Content Banner  

 

DRP: Matteo Renzi, al pari di Enrico Letta e di tutto il sedicente centrosinistra italiano, mena il can per l’aia sulle politiche economiche per uscire dalla crisi

 

 

 

 

In Italia esistono molte persone perbene, colte, preparate e attente osservatrici della situazione politica generale, le quali hanno nondimeno contratto una infatuazione inopportuna e ingenua per il vanesio sindaco di Firenze, molto più bravo nel dire bene cose generiche e di nessun costrutto concreto -nell’ammiccare a telespettatori/potenziali elettori, conduttori e giornalisti- che non nel fornire una qualche visione progettuale, specie in relazione alle politiche economiche che un futuro governo Renzi potrebbe promuovere.
Lo metteva in risalto proprio l’altro un giorno un acuto, esperto e schietto cultore di questioni macro e micro-economiche come PierGiorgio Gawronski, in

“L’insostenibile leggerezza di Renzi”, articolo del 26 aprile 2013 by PierGiorgio Gawronski per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere).

Riportiamo per esteso le considerazioni di Gawronski:

“Renzi è andato vicino all’incarico di premier già questa volta, e molti pensano che presto lo diventerà. Ma qual è il fondamento della sua auto candidatura? Vuole guidare l’Italia, verso dove?
Riporto dalla sua intervista su Repubblica del 22 Aprile, Renzi: “Il Pd dica che governo vuole, eviti le formule. La smetta con gli aggettivi e inizi con i sostantivi. Si faccia avanti con le sue idee, e le imponga al nuovo governo”.
Tito: “Lei ha qualche suggerimento?”
Renzi: “Basta con le discussioni tecniche, basta annunciare provvedimenti di legge che poi non si realizzano mai. Bisogna semplificare e sburocratizzare. Nei primi cento giorni di governo si semplifichi la normativa sul lavoro…”
Tito: “Vuole misure più liberiste?”
Renzi: “Io voglio qualcosa che crei più occupati, che consenta ai giovani di trovare lavoro.”
Se un asino potesse ragliare di economia, non farebbe peggio. Renzi non sa che i liberisti hanno fallito, che la loro ricetta contro questa crisi non funziona, che in tutto il mondo, e persino sul Sole 24 Ore e sul Corriere della Sera sono derisi e in piena retromarcia, già dall’anno scorso? Nessuno osa criticare Renzi perché è l’astro nascente dal quale dipenderanno molte carriere. Ma nell’interesse del Pd e del paese bisogna che qualcuno gli spieghi alcune cosette. Scegliendo Luigi Zingales (Chicago University, stimabile microeconomista finanziario ma scarso macroeconomista) come autore del suo programma economico, ha scelto l’economista sbagliato nel momento sbagliato. Non si è accorto che persino Mario Monti verrà tenuto lontano dai ministeri economici, a causa dei danni che ha fatto?
Non ha ancora capito, dopo 5 anni, (non che l’eccesso di burocrazia è buono! Ma) che siamo di fronte a una crisi della domanda, per risolvere la quale ‘sburocratizzare’ ed altre politiche dell’offerta non servono a nulla? Lo rispiego. Le imprese non assumono perché non vendono i loro prodotti e hanno fin troppi dipendenti, non perché hanno di fronte ostacoli burocratici all’assunzione.”

PierGiorgio Gawronski è un keynesiano né estremista, né forsennato.
Ma è un intellettuale e un economista autonomo e anti-conformista, niente affatto disposto ad atteggiamenti subalterni verso vulgate “mainstream” o opportunismi stucchevoli e personalistici.
Lo ha dimostrato con la sua intelligente e brillante partecipazione al Convegno “La crisi politico-economica occidentale del XXI secolo, la Modern Money Theory e le controverse dinamiche del Potere globale”, svoltosi a Reggio Calabria, dal 30 novembre al 2 dicembre 2012, presso la sede del Parlamento calabrese e con il patrocinio delle Istituzioni regionali e locali (vedi www.mmtcalabria.it).
Lo ha dimostrato esprimendo in perfetta autonomia, in quell’occasione, un solido pensiero neo-keynesiano, al lume del quale ha vagliato criticamente tanto i fallimenti del neoliberismo imperante, quanto le suggestioni radicali della Modern Money Theory.
Lo dimostra periodicamente con i contributi che pubblica sul suo Blog collegato al Fatto Quotidiano (e cioè: www.ilfattoquotidiano.it/blog/pgawronski/).
Lo ha dimostrato, anche di recente, con la stesura e pubblicazione, a quattro mani con Giorgio La Malfa, di un garbato ancorché schietto pezzo come

"Solo i consumi rilanciano il Pil", articolo del 23 aprile 2013 by PierGiorgio Gawronski e Giorgio La Malfa per IL SOLE 24 ORE (clicca per leggere).

Queste sono le analisi e proposte di partenza di cui avrebbe bisogno un aspirante leader sedicente progressista per impostare una prospettiva di governance economica della res publica italiana.
Queste, accanto alle altrettanto solide suggestioni che vengono da altri keynesiani italiani come Emiliano Brancaccio (www.emilianobrancaccio.it) o Alberto Bagnai (goofynomics.blogspot.it e www.ilfattoquotidiano.it/blog/abagnai/) o Gennaro Zezza (www.gennaro.zezza.it), o Sergio Cesaratto (vedi il Blog su temi.repubblica.it/micromega-online/) o altri ancora non meno validi, rilanciati di frequente sull’ottimo KEYNES BLOG (www.keynesblog.com).
Il tutto, anche al netto dell’impostazione anti-europeista di Bagnai ed altri keynesiani italiani, che Noi notoriamente non condividiamo (essendo anzi super-europeisti), ma concedendo che di gran lunga più anti-europeista nei fatti di quella di Alberto Bagnai ed altri è la cifra di coloro (Draghi, Monti, Napolitano, E. Letta, Barroso, Van Rompuy, Merkel Schaeuble, Rehn, Schulz, etc.) che dell’Europa hanno saputo declinare, accogliere, interiorizzare e proporre sin qui solo una dimensione matrigna, anti-democratica, tecnocratica, feroce, subdola e omicida-suicida, nonostante le dichiarazioni ingannevoli e manipolatorie volte a celebrare in modo astrattissimo non ben identificabili valori europei (come si può dire di amare il progetto europeista, assistendo indifferenti alla macelleria sociale in atto presso i fratelli cittadini greci, spagnoli, portoghesi, etc, e anzi declamando spesso e volentieri: “meno male che non siamo finiti come i greci”?).

Queste analisi e proposte dei keynesiani italiani, andrebbero fatte proprie da una nuova classe dirigente aspirante progressista, accanto a quelle ancora più organiche – in termini di coniugazione tra istanze economico-finanziarie con altre di natura più strettamente giuridica e politologica- contenute in

10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio) (clicca per leggere).

Invece, intervistato anche di recente a Otto e ½ , trasmissione su La7 diretta da Lilli Gruber, Matteo Renzi, sulle politiche economiche per rilanciare il sistema-Italia, non ha fatto altro che menare il can per l’aia, come nell’intervista per Repubblica del 22 aprile 2013, riportata sopra da PierGiorgio Gawronski.
Anzi, si nota un’inquietante convergenza con l’impostazione di Enrico Letta.
Tanto Renzi nelle sue recenti interviste che Letta al momento di commentare l’incarico affidatogli da Napolitano, non hanno saputo ripetere di meglio, come cuore pulsante del proprio programma, che le seguenti scemenze degne di un mentecatto, ma non certo di un aspirante statista alla guida della terza economia dell’eurozona e di una grande nazione industrializzata (poco importa se, da settima, divenuta ottava o nona nella classifica mondiale):

  1. Abolire il finanziamento pubblico dei partiti (questo si che rilancerà i consumi delle famiglie, darà lavoro ai disoccupati giovani e meno giovani, darà ristoro alle imprese, ai commercianti e ai liberi professionisti, sbloccherà la stretta del credito bancario, ridarà fiducia agli investitori…)
  2. Diminuire i costi e i “posti” della politica e della pubblica amministrazione (questo si che rilancerà i consumi delle famiglie, darà lavoro ai disoccupati giovani e meno giovani, darà ristoro alle imprese, ai commercianti e ai liberi professionisti, sbloccherà la stretta del credito bancario, ridarà fiducia agli investitori…)
  3. Eliminare le province, magari come in Sicilia… dove a strutture elettive da parte del popolo sovrano (consigli provinciali e organi esecutivi-amministrativi annessi) si sono sostituiti enti di nomina regionale, con il risultato che i costi assoluti non diminuiranno e che, semmai, come nel Regno d’Italia pre-repubblicano, l’amministrazione provinciale non sarà legittimata dal basso tramite elezioni, bensì dipenderà da funzionari statali nominati dall’alto (questo si che rilancerà i consumi delle famiglie, darà lavoro ai disoccupati giovani e meno giovani, darà ristoro alle imprese, ai commercianti e ai liberi professionisti, sbloccherà la stretta del credito bancario, ridarà fiducia agli investitori…)
  4. Riduzione del numero dei parlamentari, con il risultato di diminuire ancora, in proporzione, il tasso di rappresentanza del popolo sovrano. Meno deputati e senatori, infatti, significano un casta di politici sempre più ristretta ed oligarchica, più facile da controllare da parte di altri Oligarchi sovra-nazionali (con la O maiuscola), i quali trattano ormai i ceti politici nazionali come clientes e cortigiani subalterni (questo si che rilancerà i consumi delle famiglie, darà lavoro ai disoccupati giovani e meno giovani, darà ristoro alle imprese, ai commercianti e ai liberi professionisti, sbloccherà la stretta del credito bancario, ridarà fiducia agli investitori…)
  5. Tagliare ancora e sempre la spesa corrente dello Stato, giustificando tali tagli (ulteriormente forieri di recessione/depressione) con la chimera che verranno contestualmente diminuite le tasse, così come ha annunciato programmaticamente proprio di recente il neoministro dell’Economia, il Massone conservatore di stretta Obbedienza “draghiana” Fabrizio Saccomanni (questo si che rilancerà i consumi delle famiglie, darà lavoro ai disoccupati giovani e meno giovani, darà ristoro alle imprese, ai commercianti e ai liberi professionisti, sbloccherà la stretta del credito bancario, ridarà fiducia agli investitori…)

 

Queste ed altre simili proposte, cui quel genio di Matteo Renzi ha anche aggiunto lo spostamento di risorse “tagliate” da qualche settore della spesa pubblica e dirottate ad altri settori di essa (non comprendendo che, in una fase di recessione/depressione, se non si investe di più, con risorse fresche e aggiuntive, senza limitarsi a spostare un flusso di denari da una collocazione all’altra della spesa corrente o straordinaria, non si combatte la disoccupazione e il calo dei consumi), potranno anche piacere a quegli altri buontemponi del Movimento 5 Stelle e alla pancia senza cervello di certo elettorato italiano -cui basta vedere umiliato il ceto politico senza averne contropartita alcuna sul proprio benessere reale- ma non faranno che rendere sempre più grave la situazione italiana.
Infatti, persino gli “sprechi viziosi” (che certo sarebbe giusto eliminare, ma per investire con più equità e intensità altrove, non tanto per soddisfare il cupio dissolvi nazionale di demagoghi da strapazzo), come insegnava il grande Bernard de Mandeville (1670-1733, uno dei pensatori più apprezzati proprio dal padre della libera economia di mercato, Adam Smith (1723-1790) ), alimentano dei consumi (chi ha i soldi li spende, facendo circolare denaro presso ristoratori, albergatori, commercianti, professionisti, fornitori, etc.), mentre la “chiusura virtuosa del rubinetto della spesa pubblica” ha solo l’effetto di deprimere ulteriormente l’economia, se non è compensata da un’adeguata mole di altri investimenti pubblici e privati.
Vagliele a spiegare, queste cose, ad analfabeti dell’economia come Matteo Renzi o Beppe Grillo…strumentalizzati da chi fa il burattinaio alle loro spalle
Enrico Letta, invece, queste cose le sa bene.
Ma, come efficacemente spiegato dai Massoni di GOD in

Enrico Letta, un Para-Massone diligente, mediocre, subalterno e servizievole, all'Obbedienza dei circuiti massonici sovranazionali più reazionari e antidemocratici (clicca per leggere),

il suo mandato si muoverà nel solco del governo Monti, completando l’opera di devastazione scientifica e consapevole della società e dell’economia italiana che il primo ha così ben intrapreso.
Il tutto – al pari del Maestro Monti – con il sorriso sulle labbra e spiegando (come non si è vergognato di fare proprio il Becchino della Bocconi l’altra sera a Otto e ½ della Gruber) che, senza le ricette tecnocratiche dell’esecutivo in carica dall’autunno 2011 ad oggi l’Italia “starebbe molto peggio” e che, grazie alle “ricette di bel nuovo politiche” del governo che sarà in carica dalla primavera 2013, l’Italia getterà le basi per la “ripresa”…
Ripresa quando?
Nel 2015, nel 2020, nel 2050…chi può dirlo?
Del resto, una volta che il PIL sarà diminuito del 2,5% o più all’anno, fra qualche lustro sarà normale avviare una “ripresa”…
Dopo aver toccato il fondo, infatti, non si può che risalire…
Naturalmente, risalire a certe condizioni.
E cioè: con i salari e le pensioni alla metà del potere d’acquisto che avevano all’inizio della crisi; con buona parte del patrimonio immobiliare e aziendale pubblico alienato a favore di gruppi di investimento privati e sovra-nazionali; con la privatizzazione dei principali servizi di pubblica utilità; con la dismissione di aziende strategiche per lo Stato; con la dismissione di buona parte dell’industria italiana in mani estere e sovra-nazionali; con la rassegnazione del popolo, troppo impegnato a cercare di sopravvivere tra lavori precari, mense caritatevoli e ricerca affannata tra i sacchi della spazzatura altrui, ad essere governato da maggioranze consociative di ispirazione eurotecnocratica palese o occulta.
E Beppe Grillo e i grillini (o chi per loro: morta un’opposizione cialtrona, sterile, inconcludente e complementare e utile alla casta che contesta “a cazzo di cane”, se ne può sempre fare un’altra, anche peggiore, come Alba Dorata in Grecia), in questo bel contesto, a raccogliere le spinte anti-sistema; in realtà solidi puntelli in grado di impedire qualsiasi evoluzione autenticamente progressista, lungimirante e democratica del sistema stesso.
Prova ne sia il recente esito dell’ipotesi di un “governo del cambiamento” sostenibile tanto dal PD che dal Movimento 5 Stelle e in grado di mandare all’opposizione sia il PDL che i suoi satelliti e la stessa “Agenda Monti-Draghi-Merkel-Schaeuble-Napolitano-Letta”.
Il PD delle anime morte, ipocrite, irresolute e senza identità ci ha messo del suo, nel fallimento di una simile prospettiva, ma quante sono le responsabilità dell’ortodossia dogmatica di Grillo e Casaleggio- all’insegna del “tanto peggio, tanto meglio”, del “meglio abbaiare alla luna che impegnarsi a governare la complessità dei problemi”- in tale default della speranza di un governo in soluzione di continuità rispetto sia al berlusconismo che al montismo?
Ognuno si dia la risposta cui il suo cervello è in grado di pervenire.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 28-30 aprile 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it