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Beppe Grillo, il Capitalismo e la Democrazia. Parte I

 

 

 

 

Diverso tempo fa, il nostro portavoce Gioele Magaldi, nel corso di un’intervista televisiva (Intervista a Gioele Magaldi su CURRENT TV Canale n.130 di SKY, clicca per rivedere), in qualità di leader del Movimento massonico d’opinione Grande Oriente Democratico, incalzato a dire cosa pensasse di Beppe Grillo, dichiarò più o meno che reputava utile l’esistenza, sullo scenario italiota, di un arguto “Grillo Parlante” come il comico genovese, da anni impegnato nella denuncia civica di diverse defaillances del sistema politico-istituzionale nostrano.

Di recente, poi, la Redazione del nostro Sito (www.democraziaradicalpopolare.it), così come quella degli amici di GOD (www.grandeoriente-democratico.com), ha dato spazio ad un articolo “semi-simpatizzante” dell’ondata grillina come

"L'effetto Beppe Grillo. Perché vince, oggi, in Italia", articolo del 27 aprile 2012 by Sergio Di Cori Modigliani (clicca sopra per leggere).

Ma esprimere simpatia per una voce fuori dal coro o ammettere l’utilità provocatoria e critica di essa è ben altra cosa dal condividere le menate antistoriche e anacronistiche che tale voce - diventata sempre più stentorea e un tantino presuntuosa - non si esime dal formulare senza prima aver ben meditato su ciò che va raccontando.
Così, non ci troviamo affatto d’accordo con il Grillo-pensiero, allorché esso sostenga che il debito pubblico non si debba onorare (si tratterebbe di violare la fiducia di tutti coloro, non solo gli speculatori, che in quel debito hanno investito, fidandosi) e semmai lo rinviamo alla Modern Money Theory per riflettere sulla reale natura (niente affatto drammatica) dei debiti nazionali come quello italiano, se soltanto i paesi europei tutti volessero dotarsi di Debito Sovrano Confederato e Consolidato, di una valuta sovrana e di una effettiva Banca Centrale subordinata alla sovranità dei popoli, rappresentati in un Parlamento europeo che possa dare o togliere fiducia ad un Esecutivo sovra-nazionale che ad esso debba rendere conto.
Parimenti, riteniamo aberrante l’ultima uscita di Beppe Grillo a proposito del “Capitalismo”, ritenuto una variante indipendente da se non incompatibile con la “Democrazia” (in proposito si veda “Grillo: il capitalismo non prevede la democrazia”, artcolo-video del 1 maggio 2012 per MAXSO MAGAZINE, clicca sopra per leggere e vedere).

Al contrario di quello che sembra pensare Grillo – il quale invece ha ben colto il programma di cinesizzazione dei popoli europei ad opera di chi sta stravolgendo lo stesso sistema capitalistico, cioè determinate oligarchie finanziarie parafasciste e ipermercatiste- lo sviluppo del capitalismo è connaturato alla libera economia di mercato e quest’ultima alla democrazia liberale.
Cioè, i tre concetti sono effettivamente sinonimi.
Non c’è libera economia di mercato senza la libertà di individui e gruppi privati di investire capitali nell’acquisizione di mezzi di produzione destinati al profitto privato.
Senza il profitto privato e la spinta al profitto privato, non c’è capitalismo (e, storicamente, non ci sarebbe stato nemmeno il passaggio da un mondo povero di beni a una società opulenta, ricca di possibilità di consumo e di mobilità sociale).
Ma l’alternativa alla libertà per i privati di fare profitto, cioè l’alternativa alla libera economia di mercato e al capitalismo, in tempi moderni si chiama comunismo marxista (cioè la proprietà pubblica dei mezzi di produzione), in tempi pre-moderni si chiamava feudalesimo patriarcale, cioè un sistema socio-economico scarsamente produttivo e foriero di abissali disuguaglianze (altro che quelle attuali, che pure si vanno aggravando) nella distribuzione di potere e di ricchezze e beni, peraltro molto modesti.
In effetti, con uno sviluppo storico (che ci riserviamo di illustrare gradualmente, con altri contributi successivi al presente) progressivo che parte dall’esperienza dei comuni tardo-medioevali (nati prima in Italia che altrove, in Europa) e arriva agli stati nazionali centralizzati e post-feudali, per approdare a stati costituzionali sempre più liberali e democratici, il capitalismo e la nascita di una società civile pre-politica con propri diritti garantiti da legislazioni via via più secolarizzate, tolleranti, laiche, libertarie e pluraliste (caratteristiche impensabili in società organizzate con economie primitive, feudali o comuniste) hanno costantemente accompagnato l’ampliamento della sovranità popolare.
Sovranità popolare articolata in modo pluralistico, con tutela delle minoranze e non soltanto rispetto della volontà maggioritaria (dicesi Democrazia Liberale, da non confondere con le democrazie dispotiche di ispirazione rousseauiana), non a caso contestata proprio da regimi confessionali del passato o del presente (l’Europa d’Ancien Régime, l’Iran teocratico, l’Arabia Saudita ierocratica, etc.) così come da regimi laici moderni nemici del capitalismo (URSS, Cina, etc.).
Questo perché se lo Stato impedisce ai suoi cittadini di accumulare e investire liberamente i propri capitali e di inseguire il profitto con logica catallattica, con tutta evidenza non siamo dinanzi ad un sistema capitalistico, ma nemmeno in un contesto democratico e liberale.
Beppe Grillo, semmai, nell’affermare che il capitalismo sta funzionando molto bene in Cina (di scuola maoista) ma non può funzionare nel (formalmente) democratico Occidente, opera una confusione terminologica e concettuale.
In Cina vige appunto un regime dirigistico fascio-comunista, in cui una spietata dittatura oligarchico-burocratica sfrutta una manodopera semi-coatta e semi-servile (sorvegliata militarmente sia per impedire rivolte che i suicidi di operai disperati e abbrutiti) per realizzare al suo interno e verso il resto del mondo globalizzato una versione strettamente neo-liberista del capitalismo (bassissimi salari, assenza di tutela e dignità del lavoro, tecnocrazia a tutto spiano, etc.).
Non si tratta dunque, con la Cina, del “Capitalismo” tout-court, ma della stessa pratica e teoria “teologico-dogmatica” neoliberista che da decenni domina in Occidente, perfezionata in un Paese orientale che non è nemmeno nominalisticamente democratico e liberale (come le nazioni euro-atlantiche) ed è anzi formalmente “Comunista”.
In effetti, così come in Cina domina (senza discussioni e nella repressione militare e poliziesca) un sistema oligarchico e burocratico, dunque neo-aristocratico, con i dirigenti del Partito Comunista a farla da padroni, in Europa (gli Usa resistono, come Democrazia Liberale, pur con tutte le loro luci ed ombre) è in corso una specie di “Golpe Finanziario”, con il tentativo di far involvere delle società democratiche verso un modello a guida oligarchico-tecnocratica .
Infatti, l’alternativa ai dogmi religiosi della finanza ipermercatista e neoliberista non è un non meglio specificato sistema non-capitalistico, bensì un capitalismo (libera economia di mercato, proprietà privata dei mezzi di produzione, libero perseguimento del profitto) nel quale anche lo Stato e la spesa pubblica possano intervenire con mirati investimenti a sostegno della crescita e dell’occupazione e nel quale la legislazione possa regolare (senza imbrigliare od ostacolare) il libero scambio del Mercato e della Finanza.
Tale modello di capitalismo equilibrato e sano fu realizzato praticamente per decenni, in Occidente, anche grazie agli insegnamenti del Massone Progressista John Maynard Keynes e dei vari epigoni neo-keynesiani.
Tra questi epigoni, negli ultimi tempi, si possono annoverare anche i brillanti economisti della Modern Money Theory, di cui abbiamo parlato talora e parleremo ancora.
I fautori e seguaci della MMT (sulla quale invitiamo l’opinione pubblica a documentarsi bene, prima di parlarne a vanvera) sono peraltro interpreti radicali ed estremisti del pensiero neo-keynesiano, almeno quanto i premi nobel Paul Krugman e Joseph Stieglitz rappresentano la voce moderata di tale indirizzo economico.

In conclusione (per oggi, perché il discorso merita successivi approfondimenti), Grillo o altri soggetti che si propongano sulla scena pubblica contestando (giustamente) l’establishment neoliberista, non commettano l’errore di dimenticare l’assoluta identità consustanziale tra democrazia liberale e capitalismo.
Non è certo auspicabile uscire dalla padella della tecnocrazia neoliberista per finire nella brace di un anti-capitalismo i cui esiti non potrebbero che essere ancora più anti-democratici, illiberali e recessivo-depressivi per la vita economica delle nazioni.

LE CITTADINE E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 4-5 maggio 2012 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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