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Attenzione al paradigma dell’Austerità tuttora egemone. Da Papa Bergoglio al Movimento 5 Stelle, passando per la Troika (UE FMI BCE), tutti i nemici consapevoli e inconsapevoli della cultura del benessere

 

 

 

 

Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio (classe 1936) potrà essere un buon pontefice.
Fedeli e non fedeli lo valuteranno sul campo, a prescindere dalle buone intenzioni e dalle tante dichiarazioni di intenti che, fintanto non siamo seguite da opere concrete, lasciano alquanto il tempo che trovano.
E ciò vale sia sul piano dell’organizzazione interna della Chiesa che delle sue azioni esterne, verso il Mondo.
Con questo breve intervento, però, vogliamo solo tangenzialmente trattare della figura del papa.
Apprezziamo sinceramente il senso complessivo del viaggio di Francesco a Lampedusa, raccontato fra gli altri in

“Lampedusa, il Papa: ‘Cultura del benessere ci porta a globalizzazione dell’indifferenza”, articolo dell’8 luglio 2013 by Francesco Antonio Grana per IL FATTO QUOTIDIANO (clicca per leggere)

La carica di umanità, di compassione, di intelligente richiamo ai fondamenti della misericordia cristiana per gli ultimi e per i sofferenti costituiscono un significativo cambio di rotta rispetto al clima culturale e pastorale in cui si favorivano le crociate dell’integralismo  sedicente cristiano di matrice leghista contro migranti disperati che osavano varcare le nostre sacre frontiere.
E nemmeno a noi è sfuggita la coraggiosa allusione di Bergoglio ai potentati occulti che prendono dietro le quinte decisioni socio-economiche congeniali ai propri interessi ma nefaste per interi popoli e generazioni di individui.
La frase è stata riportata così nell’articolo summenzionato de Il Fatto Quotidiano:

La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, – ha aggiunto Francesco – ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza […] “Domandiamo al Signore – è la preghiera del Papa – la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo”,

e in questi altri termini da Mattia Granata in www.mattiagranata.it:

“Ti chiediamo perdono per quelli che con le loro decisioni socio-economiche hanno reso possibile tutto questo … la cultura del benessere porta alla globalizzazione dell'indifferenza”.

Minchia.”

Ecco, vorremmo esortare i Massoni di Grande Oriente Democratico ad un commento adeguato di una frase così impegnativa del papa che chiama in causa chiarissimamente quei “potentati massonici e para-massonici reazionari” sulla cui opera nefasta GOD si cimenta da anni, ma non possiamo evitare di soffermarci su un grave equivoco che le considerazioni del pontefice rischiano di ingenerare.
Il problema è davvero la “cultura del benessere”?
E quale cultura dovremmo praticare, quella del “malessere”?
Attenzione, perché non vorremmo che Papa Francesco nutrisse la fallace convinzione che i mali socio-economici del Mondo si debbano curare con il sacrificio ostentato, la sofferenza, il pianto, la macerazione, il pauperismo ideologico, la rinuncia, la decrescita, la contrazione delle aspirazioni…e dei consumi…
Non penserà, davvero, Papa Bergoglio, che la “povertà francescana” e l’austerità siano le chiavi giuste per affrontare in modo sapiente e lungimirante il fenomeno della globalizzazione?
Se così fosse, il nuovo pontefice, nonostante le bordate declaratorie ai summenzionati potentati “crudeli” che creano drammi ai danni di popoli e individui, rischierebbe di trovarsi allineato (magari senza saperlo e senza volerlo) proprio con costoro, nell’impoverimento coatto di intere generazioni.
Infatti, le scelte scellerate di alcuni “Masters of Globalization”, solleciti soprattutto della globalizzazione di merci e capitali, ma non di diritti, libertà, democrazia e benessere, recano naturalmente con sé una prospettiva di pauperizzazione forzata di quelli che un tempo erano ceti medi e di quelli che, da ceti proletari lanciati verso concreti ascensori sociali, si trovano ricacciati in una condizione semi-servile.
Chi l’ha detto che il benessere materiale sia nemico del benessere morale e spirituale?
Papa Francesco fa benissimo a predicare sobrietà a prelati crapuloni che vivano in un lusso immeritato e ingiustificato, ma non si dimentichi mai che anche il lusso e i “vizi privati” – come insegnava il saggio Bernard de Mandeville nella sua Favola delle Api- alimentano una dinamica “virtuosa” dell’economia, con evidenti benefici di natura collettiva.
Insomma, altra cosa è contestare a qualcuno (sia esso un prelato, un politico, un tecnocrate) un uso illegittimo e iniquo della ricchezza collettiva, altra cosa, in nome di questa contestazione, creare un clima di tagli, austerità e risparmio pauperistico che finisca con l’avere effetti recessivi e depressivi sulle società umane che ne siano investite.
“Cultura del benessere materiale” significa, tra le altre cose: 1) mobilità sociale 2) che chiunque- senza subire demonizzazioni anacronistiche- possa godere le ricchezze e i lussi che si sia meritato, magari con l’ingegno e il duro lavoro, partendo da una situazione molto più modesta 3) che a ciascuno sia dato modo di lavorare con dignità, guadagnando abbastanza per sostenere un decoroso stile di vita.
Anche per alzare lo sguardo al cielo dello Spirito, alle bellezze della volta stellata e alla nobiltà della Legge morale, occorre aver coltivato un certo benessere psicofisico e materiale, senza doversi dibattere nella melma e nell’immondizia, elemosinando un lavoro, la carità e gli scarti dell’opulenza altrui gettata nei cassonetti.
Papa Francesco ha fatto molto male a collegare la “cultura del benessere” con la “globalizzazione dell’indifferenza”.
Al contrario, l’attuale globalizzazione rapace e indifferente al benessere dei più, a tutto vantaggio del privilegio dei pochi, pare a Noi esattamente una “cultura del malessere”.
Ma la Nuova Chiesa Cattolica che ha in mente Bergoglio cosa desidera?
Fedeli adulti che si amino l’un l’altro nel nome di Cristo, coltivando beni spirituali e morali in continuità con un decoroso back-ground materiale, oppure disperati che si sentano edificati e confortati da un generico richiamo al pauperismo francescano come via privilegiata alla redenzione dello Spirito, mentre il paradigma dell’austerità diventerà il viatico generalizzato di una società sempre più povera e sempre più disuguale?
Analogo discorso – ma lo approfondiremo in seguito – potrebbe farsi per il clima culturale che circola presso molti dei pentastellati di Beppe Grillo e Casaleggio.
Costoro predicano tagli alla spesa, tagli alla casta, riduzione degli sprechi, contrazione delle pensioni un po’ più alte, stipendi al ribasso , decrescita felice, austerità a gogò.
A qualcuno del Movimento 5 Stelle è mai venuto in mente che tutte queste misure comportano ancora meno soldi in circolazione?
Se la scelta è tra un modello di società ricca ma corrotta, sprecona e viziosa e un’altra povera ma “virtuosa” (sarebbe poi il caso di mettersi d’accordo, socraticamente, su cosa sia la “virtù”…) allora scegliamo senz’altro la prima ipotesi…
Il che non toglie che Noi di DRP lavoriamo per una società equa, fraterna, libera, solidale ed armoniosa, priva di sprechi e corruzioni (ma sovrabbondante di investimenti strategici per creare piena occupazione), dove la spesa pubblica e quella privata concorrano a creare “cultura e mezzi del benessere materiale e spirituale”, senza dicotomie “francescane” tra l’una e l’altra dimensione…

 

LE CITTADINE  E I CITTADINI DI DEMOCRAZIA RADICAL POPOLARE (www.democraziaradicalpopolare.it)

[ Articolo del 6-10 luglio 2013 ]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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