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Commento di DRP a “Il nuovo mondo fiorirà dalla nostra rabbia”, articolo del 12 luglio 2012 by Emanuele Bellato per IL MORALISTA

 

 

 

 

Un brevissimo commento, toccata e fuga, che costituisce in realtà una presentazione con piccola chiosa di un articolo che complessivamente ci è piaciuto, nello stile e nei contenuti.
L’articolo in questione è

“Il nuovo mondo fiorirà dalla nostra rabbia”, articolo del 12 luglio 2012 by Emanuele Bellato per IL MORALISTA (clicca sopra per leggere),

opera del direttore responsabile della interessante testata on-line “IL POPOLO VENETO” (www.ilpopoloveneto.it), Emanuele Bellato, che di tanto in tanto collabora con il prezioso Blog “il Moralista” (www.ilmoralista.it), ideato, fondato e coordinato da Francesco Maria Toscano, giovane e brillante giornalista/avvocato/libero pensatore calabrese a vocazione cosmopolita.

Ebbene, condividiamo molto di questo ultimo articolo di Bellato, fatta eccezione per i seguenti passaggi.
Quando Bellato, auspicando (e come dargli torto!) la creazione anche in Italia di un vero Partito di Sinistra, riformista e popolare, cui egli attribuisce nel complesso delle caratteristiche sacrosante, giunge tuttavia a definire tale raggruppamento come

“Un partito pacifista, contro le inutili spese militari, gli esportatori di democrazia, le cosiddette missioni umanitarie e le basi straniere sul nostro territorio nazionale. Un partito attento all’ambiente, contro la cementificazione selvaggia, i treni ad alta velocità e le autostrade che stuprano il paesaggio. Un partito, veramente popolare, vicino ai più deboli, favorevole a far pagare a chi ha di più.”,

non possiamo che storcere materialmente e idealmente la bocca.
Le spese militari sono inutili?
Alcune forse si, ma altre no.
L’Italia, già poco strutturata militarmente rispetto ad altre grandi potenze dell’Occidente, deve del tutto rinunciare alla sua capacità di difesa in caso di aggressione militare da parte di chicchessia e contare soltanto sul buon cuore degli alleati?
La storia non è finita, come pensava quel buontempone di Francis Fukuyama nel 1992, le aggressioni altrui sono sempre possibili, ed essere attrezzati militarmente nel XXI secolo ha sostanzialmente due ragioni sufficienti e necessarie a sua giustificazione.
La prima è contribuire alle missioni internazionali in cui è richiesta una componente militare consistente (Noi, a differenza di Bellato, ne gradiremmo un numero maggiore, in tutti i luoghi del pianeta in cui ve ne sia reale e onesto bisogno, e per limpide motivazioni di promozione e difesa globale dei diritti universali dell’uomo).
La seconda è che, in generale, essere una nazione disarmata invoglia alleati e nemici a trattarti e a guardarti in termini di sufficienza e possibile istinto predatorio (non necessariamente sul piano classico dell’invasione territoriale ).
Viceversa, proprio la consistenza potenziale di un apparato militare (che non sarà mai usato per aggredire, ma semmai per difendersi o cooperare con altri in azioni mirate di polizia internazionale) rappresenta il miglior deterrente al risveglio dell’altrui prepotenza bellica, diplomatica, economica o di altro genere. E costituisce anche un elemento di solidità in grado di preservare rispetto e peso relativo nell’ambito delle controversie internazionali che richiedano interventi mirati e specifici delle forze armate, magari a supporto di missioni di pace. Senza contare che esistono aziende e lavoratori che vivono di servizi e forniture agli apparati militari italiani. Che facciamo, dopo le meraviglie recessive e depressive a suon di tagli e tasse da parte dei masnadieri del Governo Monti, ci mettiamo a mandare in mezzo ad una strada anche tutte le famiglie che campano lavorando a margine di questo settore?
Che vuol dire essere “pacifisti”?
Secondo Noi di DRP le guerre, per come sono state combattute nella storia dell’umanità, rappresentano senz’altro un momento di barbarie complessiva, di assurda devastazione.
Ma nelle guerre, come nella vita pacifica di tutti i giorni, non tutti i comportamenti sono uguali. Alcuni soggetti aggrediscono per primi e senza valide giustificazioni. E si tratta di soggetti individuali, come quando un malfattore ci assale per derubarci, o di soggetti collettivi, come quando una nazione o una fazione tribale decide di attaccare e sterminare altri popoli o gruppi. Non invochiamo l’intervento delle forze dell’ordine, quando qualcuno ci minaccia di furto, di menomazione o di morte? E come potrebbero intervenire le forze dell’ordine se fossero disarmate, al pari dei comuni cittadini?
Come si sarebbe potuto fermare la barbarie nazi-fascista, senza opporle una violenza pari e contraria?
Come impedire l’ampliamento dell’orrore totalitario sovietico, senza la deterrenza del potere euro-atlantico della NATO?
Era sano il pacifismo di coloro che negli anni ’30, in Europa, manifestavano nelle piazze perché non volevano che le democrazie europee intervenissero prima contro le falangi franchiste e fascio-naziste in Spagna, poi contro le reiterate aggressioni di Hitler nell’Europa dell’est?
E’ sano, oggi, il pacifismo di chi dorme sonni tranquilli sapendo che in vasti territori del mondo i diritti più elementari di libertà e democrazia vengono conculcati?
E’ sano, oggi, non curarsi del fatto che presso la maggior parte delle nazioni non occidentali, il tradizionalismo paternalista, maschilista e misogino relega l’altra metà del cielo (le donne) a una condizione di minorità subalterna e semi-schiavile, e la più bieca conservazione politica costringe interi gruppi sociali ad una miseria materiale e morale causata dallo sfruttamento di oligarchie locali che dispongono di un potere assoluto e illiberale?
Non ci piacciono le guerre per il petrolio ammantate di falsa retorica umanitaria e democratica. Né ci piacciono le guerre preventive e sciamannate contro i cosiddetti “stati-canaglia”, individuati su base arbitraria e non condivisa secondo parametri oggettivi e universali.
Tuttavia, se fosse dipeso da Noi, in Afghanistan ci saremmo andati ben prima dello shock dell’11 settembre 2001.
Ci saremmo andati quando quei farabutti dei talebani iniziavano a torturare, imprigionare e giustiziare le donne perché usavano trucchi e belletti, gli uomini perché indulgevano all’ascolto della musica occidentale, qualunque individuo in quanto dissidente dal pensiero unico sedicente coranico e/o perché sospettato di gusti esistenziali filo-occidentali e anti-tradizionali.
Saremmo andati con una missione militare di polizia internazionale in Afghanistan sin da quando erano accaduti questi misfatti e sin da quando i talebani avevano iniziato a bombardare – al fine di distruggerli, e infatti ci sono riusciti – i famosi Buddha giganti di Bamiyan scolpiti nella roccia, patrimonio culturale e artistico dell’Umanità.
Saremmo andati in Iraq non in seguito all’invasione del Kuwait (1990, Guerra del Golfo del 1991) o con la motivazione falsa delle (inesistenti) armi di distruzione di massa detenute dal regime iracheno (nel 2003), ma dal primo momento in cui Saddam Hussein e i suoi degni compari avevano messo in opera mostruosi e crudeli crimini contro la popolazione irachena o curda, per sordide ragioni di egemonia dispotica interna.
Più in generale, fedeli ai principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 10 dicembre 1948, saremmo propensi ad utilizzare le forze armate delle potenze democratiche per abbattere (militarmente, non è a chiacchiere né con libere elezioni che si cacciano i tiranni nell’ambito di regimi dispotici dove non si vota e anche se si vota il suffragio è truccato e comunque la cornice istituzionale è ierocratica- vedi l’Iran- o laicamente oligarchica –vedi un mucchio di Paesi del Terzo e Quarto Mondo ) ogni organizzazione statuale che non rispetti quei principi intangibili e inalienabili.
Quindi, vorremmo consigliare l’ottimo Emanuele Bellato di riflettere meglio sulle finalità che possono animare “le spese militari, le missioni umanitarie e le esportazioni di democrazia”.
Quando tali finalità sono solo retorica fasulla volta a coprire mere ragioni di egemonia imperialista e inconfessabili interessi economici e strategici, allora possiamo anche essere d’accordo con lui.
Ma il punto è che, invece, ci piace immaginare che tali “spese militari, missioni umanitarie, esportazioni di democrazia” un giorno vicino o lontano possano servire proprio a mettere al bando tutti quei regimi che violano i diritti universali dell’Uomo e della Donna.
E alla grottesca figura del “pacifista” (il quale strepita in piazza tutte le volte che nel Mondo si accende la possibilità di un conflitto fra nazioni, ma tace e si gode la sua bella vita occidentale da radical-chic, senza troppi turbamenti emotivi, mentre regimi illiberali e anti-democratici massacrano i propri stessi sudditi che si ribellano al sopruso e alla tirannia), contrapponiamo la più onesta figura evangelica del portatore di pace, consapevole che non c’è mai vera pace senza giustizia.
Ma come può esserci giustizia dove non c’è democrazia, libertà, stato di diritto, facoltà di dissenso?
Quanto alle “basi straniere sul nostro territorio nazionale”, Bellato si riferisce con tutta evidenza alle basi americane.
Bene.
Durante il ventennio fascista non c’erano basi americane sul nostro territorio nazionale.
In compenso c’erano le squadracce in camicia nera e delle forze armate italiane fellone che non le avevano fermate al tempo della marcia su Roma e che poi avrebbero combattuto per un bel po’ accanto al valoroso alleato nazista e alla Wehrmacht.
Dal Secondo Dopoguerra ad oggi, sul territorio italiano ci sono sempre state alcune basi militari NATO nell’ambito degli accordi democraticamente sottoscritti (in sede parlamentare) con gli alleati democratici e liberali dell’area euro-atlantica.
E l’Italia, da nazione illiberale, clerical-fascista, velleitaria, stracciona e guerrafondaia con il regime di Mussolini e camerati, in questi decenni dal 1946 in poi (con le basi militari di cui si lamenta Bellato sul suo territorio) è diventato un Paese pacifico e una delle più grandi potenze industriali del pianeta (nonostante gli attuali sforzi di Mario Monti e Comari di farla retrocedere a nazione del Terzo Mondo, de-industrializzata, devastata socialmente ed economicamente, governata da tecnocrati a capo di maggioranze parlamentari corrotte e consociative).
Come minimo, la presenza di basi militari NATO (non straniere “tout-court”) porta fortuna, a questa povera e martoriata Penisola,
E magari, un bel giorno, quando dovesse servire, sarà proprio da queste basi militari e dal mondo culturale che ad esse fa pendant che verrà un supporto significativo alla salvaguardia della democrazia rappresentativa e dello stato di diritto dinanzi al progetto neo-oligarchico che taluno sta cercando di imporre tanto in Italia che nel resto dell’Europa.
Siamo poi senz’altro al fianco di Bellato “contro la cementificazione selvaggia” e “le autostrade che stuprano il paesaggio”, ma al contrario di lui ci piacciono i treni ad alta velocità (se immessi su circuiti ferroviari effettivamente utili alla collettività dei passeggeri e alla più rapida ed efficiente circolazione delle merci) e anche le autostrade armoniosamente integrate nell’ambiente circostante (con la consapevolezza che, comunque, ad essere radicalmente contro la modifica dell’ambiente –che è cosa diversa dal suo “stupro”- saremmo ancora in epoca di mobilità pre-industriale, su strade sterrate e a dorso di mulo).
Infine, non siamo affatto inclini a perseguitare fiscalmente e a “far pagare a chi ha di più”.
Siamo anzi a favore (come si può evincere dalla Seconda delle nostre 10 Serie di Proposte per il Governo dell’Italia dal 2013 in poi, da Democrazia Radical Popolare al Nuovo Centro-Sinistra (da costruire sulle ceneri del Vecchio), clicca sopra per leggere) di una significativa decurtazione delle aliquote fiscali (di ogni genere) tanto per i più ricchi che per i più poveri (cioè per chi ha di più e chi ha di meno) convinti che, per alimentare il welfare state o semplicemente finanziare le spese correnti del settore pubblico, non serva affatto una tassazione selvaggia ed elevata, peraltro omicida nei confronti di qualsivoglia prospettiva di ripresa economica.
Stupisce, a tal proposito, che l’Emanuele Bellato che ha scritto questa parte molto discutibile del suo bell’articolo sia la stessa persona che, quale direttore responsabile della testata “IL POPOLO VENETO” (www.ilpopoloveneto.it), ha ospitato uno speciale "M.M.T. LA NUOVA ERESIA ECONOMICA", a cura di Francesco Maria Toscano (clicca sopra per leggere).
Infatti, proprio dai fondamenti della Modern Money Theory si evince con chiarezza che, ad uno Stato sovrano con una discreta capacità produttiva, non servono le tasse dei cittadini (utili semmai per finalità di controllo dell’inflazione, oltre che di unificazione valutaria di una comunità) per finanziare spesa corrente ed investimenti utili alla collettività.

Esplorate tuttavia queste parziali riserve, non possiamo che ribadire il complessivo giudizio positivo sulla maggior parte dei contenuti (di notevole valore politico-civile ed ideologico) di

“Il nuovo mondo fiorirà dalla nostra rabbia”, articolo del 12 luglio 2012 by Emanuele Bellato per IL MORALISTA (clicca sopra per leggere).

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE

[ Articolo del 13-15 luglio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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