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Bersani, Fassina, D’Alema Progressisti per interposta persona (Hollande)

 

 

 

 

Ci fa davvero tanto piacere che Massimo D’Alema, direttamente (con il suo pungente eloquio bizantino) e indirettamente (per mezzo di suoi tirapiedi) mandi a dire a Mario Monti che il tempo è quasi scaduto, insieme alla pazienza della parte più “sveglia” del PD.
Ci fa altrettanto piacere che Pierluigi Bersani s’inorgoglisca il cor ed inizi a suggerire che anche Mario Monti dovrà tener conto di una eventuale vittoria di Hollande.
Ci lascia alquanto basiti, in tutto ciò, la goffaggine con la quale un irriconoscibile ed ingrigito Stefano Fassina, incalzato da Alessandra Mussolini durante una trasmissione di SERVIZIO PUBBLICO dello scorso 26 aprile 2012 (si trova sul web, riprodotta anche per youtube), abbia avuto la faccia di bronzo di affermare pressappoco che l’approvazione del Pareggio di Bilancio Costituzionale sarebbe stato un errore economico ma anche una necessità politica.
Perché?
Sempre in soldoni, perché non ci sarebbero le condizioni politiche per opporsi in Italia e/o da parte dei soli progressisti italiani, ai diktat neoliberisti di cui il principio del Pareggio di Bilancio Costituzionale è l’epifania principe.
Si tratta di una questione che va risolta a livello EUROPEO, argomenta l’impudente e pusillanime Fassina.
Bisogna attendere la “salvezza” dai bruti neoliberisti dilaganti anche nella Penisola, soltanto attraverso qualche Paracleto che giunga d’oltralpe…
Tradotto da Noi di DRP, è come se Fassina avesse detto, senza neanche vergognarsene: Noi italiani del PD siamo dei vigliacchi cacasotto, degli asini vili e stolti che approvano un grosso errore economico come il Pareggio di Bilancio Costituzionale, perché “politicamente” non abbiamo scelta e non abbiamo la forza morale di opporci.
Complimenti!
E chi dice che il PD non aveva scelta?
Appena nell’agosto 2011, Bersani affermava di opporsi all’approvazione del Pareggio di Bilancio Costituzionale proposto da quegli altri geni del Governo Berlusconi (vedi in proposito Due Asini, un Mezzo Marpione e uno Spregiudicato Manipolatore: Angelino Alfano e Pierluigi Bersani, Pierferdinando Casini, Mario Monti, clicca sopra per leggere).
Perché poi ha cambiato idea?
Per poter stare consociativamente all’ombra del Governo Monti, che eseguendo pedissequamente le istruzioni della BCE e delle elites che intendono destrutturare l’economia europea, aveva assoluto (e imprescindibile) bisogno di questo viatico costituzionale per accelerare la rovina anche del popolo italiano, in caduta libera dalla recessione alla depressione.
Quale il vantaggio per un partito sedicente progressista come il PD, in tutto questo?
Bisogna chiederlo a Bersani e al suo psicoterapeuta, qualora ne avesse uno ( se ancora non ce l’ha, magari glielo consigliamo Noi).
In realtà, probabilmente i bersaniani – in spregio evidente delle proprie convinzioni più intime e dell’interesse reale del Paese- hanno ritenuto che compartecipare alla gestione del cosiddetto governo tecnico avrebbe evitato una scissione di veltroniani, lettiani, fioroniani, etc. alla destra del partito, in libera uscita verso l’UDC e i vari Partiti della Nazione in perenne stato di costruzione (sai che perdita in termini elettorali? Forse lo 0.1%...) e posticipato il momento elettorale, nel quale, con le primarie, lo stesso Bersani era quasi sicuro di perdere la gara per la leadership del centro-sinistra (Renzi, Vendola ed altri incalzavano da vicino, nell’autunno 2011).
Invece, con questo abbraccio consociativo all’UDC e al blocco politico-mediatico benedetto dal Quirinale che sostiene il Masnadiero Monti, Bersani & Company pensavano di poter dimostrare la propria “moderazione” e capacità di sacrificio in favore di interessi superiori (un presunto Bene della Nazione che sarebbe stata salvata dai provvidenziali “tecnici”) e di poter guadagnare voti verso il centro del bacino elettorale.
Tutti calcoli errati.
Gli unici azionisti italiani della Monti & Tecnocrati SPA (i cui più grandi dividendi vanno a soggetti sovra-nazionali nemici degli interessi del popolo italiano ed europeo) che stanno guadagnando un misero profitto da tutta questa operazione suicida di tasse e tagli cui seguiranno dismissioni e svendite di beni e aziende statali, sono quel saltapicchio piacione di Pierferdinando Casini e quel Pluri-indagato di Silvio Berlusconi, cui qualcuno ha illegittimamente promesso salvacondotti giudiziari per sé e i propri “bravi”, nonché salvaguardia economica per le sue aziende, altrimenti minacciate di attacchi speculativi al ribasso.
Il PD non ci guadagna nulla.
Con Monti, apparentemente epifenomeno cruento e protervo, sedicente in buona fede, della teologia neoliberista più dogmatica (in realtà esecutore consapevole e bieco del killeraggio socio-economico di una intera Nazione), il Partito Democratico può solo perdere.
Perde solo credibilità e voti, in libera uscita verso il Movimento a 5 Stelle, verso altri soggetti presenti e futuri alla sua sinistra (ma anche alla sua destra) e/o verso un’astensione disgustata da cotanta codardia e fellonia.
Ma non solo non ci guadagna nulla il PD: non ci guadagna nulla nemmeno Bersani, né tantomeno Fassina, che si è rivelato il solito burocrate di partito della tradizione togliattiana trasmigrata dal PCI nel PDS e nei DS, infine rinverdita e confermata anche nelle stanze direttive del PD.
Fassina come i peggiori burocrati togliattiani imitatori del Niccolò Machiavelli de Il Principe, testo che non a caso era preso ad esempio da Benito Mussolini (in riferimento a sé medesimo) e da Antonio Gramsci (che individuava un moderno Principe collettivo nel Partito Comunista), ma non da Piero Gobetti, che da buon socialista liberale ammirava piuttosto il Machiavelli della passione civile repubblicana, pluralista e libertaria espressa nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio.
Machiavellismo d’accatto, comunque (di livello d’alemiano) quello teorizzato da Fassina a SERVIZIO PUBBLICO, per giustificare la contraddizione tra un voto di approvazione del Pareggio di Bilancio Costituzionale definito male economico e tuttavia buono o utile o necessario politicamente.
La verità è che, nemmeno considerando più personaggi squalificati e sado-masochisti politicamente come Valter Veltroni o altri epigoni minori, in questo turgore grottesco e velleitario che caratterizza Bersani, D’Alema e Fassina in attesa trepidante della Buona Novella gallicana, cogliamo soprattutto un significato.
Costoro sono Progressisti per interposta persona.
Talmente è modesta la loro cifra politica, umana ed etica, che invece di testimoniare in patria le proprie idealità, di lottare per esse e per una propria visione alternativa a quella del neoliberismo finora dominante, attendono la salvifica irruzione di un Progressista franzoso (François Hollande)che gli dia coraggio e copertura.
Miserabili.
L’onore di un essere umano e di un politico che creda in qualcosa di ulteriore rispetto alla propria poltrona e ai propri privilegi è quello di battersi per le proprie idee e contrastare in ogni situazione misure che ritenga nocive per l’interesse dei propri concittadini.
Se Bersani, D’Alema e Fassina volevano essere degni di guidare la riscossa del centro-sinistra in Italia contro decenni di politiche reazionarie, conservatrici e neoliberiste, dovevano votare e/o far votare contro il Pareggio di Bilancio Costituzionale, come prima cosa.
Se non l’hanno fatto è perché sono dei mediocri e dei vigliacchi che si credono furbi.
Pace alle loro coscienze tormentate, perché i vili hanno sempre un anima inquieta, nonostante gli effimeri lucori e le comode poltrone che il Destino riserva loro per un po’ di tempo.
Mentre state così seduti ad aspettare che Hollande e il Partito Socialista francese lottino e vincano anche per Voi, leggetevi

Appello di Grande Oriente Democratico ai Massoni Francesi (di tutte le Comunioni), affinché nelle imminenti elezioni presidenziali votino e facciano votare contro il reazionario e conservatore Nicolas Sarkozy e a favore di François Hollande (clicca sopra per leggere),
tanto per capire come funziona effettivamente un impegno civile e culturale degno di Donne e Uomini Liberi.
E ripassatevi
Editoriale del 22 febbraio 2012: "Socialismo Liberale. Non Socialdemocrazia in senso classico e nemmeno Terza Via di Anthony Giddens e della defunta ditta Bill Clinton-Tony Blair", di Gioele Magaldi (clicca sopra per leggere).

Chissà che prima di essere spazzati via dalla Storia non abbiate un rigurgito d’orgoglio che vi spinga finalmente a contribuire in qualche modo nella ricostruzione identitaria di una sinistra limpida, democratica, progressista e riformatrice anche in Italia.

Ah, e naturalmente è indegno di festeggiare il 1°maggio chi, con la propria viltà parlamentare, ha lasciato passare leggi (vedi il Pareggio di Bilancio Costituzionale) che sono ancora più esiziali per la crescita economica, l’occupazione e il lavoro di qualsiasi riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 1-2 maggio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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