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Commento di DRP a “Svegliamoci e combattiamo contro il medioevo italiota. Ecco le battaglie da fare subito”, articolo del 3 gennaio 2012 by Sergio Di Cori Modigliani

 

 

 

 

Invitiamo alla lettura di

“Svegliamoci e combattiamo contro il medioevo italiota. Ecco le battaglie da fare subito”, articolo del 3 gennaio 2012 by Sergio Di Cori Modigliani per il Blog “Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria” (http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com)

E senza troppi giri di parole, diciamo che condividiamo pienamente due delle tre “proposte/battaglie” menzionate e illustrate dall’amico Sergio Di Cori Modigliani nel pezzo summenzionato.
Condividiamo la proposta/battaglia che Modigliani definisce “economica” e quella che viene definita “legale”.
Anzi, non solo le condividiamo, ma le consideriamo sacrosante, intelligenti e benemerite come poche altre sui temi in questione.
Non condividiamo affatto, invece, il cuore di quella che viene presentata come proposta/battaglia “politica”.
Dice Modigliani, fra le altre cose:

“Basterebbe un decreto lungo mezza paginetta, da presentare immediatamente: chiunque sia stato eletto nelle fila del Partito X è costretto per Legge a seguire le indicazioni di voto del proprio capogruppo. Nel caso non gli andasse più, si comporta come in Germania, Svezia, Spagna, Irlanda, ecc: si dimette, se ne va a casa, perde stipendio e pensione.”

Eh, no, caro Sergio!
Già la nostra democrazia italica è ben poco rappresentativa (come, del resto, sta accadendo a tutte le democrazie “occidentali”, sotto l’attacco feroce e mirato di istanze e progetti di trasformazione involutiva in prospettiva oligarchico/tecnocratico/aristocratica), ma se si obbligassero i singoli parlamentari ad ubbidire perinde ac cadaver ai propri capigruppo, tanto varrebbe allora che in Parlamento rimanessero solo i capigruppo. Di meglio, eliminiamo il Parlamento e lasciamo che a deliberare su ogni questione sottoposta dell’esecutivo di turno siano solo una decina (o meno) di segretari di partito, i quali a loro volta sarebbero stati comunque gli ispiratori del “caporalato” dei capigruppo, lasciati da soli a presidiare aule parlamentari svuotate di senso e dignità.
Così non ci siamo.
Il diritto al dissenso, anche in seno ai gruppi parlamentari (per non parlare dell’elezione senza vincolo di mandato, presupposto di indipendenza e libertà intangibile di coscienza) è la stessa cosa del diritto di ogni minoranza sociale/politica/culturale/etnica/religiosa, etc. ad essere tutelata dalla possibile prepotenza della “volontà della maggioranza”, fondamento cruciale che differenzia le democrazie liberali dalle democrazie dispotico-plebiscitarie o dalle dittature tout-court.
Nel primo caso (le democrazie liberali), ci troviamo nel nobile solco tracciato dalle idee dei Massoni John Locke, Montesquieu e Voltaire; nel secondo caso, con il prepotere della volontà maggioritaria sul diritto di testimonianza/rappresentanza/resistenza del singolo o dei pochi, siamo in diretta discendenza dagli aspetti dottrinali peggiori del non-massone Jean-Jacques Rousseau (il cui pensiero complessivo ha comunque diverse luci- che piacquero ad esempio al Massone Thomas Jefferson e a molti altri liberi muratori- oltre alle evidenti ombre che ne fecero il nume tutelare del Terrore giacobino di Robespierre, Saint-Just e compari).

In una democrazia parlamentare (che Noi di DRP continuiamo a ritenere la migliore e più evoluta forma di democrazia, a patto che il parlamentarismo non si tramuti in paralisi e permanente freno alle attività dell’esecutivo: i due poteri, Governo e Parlamento, devono essere entrambi forti), esiste il dovere per qualunque Premier di conservare una maggioranza nel tempo e attraverso una sapiente condotta di governo, così come sussiste il diritto dei Delegati del Popolo di confermare o sottrarre la fiducia di volta in volta accordata a qualsivoglia esecutivo.

Quanto poi all’ipotesi, ventilata da Modigliani, che se tale “dispositivo” da lui (incautamente) proposto fosse stato in vigore,

“…il governo italiano sarebbe stato battuto formalmente in data 14 dicembre 2010. C’è da scommetterci che le cose, in questo paese, sarebbero andate, a quel punto, in maniera molto diversa e forse –chi lo sa- saremmo perfino stati in grado di bloccare l’attuale emorragia.”,

ci permettiamo di dissentire decisamente.
Come è noto anche a partire dalle Comunicazioni dei lettori/visitatori (e rileggendo con attenzione la Lettera Aperta N°2 al Fratello Silvio Berlusconi del 9 dicembre 2010) pubblicate sul sito ufficiale di Grande Oriente Democratico (www.grandeoriente-democratico.com) con date precedenti e coeve al dicembre 2010, se i Fratelli di GOD avessero voluto, esisteva una significativa schiera di deputati e senatori del PDL che attendevano solo un piccolo cenno per sfiduciare il Massone Berlusconi e sostenere sin da allora un successivo esecutivo “tecnico”.
Nell’ambito di GOD, però, soprattutto Gioele Magaldi richiamò tutti i suoi interlocutori parlamentari (che più e più volte lo sollecitarono a prendere una posizione in favore della sfiducia) intanto ad una piena autonomia di giudizio e di coscienza (senza cercare padrinati massonici di sorta) e poi alla considerazione che, come felicemente ebbe a dire Indro Montanelli, per liberarsi di Berlusconi occorre lasciarlo (mal) governare per un tempo adeguato…
Se Berlusconi fosse stato “defenestrato” il 14 dicembre 2010, avrebbe avuto buon gioco nel dire che, ancora una volta, non gli era stato consentito di portare a compimento il suo mandato e le sue strombazzate riforme.
Peggio ancora: la maggioranza brancaleonesca che  lo avrebbe sostituito, inglobando TUTTI contro Lega e PDL, avrebbe magnificamente creato le condizioni per un trionfale ritorno in campo del Caudillo di Arcore d’amore e d’accordo con i sovversivi padani.
E va ricordato che il Maestro Venerabile di Villa Certosa è impareggiabile quando si tratta non già di governare un Paese, bensì di fare manipolatorie e truffaldine campagne elettorali e di presentarsi come una “vittima” degli altrui teatrini della politica.
Perciò, invitiamo l’amico Di Cori Modigliani e tutti coloro che come lui avessero pensato che sarebbe stato meglio defenestrare un anno fa Berlusconi, a ricredersi.
Il prolungamento agonizzante del suo (del Berluska) non-governo, dal dicembre 2010 al novembre 2011, invece, è servito esattamente a spezzargli le reni, a divaricare la sua posizione da quella della Lega (anche pro-tempore, poco importa, tanto sia Bossi che Berlusconi escono malissimo dalle loro diatribe e dalla loro ultima performance pseudo-governativa del 2008-2011, così come dagli attuali posizionamenti infingardi e cinicamente machiavellici, l’uno caratterizzato da  una pretestuosa opposizione e l’altro da un opportunistico sostegno all’inutile governo Monti), a porre le basi per un possibile non ritorno in prima persona dell’avventuriero brianzolo a qualche candidatura istituzionale.

Tutto ciò specificato e argomentato, non possiamo invece che complimentarci con il giornalista/intellettuale Sergio Di Cori Modigliani per la bontà delle altre due proposte/battaglie (quella definita “economica” e quella definita “legale”) indicate come urgenti e necessarie in

“Svegliamoci e combattiamo contro il medioevo italiota. Ecco le battaglie da fare subito”, articolo del 3 gennaio 2012 by Sergio Di Cori Modigliani per il Blog “Libero Pensiero: la casa degli italiani esuli in patria” (http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com)

 

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

[ Articolo del 6 gennaio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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