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DRP: Carlo Freccero ha ragione in pieno sul Pensiero Unico Neoliberista

 

 

 

 

La Redazione di Dagospia ha messo insieme un articolo-intervista di Stefano Feltri con protagonista Giuliano Ferrara e un articolo di Carlo Freccero.
Il pezzo è il seguente:

“CRAC POLITICS - PER FERRARA “MA QUALE PENSIERO UNICO! IL LIBERISMO NON È UNA CONNOTAZIONE IDEOLOGICA, È LA CONDIZIONE EFFETTIVA DEL MONDO CONTEMPORANEO. IL LIBERO COMMERCIO HA TRIONFATO SULLA PIANIFICAZIONE. LORO SONO FERMI ALLA LOTTA DI CLASSE” - PER FRECCERO: “LA MORTE DEL PENSIERO CRITICO NON HA PRODOTTO BENESSERE, MA DISASTRO E MISERIA”…”, pezzo per DAGOSPIA del 30 luglio 2012 (clicca sopra per leggere).

Ora, leggendo l’articolo-intervista di Feltri con interlocutore Ferrara viene da osservare che una cosa è la libera economia di mercato e il sistema capitalistico di produzione in generale (che Noi di Democrazia Radical Popolare difendiamo a spada tratta: si vedano tutti i contributi in tal senso sul nostro Sito ufficiale www.democraziaradicalpopolare.it), altra cosa il liberismo classico di Adam Smith, David Ricardo, Jean-Baptiste Say, Frederic Bastiat etc., altra ancora quello neoclassico di fine Ottocento (William Stanley Jevons, Alfred Marshall, Léon Walras, Carl Menger, Matteo Pantaleoni, Irving Fisher, etc.), diversa a sua volta la deriva Neoliberista che vide i suoi protagonisti più importanti del XX secolo prima tra gli economisti della cosiddetta Scuola austriaca (Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek, Murray Newton Rothbard in testa) e poi tra quelli della cosiddetta Scuola di Chicago dove primeggiavano Milton Friedman e George Stigler, “progenitori” di una nutrita e pervasiva schiera di epigoni pappagalli su tutto l’orbe terracqueo.
Insomma, se Ferrara con “liberismo” intende riferirsi in modo neutro e generico ad un sinonimo di “libera economia di mercato” (è un’accezione plausibile, che talora abbiamo utilizzato anche Noi e/o il nostro leader Gioele Magaldi), allora non solo ha (quasi) ragione nel dire che:

“Il liberismo non è una connotazione ideologica, è la condizione effettiva del mondo contemporaneo. Il libero commercio ha trionfato sulla pianificazione, lo dice il principio di realtà”,

ma vorremmo anche aggiungere che è un sommo bene che sia andata così, cioè che il liberismo inteso come dottrina che postula e difende la libera economia di mercato si sia imposto in epoca contemporanea su teorie protezioniste e mercantiliste (talora però messe tuttora in pratica, dissimulandole, proprio dai corifei del Neoliberismo più becero) o, peggio ancora, stataliste in senso comunista e illiberale.
Diciamo che il direttore de Il Foglio ha quasi ragione, tuttavia, perché, prima di esser diventato la condizione effettiva del mondo contemporaneo globalizzato, il liberismo inteso come apologia della libera economia di mercato è stato eccome un’ideologia. Per di più un’ideologia contrapposta a quelle dei fautori, variamente caratterizzati, di un mercato non libero e sottoposto a vincoli asfissianti e infecondi.
D’altra parte, leggendo il resto dell’intervista a Giuliano Ferrara, il quale ripete luoghi comuni falsificanti e banali sui presunti benefici di questa cattiva globalizzazione in corso (Noi siamo a favore mille volte della globalizzazione delle merci e dei capitali, ma solo se accompagnata da analoga globalizzazione di diritti politici, civili ed economici, con l’esportazione planetaria di diritti sindacali a tutela dei lavoratori. Noi siamo a favore della piena vigenza globale dei principi stabiliti all’ONU con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 10 dicembre 1948, dove tra i diritti contemplati c’è anche quello di non essere sfruttati da un’industria e da una finanza predatoria e quello ad un lavoro dignitoso ed equamente remunerato per tutti e per ciascuno), si ha come al solito l’impressione di un pensiero pseudo-brillante ma confuso, impressionista ma frivolo e superficiale, in effetti strumentale solo al narcisismo intellettuale di colui che lo esprime.
Ecco che allora risulta utile la pur severa interpretazione che Francesco Toscano fa del Ferrara-pensiero:

“Quando i falsari al potere sono costretti dalle circostanze a confrontarsi, tendono ad utilizzare argomenti beceri e strumentali, come quelli proposti dal direttore del Foglio Giuliano Ferrara intervistato da Stefano Feltri per il Fatto Quotidiano […]Il manicheo Ferrara, seguendo un copione ben rodato, lascia intendere furbescamente che l’approdo necessitato di tutti quelli che criticano il liberismo dogmatico è giocoforza “l’economia pianificata” di matrice marxista-leninista. Una menzogna oscena, degna del personaggio in argomento. Ferrara, come tutti i comunisti convertitisi per calcolo, è un illiberale. Quelli come lui, non a caso assidui frequentatori in gioventù di via delle Botteghe Oscure , sono i più strenui difensori dell’attuale dittatura tecnocratica che, a ben guardare, somiglia moltissimo alla burocrazia di sovietica memoria. Keynes è un marxista? Krugman è un sovversivo? Stiglitz un descamisados? Gli economisti americani che hanno elaborato una dottrina economica d’avanguardia come la Modern Money Theory nutrono simpatie cubane? Ma fateci il piacere! Il comunismo sovietico e l’attuale dittatura affamante e burocratica che inquina l’Europa sono facce di una stessa medaglia. Un connubio terribile e perverso che trova nella Cina comunista-iperliberista la sua sintesi migliore. E’ quello il paradigma ammirato nascostamente e di fatto inseguito da Ferrara e dai suoi simili.”

nel suo “Ladri di informazione”, articolo del 30 luglio 2012 by Francesco Maria Toscano per IL MORALISTA (clicca sopra per leggere), pubblicato sul Blog “il Moralista” (www.ilmoralista.it).

Invece, non possiamo che condividere appieno le riflessioni di Carlo Freccero riportate all’interno di

“CRAC POLITICS - PER FERRARA “MA QUALE PENSIERO UNICO! IL LIBERISMO NON È UNA CONNOTAZIONE IDEOLOGICA, È LA CONDIZIONE EFFETTIVA DEL MONDO CONTEMPORANEO. IL LIBERO COMMERCIO HA TRIONFATO SULLA PIANIFICAZIONE. LORO SONO FERMI ALLA LOTTA DI CLASSE” - PER FRECCERO: “LA MORTE DEL PENSIERO CRITICO NON HA PRODOTTO BENESSERE, MA DISASTRO E MISERIA”…”, pezzo per DAGOSPIA del 30 luglio 2012 (clicca sopra per leggere),

giungendo anche a domandarci quanto il suddetto Carlo Freccero o persone a lui vicine, in fecondo scambio di idee, siano attenti/e lettori/lettrici dei contributi quotidiani pubblicati sui siti www.democraziaradicalpopolare.it e www.grandeoriente-democratico.com , dai quali le considerazioni del direttore di RAI 4 sembrano complessivamente ispirate.
Le riportiamo integralmente, tali considerazioni, per una loro valutazione/comparazione puntuale con quello che DRP e GOD vanno dicendo ormai da molti mesi, in tutte le salse:

“L'interesse dell'appello "Furto di informazione" pubblicato sul manifesto non sta tanto, come dice il Corriere della Sera di ieri , nell'ennesima contrapposizione tra neokeynesiani e neoliberisti, quanto nell'aver affrontato per la prima volta il problema a priori, fuori dal puro contesto economico. L'appello è firmato da economisti ma pone piuttosto un problema filosofico. Tra qualche anno il neoliberismo di oggi rischia di venir letto dagli storici come il paradosso di un'epoca che impiega tutte le sue risorse a distruggere il benessere economico guadagnato nel tempo.
Da piccolo avevo un libro di favole intitolato "Il tulipano screziato". La storia raccontava la bolla speculativa del mercato dei tulipani nell'Olanda del ‘600. Un unico bulbo di tulipano poteva avere un immenso valore. La storia ha fatto giustizia dei tulipani e la farà delle nostre attuali convinzioni. Il marxismo (come teme Giuliano Ferrara) non c'entra niente. C'entra il pensiero critico e la capacità di prendere distanza dalle cose.
Il salasso per tutti.
Qualche anno fa il neoliberismo veniva chiamato "pensiero unico", definizione che evocava la possibilità di altri pensieri possibili. Oggi il neo-liberismo si chiama semplicemente "economia" e non importa se esistono teorici come Paul Krugman o Joseph Stiglitz che vedono le cose da un altro punto di vista. Stiamo vivendo una crisi. Dobbiamo inchinarci alle leggi economiche e accettare i sacrifici che ci vengono imposti come dolorosi ma necessari. Il neoliberismo non è più una tesi economica discutibile e relativamente recente, ma un dato di natura.

La crisi del 1929 è stata affrontata con politiche keynesiane ed è stata superata. La crisi attuale viene curata con politiche neoliberiste e non fa che peggiorare. È come se a un paziente disidratato venissero praticati salassi anziché fleboclisi: morirà. Ma per secoli il salasso è stata l'unica pratica medica accreditata per curare ogni tipo di malattia con esiti disastrosi. Oggi noi applichiamo alla crisi un'unica forma di terapia: tagli e sacrifici, convinti come i medici di un tempo, di non avere altre alternative a disposizione.
Anticasta, l'unica critica lecita
Si dirà: questi sono temi da affrontare tecnicamente in campo economico. Non a caso il nostro è un governo di "tecnici". Viviamo in uno stato di eccezione in cui le necessità economiche prevalgono sulle istanze politiche. L'uomo comune può solo affidarsi a chi è più competente di lui come si affiderebbe a un medico in caso di malattia. La sua critica deve essere circoscritta agli abusi e agli sprechi che impediscono al mercato di funzionare e produrre ricchezza e benessere per tutti. Ma questo è già pensiero unico, rinuncia a ogni alternativa possibile.

Guardiamo la situazione italiana degli ultimi decenni. Avevamo un governo sedicente liberista in cui il liberismo era mitigato e spesso stravolto dal populismo. Un'opposizione che si dichiarava più liberista del governo ed evocava maggior rigore. Abbiamo oggi un governo tecnico sostenuto da entrambi gli schieramenti. E l'unica alternativa è costituita da una reazione contro la politica, che viene accusata (a ragione) di sperperi, nepotismo, privilegi.
Mentre per il governo la causa della crisi è il debito pubblico e l'azione dissennata dei governi precedenti, per i gruppi anticasta, la causa della crisi sta nella corruzione della politica che impedisce al mercato di funzionare. Formalmente contrapposte le due tesi aderiscono nella sostanza a un'unica tesi: questo è l'unico mondo possibile, possiamo migliorarlo ma non cambiarlo.
Gli italiani sembrano in preda a una forma di depressione che li porta a non reagire, mentre il loro mondo affonda e il benessere costruito dal dopoguerra viene sacrificato sull'altare della necessità economica. Cos'è che ha cambiato le nostre capacità di reazione, ha annullato il nostro spirito critico? La censura, la mancanza di informazione, i tagli alla scuola e alla ricerca.
Ci è stata instillata in questi anni la convinzione che la cultura non conta nulla, che il pensiero è inutile, che l'unico valore è il benessere economico. E la morte del pensiero critico non ha prodotto benessere, ma disastro e miseria. Per questo l'appello pubblicato dal manifesto sul "furto di informazione" riguarda, prima ancora delle politiche economiche il tema dell'informazione.
Una politica economica non è "naturale", presuppone una scelta tra più alternative. E la scelta politica presuppone informazione. Per questo mi sono battuto per la sopravvivenza del servizio pubblico. Una pluralità di emittenti private non garantisce pluralismo informativo. La stessa cosa vale per le testate giornalistiche. Fino a oggi l'editoria ha richiesto ingenti capitali. E i magnati dell'editoria che possono sostenere certi costi, difficilmente saranno dalla parte dei ceti meno abbienti.
Il presente come sola possibilità
Ai tempi de "Il Capitale" di Karl Marx il proletariato aveva valore per il suo lavoro. Ai tempi de "La società dello spettacolo" di Guy Debord per la sua capacità di consumo. Oggi non ci resta che il voto, per questo l'economia globalizzata limita l'autonomia degli Stati. E per questo la politica vuole controllare l'informazione. Dobbiamo ricreare una libertà di informazione, studiare nuovi canali e possibili veicoli di informazione perché si rompa l'incantesimo che ci porta a considerare il presente come l'unica possibilità. Siamo realisti, chiediamo l'impossibile.”
(Carlo Freccero per IL FATTO QUOTIDIANO, ripreso da DAGOSPIA)

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 30 luglio-1 agosto 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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