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“COSA FARE PER L'EUROPA? APPELLO AI GIOVANI (E AI MENO GIOVANI)”

di Daniele Cavaleiro

 

 

 

 

CRISI ECONOMICO FINANZIARIA

Sono trascorsi più di cinque anni dal crack della banca d'affari americana Lehman Brothers, evento che ha segnato l'inizio di uno dei più difficili periodi per l’economia occidentale, dopo la grande crisi del 1929.
Oggi questa crisi economico-finanziaria si sta trasformando in crisi sociale, con tutti i rischi e le conseguenze che questo comporta. La disoccupazione è galoppante soprattutto per i  giovani e molti tentano la fortuna in altri paesi. Giovani come me e come noi, con grandi paure e dubbi sul proprio futuro.
Non più tardi di qualche giorno fa, una mia carissima amica ed il suo compagno mi hanno contattato -date le mie origini lusitane- per chiedermi un aiuto a trovare una casa in Portogallo.
Paradossalmente, infatti, costoro vorrebbero trasferirsi in un Paese segnato gravissimamente dalla crisi europea (crisi di governance politica razionale e democraticamente fondata, oltre che crisi sociale ed economica), per la semplice e contingente ragione che uno di loro due ha quantomeno trovato li una precaria opportunità di lavoro.
Lavoro…questa parola che sembra ormai riferirsi ad un privilegio per pochi fortunati, in Italia e altrove.
Quello che mi ha colpito maggiormente, nel parlare con questi miei amici, è la scarsissima fiducia e speranza di poter realizzare i propri progetti di vita qui in Italia.
Tutto ciò è  veramente molto triste e ingiusto.
Senza giovani, senza il loro coraggio, il loro dinamismo e la loro creatività, è molto difficile che una comunità continui a crescere e ad evolversi. Siamo noi, siete voi giovani il futuro di questa nazione e dell'Europa intera.

Capisco perfettamente le difficoltà che noi giovani quotidianamente dobbiamo affrontare, anche perché le provo sulla mia pelle tutti i giorni, ma vorrei cogliere l'occasione per dire, prima di tutto a me stesso e poi a tutti voi, di non mollare proprio adesso.
Adesso più che mai bisogna impegnarsi strenuamente per fare in modo che chi verrà dopo di noi non sia costretto ad affrontare le nostre stesse difficoltà. Per fare in modo che chi verrà dopo di noi trovi una situazione migliore e possa abitare una società italiana ed europea che dia a tutti la possibilità di vedere realizzati i propri sogni e progetti di vita.

Quotidianamente, ci sentiamo dire da vari mass-media che il periodo più difficile è passato, che la ripresa c'è, anche se lenta, che dobbiamo seguire le indicazioni dell'Unione Europea, della Banca Centrale Europea e magari anche del Fondo Monetario Internazionale.

Paul Krugman, premio nobel per l'economia nel 2008, ha dichiarato: “adottando l'Euro, l'Italia si è ridotta allo stato di una nazione del terzo mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica”.

Non voglio dilungarmi troppo su percentuali e numeri che dimostrino il declino dell'economia e la dilagante disoccupazione, soprattutto giovanile, che imperversano nel Vecchio Continente.
Non mi dilungherò su questo, perché penso che si tratti di dati evidentissimi a chiunque faccia impresa o sia in cerca di lavoro.
Dati evidentissimi e assai funesti per l’avvenire, checché ne ciancino alcuni corifei del main-stream mass-mediatico, gli stessi che ci hanno propinato l’idea bislacca dell’ “austerità espansiva”, del rigore tecnocratico a ogni costo, di una crescita subordinata al feticismo aprioristico dei “conti in ordine” e al mito falsamente salvifico del pareggio di bilancio.
In questa occasione, vorrei dapprima cercare di capire se le terapie economiche degli attuali vertici di UE, BCE e FMI (la famigerata “Troika” che ha devastato senza pudore la società greca) stiano funzionando e in secondo luogo cosa stiano facendo i vari governi nazionali per arginare questo declino economico-sociale pan-europeo e per ridare un futuro di prosperità a tutti noi.

 

RESPONSABILITÀ DELLA CRISI ECONOMICO FINANZIARIA

A mio modesto ma ragionato parere- confortato dalle analisi di autorevoli economisti di fama internazionale (Krugman, Stiglitz, Sen su tutti) e dalla pietosa situazione della nostra economia reale- le politiche di rigore ed austerità imposte senza soluzione di continuità dalla BCE di Jean-Claude Trichet prima e di Mario Draghi poi, aventi come denominatore comune una forte riduzione della spesa pubblica e una damnatio memoriae di qualunque prospettiva keynesiana, hanno prodotto e continuano a produrre solamente un crollo dei consumi e della capacità di spesa, con una seria recessione passibile di trasformarsi in depressione ed un forte indebolimento dello stato sociale. Questo tema, molto complesso ed articolato, potrebbe essere maggiormente approfondito in un altro specifico dibattito, dove si dovrebbe mettere meglio a fuoco l’ideologia che guida la politica monetaria ed economica della Banca Centrale Europea, con l’assenso sostanziale della stessa UE.

Per quanto concerne il ruolo e le azioni dei vari governi europei -quelli italiani in primis-, da europeista convinto credo che essi siano i principali responsabili dell’ involuzione economica e sociale in corso, per non parlare della complessiva deriva tecnocratica della governance politica dell’ Unione Europea nel suo insieme.
Rispetto a tale deriva, nessuna cancelleria continentale ha sinora invocato la primazia del momento politico su quello economico, dei meccanicismi democratici sostanziali su qualunque istanza meramente finanziaria, contabile o burocratica.
In effetti, tali cancellerie non sono state in grado di promuovere e realizzare un vero governo federale europeo, con una Banca Centrale Europea subordinata e non sovraordinata ai rappresentanti politici del popolo continentale; una BCE insomma che si occupi non solo della lotta all'inflazione- e al momento siamo in una condizione di clamorosa deflazione!-, non soltanto di cambiare indirizzo alle strategie monetarie sin qui perseguite, ma anche e soprattutto del finanziamento diretto di una serie di investimenti strategici in infrastrutture e grandi, medie e piccole opere in grado di rilanciare il sistema economico europeo nel suo complesso.

LA BASE DI UNA VERA EUROPA FEDERALE

Il progetto degli Stati Uniti d'Europa è per me l'unico e grande obiettivo che dobbiamo porci, un obiettivo che non è più rinviabile.
Questo progetto, a mio modesto parere, non può essere conseguito mediante una mera unione monetaria e bancaria, ma deve essere perseguito tramite una approfondita riflessione sul tipo di identità politico-culturale e ideologica che lo deve fondare e rendere concreto.
Un’Europa Federale deve avere delle basi culturali ed ideologiche universalistiche, laiche, libertarie, radicalmente democratiche.
Storicamente, gli ideali alla base della Rivoluzione Francese- “Libertè, Égalité e Fraternité”,- chiaramente risonanti anche nella Costituzione americana del 1787 e nei 10 emendamenti che costituiscono il Bill of Rights statunitense (1789-91), veicolati potentemente tramite la pubblicazione della Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino (26 agosto 1789), hanno trovato un perfezionamento e una definitiva consacrazione con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata all'ONU il 10 dicembre del 1948.
Queste sono le forti radici culturali ed ideologiche che possono e devono unire il popolo europeo e sulle quali dobbiamo lavorare per una vera integrazione.

Ma cosa possiamo fare oggi?

 

IL NEW DEAL FOR EUROPE

Il Movimento Federalista Europeo sta proponendo alla Commissione Europea un piano straordinario per lo sviluppo sostenibile e l'occupazione; qualcosa in grado di rilanciare l'economia continentale e creare nuovi posti di lavoro.
Tale progetto è stato denominato New Deal for Europe

Questa è una proposta messa in piedi da cittadini europei a favore del bene comune.
Tale piano è il frutto dello sforzo propositivo del MFE di concerto con varie altre organizzazioni della società civile, con sindacati e associazioni ambientaliste.
Che cosa è una ICE – Iniziativa di Cittadini Europei?
È il principale strumento di democrazia partecipativa, così come previsto dal trattato di Lisbona all'articolo 11 “Cittadini dell'Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l'iniziativa d'invitare la Commissione europea, nell'ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell'Unione ai fini dell'attuazione dei trattati”.

I trattati dell'Unione Europea stabiliscono che gli obiettivi dell'unione sono:

  • Lo sviluppo sostenibile
  • la crescita economica equilibrata
  • La Piena occupazione
  • La tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente
  • Il progresso scientifico e tecnologico

Considerato che dopo quasi sette anni ancora non riusciamo ad uscire da questa crisi, viste anche le premesse giuridiche, pensiamo che sia il momento giusto per chiedere alla Commissione Europea la predisposizione di un piano di sviluppo in grado di far uscire l'Europa dalla crisi.

Bisogna assolutamente far cessare le tuttora perduranti politiche di austerità, ed è soltanto attraverso un serio e poderoso piano di sviluppo che l'Europa potrà risollevarsi.

Un piano di sviluppo sostenibile, sia socialmente che ecologicamente, ma soprattutto in grado di creare nuovi posti di lavoro fra i giovani.

Quali sono gli obiettivi della proposta dei cittadini europei:

  • Programma straordinario di investimenti pubblici dell’UE per la produzione e il finanziamento di beni pubblici europei (energie rinnovabili, ricerca, innovazione, reti infrastrutturali, agricoltura ecologica, protezione dell’ambiente e del patrimonio culturale ecc.);
  • Fondo europeo straordinario di solidarietà per creare nuovi posti di lavoro, specie per i giovani;
  • incremento delle risorse del bilancio europeo tramite una tassa sulle transazioni finanziarie e una carbon tax

Sulla base di accurati studi, l'Europa potrebbe investire, in tre anni, 400 MLD di Euro in ricerca ed innovazione, nelle energie rinnovabili, nelle infrastrutture di trasporto, nella protezione dell'ambiente e del patrimonio culturale, nell'agricoltura ecologica.

Informazioni più dettagliate su dove e come reperire queste risorse si possono trovare al seguente indirizzo internet http://www.newdeal4europe.eu/

Il “New Deal for Europe” è un progetto di cittadini europei per implementare un serio piano di sviluppo economico-sociale in Europa. Qualcosa di simile a ciò che fece la presidenza di Franklin Delano Roosevelt negli anni '30,  negli Stati Uniti d’America.

 

CONCLUSIONI

Fin dagli anni quaranta dell'Ottocento, in Europa si parla di pace e di federalismo.

Nell'ottobre del 1860, nel pieno della Spedizione dei Mille, Giuseppe Garibaldi inviò un “Memorandum” ai capi di stato europei, dove chiedeva che i vari governi nazionali si facessero paladini dell'unificazione politica del continente, nella  prospettiva di dar vita a un grande stato federale.
Quelle che seguono sono le parole del grande generale e politico:

Memorandum
“E' alla portata di tutte le intelligenze, che l'Europa è ben lungi di trovarsi in uno stato normale e convenevole alle sue popolazioni.

Tutti parlano di civiltà e di progresso … a me sembra invece che, eccettuandone il lusso, non differiamo molto dai tempi primitivi, quando gli uomini si sbranavano fra loro per strapparsi una preda.
Noi passiamo la nostra vita a minacciarci continuamente e reciprocamente, mentre in Europa la grande maggioranza, non solo delle intelligenze, ma degli uomini di buon senso, comprende perfettamente che potremmo pur passare la povera nostra vita senza questo perpetuo stato di minaccia e di ostilità degli uni contro gli altri, e senza questa necessità, che sembra fatalmente imposta ai popoli da qualche nemico segreto ed invisibile dell'umanità di ucciderci con tanta scienza e raffinatezza.
Per esempio, supponiamo una cosa: Supponiamo che l'Europa formasse un solo Stato. Chi mai penserebbe a disturbarlo in casa sua? Chi mai si oserebbe, io ve lo domando, turbare il riposo di questa sovrana del mondo? Ed in tale supposizione, non più eserciti, non più flotte, e gli immensi capitali strappati quasi sempre ai bisogni ed alla miseria dei popoli per essere prodigati in servizio di sterminio, sarebbero convertiti invece a vantaggio del popolo.
Ebbene! L'attuazione delle riforme sociali che accenno, dipende soltanto da una potente e generosa iniziativa.
Una transazione tra le due grandi nazioni dell'Europa, transazione che avrebbe per scopo il bene dell'umanità, non può più essere posta tra i sogni e le utopie degli uomini di cuore.

Dunque la base di una Confederazione Europea è naturalmente tracciata dalla Francia e dall'Inghilterra. Che la Francia e l'Inghilterra si stendano francamente, lealmente la mano, e tutte le nazionalità diverse ed oppresse, la gigantesca Russia compresa, non vorranno restar fuori di questa rigenerazione politica.
Io so bene che una obiezione si affaccia naturalmente al progetto che precede. Che cosa fare di questa innumerevole massa di uomini impiegati ora nelle armate e nella marina militare? La risposta è facile.
La quantità incalcolabile di lavori creati dalla pace, dall'associazione, dalla sicurezza, ingoierebbe tutta questa popolazione armata, fosse anche il doppio di quello che è oggi.
La guerra non essendo quasi più possibile, gli eserciti diverrebbero inutili.
Desidero ardentemente che le mie parole pervengano a conoscenza di coloro, a cui Dio confidò la santa missione di fare il bene, ed essi lo faranno certamente preferendo ad una grandezza falsa ed effimera la vera grandezza, quella che ha la sua base nell'amore e nella riconoscenza dei popoli”. (Giuseppe Garibaldi - 1860)

Daniele Cavaleiro

 

A cura delle CITTADINE E DEI CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE
(www.democraziaradicalpopolare.it)


[ Articolo del 29 marzo-16 aprile 2014 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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