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Bersani e il Wall Street Journal

 

 

 

 

Di seguito un report dell’intervista rilasciata da Pierluigi Bersani al Wall Street Journal, con un riferimento anche alle recenti dichiarazioni di Enrico Letta, sempre preoccupato di ostentare la sua subalternità psicologica e ideologica a Monti e agli altri euro-burattinai che contano:

New York, 10-12-2012
"Noi rispetteremo gli impegni presi con l'Unione europea e li faremo nostri". Dalle colonne del Wall Street Journal Pier Luigi Bersani cerca di rassicurare i mercati in vista di un prossimo incarico da premier dopo le elezioni.

"Io credo - aggiunge Bersani - che sarà possibile raggiungere il pareggio di bilancio il prossimo anno in termini strutturali ma sono sicuro che l'anno successivo la situazione europea favorirà una discussione e una rivisitazione delle politiche economiche e fiscali non per superarle ma per migliorarle con correzioni orientate ad una maggiore
flessibilità".
In particolare, sul tema del Fiscal Compact, Bersani spiega che la 'revisione' del Fiscal Compact evocata dal suo consigliere economico Fassina non implica la tesi che l'Italia debba "lasciare" l'accordo ma "mette soltanto in luce un problema, e cioè che la politica dell'unione europea non si può concentrare esclusivamente sull'austerità".
L'intervista affronta anche i temi strettamente politici italiani. Se dal voto non dovesse uscire una "chiara maggioranza", chiede il Wsj, "ci sarebbe un secondo mandato per
Monti?". E Bersani replica: "non credo ci troveremo in una situazione del genere. Ma fosse così, la soluzione non sarebbero né Monti né Bersani, bensì nuove elezioni".
Letta: per il professore ci sarà un ruolo 
"In questo anno Monti e Bersani si sono intesi bene. Sono certo che troveranno la soluzione migliore" sul ruolo del professore da qui in avanti. Lo assicura, in una
intervista a 'Repubblica', il vice segretario del Pd Enrico Letta che si dice convinto che "un governo di centrosinistra scelto dagli elettori sarà una soluzione politicamente forte".
Adesso ciò che conta, spiega, "è impostare una campagna elettorale che non sia un referendum pro o contro Berlusconi. Al contrario dobbiamo spiegare agli italiani che senza Berlusconi e il suo partito di maggioranza saremo in grado di fare cose
estremamente utili per la competitività del Paese". Letta non teme una nuova tempesta finanziaria: "Credo che tanto la comunità internazionale quanto gli investitori accoglieranno con favore la prospettiva di elezioni più ravvicinate che faranno chiarezza
rispetto ad una campagna elettorale lunga e con un governo indebolito".

Ora, a Bersani chiediamo di riflettere bene su quanto scrivevamo ieri in

Pierluigi Bersani non si faccia scavalcare a sinistra da Silvio Berlusconi. Monti è sempre stato più a destra (economicamente) di entrambi: ed è ora di ristabilire questa semplice verità (clicca per leggere)

DRP: a Omnibus su La7 di domenica 9 novembre 2012 un ottimo Giulio Sapelli e il solito pessimo Tobias Piller, proconsole ciarlatano di Frau Merkel & Compari (clicca per leggere).

Che facciamo, Bersani?
Ci prepariamo al solito giochino delle tre carte?
Fassina dice che bisogna rivedere il Fiscal Compact, ma Tu sostieni che questo è insieme vero e non vero (violando il principio aristotelico di non contraddizione) e aggiungi (udite, udite)
“…che la politica dell'unione europea non si può concentrare esclusivamente sull'austerità".
Cioè, va bene l’Austerità, ma ci vuole anche la Crescita, perché concentrarsi solo sul primo concetto non è bello e non è di sinistra…
Ancora con questa canzone stonata e fasulla?
Rigore, Crescita ed Equità,
Crescita, Equità ed Austerità.
Trallallero trallallà

E basta con questi assurdi ossimori!
Non c’è alcuna crescita (né tantomeno equità) con le politiche di rigore ed austerità perseguite dall’attuale euro-governance e dal funesto Governo Monti.
Quanti altri disoccupati, quante altre imprese in fallimento, famiglie disperate, amministrazioni insolventi, servizi tagliati, macellerie sociali devi ancora vedere, caro Bersani, per riconoscere l’evidenza empirica di questo fatto?
Tu hai l’impudenza di dire:

“che sarà possibile raggiungere il pareggio di bilancio il prossimo anno in termini strutturali “

Ti rendi conto di quello che dici?
Di quello che significherà per l’economia italiana (già prostrata e devastata) il perseguimento folle e dissennato del pareggio di bilancio?
Te ne accorgerai se mai dovessi sbarcare a Palazzo Chigi.
I pomodori e i forconi che oggi la gente inizia a evocare per Mario Monti & Compari saranno presto indirizzati anche alla tua persona e a quei ministri che condivideranno la tua stessa sorte.
Preparerai così l’ennesima sconfitta rovinosa del centro-sinistra, riconsegnando il Paese, in breve tempo, al solito centro-destra italiano cialtrone, populista, clericale e opportunista, che nel frattempo si sarà magari riorganizzato senza essersi modernizzato.
Invece di continuare a muoverti dentro un paradigma economicistico di estrema destra neoliberista (ormai imperante anche presso i santuari della socialdemocrazia europea, tanto è stata pervasiva per decenni questa forma assurda di pensiero unico), riscopri le radici del progressismo democratico occidentale.
Riscopri la lezione dei coniugi Roosevelt, messa bene in evidenza in

GOD celebra i 64 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (10 dicembre 1948-10 dicembre 2012) e ricorda la lezione di Franklin ed Eleanor Roosevelt, attualissima in relazione alla CRISI politico-economica in corso (clicca per leggere).

Infine, lo ripetiamo e lo ripeteremo sino alla nausea, regalati una lettura breve ma intelligente e utilissima:

Emiliano Brancaccio, Marco Passarella, L’austerità è di destra. E sta distruggendo l’Europa, Il Saggiatore, Milano 2012.

Caro Bersani, sono tante le letture che Tu e i tuoi colleghi di partito dovreste fare, per dar vita ad un progetto politico non effimero e non fragile (come quello attualmente in piedi, sorretto soprattutto da mille furbizie e cerchiobottismi, oltre che dalla contingente disorganizzazione del centro-destra), ma Voi politici spesso leggete poco e leggete male, con superficialità.
Ecco perché, intanto, ti proponiamo di frequentare le pagine di questo agile libretto (appena 152 pagine).
Poi, magari, avrai anche modo di chiarirti meglio le idee sui tanti rivoli della tradizione keynesiana (rimossa dalle linee strategiche dell’eurozona e demonizzata urbi et orbi senza motivi razionali, ma per interessi precisi e pretestuosi), Modern Money Theory inclusa (e distinta dalle cialtronate settarie e soteriologiche del para-guru Paolo Barnard).
Rifletti, Bersani, rifletti.
Rivedi le tue convinzioni, i tuoi paradigmi strategici e tattici.
E non ti sognare di contrattare per Monti un posto al Quirinale: sarebbe la tua fine, sul medio periodo, e l’eclissi finale di qualsiasi speranza di rinnovamento progressista della politica economica italiana.
L’unico posto giusto, per quel funesto masnadiero di Monti (le cui azioni nocive per l’Italia superano di gran lunga i danni procurati da Berlusconi), è la Bocconi: una rara fucina di mallevadori del pensiero unico che sta devastando le lande europee.
Poi, caro Bersani, se vuoi essere maciullato dal tritacarne della storia come lo sarà Hollande (e cioè come un povero fesso incapace di far fronte alla situazione, schifato da amici e nemici, rimandato presto a casa come un privato cittadino che ha fallito nella prova più impegnativa al servizio del bene pubblico), accomodati pure.
Ma non dire che non eri stato avvisato.
E, in ogni caso, lascia andare a ramengo i centristi senza truppe: possono fare tutte le conventions che vogliono (il 20 dicembre o anche il giorno di Natale), possono mettere sulla loro bandiera il grugno di Monti e anche quello di Draghi, ma rimane il dato ineludibile della loro assoluta impopolarità e marginalità presso l’elettorato italiano.
Non cedere posti in Parlamento a costoro, in alleanze inutili e controproducenti per il PD, SEL e altri partiti minori ben integrati e integrabili nella coalizione.
Conquista una bella maggioranza di deputati e senatori e poi fai marameo a Monti, Casini, Montezemolo e ad altri che non vogliono il bene dell’Italia, ma solo farsi i propri porci comodi o quelli degli amici e degli amici degli amici.
Se invece vuoi passare alla storia come uno spaventapasseri decerebrato ed eterodiretto (sostituibile dopo essere stato screditato presso il proprio elettorato), allora conferma i toni e la sostanza dei ragionamenti fatti con il Wall Street Journal.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo dell’11 dicembre 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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