Content Banner  

 

Che cosa ci si deve aspettare dal Neo-Presidente PD Matteo Orfini?

 

 

 

 

Com’è noto, a partire dal 14 giugno scorso, il già giovane turco Matteo Orfini è stato eletto presidente del Partito Democratico.
Cosa attendersi da simile nomina?
In un sintetico ma efficace pezzo apparso su www.ilpost.it, dal titolo “Chi è Matteo Orfini, nuovo presidente del PD”, articolo redazionale del 14 giugno 2014 per ILPOST (clicca per accedere all’articolo in veste originale) veniva scritto pochi giorni fa:

 

 

Matteo Orfini

Chi è Matteo Orfini, nuovo presidente del PD


Da dove viene e cosa pensa il 39enne deputato scelto dall'assemblea del partito a Roma


Matteo Orfini ha 39 anni – ne compie 40 il prossimo 30 agosto – ed è un deputato del Partito Democratico, eletto per la prima volta alla Camera alle elezioni del febbraio 2013 dopo aver vinto le primarie per i parlamentari organizzate dal PD. Questa mattina è stato eletto presidente del Partito Democratico dall’assemblea dei delegati eletti con le primarie dello scorso novembre; il precedente presidente era Gianni Cuperlo, prima di lui erano stati presidenti Rosy Bindi e Romano Prodi.
Orfini ha studiato archeologia ma ha iniziato a fare politica molto presto, nel circolo PD “Mazzini” di Roma, di cui è stato segretario, e collaborando con Massimo D’Alema, sia alla fondazione Italianieuropei sia nel suo staff come portavoce. È romano ma tifa per il Milan; su Twitter è @orfini; ha un blog.
Scelto da Pier Luigi Bersani come responsabile cultura della segreteria del PD nel 2009, Orfini ha fondato la corrente dei cosiddetti “Giovani turchi”: definiti a volte come “post-dalemiani” o “socialdemocratici”, i Giovani Turchi – come scrisse Claudio Cerasa sul Foglio – credono sia necessario «prendere le distanze da “una finanza sempre più spregiudicata”, riscrivere “il grande patto nazionale tra capitalismo e democrazia”, combattere “quel pensiero unico neoliberista che ha influenzato anche tanti riformisti” e disegnare insomma il PD sul modello delle (non troppo montiane) nuove socialdemocrazie europee». Oppure, nelle parole dello stesso Orfini:
«Il punto è che non è pensabile che il PD debba diventare una specie di UdC un pochino più di sinistra. Non è così. Non è più così. E per questo il nostro partito dovrà prepararsi alle elezioni contrapponendosi in modo chiaro al PPE italiano, all’UdC più il PdL, dimenticandosi ciò che è stato il ‘Lingotto’ e configurandosi sempre di più come fosse un grande PSE italiano: anche per portare a compimento il percorso che dovrà trasformare lo stesso Partito socialista europeo nella casa di tutti i democratici europei»
All’ultimo congresso del PD i Giovani Turchi – e con loro Matteo Orfini, nei fatti leader politico del gruppo – hanno sostenuto Gianni Cuperlo, ma dopo la vittoria di Matteo Renzi hanno manifestato l’intenzione di collaborare con lui (o quanto meno di non fargli la guerra). Orfini ha criticato più volte Renzi ma raramente col tono aggressivo di alcuni suoi colleghi e compagni: riguardo la contestata partecipazione di Renzi ad Amici, per esempio, Orfini disse: «Se un dirigente del PD ha l’occasione di andare ad una trasmissione come questa e rivolgersi a un pubblico diverso dai talk show politici, fa bene ad andarci. Poi spero che dica cose di buon senso. Io la prima stagione di Amici l’ho anche vista tutta». E quando Stefano Fassina – altro esponente dei “Giovani Turchi”, almeno per un periodo – si dimise da vice ministro per via del «Fassina chi?» di Renzi, Orfini disse:
«La mossa di Stefano non la capisco. È vero che il “chi” di Renzi è stato politicamente inopportuno ed offensivo sul piano personale, tuttavia durante le primarie sia io che lui di Renzi abbiamo detto ben peggio. Critiche di merito a Renzi vanno fatte ma le dimissioni non aiutano ad indirizzare il governo nella giusta direzione»
Tra quelli del PD che hanno sostenuto Gianni Cuperlo all’ultimo congresso, insomma, Orfini fa parte di un’ala generalmente più giovane e meno compromessa con la gestione del centrosinistra negli ultimi vent’anni – e quindi anche più interessata a trovare un modo di collaborare con Renzi, a diventare suoi interlocutori seppure da “avversari”, piuttosto che a osteggiarlo apertamente.

 

Ora, va ricordato quali fossero le posizioni dei cosiddetti giovani turchi piddini e, per farlo, si potrà ad esempio consultare

“Pd, l’avanzata dei Giovani Turchi. La politica come azione collettiva”, articolo del 2 gennaio 2013 by Carmine Saviano per REPUBBLICA (clicca per leggere).

Colpiscono, in questo articolo di inizi 2013, soprattutto questi passaggi:

 

“Renzi è il vecchio. Rinnovare senza cadere nel nuovismo a tutti i costi. Le parole d'ordine e le posizioni dei Giovani Turchi trovano in quelle di Matteo Renzi il principale antagonista. Il campione della rottamazione contro i fautori del rinnovamento. Il sindaco di Firenze è oggetto di una critica serrata. Prima gli scontri quasi quotidiani con Stefano Fassina, poi le analisi al vetriolo di Matteo Orfini. Che nel settembre 2012, in pieno clima primarie afferma: "Possiamo dire a un giovane precario che adesso gli riproponiamo la stessa classe dirigente che lo ha portato nelle condizioni in cui è oggi? Oppure gli possiamo proporre uno che parla in dialetto fiorentino e dice oggi che dobbiamo continuare a fare esattamente quello che facevamo venti anni fa".

 

Ecco, appunto.
I tre principali giovani turchi –Stefano Fassina, Andrea Orlando e Matteo Orfini - quanto sono stati coerenti con le proprie posizioni originarie?
A proposito di quello che pensiamo della coerenza e della serietà politica del giovane turco Stefano Fassina, si legga

Stefano Fassina, ineffabile mercante di poltrone, che minaccia dimissioni solo per stare al centro dell’attenzione e contesta l’ Europa conservatrice a chiacchiere, ma non con i fatti (clicca per leggere),

magari integrato da quanto argomentato dai Massoni di GOD in

Stefano Fassina, Panorama, Grande Oriente Democratico e le varie anime della Massoneria (clicca per leggere).

Per quel che concerne Andrea Orlando, per il momento non abbiamo molto da dire né in positivo né in negativo.
Finora, non ci è apparsa molto significativa né la sua performance come Ministro dell’Ambiente nel Governo Letta (dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014), né quella come Ministro della Giustizia nel Governo Renzi (a partire dal 22 febbraio 2014).
Diamogli tempo, tuttavia, e valutiamo soltanto a consuntivo quale sarà stato l’esito della presente esperienza al Dicastero di Palazzo Piacentini.
E Matteo Orfini?
Se la sua ascesa alla presidenza PD servirà a contaminare l’Agenda Renzi nella prospettiva programmatica originaria dei cosiddetti giovani turchi, così come veniva riassunta in

“Chi è Matteo Orfini, nuovo presidente del PD”, articolo redazionale del 14 giugno 2014 per ILPOST (clicca per leggere),

citando Claudio Cerasa:

 

i Giovani Turchi – come scrisse Claudio Cerasa sul Foglio – credono sia necessario «prendere le distanze da “una finanza sempre più spregiudicata”, riscrivere “il grande patto nazionale tra capitalismo e democrazia”, combattere “quel pensiero unico neoliberista che ha influenzato anche tanti riformisti” e disegnare insomma il PD sul modello delle (non troppo montiane) nuove socialdemocrazie europee»

 

,allora ne saremo tutti felici.
Ma, invece, se alla delusione per i tanti opportunismi incoerenti e sgangherati di Stefano Fassina e per il grigiore sinora dimostrato da Andrea Orlando si sommasse anche una inconsistenza/debolezza subalterna di Orfini dinanzi alle pulsioni “blairiane-schröderiane” di Renzi, allora bisognerebbe concluderne che questi giovani turchi piddini erano e sono semplicemente dei piccoli carrieristi in cerca di comode poltrone e qualche lucro/visibilità personale. Carrieristi senza lungimiranza, intelligenza e avvenire politico, perché saranno inevitabilmente spazzati via insieme a Renzi e ai renziani, quando costoro- continuando sull’attuale strada intrapresa- falliranno dinanzi alle pressanti urgenze del popolo italiano.
Insomma, se Renzi continuerà a mostrarsi insipiente sulla falsariga di quanto analizzato in

La bolla elettorale e la dispotica insipienza di Matteo Renzi e compari (clicca per leggere),

se continuerà a ricevere elogi da un masnadiero come Mario Monti, in conformità a quanto evidenziato in

L’inquietante sostegno del massone tecnocratico Mario Monti all’aspirante massone neo-aristocratico Matteo Renzi (clicca per leggere),

e se i cosiddetti giovani turchi come Stefano Fassina, Andrea Orlando, Matteo Orfini ed altri non sapranno intervenire energicamente per raddrizzare - in direzione keynesiana e rooseveltiana - la bussola che ispira la navicella di Palazzo Chigi, tutta l’attuale dirigenza PD franerà miseramente alla prima occasione elettorale in cui i cittadini avranno potuto constatare, sulla propria carne viva, l’illusorietà infeconda di un’azione di governo basata su promesse aleatorie e riforme inefficaci e inconsistenti.
Nel frattempo, le tasse e la disoccupazione aumentano; gli investimenti pubblici e privati languono; il credito si restringe; i consumi e la domanda interna crollano; famiglie, imprese, artigiani, liberi professionisti, operai, commercianti e pensionati vedono un progressivo e inarrestabile declino del proprio tenore di vita.
Al lume di tutto ciò, caro Matteo Orfini, alza il sedere dalla comoda poltrona di presidente PD, abbandona lustrini e feluche ornamentali, rimboccati le maniche, sforzati di rivitalizzare gli originari e benemeriti intenti programmatici che a suo tempo caratterizzarono l’area dei cosiddetti giovani turchi, approfitta dell’occasione che ti è stata offerta per aiutare Renzi a raddrizzare la sua rotta e non per aggiungerti come ennesimo inutile cortigiano sul carro del contingente (e illusorio) vincitore.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 15-24 giugno 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per comunicazioni, scrivete a: info@democraziaradicalpopolare.it