferno della Recessione/Depressione più nera.
Solitamente impunito per la sua prosopopea audiovisiva, stavolta Tobias Piller ha trovato pane per i suoi denti e una sonora bastonatura dialettica per i suoi pensamenti da liberal-conservatore teutonico ciarlatano e in mala fede.
A fornire tale pane e companatico è stato Giulio Sapelli.
Ebbene, si dà il caso che Sapelli non sia un pericoloso sovversivo o uno scapestrato bohemien.
Giulio Sapelli (classe 1947), professore ordinario di Storia economica all’Università degli Studi di Milano, ha svolto attività di ricerca e docenza alla London School of Economics and Political Science, all’Università Autonoma di Barcellona e presso l’Università di Buenos Aires.
Già consulente per Olivetti ed Eni (dove è stato anche consigliere di amministrazione), è stato inoltre Presidente della Fondazione Monte Paschi di Siena, consigliere di amministrazione in Unicredit, membro di svariati comitati scientifici di fondazioni e imprese.
Se negli anni novanta è stato designato come rappresentante italiano in Transparency International (organizzazione sovranazionale per la lotta alla corruzione economica), dal 2003 è membro autorevole del Board dell’OCSE, settore no profit.
Editorialista contro-corrente per Il Corriere della Sera, ha all’attivo una imponente produzione scientifico-accademica.
Sapelli ha le idee molto chiare sulla “trappola per topi insipienti” (definizione nostra) costituita dalle politiche europee di Austerità in generale e da quelle dell’Agenda Monti in particolare.
E sono idee lucide, limpide, severissime, iper-critiche, de-mistificatorie.
Si riveda in proposito la puntata di OMNIBUS che abbiamo citato e, magari, si legga (e veda, nel caso del video):

“GOVERNO MONTI/ Sapelli: ecco i nuovi poteri forti”, intervista di Carlo Melato a Giulio Sapelli del 15 novembre 2011 per IL SUSSIDIARIO (clicca per leggere)

“Giulio Sapelli: ‘Le riforme fatte da Monti sono superficiali, le strade per ripartire sono altre”, intervista by Micheal Pontrelli a Giulio Sapelli del 30 gennaio 2012 per TISCALI (clicca per leggere)

“FINANZA/1. Sapelli: l’operaio Weitling ci salverà da Merkel e Monti?”, articolo del 5 aprile 2012 by Giulio Sapelli per IL SUSSIDIARIO (clicca per leggere)

“Prof. Giulio Sapelli: “Monti e gli economisti neoclassici raccontano balle”, video su YOUTUBE del 10 giugno 2012 by TruffaMonetaria (clicca per vedere).

E per oggi fermiamoci qui, a proposito dell’ineffabilità (per usare un eufemismo) di personaggi alla Tobias Piller e della evidenza dialettico-empirica delle ragioni di un Giulio Sapelli.

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 10 dicembre 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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